Caro Antonio apri gli occhi (in merito al nuovo libro di Ratzinger)


sleeping-people-610x225.jpg

A seguito delle schifose (non posso dire altrimenti) anticipazioni dell’ultimo libro del Sig. Ratzinger

http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_08/benedetto-xvi-papa-libro-vaticano-de3aa4e4-7537-11e6-86af-b14a891b9d65.shtml

eccomi nuovamente a rivolgermi retoricamente a Socci (retoricamente perché non penso leggerà e non farò certo nulla di più di questo).

Caro Antonio, capisco che sia difficile dire “mi hanno ingannato per decenni” e che la cosa ponga anche gravi riflessioni sopra la validità dei sacramenti impartiti, ma diciamolo papale papale… Ratzinger non è stato un Defensor Fidei e neppure un Defensor Ecclesiae, ma un debole e confuso gestore del Soglio di Pietro indebitamente occupato, eredità di altri usurpatori. Gesti che sono sembrati inizialmente forti, una virata decisa magari per riportare in piena navigazione la navicula Christi si sono rivelati o frutto di velleità non sentite o, peggio ancora, fumo negli occhi per tentare di richiamare certi gruppi fedeli alla Chiesa come è stata, è e sarà. In fondo, a quanto pare, sembra emergere un quadro comune tra Ratzinger e Bergoglio, la volontà, uno con gesti più sottili, l’altro con chiassate da dittatore dello Stato Libero di Bananas, per attirare chi è stato posto fuori dalla chiesa essendo nella Chiesa.

article-1296118854822-0ceb0114000005dc-69228_466x310.jpg

Ora Ratzinger per l’ennesima volta smentisce la questione dei complotti, delle dimissioni obbligatorie. Si badi bene, io sono convintissimo che Ratzinger è stato dimesso e che Bergoglio ha fatto il trappolone, ma sono beghe oramai inutili, sono dei grossi topi di fogna che si azzuffano per sventrare un cuscino di seta. Occupano illegalmente il luogo dove si trovano, con la morte di Pio XII è iniziato un nuovo periodo di schiavitù per il popolo di Dio. Attendiamo chi romperà le catene e ci porterà alla salvezza, ma quanto dovremo attendere? Ratzinger ha perso forse l’ultima occasione per redimersi, per svelare l’imbroglio e fare cadere un orribile individuo che si appresta, ho il vomito a dirlo, si appresta a riconoscere il Protestantesimo come vera Via alla Salvezza.

Leggiamo in queste ore De Maistre, leggiamo Pio X e leggiamo Pio XII, il Protestantesimo è infezione e tabe, è il nulla, la protesta sul tutto, la assoluta e venefica teoria di rifiuto della Verità. Ratzinger non a caso era nel Vaticano II, alla fine pure lui è uno di quei teorici della chiesetta 2.0, summa del nulla, volemose bene e tutto è bello, buono e gradevole. Una chiesa dove tutto è lecito e concesso e dunque a che serve quando posso fare per conto mio secondo le leggi dello Stato?. La chiesa delle Chiese abbatttute o convertite in parchi per lo skateboard.

church.jpg

Ratzinger dice di prepararsi alla morte. Può essere che nella sua Misericordia imperscrutabile Dio perdonerà anche lui e perfino, pur mi pare di bestemmiare, perfino un rozzo imbonitore come Bergoglio, non posso saperlo, da Cristiano e Cattolico dovrei invocare salvezza per tutte le anime, ma certo è dura quando ti rendi conto del disastro immane perpetrato da siffatti esseri.

Caro Antonio, hai resistito a Bergoglio e ne puoi essere fiero, porti avanti una campagna contro CL (anche se secondo me CL è identica a sempre, solo cambia padrone), non riproporre ti prego astrusi tentativi di vedere “sottile ironia” e “messaggi cifrati” nelle parole di Ratzinger, non è il momento di “alludere”, ma di seguire quanto detto dal Cristo

Sit autem sermo vester: “Est, est”, “Non, non”; quod autem his abundantius est, a Malo est

 

dal blog I giorni e le parole “Pregare con Fede e con Costanza”


Riposto delle interessanti e secondo me condivisibilissime riflessioni dal blog di Turquoise

Qualche giorno dopo il recente terremoto la giornalista cattolica Costanza Miriano ha lanciato la lodevolissima iniziativa di pregare per le anime di coloro che sono trapassati a causa della scossa, sulla base della nostra Fede che vede la preghiera per i vivi e quella per i defunti tra quelle sette opere di misericordia spirituale che insieme alle sette di misericordia corporale costituiscono il manuale di assistenza che i cristiani devono praticare vicendevolmente, in nome di quella misericordia autentica che è ben altra cosa dalle fanfaluche giustificazioniste spacciate da Bergoglio nel corso del suo giubileo della miserevole misericordia di comodo. Costanza ha proposto di indirizzare le preghiere non in modo generico alle anime delle vittime del sisma ma di pregare a beneficio di ciascuna di esse, utilizzando a tale scopo l’elenco dei nomi degli scomparsi tra Lazio e Marche. QUI

La preghiera per i defunti presuppone la fede nell’esistenza dell’anima e nella sua immortalità, nel giudizio divino, nella comunione dei santi e tra i vivi e i morti, nel Purgatorio come luogo di purificazione per le anime che, già trovandosi in uno stato di grazia presso Dio, devono purificarsi e raggiungere quella perfezione che in vita non riuscirono ad ottenere per entrare nel Regno dei Cieli. Il cristiano crede che sia concesso da Dio di abbreviare il periodo di permanenza penitenziale della anime nel Purgatorio mediante le preghiere dei vivi per i defunti, che hanno la funzione di “perorare” la causa delle anime da parte dei credenti e di favorire un loro più rapido accesso al Paradiso. Pregare per i defunti è l’atto estremo di amore per i nostri cari trapassati: dall’istante in cui non ci è più possibile prenderci cura di loro in vita, aiutandoli nelle loro quotidiane necessità materiali e spirituali, possiamo continuare ad esprimere il nostro amore e la nostra cura nei confronti delle loro anime, il cui eterno benessere possiamo favorire con le preghiere oltreché che con le messe, le opere di bene in suffragio e le visite al cimitero. Nulla vieta di pregare, anzi è raccomandato,  anche per le anime dei defunti sconosciuti, in nome di quella comunione tra battezzati che ci rende universalmente fratelli anche dei credenti in Cristo che non conosciamo di persona. E’ dunque piuttosto evidente che la proposta di Costanza Miriano deve essere accolta come un commovente atto di carità e di amore per chi ha perso la vita terrena sotto le macerie e forse non ha avuto il tempo o la lucidità necessari per raccomandare la propria anima immortale a Dio. Da cattolica romana, che ha sempre attribuito alla preghiera per i defunti un posto di primo piano nella propria vita spirituale,  non posso che fare mia la proposta di Costanza. Da napoletana sono parte di una cultura che ha fatto della cura per le anime del Purgatorio un caposaldo della fede e della tradizione, con quella attenzione particolarissima pe’ ll’aneme ‘o Priatorio che induceva nei secoli passati molti napoletani ad “adottare” i resti di defunti senza nome e a curarne l’anima per assicurarne l’ingresso in Paradiso, dal quale i defuntì avrebbero poi ricambiato le cure ricevute intercedendo a favore dei vivi che se ne erano fatti carico. Le nostre strade sono ancora piene di edicole votive della Vergine ai piedi della quale uno stuolo di anemelle ‘o Priatorio attende di veder terminata la propria penitenza e di essere accolte in Cielo, sperando che i passanti favoriscano il passaggio regalando loro una Requiem Aeterna. E’ ancora frequente sentire i napoletani invocare le anime del Purgatorio nei momenti di difficoltà, in nome di una solidarietà tra vivi e morti che richiede a questi ultimi altrettanta compassione per le sofferenze di chi è ancora sulla Terra. Da cattolica romana e da napoletana faccio quindi davvero fatica a capire l’ ondata di insulti che si è riversata sulla Miriano nei social, accusata di assurdità come la violazione della privacy delle vittime del terremoto, i cui nomi sono stati per ovvie ragione resi pubblici dalle autorità, o la presunta violazione del diritto dei deceduti a non vedersi “imporre” preghiere non richieste. Per fortuna l’iniziativa di Costanza ha trovato anche moltissimi elogi e adesioni, ai quali aggiungo certamente i miei.

