Curiosità estive: giornalismo italiano, l’avanguardia del popolo


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Una delle categorie più solerti nell’autoincensarsi e fare quadrato è quella dei giornalisti. Basta che un giornalista (italiano e non) abbia un mezzo accidente e subito leggerete le grandi virtù del caduto sul campo dell’onore. D’altro canto si tratta di una categoria che si attribuisce, giorno per giorno, il titolo di baluardo della libertà, pur essendo spesso i cagnolini fedeli di chi comanda al momento. In realtà i giornalisti lavorano per degli editori e sono gli editori a dettare la linea del giornale. La linea dipende da finanziamenti, amicizie, parentele e così via. In pratica il giornalista comunemente oscilla tra l’autodifesa perenne della categoria e la attenta opera di lavoro “incontro al Fuhrer” indicata dall’editore. In questo momento però le due cose contrastano e i giornalisti preferiscono il ruolo di fantaccino fedele piuttosto che quello di “amico dei giornalisti”. In questi giorni Erdogan, portando avanti il suo contro golpe, ha arrestato numerosi giornalisti, ma noto un certo disinteresse da parte dei colleghi italiani, sarà che in cuor loro nutrono la certezza che tale destino non li attenda perché, al posto dei colleghi turchi, mai si sarebbero opposti al capetto di turno. In fondo sappiamo tutti che i giornalisti italiani sono l’avanguardia del popolo dei “io i turchi? Non li ho mai voluti, tutti cattivi, Erdogan bu bu, a me piacciono solo gli oppositori” che si prepara a tornare al classico “La Turchia è un paese meraviglioso, evoluto, un modello per tutti noi” appena le acque si saranno del tutto calmate…

Super Chicco


Mitraglietta si è incazzato, non sappiamo se il suo caso è pari a quello di un Michele Serra che è caduto dal cavallo a dondolo, lungo la strada per Nizza, terra della madre e di famiglia, scoprendo che questi “squilibrati” sono pure qualcosa di più concreto e organizzato, resta il fatto che in pochi giorni, purtroppo a seguito di fatti di sangue come quello di oggi, Chicco Mentana ha iniziato una martellante campagna sul tema e non molla, no signori miei, non molla e non cede al facile gioco “so’ ragazzi” o “la colpa è tutta nostra”, né al piacevole esercizio di mettere lo sporco sotto al tappeto e cercare casi diversi.

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Odierna bestemmia del eresiarca Bergoglio


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Ricevendo un baraccone da circo (quella che cercano di spacciare da anni per la ben vestita e modello d’ogni femminea virtù come ben giustamente ricordava in un suo post Donna Turquoise) l’eresiarca Bergoglio ha dato l’ennesima prova di quanto la sua blasfemia non trovi requie e confini. Questo signore (che dico…) insiste a spacciare la religione dei culallahria come pari e identica alla Cattolica (non alla sua, perché lui non è né cattolico né cristiano) e non perde occasione per tirare fuori radici comuni. Il capoccione eresiarca naturalmente finge di ignorare che l’islam è religione postuma, scopiazzatura biblica e evangelica e che ha la pretesa di chiudere il cerchio delle rivelazioni e di dare il testo ultimo, definitivo e superiore. Un cattolico non può accettare l’Islam in nessuna maniera, essendo testo che rifiuta in toto la divinità del Cristo, perfino ne nega la crocifissione, gli islamici vanno ignorati, respinti e convertiti. Non si convertono? Vadano per la strada loro. Ma ecco che arriva Bergoglio, il procacciatore di dindi e popolarità, che svende più dei predecessori la Chiesa ai culallahria in cambio di palanconi (vd. accordi tra Biblioteca Apostolica e Qatar Foundation). A quanto pare il signor Bergoglio non crede all’inferno, altrimenti dovrebbe iniziare a porsi gravi questioni su quello che lo attenderà quando avrà smesso di ammorbarci. Io già lo vedo, in un anno imprecisato, andare a fare surf con la sua salma lungo il tevere, come è giusto per ogni usurpatore eresiarca che pone il suo flaccido deretano dove non deve, non può e non vogliamo.

