Caro Antonio apri gli occhi (in merito al nuovo libro di Ratzinger)


sleeping-people-610x225.jpg

A seguito delle schifose (non posso dire altrimenti) anticipazioni dell’ultimo libro del Sig. Ratzinger

http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_08/benedetto-xvi-papa-libro-vaticano-de3aa4e4-7537-11e6-86af-b14a891b9d65.shtml

eccomi nuovamente a rivolgermi retoricamente a Socci (retoricamente perché non penso leggerà e non farò certo nulla di più di questo).

Caro Antonio, capisco che sia difficile dire “mi hanno ingannato per decenni” e che la cosa ponga anche gravi riflessioni sopra la validità dei sacramenti impartiti, ma diciamolo papale papale… Ratzinger non è stato un Defensor Fidei e neppure un Defensor Ecclesiae, ma un debole e confuso gestore del Soglio di Pietro indebitamente occupato, eredità di altri usurpatori. Gesti che sono sembrati inizialmente forti, una virata decisa magari per riportare in piena navigazione la navicula Christi si sono rivelati o frutto di velleità non sentite o, peggio ancora, fumo negli occhi per tentare di richiamare certi gruppi fedeli alla Chiesa come è stata, è e sarà. In fondo, a quanto pare, sembra emergere un quadro comune tra Ratzinger e Bergoglio, la volontà, uno con gesti più sottili, l’altro con chiassate da dittatore dello Stato Libero di Bananas, per attirare chi è stato posto fuori dalla chiesa essendo nella Chiesa.

article-1296118854822-0ceb0114000005dc-69228_466x310.jpg

Ora Ratzinger per l’ennesima volta smentisce la questione dei complotti, delle dimissioni obbligatorie. Si badi bene, io sono convintissimo che Ratzinger è stato dimesso e che Bergoglio ha fatto il trappolone, ma sono beghe oramai inutili, sono dei grossi topi di fogna che si azzuffano per sventrare un cuscino di seta. Occupano illegalmente il luogo dove si trovano, con la morte di Pio XII è iniziato un nuovo periodo di schiavitù per il popolo di Dio. Attendiamo chi romperà le catene e ci porterà alla salvezza, ma quanto dovremo attendere? Ratzinger ha perso forse l’ultima occasione per redimersi, per svelare l’imbroglio e fare cadere un orribile individuo che si appresta, ho il vomito a dirlo, si appresta a riconoscere il Protestantesimo come vera Via alla Salvezza.

Leggiamo in queste ore De Maistre, leggiamo Pio X e leggiamo Pio XII, il Protestantesimo è infezione e tabe, è il nulla, la protesta sul tutto, la assoluta e venefica teoria di rifiuto della Verità. Ratzinger non a caso era nel Vaticano II, alla fine pure lui è uno di quei teorici della chiesetta 2.0, summa del nulla, volemose bene e tutto è bello, buono e gradevole. Una chiesa dove tutto è lecito e concesso e dunque a che serve quando posso fare per conto mio secondo le leggi dello Stato?. La chiesa delle Chiese abbatttute o convertite in parchi per lo skateboard.

church.jpg

Ratzinger dice di prepararsi alla morte. Può essere che nella sua Misericordia imperscrutabile Dio perdonerà anche lui e perfino, pur mi pare di bestemmiare, perfino un rozzo imbonitore come Bergoglio, non posso saperlo, da Cristiano e Cattolico dovrei invocare salvezza per tutte le anime, ma certo è dura quando ti rendi conto del disastro immane perpetrato da siffatti esseri.

Caro Antonio, hai resistito a Bergoglio e ne puoi essere fiero, porti avanti una campagna contro CL (anche se secondo me CL è identica a sempre, solo cambia padrone), non riproporre ti prego astrusi tentativi di vedere “sottile ironia” e “messaggi cifrati” nelle parole di Ratzinger, non è il momento di “alludere”, ma di seguire quanto detto dal Cristo

Sit autem sermo vester: “Est, est”, “Non, non”; quod autem his abundantius est, a Malo est

 