Considerato che la stragrande maggioranza delle vittime del sisma ha ricevuto funerali cattolici nemmeno le famiglie dovrebbero trovare irriverente la proposta di preghiere di suffragio, e non si comprende perché la cosa dovrebbe turbare la pletora di atei, agnostici ed eretici che all’anima e al Purgatorio dicono di non credere e che quindi a logica dovrebbero strafregarsene del tutto. Costoro dovrebbero continuare a perdersi in dotte dissertazioni del tipo “Ma se Dio esiste perché permette tutto questo?” oppure “Come può Dio permettere la morte dei bambini?” o ancora “Come si conciliano Dio e la morte?” fino alla più classica “Dov’era Dio?”, che da Auschwitz in poi viene immancabilmente sfoderata da quelli che credono di saperla lunga, ma proprio la loro incapacità di trovare una risposta alla domanda dimostra che non sanno un cazzo, né di teologia né di geologia, e quindi farebbero meglio a tacere. Perdere tempo, perdersi in disquisizioni da quattro soldi, perdere l’occasione di star zitti, perdere è la loro specialità. Si perderanno pure l’anima, e così non dovranno nemmeno subire il fastidio di subire gli effetti delle preghiere, ammesso che trovino qualcuno che si prenda l’onere di pregare per le loro animacce nere, visto che probabilmente frequentano solo atei, agnostici ed eretici. Possono anche non credere all’ Inferno, tanto l’Inferno continuerà a credere in loro.

Per le vittime del terremoto di Amatrice, Accumoli, Ascoli Piceno e tutti i paesi coinvolti, con un pensiero speciale per alcune persone la cui vicenda mi ha molto toccata e alle quali questa preghiera è particolarmente dedicata.

Requiem aeternam

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.

Amen

Una espressione dell’antichissimo culto delle anime del Purgatorio nella cripta della chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, in via dei Tribunali a Napoli

I giorni e le parole

Qualche giorno dopo il recente terremoto la giornalista cattolica Costanza Miriano ha lanciato la lodevolissima iniziativa di pregare per le anime di coloro che sono trapassati a causa della scossa, sulla base della nostra Fede che vede la preghiera per i vivi e quella per i defunti tra quelle sette opere di misericordia spirituale che insieme alle sette di misericordia corporale costituiscono il manuale di assistenza che i cristiani devono praticare vicendevolmente, in nome di quella misericordia autentica che è ben altra cosa dalle fanfaluche giustificazioniste spacciate da Bergoglio nel corso del suo giubileo della miserevole misericordia di comodo. Costanza ha proposto di indirizzare le preghiere non in modo generico alle anime delle vittime del sisma ma di pregare a beneficio di ciascuna di esse, utilizzando a tale scopo l’elenco dei nomi degli scomparsi tra Lazio e Marche. QUI

La preghiera per i defunti presuppone la fede nell’esistenza dell’anima e nella sua immortalità, nel…

View original post 817 more words

Vanità, vanità… onanismo in vaticano


com1509u.jpg

Los Angeles, 1 febbraio 2016 – Papa Francesco attore. Sua Santità interpreterà se stesso nella pellicola ‘Beyond the Sun’. Mai prima d’ora un Pontefice aveva partecipato alle riprese di un film.

A darne notizia è la rivista specializzata ‘The Hollywood Reporter’, solitamente ben informata. Il progetto è di Ambi Pictures e viene prodotto e finanziato da Andrea Iervolino e Lady Monika Bacardi.

Il tema della pellicola è una storia famigliare basata sui Vangeli, raccontata attraverso diverse voci. La partecipazione straordinaria di Papa Francesco, che pare abbia avuto l’idea, è stata richiesta dai produttori per realizzare questo film rivolto ai bambini, per comunicare il messaggio di Gesù.

“Il nostro entusiasmo e gratitudine a Sua Santità, Papa Francisco, per la partecipazione a questo film, vanno ben oltre le parole”, ha detto Iervolino. “Questo non è solo un film per noi. E ‘un messaggio sociale e spirituale: e chi è meglio avere al vostro fianco, se non il Papa, per lanciare un messaggio importante?”, ha aggiunto il produttore.

Il film ‘Beyond the Sun’ inizierà le riprese quest’anno in Italia. Per il Papa un film che arriva pochi mesi dopo l’album ‘Wake up!’, uscito in novembre. Si tratta di un cd con undici brani tratti dai discorsi di Papa Francesco, accompagnati da inni sacri della tradizione musicale cristiana interpretati in stili che vanno dai canti gregoriani al rock, attraverso il ‘new age’ e il pop latino. (Quotidiano.net)

Vanità, vanità, tutto al mondo è vanità e nulla c’è di peggio di un vanesio come Bergoglio, vanesio e sommamente ignorante, democratico, adatto al popolino che possa dire “è come noi”, sì, è come voi, è un vanesio, ignorante e stupido, ma, a differenza vostra, la posizione che ha rubato lo rende pure pericoloso e appestante, il viscido bruco che si è incistato sulla leggiadra rosa. Vanità, vanità, tutto al mondo è vanità. Il “new age” è corretto per costui perché la sua predicazione è “new age”, il pop latino gli ricorda la sua formazione teologica evidentemente, il gregoriano (vorrei sapere poi quale) è finito dentro tanto per dare una “immagine” di serietà, ma c’è da dire che in questi sciagurati tempi è sovente incontrare fricchettoni che consumano un cd, uno e uno solo, di canti gregoriani mentre si fanno la cannetta del mattino… allora noi prima sputiamo varie volte davanti al suo nome e poi ci affidiamo ad un Papa.

MOTU PROPRIO
TRA LE SOLLECITUDINI
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO X
SULLA MUSICA SACRA

Tra le sollecitudini dell’officio pastorale, non solamente di questa Suprema Cattedra, che per inscrutabile disposizione della Provvidenza, sebbene indegni, occupiamo, ma di ogni Chiesa particolare, senza dubbio è precipua quella di mantenere e promuovere il decoro della Casa di Dio, dove gli augusti misteri della religione si celebrano e dove il popolo cristiano si raduna, onde ricevere la grazia dei Sacramenti, assistere al santo Sacrificio dell’Altare, adorare l’augustissimo Sacramento del Corpo del Signore ed unirsi alla preghiera comune della Chiesa nella pubblica e solenne officiatura liturgica.

Nulla adunque deve occorrere nel tempio che turbi od anche solo diminuisca la pietà e la devozione dei fedeli, nulla che dia ragionevole motivo di disgusto o di scandalo, nulla soprattutto che direttamente offenda il decoro e la santità delle sacre funzioni e però sia indegno della Casa di Orazione e della maestà di Dio.

Non tocchiamo partitamente degli abusi che in questa parte possono occorrere. Oggi l’attenzione Nostra si rivolge ad uno dei più comuni, dei più difficili a sradicare e che talvolta si deve deplorare anche là dove ogni altra cosa è degna del massimo encomio per la bellezza e sontuosità del tempio, per lo splendore e per l’ordine accurato delle cerimonie, per la frequenza del clero, per la gravità e per la pietà dei ministri che celebrano. Tale è l’abuso nelle cose del canto e della musica sacra. Ed invero, sia per la natura di quest’arte per sé medesima fluttuante e variabile, sia per la successiva alterazione del gusto e delle abitudini lungo il correr dei tempi, sia per funesto influsso che sull’arte sacra esercita l’arte profana e teatrale, sia pel piacere che la musica direttamente produce e che non sempre torna facile contenere nei giusti termini, sia infine per i molti pregiudizi che in tale materia di leggeri si insinuano e si mantengono poi tenacemente anche presso persone autorevoli e pie, v’ha una continua tendenza a deviare dalla retta norma, stabilita dal fine, per cui l’arte è ammessa al servigio del culto, ed espressa assai chiaramente nei canoni ecclesiastici, nelle Ordinazioni dei Concilii generali e provinciali, nelle prescrizioni a più riprese emanate dalle Sacre Congregazioni romane e dai Sommi Pontefici Nostri Predecessori.

