Zuppi di ipocrisia (ovvero Arcivescovi che nell’armadio nascondono l’abito da Imam)


Come risponde Bologna a questo?

a

Così

In occasione della chiusura del mese di Ramadan, lunedì 4 luglio (ore 20.30) in via Pallavicini 13 a Bologna, l’arcivescovo mons. Matteo Zuppi presenzierà alla “rottura del digiuno”, definita in una nota diocesana “momento di grande spiritualità e riflessione per la comunità musulmana”.

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Io credo molto nei volti. Penso che quello che c’è dentro prima o poi deve dare chiaro segno fuori. Per quanto uno si paludi.

Rifacciamoci la bocca con il rimpianto Cardinale Biffi

Voglio congratularmi con l´Istituto Veritatis Splendor per l´iniziativa di questo convegno. Le tematiche che qui saranno toccate non soltanto sono per se stesse di grande rilievo, ma anche si connotano di un´attualità viva e (sembra di poter dire) crescente. La felice pluralità delle voci saprà ben lumeggiare, ne sono certo, i vari argomenti; argomenti distinti tra loro e multiformi, ma contigui e anzi in più di un caso vicendevolmente connessi.

Per parte mia, vorrei richiamare l´attenzione su due differenti questioni, che già altra volta mi hanno dato l´occasione di esprimere qualche convincimento: quella dell´identità cristiana entro la dominante “cultura del dialogo” e quella dell´immigrazione nelle nostre terre. Dico subito che, se la mia “forma mentis” è quella del teologo (sia pure di un teologo in disarmo), le mie prospettive e i miei interessi sono quelli del pastore.

La questione del “dialogo”

La necessità del dialogo – oggi enfaticamente asserita un po´ in tutti i contesti, fino a essere quasi ossessiva – è quasi un´ovvietà. Come potrebbero vivere gli abitanti di un pianeta così fortemente comunicante e unificato come il nostro, senza parlarsi e confrontarsi tra loro? Possiamo anzi essere d´accordo anche sulla doverosa ricerca della reciproca comprensione attraverso una benevola attenzione all´ “altro” (questo pare sia oggi il senso culturale del termine “dialogo”).

E´ tuttavia innegabile che nella concretezza esistenziale del rapporto tra non credenti e credenti (almeno quei credenti che non vogliono smarrire la loro originale identità) emerge a questo proposito qualche problema, che deve essere correttamente affrontato. Basterà pensare alla pubblicazione, lo scorso anno 2000, da parte della Congregazione per la dottrina della fede della Dichiarazione Dominus Iesus: non era mai capitato – in venti secoli di cristianesimo – che si sentisse il bisogno di ricordare ai discepoli di Gesù una verità così elementare e primaria come questa: il Figlio di Dio fatto uomo, morto per noi e risorto, è l´unico necessario Salvatore di tutti. Evidentemente si è temuto che di questi tempi Gesù Cristo potesse diventare l´illustre vittima del dialogo interreligioso.

Paolo VI – che con l´enciclica Ecclesiam suam (1964) ha introdotto ufficialmente il tema nei documenti del Magistero – ha chiarito le opportunità, i metodi, i fini, ma si è volutamente astenuto da dare alla proposta di “dialogo” una vera e propria fondazione teologica. Il che è forse alla fonte delle intemperanze e delle ambiguità che hanno poi aduggiato la cristianità .

Nel tentativo di attenuare tale inconveniente e nella speranza che il discorso sia poi proseguito dagli addetti ai lavori (possibilmente senza eccessive precomprensioni ideologiche e senza troppo indulgere alla moda del “politicamente corretto”), mi proverò a elencare alcuni elementi di riflessione a mio avviso incontestabili e ineludibili.

1. L´evento salvifico – nei due fatti costitutivi dell´incarnazione del Verbo e della risurrezione di Gesù – sta all´origine del cristianesimo e ne rappresenta in forma perenne e definitiva il senso e il cuore. Essendo dei “fatti”, essi non sono “trattabili”: chi “crede” non li può, restando logico, né attenuare né mettere tra parentesi; chi “non crede” non li può razionalmente accettare.