Diversa ergo intentio diversa facta fecit


In queste ore la Almudena, la cattedrale di Madrid (struttura discutibilissima al suo interno), accoglie la Messa “Corpore Insepulto” per Carmen Hernandez. Chi è Carmen Hernandez? Ex suora cofondatrice assieme a José Gómez Argüello Wirtz (detto Kiko) del Cammino Neocatecumenale, in parole povere di una delle più potenti devianze cattoliche degli ultimi decenni accolta, per cieca e folle decisione di Wojityla, in seno alla Chiesa. Non stupisce che il movimento abbia riscosso fin dall’inizio apprezzamenti da parte di Montini (figurati) e che abbia scalato progressivamente i vertici ecclesiastici forte di un grande numero di adepti (spesso con molti figli) di un potere economico non indifferente (garantito anche dalla pratica della decima). E così, in barba alle evidenti incompatibilità con il Cattolicesimo (i NeoCatecumenali non riconoscono la Messa come sacrificio, non riconoscono l’attività salvifica del Cristo tramite il sacrificio in croce, non riconoscono la possibilità di astenersi e combattere il peccato, non riconoscono la Chiesa e la religione Cattolica come unica via di salvezza). Basti vedere come addobbano un tavolo spacciandolo per altare

convsempsg2006.jpg

Ma prima di tutto basta dare una occhiata ai capolavori pittorici del cofondatore per sentire la puzza di un movimento privo di Estetica e dunque di Etica.

4bf96f7a492ece41874515efe096c616.jpg

Di fatto la Chiesa ha accolto in seno una setta, una setta che compie culti a parte, che ha testi secretati, cammini di anni e anni non meglio definiti, possibilità di celebrazioni in cappelle laterali senza accesso ai non “adepti”. Ovviamente tutti i falsi papi degli ultimi decenni hanno accolto sempre più a braccia aperte questo aborto dottrinale, anche il tanto lodato (?) Ratzinger spacciato da molti commentatori come un defensor fidei, invece ha celebrato alacremente secondo la pratica deviante suddetta. Infatti i distinguo o i richiami all’ordine non valgono nulla quando alla fine si cede e ci si fa fagocitare da questa concezione pop-fantasy della religione. Negli anni inizio a pensare che anche il Motu Proprio fosse solo il gettare la base per il trappolone verso lefebvriani…

ratzinger-messa.jpg

Ovviamente Bergoglio è tutto baci e bacini con questi, conferma definitiva di quanto siano lontani anni luce da quella che è stata e sempre sarà la Chiesa, a dispetto di finti papi, sacerdoti sconsacrati, chiese oscene e altari imbrattati.

papa_Francesco_sopporta_Kiko.jpg

Nella foto potete vedere un intervento del cofondatore sotto gli occhi di Bergoglio, in Vaticano.

Concludo lasciando un pezzo di Sandro Magister che mette in luce una tappa del curioso cammino di questo gruppo oggi riconosciuto dalle alte sfere.

“Placet” o “Non placet”? La scommessa di Carmen e Kiko

I fondatori del Cammino neocatecumenale puntano a ottenere l’approvazione vaticana definitiva del loro modo “conviviale” di celebrare le messe. Il documento è pronto. Ma potrebbe essere modificato o bloccato in extremis. Il 20 gennaio il verdetto .
ROMA, 13 gennaio 2012 – (…) Il prossimo 20 gennaio, invece, i leader e i membri del Cammino si aspettano dalle supreme autorità della Chiesa un “placet” ancor più ardentemente agognato. L’approvazione ufficiale e definitiva di quello che è il loro tratto distintivo più visibile, ma anche più controverso: il modo con cui celebrano le messe.

I QUATTRO ELEMENTI
Le messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi.

  1.  Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato.
  2. L’ambiente e l’arredo ricalcano l’immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l’altare lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio.
  3. Le letture bibliche della messa sono precedute ciascuna da un’ampia “monizione” da parte dell’uno o dell’altro dei catechisti che guidano la comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle “risonanze”, ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L’omelia del sacerdote si aggiunge alle “risonanze” senza distinguersi da esse..
  4. La comunione avviene anch’essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato – un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko – viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall’uno all’altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve.

Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le messe in rito romano antico e in rito moderno.

Sta di fatto che è cambiato pochissimo tra il modo con cui oggi i neocatecumenali celebrano la messa e il modo con cui la celebravano fino ad alcuni anni fa, quando in più si passavano di mano in mano, festanti, le coppe di vino consacrato.