Con vera soddisfazione dell’animo Nostro Ci è grato riconoscere il molto bene che in tal parte si è fatto negli ultimi decenni anche in questa Nostra alma Città di Roma ed in molte Chiese della patria Nostra, ma in modo più particolare presso alcune nazioni, dove uomini egregi e zelanti dal culto di Dio, con l’approvazione di questa Santa Sede e sotto la direzione dei Vescovi, si unirono in fiorenti Società e rimisero in pienissimo onore la musica sacra pressoché in ogni loro chiesa e cappella. Codesto bene tuttavia è ancora assai lontano dall’essere comune a tutti, e se consultiamo l’esperienza Nostra personale e teniamo conto delle moltissime lagnanze che da ogni parte Ci giunsero in questo poco tempo, dacché piacque al Signore di elevare l’umile Nostra Persona al supremo apice del Pontificato romano, senza differire più a lungo, crediamo Nostro primo dovere di alzare subito la voce a riprovazione e condanna di tutto ciò che nelle funzioni del culto e nell’offìciatura ecclesiastica si riconosce difforme dalla retta norma indicata.

Essendo, infatti, Nostro vivissimo desiderio che il vero spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima ed indispensabile fonte, che è la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa. Ed è vano sperare che a tal fine su noi discenda copiosa la benedizione del Cielo, quando il nostro ossequio all’Altissimo, anziché ascendere in odore di soavità, rimette invece nella mano del Signore i flagelli, onde altra volta il Divin Redentore cacciò dal tempio gli indegni profanatori.
Per la qual cosa, affinché niuno possa d’ora innanzi recare a scusa di non conoscere chiaramente il dover suo e sia tolta ogni indeterminatezza nell’interpretazione di alcune cose già comandate, abbiamo stimato espediente additare con brevità quei principii che regolano la musica sacra nelle funzioni del culto e raccogliere insieme in un quadro generale le principali prescrizioni della Chiesa contro gli abusi più comuni in tale materia.

E però di moto proprio e certa scienza pubblichiamo la presente Nostra Istruzione, alla quale, quasi a codice giuridico della musica sacra, vogliamo dalla pienezza della Nostra Autorità Apostolica sia data forza di legge, imponendone a tutti col presente Nostro Chirografo la più scrupolosa osservanza.

ISTRUZIONE SULLA MUSICA SACRA

I  Principii generali.

1. La musica sacra, come parte integrante della solenne liturgia, ne partecipa il fine generale, che è la gloria di Dio e la santificazione e edificazione dei fedeli. Essa concorre ad accrescere il decoro e lo splendore delle cerimonie ecclesiastiche, e siccome suo officio principale è dì rivestire con acconcia melodia il testo liturgico che viene proposto all’intelligenza dei fedeli, così il suo proprio fine è di aggiungere maggiore efficacia al testo medesimo, affinché i fedeli con tale mezzo siano più facilmente eccitati alla devozione e meglio si dispongano ad accogliere in sé i frutti della grazia, che sono propri della celebrazione dei sacrosanti misteri.

2. La musica sacra deve per conseguenza possedere nel grado migliore le qualità che sono proprie della liturgia, e precisamente la santità e la bontà delle forme, onde sorge spontaneo l’altro suo carattere, che è l’universalità.

Deve essere santa, e quindi escludere ogni profanità, non solo in se medesima, ma anche nel modo onde viene proposta per parte degli esecutori.

Deve essere arte vera, non essendo possibile che altrimenti abbia sull’animo di chi l’ascolta quell’efficacia, che la Chiesa intende ottenere accogliendo nella sua liturgia l’arte dei suoni.
Ma dovrà insieme essere universale in questo senso, che pur concedendosi ad ogni nazione di ammettere nelle composizioni chiesastiche quelle forme particolari che costituiscono in certo modo il carattere specifico della musica loro propria, queste però devono essere in tal maniera subordinate ai caratteri generali della musica sacra, che nessuno di altra nazione all’udirle debba provarne impressione non buona.

II   Generi di musica sacra.

3. Queste qualità si riscontrano in grado sommo nel canto gregoriano, che è per conseguenza il canto proprio della Chiesa Romana, il solo canto ch’essa ha ereditato dagli antichi padri, che ha custodito gelosamente lungo i secoli nei suoi codici liturgici, che come suo direttamente propone ai fedeli, che in alcune parti della liturgia esclusivamente prescrive e che gli studi più recenti hanno sì felicemente restituito alla sua integrità e purezza.

Per tali motivi il canto gregoriano fu sempre considerato come il supremo modello della musica sacra, potendosi stabilire con ogni ragione la seguente legge generale: tanto una composizione per chiesa è più sacra e liturgica, quanto più nell’andamento, nella ispirazione e nel sapore si accosta alla melodia gregoriana, e tanto è meno degna del tempio, quanto più da quel supremo modello si riconosce difforme.

L’antico canto gregoriano tradizionale dovrà dunque restituirsi largamente nelle funzioni del culto, tenendosi da tutti per fermo, che una funzione ecclesiastica nulla perde della sua solennità, quando pure non venga accompagnata da altra musica che da questo Soltanto.

In particolare si procuri di restituire il canto gregoriano nell’uso del popolo, affinché i fedeli prendano di nuovo parte più attiva all’officiatura ecclesiastica, come anticamente solevasi.

4. Le anzidette qualità sono pure possedute in ottimo grado dalla classica polifonia, specialmente della Scuola Romana, la quale nel secolo XVI ottenne il massimo della sua perfezione per opera di Pier Luigi da Palestrina e continuò poi a produrre anche in seguito composizioni di eccellente bontà liturgica e musicale. La classica polifonia assai bene si accosta al supremo modello di ogni musica sacra che è il canto gregoriano, e per questa ragione meritò di essere accolta insieme col canto gregoriano, nelle funzioni più solenni della Chiesa, quali sono quelle della Cappella Pontificia. Dovrà dunque anche essa restituirsi largamente nelle funzioni ecclesiastiche, specialmente nelle più insigni basiliche, nelle chiese cattedrali, in quelle dei seminari e degli altri istituti ecclesiastici, dove i mezzi necessari non sogliono fare difetto.

5. La Chiesa ha sempre riconosciuto e favorito il progresso delle arti, ammettendo a servizio del culto tutto ciò che il genio ha saputo trovare di buono e di bello nel corso dei secoli, salve però sempre le leggi liturgiche. Per conseguenza la musica più moderna è pure ammessa in chiesa, offrendo anch’essa composizioni di tale bontà, serietà e gravità, che non sono per nulla indegne delle funzioni liturgiche.

Nondimeno, siccome la musica moderna è sorta precipuamente a servigio profano, si dovrà attendere con maggior cura, perché le composizioni musicali di stile moderno, che si ammettono in chiesa, nulla contengano di profano, non abbiano reminiscenze di motivi adoperati in teatro, e non siano foggiate neppure nelle loro forme esterne sull’andamento dei pezzi profani.

6. Fra i vari generi della musica moderna, quello che apparve meno acconcio ad accompagnare le funzioni del culto è lo stile teatrale, che durante il secolo scorso fu in massima voga, specie in Italia. Esso per sua natura presenta la massima opposizione al canto gregoriano ed alla classica polifonia e però alla legge più importante di ogni buona musica sacra. Inoltre l’intima struttura, il ritmo e il cosiddetto convenzionalismo di tale stile non si piegano, se non malamente, alle esigenze della vera musica liturgica.

[…]

Una vignetta ma non solo


A Pasqua 2001 Johnny Hart, vignettista noto per il ciclo del Mago Wiz e B.C., pubblicò una vignetta che generò un vespaio presso alcuni rappresentanti della comunità ebraica.

hart_big.gif

L’autore si scusò poi con i suoi lettori dicendo che non voleva offendere nessuno. Di fatto non vedo l’offesa, anche se capisco che a quanti di religione ebraica il messaggio di base non possa piacere: la Nuova Alleanza sancita con la morte e resurrezione del Cristo nasce in seno al popolo della Vecchia Alleanza e la completa. Ovvio che un ebreo ortodosso non possa accettare come, a suo tempo, non accettò il Messia. Detto questo c’è da dire che la vignetta non è né irrispettosa, né volgare, né diffama la religione ebraica, semplicemente in maniera poetica rappresenta quello che è il passaggio da Vecchia a Nuova Alleanza per un cristiano.