Sono dunque culturalmente “laceranti”. Il che è chiaramente insegnato dalla parola di Dio in alcuni testi oggi abbondantemente censurati:

– “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2,34-35).

– “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada” (Mt 10,34).

– “La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d´angoloÉChi cadrà su questa pietra sara sfracellato; e qualora essa cada su qualcuno, lo stritolerà” (Mt 21,42.44).

Alla luce di questi insegnamenti, il principio che “bisogna guardare più a ciò che ci unisce che a quello che ci divide” (utilissimo nella sua accezione “politica” e comportamentale) diventa ambiguo fino a essere deviato e alienante nell´ambito del dialogo interreligioso: il cristiano guarda – e non può mai cessare di guardare – soprattutto a ciò che la Rivelazione gli ha indicato come eminente e sostanziale.

2. Nel cristiano la fede è un´intelligenza assolutamente nuova e imparagonabile, che gli deriva dalla luce comunicatagli dallo Spirito del Signore risorto: tale luce ha come effetto proprio di far partecipare alla conoscenza stessa che possiede il Signore Gesù. Chi ne è privo, manca del principio conoscitivo adeguato a cogliere il significato ultimo di questo ordine di cose concretamente esistente (che è incentrato in Cristo ed è dunque “soprannaturale”).

E´ l´insegnamento esplicito e inequivocabile di san Paolo, che chiarisce la differenza e la fatale incomunicabilità che c´è tra l´uomo “pneumatikòs” e l´uomo “psychikòs”: “Noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donatoÉL´uomo “psichico” invece non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare per mezzo dello Spirito” (cf 1 Cor 2,12-15).

3. Secondo la dottrina di san Paolo, tutto dall´inizio è stato pensato e voluto in Cristo (cf Col 1,15-20). E dunque ogni uomo è stato esemplato su Cristo: proprio in quanto uomo, egli è una iniziale immagine del Figlio di Dio. Si deve dunque pensare che nessun uomo, in questa “economia” cristocentrica, sia abbandonato entro i confini della pura naturalità e sia lasciato senza alcun aiuto che lo proporzioni almeno per qualche aspetto alla soprannaturalità dell´universo come in realtà esiste.

4. “Lo Spirito – ha detto Gesù – spira dove vuole” (cf Gv 3,8). Non è da sottovalutare la libera azione illuminante che è propria dello Spirito Santo, effuso sull´umanità dal Signore che sta alla destra del Padre. E´ un´azione alla quale noi non possiamo “a priori” assegnare nessun confine. Le intelligenze umane, anche se di solito non arrivano a percepirlo, sono spesso “pneumatizzate” quando si pongono sinceramente al servizio della verità.

In un´opera attribuita un tempo a sant´Ambrogio si trova a questo proposito un´affermazione illuminante (ripetutamente ricordata da san Tommaso d´Aquino): “Quidquid verum a quocumque dicitur, a Sancto dicitur Spiritu” (Anbrosiaster, In primam ad Cor. XII, 23).

Come si vede, la risposta al problema se sia o no possibile un dialogo tra il credente e non credente non è semplice perché è una risposta “dialettica”, e sono diversi gli elementi che interagiscono.

Certo, non c´è alcuna possibilità di intesa tra la fede e l´incredulità, considerate come atteggiamenti mentali e spirituali totalmente estranei e tra loro antitetici. Ma noi dobbiamo sempre cercare di avvalorare (e rendere auspicabilmente feconda di verità) l´iniziale conformità a Cristo che si trova in ogni uomo. Senza dire che il non credente può essere portavoce inconsapevole dello Spirito Santo; sicché “a priori” non possiamo trascurare di ascoltarlo con qualche speranza; e, nel caso più fortunato, di convenire con lui.