Solo in teoria le loro messe di gruppo sono state aperte anche ad altri fedeli. Seduti o in piedi, il loro modo conviviale di fare la comunione è sempre lo stesso. Le “risonanze” personali dei presenti continuano a invadere e soverchiare la prima parte della messa. Non solo. Dall’udienza con Benedetto XVI del 20 gennaio prossimo Kiko, Carmen e i loro seguaci contano di uscire con una esplicita approvazione di tutto ciò.

C’è un libro di un sacerdote ligure del Cammino, Piergiovanni Devoto, che avvalendosi di testi inediti di Kiko e Carmen, ha messo in pubblico questa loro bizzarra concezione. Ecco qui di seguito alcuni passaggi del libro, tratti dalle pagine 71-77:

“La Chiesa ha tollerato per secoli forme non genuine. Il ‘Gloria’, che faceva parte della liturgia delle ore recitate dai monaci, è entrato nella messa quando delle due azioni liturgiche si è fatta un unica celebrazione. Il ‘Credo’ è comparso all’apparire di eresie e di apostasie. Anche l’’Orate Fratres’ è esempio culminante delle preghiere con cui si infarciva la messa”… “Col passare dei secoli le orazioni private si inseriscono in notevole quantità nella messa. L’assemblea non c’è più, la messa ha preso un tono penitenziale, in netto contrasto con l’esultanza pasquale da cui è sorta”… “Lutero, che non ha mai dubitato della presenza reale di Cristo nell’eucaristia, ha rifiutato la ‘transustanziazione’, perché legata al concetto di sostanza aristotelico-tomistico, estraneo alla Chiesa degli apostoli e dei Padri”… “Usciti fuori da una mentalità legalista e fissista, abbiamo assistito col Vaticano II a un profondo rinnovamento della liturgia. Sono stati tolti dall’eucaristia tutti quei paludamenti che la ricoprivano. È interessante vedere che in origine l’anafora non era scritta ma improvvisata dal presidente”…

UNA DOMANDA E questo sarebbe “lo spirito della liturgia” – titolo di un libro capitale di Joseph Ratzinger – che le autorità vaticane si appresterebbero a convalidare, con la prassi che ne discende?

 

Più che due Papi due picciotti ovvero allusioni, occhiolini e ammiccamenti a San Pietro


Bergoglio-Ratzinger1.jpg

Antonio Socci ha iniziato un interessante dossier a puntate sul suo sito “Lo Straniero” dedicato ai retroscena sull’allontanamento di Ratzinger dal papato. In particolare Socci sottolinea come il recentissimo discorso tenuto in occasione del 65esimo di sacerdozio fosse una sorta di “grido d’allarme” da parte di Ratzinger, una strigliata nei confronti di Bergoglio. In effetti il discorso è tutto concentrato su temi certamente in contrasto con la sterzata sempre più pro-protestante che Bergoglio ha dato al Vaticano. Sterzata che, deve essere ricordato, è l’esito finale e fatale di un movimento iniziato con il Vaticano II. Le televisioni hanno tagliuzzato l’intervento di Ratzinger riducendolo ad “ringrazio tanto Papa Francesco per questo, ringrazio tanto Papa Francesco per quello” come a dire, Ratzinger spazza via ogni dubbio e si mostra fedele ed ubbidiente. L’intero discorso è cosa ben diversa.