 

Santa Chiara e i Saraceni di Federico II


Unterberger_Klara-vertreibt-die-Sarazenen1

In epoca di femminismi silenziosi davanti al nemico e chioccianti davanti al Sacro, in epoca di papi e giubilei di miscugli e mischiamenti, in epoca di buffoni che non si inginocchiano davanti al Santissimo ricordiamo uno delle azioni di Santa Chiara secondo quanto possiamo leggere nel Matutinum di oggi

Saracenis Assisium obsidentibus, et Clarae monasterium invadere conantibus, aegra se ad portam afferri voluit, unaque vas, in quo sanctissimum Eucharistiae sacramentum erat inclusum, ibique oravit: Ne tradas Domine bestiis animas confitentes tibi, et custodi famulas tuas, quas pretioso sanguine redemisti. In cujus oratione ea vox audita est: Ego vos semper custodiam. Saraceni autem partim se fugae mandarunt, partim qui murum ascenderant, capti oculis, praecipites ceciderunt.

 

Allorché i Saraceni cercavano, nell’assedio d’Assisi, d’invadere il monastero di Chiara, ella, benché malata, si fece portare alla porta della casa tenendo la scatola ove si custodiva il santissimo sacramento dell’Eucaristia, facendo questa preghiera: «Non abbandonare, o Signore, alle belve le anime che ti lodano, e proteggi le tue ancelle, che hai riscattato col tuo sangue prezioso» (Sal 73,19). Mentre così pregava. si udì questa voce: «Io vi proteggerò sempre». Difatti i Saraceni parte si diedero alla fuga, parte, già saliti sulle mura, divenuti ciechi, caddero per di dietro.

 

Pio XII “Se la Roma materiale dovesse crollare”


pioXII.jpg

«Se la Roma materiale dovesse crollare, se mai questa stessa Basilica Vaticana, simbolo dell’una, invincibile e vittoriosa Chiesa cattolica, dovesse seppellire sotto le sue rovine i tesori storici, le sacre tombe che essa racchiude, anche allora la Chiesa non sarebbe né abbattuta né screpolata; rimarrebbe sempre vera la promessa di Cristo a Pietro, perdurerebbe sempre il Papato, l’una indistruttibile Chiesa, fondata sul Papa in quel momento vivente»

Brevemente… di denari e mentulate


o-POPE-FRANCIS-facebook.jpg

Qualcuno dei giornalisti che popolano i voli di Bergoglio potrebbe cortesemente dire, all’ennesima sparata contro quanto siamo zozzi con i nostre denari, che potrebbe pure pigliarsela con certi paesi ricchissimi e pieni di petrolio che si guardano bene dal dire “mandateli tutti a noi i rifugiati, siamo fratelli nella stessa fede”.

Detto questo. La rubrica Mentulate di Bergoglio è finita perché non si trova ragione di propagandare troppo le follie di un cripto-imam. Attendiamo fiduciosi una rivolta dei cardinali e vescovi per deporre l’eretico. Possibilmente prima della oscena celebrazione di una bestemmia vivente come la messa mista catto-protestante per i festeggiamenti in onore di Lutero.

Maomettani in Chiesa, infedeli nel clero: quando Gesù è uno sfondo opaco.


dfd173aa2bc83ecb34bfed0a353861bd.jpg

I giornali si affannano attorno alle percentuali, ci sono stati mille, no duemila, no tremila maomettani nelle Chiese per esprimere questo e quello, gli altri ribattono che sono solo l’1%, allora i primi tirano fuori la storiella della velata che si svela per rispetto e quelli rispondono “ma quanti denunciano gli estremisti?” e via cantando.

A me non interessa nulla di queste dispute tra giornalai e politici, nate per imbambolare el pueblo, il concetto di base è che la religione dei maomettani e il Cristianesimo sono incompatibili. Se volete renderli compatibili dovrete cambiare i testi, ammettendo di fatto che i testi non sono né sacri, né una fedele testimonianza dei fatti e dunque neppure fondanti. Visto che i maomettani, giustamente dal loro punto di vista, si guarderanno sempre dal cambiare il loro libro è evidente che questa opera di riscrittura toccherà ai solerti guardiani della mutevole dottrina: in questi giorni già è comparsa una misteriosa novità biblica Sodoma non è mai stata distrutta da Dio, ma la preghiera di Abramo ha compiuto il miracolo salvando la comunità. Non penso che il disprezzabile e vomitevole Galantino ignori quanto riportato dalla Bibbia, piuttosto mette in atto una ulteriore opera di mistificazione per adattare quei “polverosi e noiosi raccontini” allo spirito dei tempi: il bergoglianesimo applicato. Un misto di bassa incultura, giovanilismi linguistici e tanto, tanto banale volemose bene.

montini.jpg

Il clero italiano (e non) dimostrando definitivamente di non credere a nulla è d’altro canto quello che ha in gran parte appoggiato e sostenuto lo stupro della Messa ad opera di gente come Montini e vari consiglieri e consigliori (pure protestanti ovviamente). Chiunque abbia avuto occasione di assistere ad una Messa (nota bene: per Messa in questo blog si intende solo quella definita “Tridentina”) avrà notato, in barba agli equilibrismi ratzingeriani, come nulla abbia a che vedere con quel cincischio a metà tra esibizione da cabaret e serata dell’improvvisazione che viene pomposamente definito: Novus Ordo Missae. Se Montini e la sua banda di gangsters hanno potuto operare questo disastro volete che l’uomo delle pampas e i suoi tupamaros non metteranno mano ai testi fino a renderli a loro immagine e somiglianza.

papa_bergoglio_interna-nuova.jpg

Quello che ne deriviamo è che tutta questa gente non crede più in nulla (o non ha mai creduto) ha visto solo nella carriera ecclesiastica un comodo parcheggio dove coltivare velleità di comando, baciamani ad anelli e fisime predicatorie. Niente di più. Così quei pretonzoli che seguendo il solerte comando delle gerarchie si sono fatti imporre la presenza di maomettani in Chiesa (non dico alla Messa perché dubito che i maomettani si saranno presentati a qualche Messa -vd. nota bene precedente-) sono senza Dio, senza Cristo e senza alcuna speranza di redenzione. Le loro mani sono sporche e immonde, una loro benedizione è una maledizione, l’ostia è dissacrata, andare al camposanto con questi ad aprire il corteo è praticamente come essere sepolti in terra sconsacrata. Ai maomettani un prete (pur vi sono) avrebbe detto:Nemo potest duobus dominis servire. Nessuno può servire due Padroni. Avrebbe dunque dovuto invitare i maomettani a riconoscere l’unicità della via salvifica in Cristo e convertirsi, altrimenti la loro presenza in Chiesa non avrebbe trovato nessun senso. Invece si è andati a braccetto con questi, li si è lasciati impartire le loro lezioncine dai pulpiti, calpestare il suolo degli altari, sedersi ai primi banchi, inscenare insomma il loro ennesimo spettacolino fatto di bugie e dissimulazioni, a supporto di bergogliani e di una massa di cattolici di nome, indifferenti nella realtà a quello che si svolge davanti ai loro sguardi e che confondono la transustanziazione con un divertente pic nic al coperto, fatto di strette di mano, pacche sulle spalle e andate tutti felici e contenti. Nemo potest duobus dominis servire, figuriamoci poi quando si vuole unire l’impossibile, una religione che pretende di essere l’estrema e perfetta rivelazione (scopiazzando a destra e a manca) e che non riconosce il fondamento della religione Cristiana (curioso nome, no? Cristiana… chi sarà mai quel Cristo).