Il signorino pensa che tanto oramai si può stravolgere la religione e adattarla massimamente ai tempi, a costo di diventare culallahria o una versione di cattolico mitigato e mischiato, il signorino ricordi che ha sulla coscienza tutti i morti per mano islamica, nessuno escluso e tutte le comunità che vengono massacrate e distrutte con la sua soave benedizione. Per non parlare del fatto che il Qatar è dietro a molti gruppi terroristici e non sono certo io il solo a dirlo…

Non c’è nessuna fratellanza con costoro, non può esserci e non ci sarà. Si convertano e magari non finiranno con Bergoglio a fare una visitina a Belzebù e al loro profeta.

Amen, amen dico vobis: Qui non intrat per ostium in ovile ovium, sed ascendit aliunde, ille fur est et latro; 2 qui autem intrat per ostium, pastor est ovium (Joannes 10, 1-2)

Sed licet nos aut angelus de caelo evangelizet vobis praeterquam quod evangelizavimus vobis, anathema sit. (Ad Galatas I 8)

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Articolo di Matteo Matzuzzi (da Il Foglio)

Il filosofo Rémi Brague smonta il paragone papale tra Corano e Vangelo

“Il cristianesimo è conversione dei cuori, non conquista”

Roma. “Un passaggio dell’intervista suscita in me una certa perplessità, ed è quello sull’islam”. A scriverlo in un commento apparso sul Figaro è il filosofo cattolico Rémi Brague, tra i più grandi medievisti contemporanei, oggi professore emerito alla Sorbona di Parigi e vincitore nel 2012 del Premio “Ratzinger” consegnatogli direttamente da Benedetto XVI. L’intervista in questione è quella concessa la scorsa settimana dal Papa al quotidiano la Croix. Il passaggio che ha lasciato basito l’intellettuale francese è relativo al parallelo proposto da Francesco tra la concezione di conquista propria della religione islamica e quella cristiana: “L’idea di conquista è inerente all’anima dell’islam, è vero”, aveva detto il Pontefice, aggiungendo però che “si potrebbe interpretare, con la stessa idea di conquista, la fine del Vangelo di Matteo, dove Gesù invia i suoi discepoli in tutte le nazioni”.

Brague non concorda per nulla, e spiega che “il Corano non contiene alcun equivalente del mandato missionario affidato ai discepoli”. Non solo, perché anche se “le esortazioni a uccidere che si leggono è probabile che abbiano solamente una portata circostanziale” resta il fatto che “la parola ‘conquista’ non è una metafora, bensì ha un significato concreto, decisamente militare”. Non occorre fare troppa ermeneutica, aggiunge Brague: basta prendere l’hadith in cui il Profeta afferma “mi è stato ordinato di combattere contro gli uomini finché non diranno che non c’è altro dio se non Allah, e che il suo profeta è Maometto”. E’ questo il cuore del problema: nella religione islamica “non c’è una conversione dei cuori, bensì una sottomissione”, come si ricava dal senso della parola islam nei detti di Maometto. Insomma, prosegue il filosofo, “l’adesione sincera potrà e dovrà concretizzarsi, ma non è la priorità”. Un’adesione convinta che si avrà “quando la legge islamica sarà in vigore, e allora i conquistati passeranno alla religione dei conquistatori”.

Da queste constatazioni, osserva Brague, si comprende bene “come la parola ‘conquista’ abbia tutt’altro significato rispetto al versetto contenuto nel Vangelo di Matteo”. Il che non preclude alla possibilità di una sana convivenza tra cristiani e musulmani, “anche se gli esempi dell’Argentina (con l’1,5 per cento di musulmani) e soprattutto del Libano devono essere presi con prudenza”. Il punto è cambiare prospettiva, sostiene il filosofo, osservando che non si tratta tanto di stabilire se è possibile la convivenza tra persone di credo diverso, bensì di comparare sistemi religiosi basandosi sui rispettivi documenti normativi. E’ qui che, a giudizio dell’intellettuale francese, il parallelo proposto da Francesco mostra tutti i suoi limiti.