MA

E con questo? Ridursi ad un ammonimento verso una persona come Bergoglio che non accetta pareri altrui e se ne frega allegramente del Vangelo, figuriamoci delle parole di un ex pontefice che ha ceduto il potere a lui e alla sua combriccola. Cosa pensava di fare? Mentre Ratzinger parla la faccia di Bergolio non esprime certo compiacimento, pare piuttosto oscillare tra l’annoiato e il “che ha detto?”, figuriamoci riferimenti ai testi, perfino il greco… roba turca per Bergoglio. E dunque? Ribadisco, la sottile stoccata da fine teologo cosa serve davanti ad un bisonte con poca cultura e molte pretese? Niente. E nemmeno credo che possa servire  a “fare fronda” perché i cardinali e i vescovi per la maggior parte sembra proprio che se ne freghino dei guai che Bergoglio va dicendo e facendo, se ne freghino di avere fatto la figura barbina di esprimersi in un modo sulla famiglia e poi questo però dice l’opposto alla prima occasione. Si avvicinano le celebrazioni per Lutero, quello che per Bergoglio è un giusto riformatore (??) e che era la medicina giusta per la Chiesa che aveva tante colpe, praticamente l’argentino ha orinato (per non dire peggio) sopra secoli di storia e Papi. E i cardinali per la maggior parte zitti e così i vescovi. Lui intanto blatera di “troppe chiacchiere” e si arroga più poteri dei predecessori, non ultimo la possibilità di colpire anche gli alti prelati davanti a SOSPETTI o ACCUSE di pedofilia: insomma sfrutta il tema pedofilia, tema grave senza dubbio, per accrescere il suo potere ed eliminare ad arte le pedine scomode (vd. Genova). E Ratzinger in tutto questo pensa che un discorso, sia pur ponderato, elegante e ricco, spazzi via il fumo di Satana dal tempio? Così? Due parole in libertà? Quello in una settimana ti smonta altri passaggi evangelici a colpi di “Gesù sporco” e “ho tanti dubbi sulla fede” e via dicendo, inoltre fuori dalle sale vaticane le parole giunte sono giusto “grazie Santo Padre, lei mi protegge etc… etc…”.

Sedia_gestatoria_pope_Pius_VII_Restored.jpg

Cosa avrebbe fatto un Papa? Un Pio X o un Pio XII? Avrebbero prima di tutto retto e non ceduto, davanti a nessuna pressione, se proprio avessero ceduto avrebbero smascherato la cosa e fatto cacciare l’impostore. Ma Ratzinger non è Papa (e non lo è stato, a parer mio) ha capito, questo è vero, come doveva riprendere le redini della Chiesa, ha tentato in vari modi, poi però ha iniziato a cedere alle pressioni, a chiedere troppe scuse, a ritirare quello detto prima e poi, il peccato peggiore, ha dato le dimissioni… non valide perché non volontarie? Vero, ma  a cosa serve se invece di denunciare chiaro e tondo si limita ad una predica sperando poi che, per miracolo, uno zuccone di gesuita cambi il suo cervello immondo e si rimangi tutte le porcherie che ha pronunciato?. Stando così le cose quello di Ratzinger a parere mio non è stato un tentativo disperato, ma vanità, vanità di lasciare comunque traccia che lui “non era concorde” la stessa vanità che poi lo spinge a mandare il suo fidato padre Georg a disseminare indizi. Vanità di avere, nella storia, il piccolo angolino sotto il paragrafo “i dubbi di Benedetto XVI”, ma questa è vanità appunto e non lotta e denuncia dell’eretico. Alla vanità si affianca, c’è da notarlo con rammarico, un clima di mutui ricatti, se Bergoglio non passa giorno che si lamenti di quelli che chiacchierano e ha pure fatto sapere che “alcuni sono andati a criticarlo presso Ratzinger ma lui li ha mandati via” (come a dire: controllo tutto e siete nella lista), pure Ratzinger manda questa sorta di messaggi cifrati, una volta Georg dice cose che evidentemente gettano confusione, poi lui stesso e ora, in previsione della uscita a settembre di un suo volume (titolo: ultime conversazioni) ci fa sapere che

Poi la rivelazione clamorosa: quella di aver preso appunti durante il suo Pontificato ma poi svela che li brucerà.

Praticamente ha detto che ha un diario dei fatti e lo conserva… Bergoglio avvisato…

Il Nonno del Papa (nuove stronzate ed eresie del eresiarca Bergoglio)


HEIDI.jpg

In occasione di un articolo dedicato al prossimo, brevissimo ritorno di Ratzinger in San Pietro per le celebrazione dei suoi 65 anni di sacerdozio, la giornalista del Messaggero ricorda, con tanto di virgolettato, che

Bergoglio vuole bene a Ratzinger e si rivolge a lui come fosse “un grande nonno”

ma che strana idea, ma la giornalista non si vergogna ad inventare termini così ridicoli nei confronti del predecessore di Bergoglio? No, la giornalista non ha colpa, infatti l’ideatore di questo colpo di genio è Bergoglio, leggiamo infatti che il 29 settembre 2014 dichiarò