La questione dell´immigrazione

Sull´immigrazione mi limito a richiamare schematicamente quanto ho avuto occasione di dire lo scorso anno.

Alle comunità cristiane proponevo tre persuasioni semplici ed essenziali.

1. Non è per sé compito della Chiesa e delle singole comunità risolvere i problemi sociali che la storia di volta in volta ci presenta. Noi non dobbiamo perciò nutrire nessun complesso di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che non ci riesce di affrontare efficacemente.

2. Dovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato è di far conoscere Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. E´ un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: “Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama”.

3. Allo stesso modo, è nostro dovere l´osservanza del comando dell´amore. Di fronte a un uomo in difficoltà – quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalità della sua presenza – i discepoli di Gesù hanno il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilità.

Tre convincimenti esprimevo anche nei confronti dello Stato italiano.

1. Di fronte al fenomeno dell´immigrazione, lo Stato non può sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici (circa il lavoro, l´abitazione, l´inserimento sociale), che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni.

2. Poiché non è pensabile che si possano accogliere tutti, è ovvio che si imponga una selezione. La responsabilità di scegliere non può essere che dello Stato italiano, non di altri; e tanto meno si può consentire che la selezione sia di fatto lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza.

3. I criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovrà essere quello della più facile integrabilità nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale. Un “ecumenismo politico” (per così dire), astratto e imprevidente, che disattendesse questa elementare regola di buon senso amministrativo, potrebbe preparare anche per il nostro popolo un futuro di lacrime e di sangue.

Ho la presunzione di avere con ciò enunciato in termini estremamente chiari delle proposte del tutto ragionevoli (anzi, se si vuole, “laicamente” ragionevoli). E moltissimi le hanno intese e apprezzate.

Mi sfugge invece come sia stato possibile muovere a questa posizione da parte di altri accuse come quelle di integralismo, di prevaricazione clericale, di intolleranza, di atteggiamento antievangelico, eccetera. L´ipotesi più misericordiosa che mi si presenta è che da parte dei miei critici, per il brigoso impegno di parlare, non si sia trovato il tempo di leggere ciò che io avevo scritto.

Quella dell´immigrazione è una questione difficile e complessa, e va affrontata con serietà di informazione e di indagine. Non si tratta perciò soltanto di leggere ciò che si vuol contestare (che è il minimo che si deve fare); bisogna anche – per dirla col Manzoni – “osservare, ascoltare, paragonare, pensare, prima di parlare”.

“Ma parlare, – continua il Manzoni con la sua saggezza al tempo stesso sorridente e impietosa – questa cosa così sola, è talmente più facile di tutte quell´altre insieme, che anche noi, dico noi uomini in generale, siamo un po´ da compatire” (I promessi sposi, cap. XXXI).

Tanto più quindi mi compiaccio dell´accurato programma di ricerca, di analisi, di discussione, che arricchirà le giornate di questo Convegno. Al quale auguro di cuore un lavoro sereno e fruttuoso.

Vendola e Moro (due voci per un unico canto)