Il commento di Rémi Brague segue di un giorno la visita del grande imam di al Azhar in Vaticano, primo passo verso il ristabilimento di normali rapporti tra la principale istituzione sunnita e la Santa Sede. In un’intervista concessa ai media vaticani, Ahmed al Tayyeb – che ha confermato l’impegno nella riforma dei testi scolastici per chiarire “i concetti musulmani che sono stati deviati da coloro che usano violenza e terrorismo” – ha voluto ricordare la rottura delle relazioni avvenuta cinque anni fa: “Al Azhar ha una commissione di dialogo interreligioso con il Vaticano che si era sospeso per delle circostanze precise, ma adesso che queste circostanze non ci sono più, noi riprendiamo il cammino di dialogo e auspichiamo che sia migliore di quanto lo era prima”.

http://www.ilfoglio.it/chiesa/2016/05/25/corano-vangelo-paragone-papa-francesco-smontato-r-mi-brague___1-v-142447-rubriche_c768.htm

Si attende presto l’ennesimo intervento di Bergoglio sul tema: non parlate male degli altri se volete il Paradiso e poi pensate che magari, fra un po’, ci aggiungiamo l’App 72 Vergini.

L’Allieva supera il maestro e lo supera passandoci direttamente sopra


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E come immaginavo, in quel miscuglio interreligioso (ovvero il nulla) che sarebbe la cerimonia laica (con Requiem di Mozart…) di Pannella la Bonino la fa da padrone. Prima ha vegliato la salma stile Altare della Patria, ora spara a zero sulla ipocrisia degli omaggi, lei che è la prima ad avere sputazzato sul morente e in abbondanza, intervenendo pure a ridosso delle visite al morituro. Vedasi l’uscita il giorno dopo della visita di Giachetti a Pannella

Emma Bonino: «Giachetti non dia
per scontato il nostro appoggio»

Intervista alla leader storica dei Radicali: «Se il candidato del Pd vuole aprire un dialogo, lo faccia col nostro segretario Magi». L’idea di una lista a sostegno

Sospettiamo pure che Bergoglio non si sia precipitato a vedere di persona il moribondo per non dispiacere l’amica Emma. A questo punto, dimostrando di essere davvero l’allieva migliore dell’odiato maestro, la Bonino si appresta a cavalcare il cadavere (i radicali sono esperti) e da vestale ufficiale del tempio raggiungere il Senato a Vita, insomma una vendetta con tanto di sberleffo verso il fu Giacinto. Ci inchiniamo alla furbizia… e sputiamo al suolo.

Viva viva Sant’Eusebio….


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Leggiamo dal Corriere della Sera, sacro libro di noi tutti

Martedì ha ricevuto anche i saluti di papa Francesco, arrivati al suo capezzale con le parole di monsignor Vincenzo Paglia. Prontamente.
Perché proprio qualche giorno fa il Santo Padre aveva voluto avere notizie sulla salute di questo politico che ha dedicato la sua vita ai diritti di civiltà, non soltanto in Italia. E basta andare nella sede storica dei Radicali, alle spalle del Pantheon, e vedere tutte le associazioni dove si lavora senza risparmiare energie.

Giacinto (detto Marco) Pannella si avvia al grande salto e ci risulta che non ha optato per andare a farsi una bella (?) eutanasia all’estero (ci sono gruppi che operano in tal campo, qualsiasi sia la vostra nazionalità) e, a quanto vediamo, ha pure i conforti della fede con tanto di gesuiti in carriera che si interessano alla di lui sorte e ne ricordano le grandi campagne (aborto, divorzio, eutanasia etc…). In pratica quello che passa per pontefice in questi turbati anni acclara alle nostre menti che tali azioni non sono colpe, anzi cose buone e giuste, di fatto dicendo ad un peccatore (così lo vede, no?) bravo figliolo, insisti fino alla meta.

monty_python_life_of_brian_terry_jonesA questo punto un processo verso la beatitudine potrebbe essere dietro le porte. Per rifarmi ad un bel film di Manfredi, Per Grazia Ricevuta, direi che il capo radicale si avvia a morire da Farmacista, confessato e con tanto di viatico (vedrete che ce lo diranno). Mi chiedo se non avessero avuto diritto pure i tanti convinti ed esortati a fare certe cose… chissà, a loro il Monsignor Paglia non penso facesse tanto caso…

mussE dopo il Corriere pure P. Battista con il Corpo di Pannella (dice: Il suo corpo è la sua politica). Consiglierei, prima di sprofondarsi in richieste di frammenti di abiti e un “lassiatemelo toccare, lassiatemelo toccare” alla maniera della Gradisca, di rileggersi l’agile libro di Luzzatto, fornisce un buon modello per certe sbandate. Prevedo, post decesso, il ritorno della Bonino come sacra vestale e unica portatrice della eredità (din din) spirituale… nei mesi precedenti era svanita quanto mai, perfino lanciando anatemi, ma adesso ci sarà la solita lotta Achei Troiani per corpo e armatura.