Ringrazio specialmente il Papa Emerito Benedetto XVI per la sua la presenza». Era stata annunciata nei giorni scorsi, la presenza di papa Ratzinger: lo sapevamo che c’era. Il seguito, però, non era previsto: «Io ho detto tante volte che mi piaceva tanto che lui abitasse qui in Vaticano, perché era come avere il nonno saggio a casa. Grazie (Eco di Bergamo)

E non ci stupiamo, Bergoglio è noto per dire cose improprie ad ogni occasione. Ieri, suscitando da parte della Turchia una risposta degna dell’Isis (“parla come un Crociato”) aveva miracolosamente imbroccato una posizione seria, ovvero la condanna del genocidio armeno. Poi però è arrivato il palcoscenico preferito da questa soubrette, l’aereo: davanti ai giornalisti Bergoglio ha dato il meglio a partire di discorsi sui pugni fino ai capolavori freschi di giornata. Prima di tutto un generico

Chiediamo scusa per aver marginalizzato i gay.

I gay, ha detto i gay, seguendo il suo quotidiano utilizzo di termini a caso e seguendo il vizio dei pontefici post Vaticano II di chiedere scusa ogni due minuti. Ma non si limita, no, le scuse praticamente sono rivolte a tutti e tutto

Io credo che la Chiesa non solo deve chiedere scusa ai gay, ma deve chiedere perdono anche ai poveri, alle donne stuprate, ai bambini sfruttati nel lavoro, deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi. I cristiani devono chiedere perdono per aver accompagnato tante scelte sbagliate

Insomma l’odierno caliamoci le braghe davanti a chi ci ammazzerà (non parlo di gay, poveri e donne stuprate, ma di quelli che maneggiano argomenti simili per attaccare impropriamente la Chiesa). Ma ecco che ritorna il nonno saggio, Ratzinger, descritto come un po’ rincoglionito (una letterina con quella firma sua) è il nonno saggio, ma, dice, non il papa, lui è il papa, l’altro è papa emerito (mentre nessuno dei due lo è) e poi ama indicare che Ratzinger avrebbe cacciato via chi parlava male di lui… come a dire, guardate che mi informano e segno, secondo lo stile di Bergoglio di minacciare apertamente, anche nella predica durante la messa, chi parla troppo…

l’altro giorno mi ha scritto una letterina, con quella firma sua, facendomi gli augurio per questo viaggio. Più di una volta – ha ricordato il Pontefice – ho detto che è una grazia avere a casa il nonno saggio. Anche a lui l’ho detto, e lui ride. Lui per me è il Papa emerito e il nonno saggio, è l’uomo che custodisce le spalle e la schiena con la sua preghiera. Poi ho sentito – ha quindi raccontato -, ma non so se è vero, però si addice bene con il suo carattere, che alcuni sono andati lì a lamentarsi, ‘ma questo Papa…’, e lui li ha cacciati via, col migliore stile bavarese, educato, ma li ha cacciati via. Quest’uomo è così, è uomo di parola, è uomo retto, retto, retto, E’ il Papa emerito”.

Ovviamente non voleva offendere in merito al genocidio armeno. Come prassi. Ma il pezzo forte arriva adesso

Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non erano sbagliate. Era un riformatore”. Sono parole di Papa Francesco nel volo di ritorno da Yerevan, capitale dell’Armenia e rispondono a una domanda sul viaggio che il Papa compirà a Lund in Svezia, per i 500 anni della Riforma. “Forse – continua il Papa – i metodi erano sbagliati. Ma la Chiesa non era modello da imitare: c’erano corruzione, mondanità, lotte di potere. Lui ha contestato. E ha fatto un passo avanti per criticarla. Poi si è trovato che non era più solo. Calvino e i principi tedeschi volevano lo scisma. Dobbiamo metterci nella storia di allora, non facile da capire. Oggi – continua il Papa – cerchiamo di riprendere la strada per ritrovarci dopo 500 anni. Pregare insieme lavorare insieme per i poveri. Ma questo non basta. Il giorno dell’unità piena, dice qualcuno, sarà il giorno dopo la venuta del Figlio dell’Uomo. Intanto dobbiamo pregare, dialogare e lavorare insieme per tante cose come combattere contro lo sfruttamento delle persone. Sul piano teologico, infine, con i luterani siamo d’accordo sul tema della Giustificazione. Il documento congiunto su questo tema è uno dei più chiari. I fratelli – ha quindi concluso il Papa si rispettano e si amano”.