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   Forse e il suo stato di bordello, terra di miscuglio, confusione, come ricordava Carmelo Bene, resta il fatto che, per ragioni forse insondabili, la Puglia ha generato a distanza di poco più di 40 anni due politici fotocopia. Aldo Moro e Nichi Vendola. Entrambi affetti da quel parlare ingarbugliato, qualcuno direbbe pieno di bizantinismi ma penso sarebbe fare torto a Bisanzio, da quella retorica che sostanzialmente copre pudicamente l’assenza di una reale idea o decisione, entrambi hanno vagolato nella politica italiana non ottenendo nulla. Di Moro Montini diceva “il cogito c’è. Non c’è l’azione”, di Vendola potremmo dire esattamente la stessa cosa, di entrambi però andrebbe messa in discussione la reale pienezza di questo cogito. Ovviamente i tempi diversi creano diverse proporzioni. Se Moro è stato Presidente del Consiglio e varie volte Ministro, Vendola  non è andato oltre la presidenza di regione (2 mandati) e la presidenza di una formazione politica da lui fondata (SEL). Però se si valuta l’impatto che la loro azione ha avuto sulla vita Nazionale si arriva praticamente ad uno zero in entrambi i casi. Moro, celebre per le sue invenzioni linguistiche e la sua tendenza alla mediazione tra cattolici e sinistre, tendenza alla mediazione che, fonti alla mano, si trova già all’epoca del giovane Moro iscritto a FUCI e GUF, non ha portato a compimento niente di quanto annunciato, ha solo ampliato e ampliato gli annunci, diventando lo spauracchio di molte sedute parlamentari a causa della sua capacità di tenere il discorso per lunghissimo tempo. Vendola è cresciuto tra PCI e Parrocchia, legato a doppio filo sia all’ambiente del clero pugliese (quello che si ama definire “progressista”) che a quello della sinistra, ha insomma incarnato nei fatti gli esiti di una politica Morotea. A livello Nazionale non ha ottenuto nulla, né influito in nulla, perfino sulle questioni legate a chi condivide con lui l’identità sessuale SEL e Vendola non hanno significato alcun cambiamento, le recenti Unioni Civili sono state ulteriore esempio. Si noti poi la questione adozioni etc…, semplicemente è andato dove poteva fare quello che voleva fare. Attualmente pare ritirato dalla vita politica e sinceramente si fatica a vedervi una perdita.

   I finali, per fortuna di Vendola e sfortuna di Moro, sono certo differenti. Moro è stato rilanciato e portato agli altari dal rapimento e dalla uccisione. Questo ha cancellato i decenni di immobilismo, la totale assenza di risultati e pure l’ambiguità retorica delle sue affermazioni. Vendola sembrerebbe essersi conquistato una sorta di feudo in terra di Puglia e avere raggiunto la “consacrazione” attraverso questioni personali, la sua identità, la scelta della “maternità surrogata”, certe velleità in passato di poeta (molto sostenute da una ampia serie di coribanti ed adulatori compiacenti, spesso a loro volta cattivi addetti ai lavori). A tempi diversi eventi diversi.

  A conti fatti l’unico vero esito della politica di Aldo Moro parrebbe chiamarsi Nichi Vendola.

Decidetevi o avete mentito prima o mentite ora: Lutero 2017


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Gli ultimi decenni (post Vaticano II) hanno visto un accumularsi di voltafaccia rispetto alla Dottrina. Con Bergoglio la cosa è diventata più lampante perché da una parte ha il gusto dello scandalo per finire sui giornali, dall’altra ha pure una povertà intellettuale che si evince chiarissima dalla lettura dei suoi interventi (i gesuiti non sono più quelli di una volta a quanto pare). Ma non crediate che i predecessori abbiano mancato di dire castronerie o di cambiare completamente le carte in tavola sopra questioni di fondo, questioni alla base. Ora si avvicina il 2017, la celebrazione dell’anniversario delle tesi di Lutero (31 ottobre 1517) e di Fatima (13 maggio 1917) non crediamo che le apparizioni avvenissero per caso proprio nell’anno dei 400 anni dalle tesi protestanti. Ora Bergoglio, seguendo l’andazzo dei predecessori, si appresta a festeggiare felice e contento l’anniversario, biascicando di riconciliazioni che, nel linguaggio in uso, significa stretta di mano, io continuo con le cose mie, tu con le tue, magari ci mischiamo un po’ e tutti felici. Quella di Lutero è una Eresia. E da parte sua diceva esattamente la stessa cosa del Cattolicesimo, non a caso, ancora in vita Lutero, si diffondevano immagini del Papa con orecchie d’asino all’Inferno

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E per i Protestanti i Cattolici erano eretici e dunque da destinare all’Inferno come in questa immagine con Lutero durante una predica.