AGGIORNAMENTO: Saltò.

“L’ARMA CHIMICA FA SCHIFO TRANNE QUANDO LA PROCURANO GLI YANKEES” Massimo Fini (Il Fatto Quotidiano)


Riposto un interessante intervento di Massimo Fini apparso in questi giorni sul Fatto Quotidiano

L’‘intelligence’ americana ha affermato di aver trovato nella zona di Aleppo tracce dell’uso di armi chimiche (Sarin), attribuendolo all’esercito di Assad. Un mese fa Obama aveva dichiarato che se Assad avesse superato la ‘linea rossa’, se cioè avesse fatto uso di armi chimiche, “gli Stati Uniti, consultati gli alleati, sarebbero intervenuti militarmente”. Di recente Obama si è fatto più prudente (“il quadro è ancora incompleto”), forse memore della figuraccia rimediata dagli Stati Uniti quando nel 2003 invasero l’Iraq sostenendo che Saddam Hussein deteneva ‘armi di distruzione di massa’.

 

Poi, rastrellato da cima a fondo il Paese furono costretti ad ammettere che di queste armi non c’era traccia. ‘Figuraccia’ che è costata agli iracheni dai 650 ai 750 mila morti, secondo un calcolo molto semplice fatto da una rivista inglese di medicina confrontando l’andamento dei decessi durante gli anni di Saddam con quello degli anni dell’occupazione. E ancora gliene costa perché, abbattuto ‘l’uomo forte’, si è scatenata una guerra civile fra sciiti e sunniti con decine di morti quasi ogni giorno di cui la stampa occidentale non dà più nemmeno notizia.

 

Ma ciò che vorrei sapere è da dove deriva l’autorità morale degli Stati Uniti per tracciare ‘linee rosse’ sull’uso delle armi chimiche. Furono loro, nel 1985, a fornirle a Saddam in funzione antiraniana e, in prospettiva, anticurda. Faccenda a cui il rais si adoperò diligentemente, finita la guerra, sui curdi (5000 persone ‘gasate’ in un sol giorno nel villaggio di Halabya) e, in modo più prudente, sui soldati iraniani cui peraltro Khomeini aveva proibito l’uso di queste armi perché “contrario alla morale del Corano”, così come, e per lo stesso motivo, il Mullah Omar, nel 1998 aveva proibito le mine anti-uomo (in maggioranza di fabbricazione italiana, Oto Melara, che diamine bisogna pur dare lavoro).

 

Nella guerra contro la Serbia gli Usa utilizzarono bombe all’uranio impoverito. Più di 50 militari italiani ne sono rimasti contaminati, ammalandosi di leucemia. Eppure avevano preso le loro precauzioni. Si può immaginare l’effetto di questo “uranio impoverito” sugli ignari civili serbi e soprattutto sui bambini che viaggiano a un metro da terra e sono abituati a toccar tutto (ma il calcolo, prudentemente, non è stato divulgato).

 

Nel 2001 gli americani per prendere Bin Laden hanno spianato le montagne dell’Afghanistan a colpi di bombe all’uranio (che sarebbe come cercare di uccidere un moscerino sparandogli contro una palla di cannone) e il ministro della Difesa Rumsfeld ammise che per “stanare i terroristi useremo anche gas tossici e armi chimiche”. I risultati si vedono ora. Ha detto un contadino afghano, Sadizay: “Un raid della Nato ha distrutto la mia casa, ucciso mia moglie e tre dei miei figli. Ma quando ho visto nascere mio nipote senza gambe e senza braccia allora ho capito che gli americani ci avevano derubato anche del nostro futuro”. Col nuovo ministro degli Esteri, la ‘non violenta’ guerrafondaia Emma Bonino, forse non manderemo truppe in Siria, ma sicuramente le manterremo in Afghanistan, nella più infame, per ora, delle guerre del Terzo millennio.