Insomma buttiamo via 500 anni di Storia della Chiesa e di Papi che, fino a Pio XII, hanno condannato come è giusto lo scismatico ed eretico Lutero. E buttiamo via la Chiesa pre Concilio di Trento, ovvero la Chiesa della Sistina, la Chiesa che ha dato il via alla costruzione di San Pietro. Il Sig. Bergoglio, non a caso estimatore di Chagall e non a caso mai apparso fino ad oggi nei Musei Vaticani, disprezza quelli che, assieme alla fedeltà alla Dottrina ed ai Testi, sono forse i più grandi garanti della grandezza e bontà di quella Chiesa: le opere miracolose di gente come Michelangelo o Raffaello.

   Tornando così a quanto dicevo in un precedente post: o ci hanno ingannato da Lutero ad oggi o state raccontando bugie ora. Io per il livello dei Papi rispetto a queste pulci presenti sospetto che l’inganno sia con questi ecumenici d’accatto. Nel frattempo, mentre chiediamo scusa, qualcuno ci ricorda chi comanderà a breve

a.png

Oggi è San Cirillo di Alessandria. Lascio dunque che sia lui a rispondere alle azioni di questo tizio che si veste per diporto di bianco. In una lettera a Nestorio San Cirillo scriveva

«Bisogna esporre al popolo l’insegnamento e l’interpretazione della fede nel modo più irreprensibile e ricordare che chi scandalizza anche uno solo dei piccoli che credono in Cristo subirà un castigo intollerabile»

Voci dall’oltretomba? Teatrini per bambini? Di papi doppi, tripli e con salto carpiato.


IMG_9077.jpg

Salvo smentite questa è la copertina della edizione spagnola del libro di Ratzinger con prefazione di Bergoglio

Sbirulino.png

Joseph Ratzinger Benedicto XVI? Cioè tipo Pinuccia Nava in arte Scaramacai e Sandra Mondaini alias Sbirulino? Davvero? Ci rendiamo conto della assurdità di questa cosa? Lasciamo poi perdere l’altro sotto, quello che si presenta solo con il nome da palcoscenico, che scrive “quella di Benedetto XVI è una teologia in ginocchio”, c’è ironia? Se vuole essere poetico è ridicolo (come sempre). Ovviamente Bergoglio elogia e straelogia la scelta di Ratzinger… e te credo, dicono a Roma, levarsi per fare spazio a lui prima che il tempo facesse il suo corso, non so se mi spiego. Viviamo in una epoca dove il livello di follia delle gerarchie vaticane è al culmine, uno che è papa e poi depone ma è ancora papa, l’altro che non si capisce bene come sia diventato papa, il primo che dice “no, non mi hanno obbligato”, però conserva nome e titolo aggiungendo Emerito (mi taccio) come un qualsiasi professorino universitario a fine carriera. E voi dovreste insegnare ad apprendere l’amore di Dio? E parlare di sacerdozio? Voi? Uno che dice che Gesù è scemo e che a parlare degli altri si è kamikaze, ma kamikaze senza coraggio (insomma i kamik… i terroristi, perché kamikaze è roba diversa, sono onorevoli)

Voi sapete che le chiacchiere sono come la bomba di un terrorista, di un kamikaze – non di un kamikaze, di un terrorista, almeno il kamikaze ha il coraggio di morire anche lui – no, le chiacchiere sono quando io butto la “bomba”, distruggo quello, e io rimango felice. (18 giugno 2016)

Notesi che i vari akbu akba che si fanno saltare sono Kamikaze secondo Bergoglio. Ecco uno così, uno che

O rispondo la verità, o faccio una telenovela che sia bella e via… (18 giugno 2016)

e l’altro che rinuncia ma non rinuncia. Cosa dovreste insegnarmi? A cambiare le carte in tavola? A non dire mai chiaramente e alludere, lasciare dubbi, parlare doppiamente? Ad usare un linguaggio basso come se parlassi da scemo a scemi (vale per Bergoglio, Ratzinger almeno non era così terra terra), questo mi dovete insegnare?. No, grazie, di questi insegnamenti non c’è bisogno.