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Quella di Lutero è Eresia condannata e Lutero, secondo Dottrina, ora è dove spetta che sia un eretico e scismatico. Non parliamo poi di quello che è stato il cambio di rotta verso religioni che negano tutti i fondamenti del Cattolicesimo e del Cristianesimo non “limitandosi” a divergenze sulla dottrina. Si arriva a fronte di questa e di tante altre questioni ad un bivio.

  1. Avete raccontato palle per 2000 anni, non credendo mai in nulla e riadattando a seconda delle necessità, non sostenendo nulla per convinzione e ispirazione
  2. Gli ultimi “papi” sono eretici e sono a capo di un movimento che va verso la distruzione della Chiesa e la sua dissoluzione

La scelta spetta ora a chi ha o non ha fede o almeno si sente saldo nella Chiesa Cattolica. Se credete nella Chiesa Cattolica non potete accettare che si ribaltino, a piacere degli ultimi “papi”, le Eresie in “rivoli fratelli”, in base ad una bestemmia come l’Ecumenismo (ovvero niente evangelizzazione, niente fiducia nella verità del Cristo, ma un “volemose bene” tra sette e ONLUS). Se dunque credete alla Chiesa Cattolica ecco che la conseguenza naturale è sentirsi ingannati da questi sepolcri imbiancati che vanno respinto come Eretici. Se credete e non trovate niente di strano avete un concetto curioso della vostra religione, evidentemente è una abitudine sociale, neppure ascoltate quello che si legge nei Vangeli, basta che vi lascino sonnecchiare durante la messa (altra abitudine per voi) perché, evidentemente, una religione vale l’altra. Se invece appartenete a quelli che non credono o credono in altro… complimenti, questo si prospetta per voi come il secolo più foriero di possibili gioie!!


PIO XII : «Si è partiti col dire Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo ndr.). Poi Dio sì e Cristo no (illuminismo ndr.). Finalmente il grido empio: Dio è morto, anzi, Dio non è mai esistito (comunismo ndr.)»

Dal discorso di Pio XII alla Curia Romana (5 aprile 1939)

[…]

Ma per eguale contraccambio parliamo come a fratelli e a figli con l’Apostolo: «Dilatamini et vos», affinché il Nostro amore verso la Santa Chiesa sia pieno. Dilatatevi anche voi al pensiero che servite questa Sposa di Cristo, per la quale egli diede se stesso a farla vestita di gloria, senza macchia e senza ruga, ma santa e immacolata; questa divina Sposa, che dilata e pianta le sue tende per l’universo, grida il Vangelo in ogni regione del globo, discende coi suoi suffragi nel carcere di quei che attendono di volare un giorno alle beate genti, sale al cielo a invocare e chiamare quaggiù gli eroi della santità e del bene, perchè nella gloria che loro tributa sugli altari si facciano salute e conforto degli esuli figli di Eva.

[…]

Ma a questo splendore di dignità e privilegio di circondare, più davvicino che ogni altra istituzione ecclesiastica, l’apostolica potestà del Successore di Pietro, — attualmente la Nostra, per quanto povera e indegna persona —, voi ben vedete quanto convenga che in tutta la Curia Romana risponda lo splendore della vita, affinché il Pontefice, secondo scriveva il Dottore mellifluo, San Bernardo, più pronti vi abbia, come a lui dappresso assistete: «Propiores assistitis, ut habeat paratiores». Questa maggiore preparazione che è mai se non il maggior spirito che vivifica, mentre la lettera uccide? quello spirito che vivifica il lavoro, che tramuta la penna in ala di volo celeste, che penetra, dirige, sorregge, sublima la mente e il volere; quello spirito che vuol essere il primo e il più santo orgoglio di tutti coloro che sono chiamati e preparati a collaborare alla missione dal Divino Maestro impostaCi di. Pastore delle pecorelle del suo ovile e dell’altre, pure sue, ancora randagie, che Egli intende condurre a sé.