R600x__cardinali.JPG

Le gerarchie, consapevoli da anni dell’ostacolo, risolvono sempre più con un vago e molto new age: è il medesimo dio, tutte le religioni vogliono la pace etc… No. Le religioni non vogliono la pace. La religione Cattolica vuole evangelizzare il mondo, diffondere la parola del Cristo come unica via di salvezza, niente pace e affetto e tanti bacetti, Dio non salva Sodoma ma l’annienta, Dio non salva la terra ma la sommerge sotto le acque, Cristo si sacrifica per la nostra salvezza, ma non è un generico “tana liberi tutti” (tanto per usare una frase comprensibile a bergoglio e bergoglioni). La salvezza è enunciata, la vecchia Alleanza è sostituita dalla Nuova e a questo si arriva, oltre è eresia, menzogna e bugia. In questi giorni dunque assistiamo alla ennesima prova di come molti non Credono, molti che pretendono di rivestire ruoli religiosi e culturali (Dio li fulmini!) non Credono a nulla e tutto è intercambiabile e se proprio non si possono servire due padroni, allora si sceglierà quello sempre al momento mediaticamente preponderante e danaroso, quello più comodo e che si può agganciare ai grandi carrozzoni del “Multiculturale” e della “accoglienza massima”.

Invito i fedeli a ricredersi, prima di tutto a valutare cosa è la Messa, poi a valutare chi officia quegli spettacoli domenicali, infine a disertare questi spettacoli e quei preti che pensano che tutto valga uguale, lasciateli soli con i loro cari maomettani, alzatevi e uscite dall’edificio in attesa che l’aria si depuri…


PIO XII

Alla Beata Vergine Maria,
concepita senza il peccato originale.

Rapiti dal fulgore della vostra celeste bellezza e sospinti dalle angosce del secolo, ci gettiamo tra le vostre braccia, o Immacolata Madre di Gesù e Madre nostra, Maria, fiduciosi di trovare nel vostro Cuore amantissimo l’appagamento delle nostre fervide aspirazioni e il porto sicuro fra le tempeste che da ogni parte ci stringono.

Benché avviliti dalle colpe e sopraffatti da infinite miserie, ammiriamo e cantiamo l’impareggiabile ricchezza di eccelsi doni, di cui Iddio vi ha ricolmata al di sopra di ogni altra pura creatura, dal primo istante del vostro concepimento fino al giorno, in cui, Assunta in cielo, vi ha incoronata Regina dell’universo.

O Fonte limpida di fede, irrorate con le eterne verità le nostre menti! O Giglio fragrante di ogni santità, avvincete i nostri cuori col vostro celestiale profumo! O Trionfatrice del male e della morte, ispirateci profondo orrore al peccato, che rende l’anima detestabile a Dio e schiava dell’inferno!

Ascoltate, o prediletta di Dio, l’ardente grido che da ogni cuore fedele s’innalza in quest’Anno a voi dedicato. Chinatevi sulle doloranti nostre piaghe. Mutate le menti ai malvagi, asciugate le lagrime degli afflitti e degli oppressi, confortate i poveri e gli umili, spegnete gli odi, addolcite gli aspri costumi, custodite il fiore della purezza nei giovani, proteggete la Chiesa santa, fate che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà. Nel vostro nome, che risuona nei cieli armonia, essi si ravvisino fratelli, e le nazioni membri di una sola famiglia, su cui risplenda il sole di una universale e sincera pace.

Accogliete, o Madre dolcissima, le umili nostre suppliche e otteneteci soprattutto che possiamo un giorno ripetere dinanzi al vostro trono, beati con voi, l’inno che si leva oggi sulla terra intorno ai vostri altari: Tutta bella sei, o Maria! Tu gloria, Tu letizia, Tu onore del nostro popolo! Così sia.

Papi e Islam


doppio_francesco_2.jpg

In queste ore di ulteriore strage, questa volta quanto più contro al cattolicesimo, davanti a gentaglia come Bergoglio che biascicano di “condanne degli odi” e aggiungono una pezza finale sulla ascesa in cielo del “martire di Normandia” (dimostrando di non credere a nulla e per questo Bergoglio sarà dannato in eterno) davanti a chiese e pretonzoli che si fanno in quattro per ospitare nelle navate, tra le statue dei santi e le pale d’altare, gli imam, imammini e imamme sue, ad un clero che sputa sul Cristo e vaneggia di abbracci universali, preparando non tanto di nascosto il salto nella religione maomettana e nel frattempo briga per una “modernizzazione” della chiesa, ovvero una chiesa a loro sporca immagine e oscena somiglianza, in tutto questo clima di resa con tanto di dichiarazioni sul fatto che i cattolici e cristiani più di pregare e di invitare alla preghiera e, eventualmente, al martirio (quello dei poveracci o dei preti di campagna, non certo dei cardinali, vescovi e pseudopapi) voglio rifarmi alle parole dei Papi, quelli reali, non questi scimmiottamenti indegni.

247_benedettoxiv3.jpg

«combattendo, per la gloria di Cristo, contro i perduti uomini infetti dall’errore maomettano, con sommo vigore, difende assiduamente e con tutte le forze i paesi cristiani dalle incursioni di costoro» e «per sua istituzione, fa (…) guerra continua contro il comune nemico del nome cristiano (…) e (…) a tale scopo mantiene una flotta munitissima e ben dotata di materiale bellico e di ogni macchina guerresca» (Benedetto XIV, lettera apostolica Quoniam inter, 17 dicembre 1743)

Pio-XII.jpg

Questo movimento richiama alla Nostra mente il ricordo dell’entusiasmo per le Crociate, che dalla fine del secolo undecimo a quasi tutto il decimoterzo tenne in ansiosa aspettazione l’Occidente cristiano. Eppure Ci sembra che la storia futura porrà l’opera missionaria dell’era moderna ancor più in alto che le gesta dei Crociati nel Medio evo. Le Crociate tendevano a conseguire la loro meta per lo più con le armi dei guerrieri e dei politici. L’opera missionaria lavora con la spada dello spirito (Eph. 6, 17), della verità, dell’amore, dell’abnegazione, del sacrificio. Le Crociate si proponevano la liberazione della Terra Santa, e particolarmente del Sepolcro di Cristo, dalle mani degl’infedeli: fine senza dubbio quanto mai nobile ed elevato! Oltre a ciò, esse storicamente dovevano servire a difendere la fede e la civiltà dell’Occidente cristiano contro l’Islam. L’opera missionaria non si ferma ad assicurare e proteggere le sue posizioni. Il suo scopo è di fare di tutto il mondo una Terra Santa. Essa mira a portare il regno del Redentore risorto, a cui è stata data ogni potestà in cielo ed in terra (cfr. Matth. 28, 18), il suo impero sui cuori, attraverso tutte le regioni sino all’ultima capanna e all’ultimo uomo, che abita il nostro pianeta. (Pio XII, 24 giugno 1944)

Nella lettera a Monsignor Giuseppe Freundorfer nel Millenario della battaglia di Lechfeld Pio XII ricordava tre momenti che ricordava fondamentali per la cultura occidentale: la battaglia di Lechfeld (955) quando Ottone il Grande sconfisse gli Ungari e Magiari sbarrando le porte alle eresie orientali, Poitiers (732) dove Carlo Martello sconfisse gli arabi e la vittoria sugli Ottomani presso le mura di Vienna (1683).

Papa-Leone-XIII.jpg

Leone XIII nella lettera apostolica Quod Multum (22 agosto 1886) esaltava l’Ungheria e la sua vittoria contro i maomettani

Uno eccelle fra tutti, Clemente VIII, al quale – quando Strigonia e Vincestgraz furono affrancate dalla dominazione turca – le massime Assise del regno decretarono pubblici ringraziamenti, poiché egli solo si era prodigato in favore dei derelitti, quasi disperati sulla loro sorte.

Pertanto, come la Sede Apostolica non è mai venuta meno alle aspettative della gente ungherese, ogni volta che toccò loro combattere contro i nemici della religione e dei costumi cristiani, così ora che la commemorazione di un evento attesissimo commuove gli animi, a voi volentieri si unisce nella comunione di una giusta gioia; pur tenendo conto della diversità dei tempi, questo solo vogliamo e a questo solo Ci dedichiamo: confermare la moltitudine nella professione cattolica e parimenti impegnarci per quanto possiamo nell’allontanare il comune pericolo, in quanto il Nostro compito è provvedere alla salvezza delle genti.