 

Il buongiorno si vede dal mattino: Pio XII e Bergoglio


Pope Pius XII

Metto a confronto il primo messaggio pubblico del Papa Pio XII con quello di Bergoglio. Quello di Pio XII è un messaggio trasmesso attraverso la radio il giorno dopo l’elezione, il 3 marzo 1939: il Papa eletto non colloquiava con la Piazza al momento del Habemus, ma impartiva la sua benedizione, il primo a esprimere desiderio di infrangere questa regola fu Luciani, ma si riuscì a sconsigliarlo, cosa che risultò impossibile con Wojtyla. Metterò in grassetto le parti che, a mio parere, sono particolarmente significative anche attraverso un confronto tra i due annunci. I testi vengono entrambi dal sito del Vaticano (anche se nel caso di Bergoglio si dovrebbe sempre recupeare il file audio dato che, è notizia anche id questi giorni, Padre Lombardi tende a “addolcire” certe uscite nella versione scritta). Il primo discorso non è questione da poco e non cambia molto se è il giorno prima o il giorno dopo, infatti è sempre cosa che viene preparata a tempo, normalmente.

Primo radiomessaggio Dum Gravissimum all’indomani dell’elezione al Soglio Pontificio (3 marzo 1939)

Venerdì, 3 marzo 1939

Mentre la tremenda responsabilità del Sommo Pontificato che Iddio, per inscrutabile disegno della Sua Provvidenza ha posto sulle Nostre spalle, Ci emoziona e sgomenta vivamente, sentiamo il bisogno di far giungere il Nostro pensiero e la Nostra paterna parola a tutto il Mondo Cattolico.

Anzitutto con particolare affetto abbracciamo i Nostri dilettissimi Figli del Sacro Collegio, dei quali, per lunga consuetudine, conosciamo la pietà, il valore e le eminenti doti di animo; poi auguriamo ogni bene a tutti i Nostri Venerabili Fratelli nell’Episcopato; nello stesso tempo benediciamo i Sacerdoti che amministrano e dispensano i misteri di Dio, i religiosi e le religiose nonché coloro che lavorano nelle sacre missioni per la diffusione del Regno di Gesù Cristo, e coloro che nelle file dell’Azione Cattolica, sotto la guida dei Vescovi, collaborano al loro apostolato gerarchico; infine imploriamo i doni celesti e le più elette grazie su tutti i figli che abbiamo nel mondo, e specialmente su coloro che soffrono nella povertà o nel dolore.

Nondimeno il Nostro pensiero corre a tutti coloro che sono fuori della Chiesa Cattolica, i quali — così confidiamo — apprenderanno con piacere che Noi, in questa ora solenne, abbiamo implorato per loro il supremo aiuto da Dio Ottimo Massimo.

A questo Nostro paterno messaggio vogliamo aggiungere un augurio e un invito di pace. Di quella pace, vogliamo dire, che il Nostro Predecessore, di pia memoria, con tanta insistenza consigliava agli uomini, con sì ardenti preghiere invocava, e per la quale fece a Dio spontanea offerta della vita. Di quella pace, dono sublime di Dio, che è desiderio di tutte le anime sagge e frutto della carità e della giustizia. Invitiamo tutti alla pace delle coscienze, tranquille nell’amicizia di Dio; alla pace delle famiglie, unite e armonizzate dal santo amore di Gesù Cristo; alla pace tra le Nazioni attraverso il fraterno aiuto scambievole; alla pace, infine, e alla concordia da instaurare fra le Nazioni, affinché le diverse genti, con amichevole collaborazione e cordiale intesa, possano giungere alla felicità di tutta la grande famiglia umana, con il sostegno e la protezione di Dio.

E in queste ore trepide, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento della vera pace, che è l’aspirazione più profonda di tutti, Noi leviamo supplichevoli a Dio una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l’altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nella via della prosperità e del progresso civile.

Ecco, dilettissimi Figli Nostri, ecco, Venerabili Fratelli, ecco, amatissimi figli, il primo voto che sgorga dal palpito di paternità che Dio Ci ha acceso nel cuore.