[…]

Di tanta dignità investiti, Venerabili Fratelli e diletti Figli, vi salutiamo qui uniti intorno a Noi; ed è per Noi santa e paterna gioia il sentir confermato, dalle parole del vostro Eminentissimo ed eloquente interprete, il venerando e a Noi carissimo Cardinale Decano del Sacro Collegio, che voi tutti, animati dallo spirito di Cristo e pienamente consci della responsabilità e dell’altezza del vostro ufficio, null’altro più ardentemente bramate e studiate che di rendervi sempre più degni della vostra privilegiata vocazione. Nessun dono di questo più gradito, nessuna promessa più preziosa, nessun più soave conforto voi avreste saputo o potuto darCi in questi giorni, in cui Noi, per inscrutabile consiglio divino, abbiamo assunto il grave peso del lavoro pontificale là ove al Nostro indimenticabile Predecessore l’angelo di una santa morte fermò inerte la sapiente operosa mano e, chiudendogli il gran volume del suo lungo e glorioso pontificato, gli schiuse le porte della città celeste, invitandolo e introducendolo al riposo della beata eternità.

Eredi del suo nome, siamo anche eredi del suo tempo, che diventa Nostro con le fortune propizie e avverse che seco nella sua fuga travolge. Tempo difficile e pur così grande, quando nel volgere di un anno si susseguono e maturano avvenimenti che prima avrebbero richiesto decenni e forse secoli; quando il vertiginoso e portentoso progresso moderno sembra aver resa questa « aiuola che ci fa tanto feroci » troppo angusta alle insaziate brame dei figli di Adamo; quando per tutti i lidi e verso tutti i venti ormai risuona la divina voce del Vangelo, e i doveri e la azione della Chiesa, e con essi quelli dei suoi uffici centrali, si vengono ampliando ed estendendo oltre misura, mentre gli occhi del mondo sempre più ansiosi si volgono al Magistero di lei, fisi guardando pur se dal suo labbro erompa quella verità che libera e sublima l’uomo nell’opera della carità. Che resta a Noi se non levare il Nostro sguardo umile e implorante al cielo, donde scende la sapienza pura, pacifica, modesta, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti? donde scende il frutto della giustizia che si semina nella pace da coloro che praticano la pace? . Fra i dati buoni e i doni perfetti che discelidono dal Padre dei lumi Noi non potremmo impetrare e ricevere grazia più segnalata che di sapere e vedere presso di Noi uomini, quali San Bernardo descriveva e raccomandava al suo diletto discepolo e venerato Pontefice Eugenio III: « In talibus — così scriveva il santo abate di Chiaravalle — ut opinor, requiescat spiritus tuus…: qui praeter Deum tantum timeant nihil, nihil sperent nisi a Deo… Qui stent viriliter pro aflictis et iudicent in aequitate pro mansuetis terrae. Qui sint compositi ad mores, probati ad sanctimoniam, parati ad oboedientiam, mansueti ad patientiam, subiecti ad disciplinam, rigidi ad censuram, catholici ad fidem, fideles ad dispensationem, concordes ad pacem, conformes ad unitatem. Qui sint in iudicio recti, ín consilio providi, in iubendo discreti, in disponendo industrii, in agendo strenui, in loquendo modesti, in adversitate securi, in prosperitate devoti, in zelo sobrii… Qui legatione pro Christo fungi, quotiens opus erit, nec iussi renuant, nec non iussi affectent… Qui orandi studium gerant et usum habeant, ac de omni re orationi plus fidant, quam suae industriae vel labori»

Il buongiorno si vede dal mattino: Pio XII e Bergoglio


Pope Pius XII

Metto a confronto il primo messaggio pubblico del Papa Pio XII con quello di Bergoglio. Quello di Pio XII è un messaggio trasmesso attraverso la radio il giorno dopo l’elezione, il 3 marzo 1939: il Papa eletto non colloquiava con la Piazza al momento del Habemus, ma impartiva la sua benedizione, il primo a esprimere desiderio di infrangere questa regola fu Luciani, ma si riuscì a sconsigliarlo, cosa che risultò impossibile con Wojtyla. Metterò in grassetto le parti che, a mio parere, sono particolarmente significative anche attraverso un confronto tra i due annunci. I testi vengono entrambi dal sito del Vaticano (anche se nel caso di Bergoglio si dovrebbe sempre recupeare il file audio dato che, è notizia anche id questi giorni, Padre Lombardi tende a “addolcire” certe uscite nella versione scritta). Il primo discorso non è questione da poco e non cambia molto se è il giorno prima o il giorno dopo, infatti è sempre cosa che viene preparata a tempo, normalmente.