In Plurimis (Lettera enciclica, 5 maggio 1888)

In situazione analoga, affligge non poco il Nostro animo un’altra preoccupazione che sprona la Nostra sollecitudine. Se cioè un così turpe mercato di uomini è di fatto cessato nei mari, tuttavia esso viene praticato in terra in modo troppo esteso e barbaro, soprattutto in molte zone dell’Africa. Poiché infatti i Maomettani praticano la perversa teoria per cui un Etiope o un uomo di stirpe affine sono appena al di sopra di un animale, è facile comprendere con sgomento quale sia la perfidia e la crudeltà di quegli uomini. All’improvviso, senza alcun timore, si avventano contro le tribù degli Etiopi, secondo l’usanza e con l’impeto dei predoni; fanno scorrerie nelle città, nei villaggi, nelle campagne; tutto devastano, spogliano, rapiscono; portano via uomini, donne e fanciulli, facilmente catturati e vinti, per trascinarli a viva forza sui più infami mercati. Dall’Egitto, da Zanzibar e in parte anche dal Sudan, come da centrali di raccolta, partono di solito quelle abominevoli spedizioni; per lungo cammino gli uomini procedono stretti in catene, scarsamente nutriti, sotto frequenti colpi di frusta; i meno adatti a sopportare queste violenze vengono uccisi; quelli che sopravvivono, sono venduti come gregge insieme ad altri schiavi e sono costretti a schierarsi davanti a un compratore difficile e impudente. Coloro che sono venduti a costui sono costretti alla miseranda separazione dalla moglie, dai figli, dai genitori; e in suo potere sono sottoposti a una schiavitù crudele e nefanda, e non possono ricusare la stessa religione di Maometto. Questi fatti abbiamo appreso or non è molto, con l’animo profondamente turbato, da alcuni che furono testimoni, non senza lacrime, di siffatta infamia e aberrazione; con essi, poi, convengono pienamente le narrazioni dei recenti esploratori dell’Africa Equatoriale. Anzi, dalla loro attendibile testimonianza risulta che il numero degli Africani venduti annualmente, a guisa di gregge, ammonta a quattrocentomila, di cui circa la metà, estenuata dal tribolato cammino, cade e muore, in modo che i viaggiatori (quanto è triste a dirsi!) possono scorgere il cammino quasi segnato da ossa residue. Chi non si sentirà commosso al pensiero di tanti mali? Noi, che rappresentiamo la persona di Cristo, amantissimo di tutte le genti, liberatore e Redentore, Noi che Ci allietiamo dei molti e gloriosi meriti della Chiesa verso gli infelici di ogni sorta, a stento possiamo dire quanta pietà proviamo verso quelle infelicissime genti, con quanta immensa carità tendiamo loro le braccia, quanto ardentemente desideriamo di procurare loro tutti i conforti e i soccorsi possibili, affinché, non appena distrutta la schiavitù degli uomini insieme con la schiavitù della superstizione, possano finalmente servire un solo Dio, sotto il soavissimo giogo di Cristo, partecipi con Noi della divina eredità. Volesse il cielo che tutti coloro che sono più in alto per autorità e potere, e che vogliono santificati i diritti delle genti e della umanità, o che si preoccupano di dare incremento alla religione cattolica, tutti con tenacia cospirassero a reprimere, a proibire, a sopprimere (aderendo alle Nostre esortazioni e preghiere) quel mercato, del quale nulla è più disonesto e scellerato.

Immortale Dei (Lettera Enciclica 1 novembre 1885)

Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare. Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l’aiutò nel portarle a termine. E certamente tutti quei benefìci sarebbero durati, se fosse durata la concordia tra i due poteri: e a ragione se ne sarebbero potuti aspettare altri maggiori, se con maggiore fede e perseveranza ci si fosse inchinati all’autorità, al magistero, ai disegni della Chiesa. Si deve infatti attribuire il valore di legge eterna a quella grandissima sentenza scritta da Ivo di Chartres al pontefice Pasquale II: “Quando regno e sacerdozio procedono concordi, procede bene il governo del mondo, fiorisce e fruttifica la Chiesa. Se invece la concordia viene meno, non soltanto non crescono le piccole cose, ma anche le grandi volgono miseramente in rovina” .

Si potrebbe proseguire. Concludendo. Il magistero illuminato dei Papi fino a Pio XII ha sempre chiaramente indicato che lo scopo primo della Chiesa era evangelizzare, diffondere la parola di Cristo e che i fedeli andavano difesi contro chi attentava alla loro vita e alla loro religione. Tale difesa prevedeva l’appoggio attivo ad una guerra giusta, il bellum iustum romano, e la condanna aperta e chiara di chi era il nemico e di chi attentava alla comunità dei cristiani. Oggi abbiamo davanti persone che passano il tempo a sputare sia sulla storia passata della Chiesa, condannando (da quale pulpito?!) le azioni volte alla difesa e alla evangelizzazione, prostrandosi costantemente in nome di una comunanza interreligiosa che vedono solo loro dato che non può esistere tra religioni incompatibili (e i maomettani ben sanno questo, limitandosi in certe cerimonie pubbliche a dissimulare e sfregandosi le mani davanti alla chiara sottomissione dei cattolici) proferendo da mane a sera autentiche bestemmie o gettando semi di dubbi con mezze frasi, noterelle o espressioni ambigue per vedere l’effetto, scandalizzando, facendo da pietra di inciampo per i fedeli.

Dove è la Sponsa Christi?


bioassisimadd.jpg

La Chiesa è Sponsa Christi, sposa di Cristo, come ricordò sempre Pio XII, così sollecito nella sua opera pastorale verso la famiglia e la sacralità del matrimonio, immagine sulla terra dello sposalizio divino tra Dio e la sua Ecclesia. Il tema era tanto centrale nella visione del Santo Padre da dedicargli una Costituzione Apostolica (Sponsa Christi, 21 novembre 1950).

Oggi le anime di molti, io per primo, smarrite davanti all’indicibile orrore di una predicazione fallace, assediate spiritualmente da tante mistificazioni della vera Fede, sospinte fuori dalle mura del Tempio da predicatori bugiardi, da una chiesa che ha preteso di snaturare la sua origine ed il suo compito, da una gerarchia ecclesiastica che ha barattato il giusto e lecito, fonte di persecuzione e fatica, con l’ingiusto e illecito, mefitica palude di consensi e vuote acclamazioni, le anime di molti, dicevo, e così la mia, guardano come sconvolte tutto questo e si chiedono il perché dell’ apparente silenzio di Dio.

La Chiesa è Sponsa Christi, ma quella che oggi abbiamo davanti e che chiamano chiesa è in realtà peccatrice e mondana, priva di ogni valore reale, ciarliera e tutta votata a dare una immagine che corrisponda a quanto i poveri di spirito richiedono. Oggi non è Sponsa Christi, ma purtroppo è peccatrice e impudica, è Maria Maddalena afflitta da malanni e colpita da 7 demoni (e se dunque 7 ce ne aspetta uno ancora?) e attende la liberazione, attende di prostrarsi ai piedi del Cristo nella casa del Fariseo e detergere con unguenti e lacrime la carne del Redentore.

Quale nube oscura è questa, quale fumo che colma il Tempio e i demoni in corpo alla Sponsa Christi che la squassano e le fanno proferire bestemmie, quando i sette demoni saranno sputati dal suo corpo afflitto (Maria, quae vocatur Magdalene, de qua septem daemonia exierant) e destinati, come Legione a Gerasa, ad entrare nei corpi di un branco di porci (Et exeuntes spiritus immundi introierunt in porcos. Et magno impetu grex praecipitatus est in mare, ad duo milia, et suffocati sunt in mare)?

A quanti smarriti e incerti in questi tempi, come me, dico pensate alla Maddalena che peccatrice e indemoniata venne poi strappata alla eterna morte dal Cristo e vide gli Angeli al sepolcro, tornati a casa gli apostoli, a lei che cercava il Signore apparvero per consolarla ed annunciarle che Cristo era risorto e aveva vinto la morte. Povera chiesa, donna perduta e smarrita che ancora vaghi in attesa di vedere il Salvatore e che poi sarai là a cercarlo al suo sepolcro e ne avrai l’annuncio, in questo giorno dedicato alla Santa Maria Maddalena medita, chiesa mascherata e abbrunita, medita sul tuo cammino oscuro, prostrati presso il sepolcro, osserva la pietra smossa, lo svelamento della Salvezza e chiedi di essere liberata dai demoni che in te si annidano.