Aggiungo che la morale sul rischio delle “armi di distruzione di massa” viene dall’unica Nazione che ha sganciato due “armi di distruzione di massa” sopra due città giapponesi perché voleva chiudere la partita, oltre ad avere impiegato ampiamente armi chimiche nella fallimentare guerra in vietnam… ora si apprestano a portare guerra in Siria attribuendo, a loro piacimento, l’uso di armi di distruzioni di massa al governo di Assad, una guerra che continuo a reputare “guerra di DISTRAZIONE di massa”, caldeggiata dalla Francia che ha visto un meraviglioso fiorire della sua industria bellica in questi anni

L’ETERNO EVASORE – Inquietanti paralleli pubblicitari (ovvero quando le immagini rivelano più delle parole il pensiero di chi ci governa)

L’ETERNO EVASORE – Inquietanti paralleli pubblicitari (ovvero quando le immagini rivelano più delle parole il pensiero di chi ci governa)

La pubblicità “parassita della società” mi ha ricordato tanto certa cartellonistica sull’eterno ebreo della germania hitleriana, lo sguardo torvo, il naso messo bene in vista, la scritta per attirare il disprezzo, l’uso di certa terminologia (Goebbels parlava di insetti delle patate, parassiti insomma) e come per la Germania hitleriana la campagna era rivolta verso concittadini additati ad altri cittadini, attribuendo genericamente tutte le colpe e tutti i mali della società, un bel esempio di nazismo camuffato da buonismo ed educazione civica. Tralasciando poi l’aspetto più assurdo, ovvero che lo Stato in molti casi è un evasore totale (ma d’altro canto anche tra le gerarchie naziste c’erano degli ebrei come Reinhard Heydrich) penso al gran calderone, dove si confondono le evasioni di sopravvivenza con i grandi evasori, così come allora si mischiava in un unico brodo il piccolo artigiano di origine ebraica con i grandi speculatori, questi ultimi spesso non venivano affatto toccati dalla persecuzione e a farci le spese erano i soliti poveracci, il rigattiere, il ciabattino, insomma molti signori nessuno e pochi signori qualcuno…

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LA POSIZIONE DELLA MAI DIMISSIONARIA: BOLDRINI E INTERNET


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Dubbi circolano sulla rete in merito alle ultime uscite del Presidente della Camera che si è detta stufa della anarchia dominante in rete, degli insulti ai suoi danni etc… tutta roba già sentita in passato, nulla di nuovo, roba che aveva scatenato maree di foto con post it, grida d’allarme, golpe, dittatura, in questo caso invece la reazione attuale è un misto di stupore e incertezza, molti non sanno cosa dire anche perché poche settimane prima avevano inneggiato alla elezione della Boldrini come ad un segno di cambiamento.

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Qualcuno si era in passato preoccupato di far notare come il passaggio da un politico di professione ad un funzionario politicizzato di professione non fosse un cambiamento e che l’Onu sia un carrozzone più interessato alla sua autoconservazione rispetto ad una qualsiasi risoluzione di qualche problema. Gli incauti che avevano palesato tale dubbio erano stati o presi a sberleffi o insultati. Essendo tra quegli incauti continuo a sostenere quanto detto prima, l’Onu si è dimostrato un ente inutile, incapace di intervenire quando c’è bisogno e, di anno in anno, i recenti fatti libici lo dimostrano, ha fatto una politica di sponda alle solite potenze internazionali, in barba ad un qualsiasi senso di giustizia o almeno di equilibrio: come potremmo definire un organo che in poche settimane passa dal decretare un premio internazionale per i diritti umani ad un noto dittatore/terrorista ora amico di Europa e USA per poi partecipare ad una caccia all’uomo, scaturita appoggiando una rivoluzione farlocca e niente affatto popolare, con tanto di linciaggio conclusivo del quasi premiato?

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Se c’è un settore dove l’inoperosità e la ipocrisia dell’Onu è evidente è quello della lotta alla fame nel mondo o alle questioni dei rifugiati, altrettanto evidente in quel settore, anche se si finge sempre di non sentire, sono i casi numerosissimi di ruberie e la palese contraddizione tra la propagandata immagine di funzionari/missionari e gli stipendi faraonici per gente che passa la maggior parte del tempo con ruoli di burocrate salvo farsi fare un paio di foto con i bambini poveri in occasione di qualche viaggio, anche perché può sempre tornare buona a scopi elettorali