È davanti ai Nostri occhi la visione dei mali immensi che travagliano gli uomini ed al cui soccorso Dio benedetto manda Noi, inermi ma fidenti. Con San Paolo ripetiamo a tutti: «Accoglieteci!» (1 Cor., VII). In questa speranza confidiamo che voi non renderete vano questo Nostro voto di pace. Dopo la grazia di Dio, è sulla vostra buona volontà che Noi vivamente confidiamo.

Voglia Cristo Signore, «dalla pienezza del quale noi tutti abbiamo ricevuto» (2 Io., I, 16), fecondare dal cielo questo Nostro voto e renderlo messaggero di sante consolazioni su tutta la terra, con l’aiuto dell’Apostolica Benedizione che di tutto cuore impartiamo.

Ecco il discorso tenuto da Bergoglio il giorno della elezione, il 13 marzo 2013, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[…]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

Aggiungo il discorso tenuto da Ratzinger nella medesima occasione il 19 aprile 2005. Ne apprezzo la brevità che si richiama alla brevità del discorso, pur irrituale, di Wojtyla, come a dire “un breve saluto perché oramai si usa, ma calma e riflessione”.

Cari fratelli e sorelle,

dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.

Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.

Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.

Robert Spaemann, Anche nella Chiesa c’è un limite di sopportabilità (dal blog di Sandro Magister)


LincolnAvaritia+Concup.jpg

 

Il professor Robert Spaemann, 89 anni, coetaneo e amico di Joseph Ratzinger, è professore emerito di filosofia presso la Ludwig-Maximilians-Universität di Monaco di Baviera. È uno dei maggiori filosofi e teologi cattolici tedeschi. Vive a Stoccarda. Il suo ultimo libro uscito in Italia è: “Dio e il mondo. Un’autobiografia in forma di dialogo”, edito da Cantagalli nel 2014. (dal Blog di Sandro Magister)

 

ANCHE NELLA CHIESA C’È UN LIMITE DI SOPPORTABILITÀ”

di Robert Spaemann

Le mie osservazioni critiche nel colloquio con la Catholic News Agency sull’esortazione apostolica “Amoris laetitia” hanno suscitato delle vivaci reazioni, in parte di assenso entusiastico, in parte di rifiuto.

Il rifiuto riguarda in primo luogo la frase secondo cui la nota 351 rappresenta una “rottura nella tradizione del magistero della Chiesa cattolica”. Quel che volevo dire era che alcune affermazioni del Santo Padre si trovano in una chiara contraddizione con le parole di Gesù, con le parole degli apostoli e con la dottrina tradizionale della Chiesa.

Di rottura, in realtà, si deve parlare solo quando un papa, richiamandosi in maniera univoca ed esplicita alla sua potestà apostolica – dunque non incidentalmente  in una nota a piè di pagina –, insegni qualcosa che è in contraddizione con la citata tradizione magisteriale.

Il caso qui non si verifica, anche solo per il fatto che papa Francesco non ama la chiarezza univoca. Quando, poco tempo or sono, ha dichiarato che il cristianesimo non conosce alcun “aut aut”, evidentemente non lo disturba affatto che Cristo dica: “Il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Il di più viene dal maligno” (Mt 5, 37). Le lettere dell’apostolo Paolo sono piene di “aut aut”. E, infine: “Chi non è per me, è contro di me! (Mt 12, 30).

Papa Francesco, però, vuole solo “fare proposte”. Contraddire delle proposte non è vietato. E, a mio parere, lo si deve contraddire con energia, quando in “Amoris laetitia” ritiene che anche Gesù avrebbe “proposto un ideale esigente”. No, Gesù ha comandato “come uno che ha autorità, e non come gli scribi e i farisei” (Mt 7, 29). Lui stesso, ad esempio quando parla con il giovane ricco, rinvia all’intima unità della sequela con l’osservanza dei dieci comandamenti (Lc 18, 18-23). Gesù non predica un ideale, ma fonda una nuova realtà, il regno di Dio sulla terra. Gesù non propone, ma invita e comanda: “Vi do un comandamento nuovo”. Questa nuova realtà e questo comandamento si trovano in stretta relazione con la natura della persona umana, conoscibile attraverso la ragione.

Continue reading