Bigino francescano ovvero della imitazione e dissimulazione Bergogliana


sultano.jpeg

Se uno legge la Legenda Maior di San Francesco ad opera di Bonaventura si rende conto come, soprattutto al principio del suo incarico, Bergoglio abbia tentato in tutto e per tutto di emulare esteriormente i tratti del Santo di Assisi. Se ricordate infatti da principio si mostrò molto sollecito a stringere dappresso chi era affetto da terribili malattie, in particolare quelle che deturpavano il volto, così come Francesco ed i lebbrosi, poi tutta la retorica della Chiesa povera e del Pastore (retorica perché appunto si ferma alle parole e oltretutto è di base sciocca e, nuovamente, puramente esteriore). Insomma Bergoglio ha ricalcato le orme, ma solo di facciata, del Poverello di Assisi, seguendo quello che parrebbe un bigino comodo, penso simile a certe sornione prediche degli attuali frati di Assisi. C’è un punto però che Bergoglio assolutamente non segue e sul quale si concentra una vulgata fatta di bugie, rimasticature e travisamenti volontari. San Francesco e il mondo musulmano. La Legenda Maior teoricamente dovrebbe essere impressa nella mente dei “discendenti” di San Francesco e ancora più in uno che millanta parentele spirituali al punto da prenderne il nome.

Leggiamo al Capitolo IX (l’edizione è prese dal sito dei Frati Minori dell’Umbria)

1172 7. Ma l’ardore della carità lo spingeva al martirio; sicché ancora una terza volta tentò di partire verso i paesi infedeli, per diffondere, con l’effusione del proprio sangue, la fede nella Trinità.
A tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di
Babilonia.Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, I’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte .
Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, I’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.
Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me.

1173 8. Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: “ Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: — Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi–”. Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto
coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire.

1174 Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: “ Se, tu col tuo popolo,.vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: Io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa ”. Ma il Soldano, a lui: “ Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede ”. (Egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: “ Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che
passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti. Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne
fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza delI’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.
1175 9. Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Dunque leggiamo che San Francesco andò per CONVERTIRE e strappare il Sultano ed il suo popolo dalla FEDE SBAGLIATA per la FEDE GIUSTA in Cristo. Per questo accettò il rischio del martirio, le percosse, sfidò i sacerdoti maomettani a delle prove di Fede (ma quelli rifiutarono) e non volle accettare nessuno dei doni che il Sultano, ammirato da questo uomo, volle dare perché il Sultano non li faceva con animo pietoso, et in animo Soldani verae pietatis non videbat radicem. L’insegnamento di Francesco è dunque chiarissimo, i musulmani dovevano convertirsi, abbandonare la falsa fede ed abbracciare quella vera in Cristo e nel suo sacrificio sulla croce, in caso contrario i rapporti si interrompevano e non si accettava nulla da loro perché la radice della vera pietà, Cristo, non albergava nel loro animo.

GiottoMorteSanFrancesco.jpg

Il tema della Conversione interessava moltissimo Francesco al punto che compare un intero capitolo (il XVIesimo) nella Regola Francescana (la versione non bollata del 1221) dedicata a questo tema. Dunque se per la Legenda Maior uno potrebbe chiedersi cosa avrebbe scritto davvero Francesco sull’accaduto ecco che troviamo ora un testo proprio di San Francesco:

CAPITOLO XVI
Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI

[42]      1 Dice il Signore: Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe” (Mt 10,16).

3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.

4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.

[43]      5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.

7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).

 

[44]      8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32); 9 e: “Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli” (Lc 9,26).

[45]      10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: “Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna” (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).

12 “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). 14 E: “Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).

19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo” (Mt 10,22; 24,13).

 

Ovvero ribadiva chiaramente il concetto: andate per convertire e predicare la parola di Dio, la Trinità ed il Cristo. Non certo andate, mischiate il vostro con il loro (cosa poi che è sempre univoca) e tutti felici e contenti e, per carità, nascondete che siete cristiani come fanno certi che ogni tanto occultano la croce sotto gli abiti se l’interlocutore non è cristiano…

papa francesco croce pettorale nascosta rabbino.jpg

Oggi Assisi è uno dei centri principali di quella visione “ecumenica allargata” che vuole le Fedi alle varie religioni intrecciate e simili, da Assisi e luoghi del genere si irradia l’ideologia che Cristianesimo e Islam debbano andare a braccetto, peccato che sia impossibile come sanno bene i musulmani dato che Maometto ha la pretesa nel Corano, testo che ogni buon musulmano segue il più possibile, di essere il latore dell’ultima e perfettissima rivelazione e in questa rivelazione Cristo è un profeta e un profeta che non muore sulla croce e certo non è figlio di Dio. Incompatibilità totale. E che dire poi dei molti che si dicono cristiani e cattolici (religiosi e politici) che accettano e riaccettano da mane a sera denari, contributi, doni, sostanziose offerte da ricchi esponenti musulmani di paesi musulmani? C’è solo da dire che San Francesco li avrebbe scacciati e in malo modo, avrebbe loro detto che peccavano terribilmente verso Dio e verso Cristo, alla faccia di quella visione stile Jesus Christ Superstar che gira di questi tempi sul Poverello d’Assisi. Ecco, qualcuno dovrebbe ricordare ai frati di Assisi e poi a Bergoglio quale era il pensiero di Francesco (Patrono d’Italia) del rapporto con un’altra fede: Evangelizzazione e Conversione, diffusione della parola di Cristo e recupero delle anime smarrite in una Fede ingannevole.

Diversa ergo intentio diversa facta fecit


In queste ore la Almudena, la cattedrale di Madrid (struttura discutibilissima al suo interno), accoglie la Messa “Corpore Insepulto” per Carmen Hernandez. Chi è Carmen Hernandez? Ex suora cofondatrice assieme a José Gómez Argüello Wirtz (detto Kiko) del Cammino Neocatecumenale, in parole povere di una delle più potenti devianze cattoliche degli ultimi decenni accolta, per cieca e folle decisione di Wojityla, in seno alla Chiesa. Non stupisce che il movimento abbia riscosso fin dall’inizio apprezzamenti da parte di Montini (figurati) e che abbia scalato progressivamente i vertici ecclesiastici forte di un grande numero di adepti (spesso con molti figli) di un potere economico non indifferente (garantito anche dalla pratica della decima). E così, in barba alle evidenti incompatibilità con il Cattolicesimo (i NeoCatecumenali non riconoscono la Messa come sacrificio, non riconoscono l’attività salvifica del Cristo tramite il sacrificio in croce, non riconoscono la possibilità di astenersi e combattere il peccato, non riconoscono la Chiesa e la religione Cattolica come unica via di salvezza). Basti vedere come addobbano un tavolo spacciandolo per altare

convsempsg2006.jpg

Ma prima di tutto basta dare una occhiata ai capolavori pittorici del cofondatore per sentire la puzza di un movimento privo di Estetica e dunque di Etica.

4bf96f7a492ece41874515efe096c616.jpg

Di fatto la Chiesa ha accolto in seno una setta, una setta che compie culti a parte, che ha testi secretati, cammini di anni e anni non meglio definiti, possibilità di celebrazioni in cappelle laterali senza accesso ai non “adepti”. Ovviamente tutti i falsi papi degli ultimi decenni hanno accolto sempre più a braccia aperte questo aborto dottrinale, anche il tanto lodato (?) Ratzinger spacciato da molti commentatori come un defensor fidei, invece ha celebrato alacremente secondo la pratica deviante suddetta. Infatti i distinguo o i richiami all’ordine non valgono nulla quando alla fine si cede e ci si fa fagocitare da questa concezione pop-fantasy della religione. Negli anni inizio a pensare che anche il Motu Proprio fosse solo il gettare la base per il trappolone verso lefebvriani…

ratzinger-messa.jpg

Ovviamente Bergoglio è tutto baci e bacini con questi, conferma definitiva di quanto siano lontani anni luce da quella che è stata e sempre sarà la Chiesa, a dispetto di finti papi, sacerdoti sconsacrati, chiese oscene e altari imbrattati.

papa_Francesco_sopporta_Kiko.jpg

Nella foto potete vedere un intervento del cofondatore sotto gli occhi di Bergoglio, in Vaticano.