Con un retroterra di questo tipo mi chiedo cosa ci si aspettasse da questa Madre Teresa di Calcutta italica (le descrizioni erano circa queste e calcolate che ho forti dubbi anche riguardo a Madre Teresa di Calcutta) riuscirà dove fino ad ora i suoi predecessori hanno fallito? Ricordate che una caratteristica da sempre frequente nei burocrati è l’ottusa protervia, un burocrate segue a macchinetta certi percorsi preordinati, tende a pensare quello che gli è stato imposto di pensare e perfino a sognare quello che gli è stato imposto di sognare, quando poi assume un potere notevole gli effetti tragici solitamente non tardano troppo. Intanto ha fatto perquisire la casa di un giornalista perché questi incautamente aveva ripostato sul suo profilo Facebook delle foto che parevano (in realtà foto di altra persona) ritrarre la Boldrini nuda al mare. Voi direte, non era suo diritto difendersi da calunnie? Certo, ma i metodi sono parsi eccessivi. A seguito del clamore poi ha approfittato per tagliare teste nello staff del Presidente della Camera (si vocifera che non vedesse l’ora) per infilare gente a lei più gradita, ora tuona contro l’anarchia di internet come un Gasparri qualsiasi, ci riuscirà? Lo sapremo solo in futuro magari anche da queste paginette volanti.. o magari no.

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Ma quanto è forte Hollande, ma quanto strilla Hollande, Hollande, Hollande


Hollande si nasconde dietro una tenda per evitare di doverne dire quattro al lattaio

E venne sul suo cavallo bianco a liberare il mondo. Per settimane siamo stati sommersi dalle panzane internettiane che strillavano del nuovo tempo, quello della libertà, della giustizia sociale, tutti a indicare questo tipetto come colui che avrebbe fatto tremare l’Europa. Attualmente non trema nulla. La Francia prosegue come prima, incontri internazionali, prediche alla Grecia, pieno accordo con BCE e via così, Hollande non ha fatto praticamente nulla, qualche riformina sul genere progressismo che non costa nulla, e poi si naviga tranquilli e sereni nella vasca da bagno. Se fosse stato tanto dirompente credete che avrebbe raccolto così placidi e convinti complimenti, fuori e dentro Europa, dopo la sua elezione? Non c’è stato neppure un grido al “pericolo Hollande” da parte di quei pluripotentati che, in teoria, dovevano temere un cambio di rotta. Ma noi continuiamo tranquilli a goderci Hollande ed a fantasticare sulla sua grandezza. Lasciamo la conclusione alla profetica Mondaini

Ma quant’è forte Hollande
Ma quanto strillaHollande

In acqua è un pesce Hollande
Nel salto vola Hollande

è più di Zorro Hollande
è più di Furia Hollande

Hollande- Hollande

Eeh – ooh (coro)

Che bella vita Hollande
Non fa mai niente Hollande

Che bella casa Hollande
Che bella moglie Hollande

Non paga affitto Hollande
Non paga tasse Hollande

Non spende un soldo Hollande
Ma quant’è forte Hollande

Hollande- Hollande

Eeh-ooh (coro)

Non sa parlare Hollande
Non sa contare Hollande

Non legge niente Hollande
Nemmeno scrive Hollande

Non sa la storia Hollande
Non sa le lingue Hollande

è un ignorante Hollande
Sa solo urlare Hollande

Holland – Hollande

Eeh – ooh (coro)

GOMORREA ovvero SAVIANO GUARDA A VENDOLA E MAIORCA


Gian Paolo Serino ha giustamente richiamato l’attenzione sopra un passaggio dell’ultima esternazione di Saviano sull’Espresso. Dalla Rubrica “L’Arcitaliano”, (in)degnamente ereditata da Bocca, non perché Bocca fosse degno, come si è detto, il profeta e leader maximo del Savianesimo è riuscito a dare vita ad un mostro tricefalo, Savendorca, dotato della spocchia savianea, il parlare ad mentulam vendoliano (un misto di finta ricercatezza e comunicato sindacale) e la capacità di non prendere fiato di un Maiorca. Tutta questa ipossia rischia di generare nei lettori altri Saviani, estendendo il virus. Prendete una buona boccata d’aria.

” La poetessa Szymborska ha vissuto un periodo terribile ma non lo ha mai negato. Siamo sicuri sia avvenuto lo stesso a quegli intellettuali che hanno creduto nelle operazioni militari della destra repubblicana americana o che sono preda di quel bruxismo ideologico che si sostanzia di piatto garantismo nel presente e svela la propria vera natura nei processi sommari al passato?