Concludo lasciando un pezzo di Sandro Magister che mette in luce una tappa del curioso cammino di questo gruppo oggi riconosciuto dalle alte sfere.

“Placet” o “Non placet”? La scommessa di Carmen e Kiko

I fondatori del Cammino neocatecumenale puntano a ottenere l’approvazione vaticana definitiva del loro modo “conviviale” di celebrare le messe. Il documento è pronto. Ma potrebbe essere modificato o bloccato in extremis. Il 20 gennaio il verdetto .
ROMA, 13 gennaio 2012 – (…) Il prossimo 20 gennaio, invece, i leader e i membri del Cammino si aspettano dalle supreme autorità della Chiesa un “placet” ancor più ardentemente agognato. L’approvazione ufficiale e definitiva di quello che è il loro tratto distintivo più visibile, ma anche più controverso: il modo con cui celebrano le messe.

I QUATTRO ELEMENTI
Le messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi.

  1.  Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato.
  2. L’ambiente e l’arredo ricalcano l’immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l’altare lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio.
  3. Le letture bibliche della messa sono precedute ciascuna da un’ampia “monizione” da parte dell’uno o dell’altro dei catechisti che guidano la comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle “risonanze”, ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L’omelia del sacerdote si aggiunge alle “risonanze” senza distinguersi da esse..
  4. La comunione avviene anch’essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato – un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko – viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall’uno all’altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve.

Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le messe in rito romano antico e in rito moderno.

Sta di fatto che è cambiato pochissimo tra il modo con cui oggi i neocatecumenali celebrano la messa e il modo con cui la celebravano fino ad alcuni anni fa, quando in più si passavano di mano in mano, festanti, le coppe di vino consacrato.

Solo in teoria le loro messe di gruppo sono state aperte anche ad altri fedeli. Seduti o in piedi, il loro modo conviviale di fare la comunione è sempre lo stesso. Le “risonanze” personali dei presenti continuano a invadere e soverchiare la prima parte della messa. Non solo. Dall’udienza con Benedetto XVI del 20 gennaio prossimo Kiko, Carmen e i loro seguaci contano di uscire con una esplicita approvazione di tutto ciò.

C’è un libro di un sacerdote ligure del Cammino, Piergiovanni Devoto, che avvalendosi di testi inediti di Kiko e Carmen, ha messo in pubblico questa loro bizzarra concezione. Ecco qui di seguito alcuni passaggi del libro, tratti dalle pagine 71-77:

“La Chiesa ha tollerato per secoli forme non genuine. Il ‘Gloria’, che faceva parte della liturgia delle ore recitate dai monaci, è entrato nella messa quando delle due azioni liturgiche si è fatta un unica celebrazione. Il ‘Credo’ è comparso all’apparire di eresie e di apostasie. Anche l’’Orate Fratres’ è esempio culminante delle preghiere con cui si infarciva la messa”… “Col passare dei secoli le orazioni private si inseriscono in notevole quantità nella messa. L’assemblea non c’è più, la messa ha preso un tono penitenziale, in netto contrasto con l’esultanza pasquale da cui è sorta”… “Lutero, che non ha mai dubitato della presenza reale di Cristo nell’eucaristia, ha rifiutato la ‘transustanziazione’, perché legata al concetto di sostanza aristotelico-tomistico, estraneo alla Chiesa degli apostoli e dei Padri”… “Usciti fuori da una mentalità legalista e fissista, abbiamo assistito col Vaticano II a un profondo rinnovamento della liturgia. Sono stati tolti dall’eucaristia tutti quei paludamenti che la ricoprivano. È interessante vedere che in origine l’anafora non era scritta ma improvvisata dal presidente”…

UNA DOMANDA E questo sarebbe “lo spirito della liturgia” – titolo di un libro capitale di Joseph Ratzinger – che le autorità vaticane si appresterebbero a convalidare, con la prassi che ne discende?

 

Le Mentulate di Bergoglio (parte 3)


Bergoglio-ammonisce.jpg

h4.jpg

Credo che l’80% della ricchezza del mondo è nelle mani del 17% della popolazione; non so se è vero, ma se non è vero è azzeccato, perché le cose stanno così.

tumblr_n1ls26Gwix1smcbm7o1_250.gif

batmobile-1966.jpg

Oggi sono andato nella moschea, ho pregato nella moschea; anche l’Imam è salito sulla “papamobile” per fare il giro nel piccolo stadio… E’ questo: i piccoli gesti, è questo che vogliono, perché c’è un gruppetto che, credo, è cristiano o si dice cristiano, che è molto violento, non ho capito bene questo…, ma non è l’Isis, è un’altra cosa.

tumblr_noven8uK061t0l1jvo1_500.gif

Bury_your_head_in_the_sand-horizontal.jpg

Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni, non alcuni, tanti, che credono di avere la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male, fanno male.

gif-jesus-fighting-fish-571524.gif


SALMO 13

13:1 Dixit insípiens in corde suo: * non est Deus.
13:2 Corrúpti sunt, et abominábiles facti sunt in stúdiis suis: * non est qui fáciat bonum, non est usque ad unum.
13:3 Dóminus de cælo prospéxit super fílios hóminum, * ut vídeat si est intélligens, aut requírens Deum.
13:4 Omnes declinavérunt, simul inútiles facti sunt: * non est qui fáciat bonum, non est usque ad unum.
13:5 Sepúlcrum patens est guttur eórum: linguis suis dolóse agébant * venénum áspidum sub lábiis eórum.
13:6 Quorum os maledictióne et amaritúdine plenum est: * velóces pedes eórum ad effundéndum sánguinem.
13:7 Contrítio et infelícitas in viis eórum, et viam pacis non cognovérunt: * non est timor Dei ante óculos eórum.
13:8 Nonne cognóscent omnes qui operántur iniquitátem, * qui dévorant plebem meam sicut escam panis?
13:9 Dóminum non invocavérunt, * illic trepidavérunt timóre, ubi non erat timor.
13:10 Quóniam Dóminus in generatióne justa est, consílium ínopis confudístis: * quóniam Dóminus spes ejus est.
13:11 Quis dabit ex Sion salutáre Israël? * cum avérterit Dóminus captivitátem plebis suæ, exsultábit Jacob, et lætábitur Israël.
V. Glória Patri, et Fílio, * et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, * et in sǽcula sæculórum. Amen.


13:1 L’insensato ha detto in cuor, suo: * Dio non c’è.
13:2 Sono corrotti, commettono abominevoli azioni; * non c’è chi faccia il bene, nemmeno uno!
13:3 Il Signore dal cielo osserva i figli degli uomini, * per vedere se ce n’è uno saggio e che cerchi Dio.
13:4 Tutti sono traviati, tutti egualmente pervertiti; * non v’è chi faccia il bene, nemmeno uno!
13:5 È come sepolcro spalancato la loro bocca; la lingua loro tesse inganni; * le loro labbra distillano il veleno dell’aspide.
13:6 La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; * i loro piedi sono veloci quando si tratta di spargere sangue.
13:7 Sui loro sentieri seminano afflizione e desolazione; non conoscono la via della pace; * non hanno davanti agli occhi il timor di Dio.
13:8 Così insensati sono tutti quelli che commettono l’iniquità * e che divorano il mio popolo come un pezzo di pane?
13:9 Non invocano il Signore * e tremano quando non v’è ragione di tremare.
13:10 Il Signore è col ceto dei giusti. Voi sprezzate il consiglio del povero, * ma il Signore è il suo asilo.
13:11 Quando uscirà da Sion il salvatore d’Israele? * Allorché il Signore ricondurrà il suo popolo dalla schiavitù, esulterà Giacobbe e Israele si rallegrerà.
V. Gloria al Padre, e al Figlio, * e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio è ora e sempre * nei secoli dei secoli. Amen.