Primo radiomessaggio Dum Gravissimum all’indomani dell’elezione al Soglio Pontificio (3 marzo 1939)

Venerdì, 3 marzo 1939

Mentre la tremenda responsabilità del Sommo Pontificato che Iddio, per inscrutabile disegno della Sua Provvidenza ha posto sulle Nostre spalle, Ci emoziona e sgomenta vivamente, sentiamo il bisogno di far giungere il Nostro pensiero e la Nostra paterna parola a tutto il Mondo Cattolico.

Anzitutto con particolare affetto abbracciamo i Nostri dilettissimi Figli del Sacro Collegio, dei quali, per lunga consuetudine, conosciamo la pietà, il valore e le eminenti doti di animo; poi auguriamo ogni bene a tutti i Nostri Venerabili Fratelli nell’Episcopato; nello stesso tempo benediciamo i Sacerdoti che amministrano e dispensano i misteri di Dio, i religiosi e le religiose nonché coloro che lavorano nelle sacre missioni per la diffusione del Regno di Gesù Cristo, e coloro che nelle file dell’Azione Cattolica, sotto la guida dei Vescovi, collaborano al loro apostolato gerarchico; infine imploriamo i doni celesti e le più elette grazie su tutti i figli che abbiamo nel mondo, e specialmente su coloro che soffrono nella povertà o nel dolore.

Nondimeno il Nostro pensiero corre a tutti coloro che sono fuori della Chiesa Cattolica, i quali — così confidiamo — apprenderanno con piacere che Noi, in questa ora solenne, abbiamo implorato per loro il supremo aiuto da Dio Ottimo Massimo.

A questo Nostro paterno messaggio vogliamo aggiungere un augurio e un invito di pace. Di quella pace, vogliamo dire, che il Nostro Predecessore, di pia memoria, con tanta insistenza consigliava agli uomini, con sì ardenti preghiere invocava, e per la quale fece a Dio spontanea offerta della vita. Di quella pace, dono sublime di Dio, che è desiderio di tutte le anime sagge e frutto della carità e della giustizia. Invitiamo tutti alla pace delle coscienze, tranquille nell’amicizia di Dio; alla pace delle famiglie, unite e armonizzate dal santo amore di Gesù Cristo; alla pace tra le Nazioni attraverso il fraterno aiuto scambievole; alla pace, infine, e alla concordia da instaurare fra le Nazioni, affinché le diverse genti, con amichevole collaborazione e cordiale intesa, possano giungere alla felicità di tutta la grande famiglia umana, con il sostegno e la protezione di Dio.

E in queste ore trepide, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento della vera pace, che è l’aspirazione più profonda di tutti, Noi leviamo supplichevoli a Dio una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l’altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nella via della prosperità e del progresso civile.

Ecco, dilettissimi Figli Nostri, ecco, Venerabili Fratelli, ecco, amatissimi figli, il primo voto che sgorga dal palpito di paternità che Dio Ci ha acceso nel cuore.

È davanti ai Nostri occhi la visione dei mali immensi che travagliano gli uomini ed al cui soccorso Dio benedetto manda Noi, inermi ma fidenti. Con San Paolo ripetiamo a tutti: «Accoglieteci!» (1 Cor., VII). In questa speranza confidiamo che voi non renderete vano questo Nostro voto di pace. Dopo la grazia di Dio, è sulla vostra buona volontà che Noi vivamente confidiamo.

Voglia Cristo Signore, «dalla pienezza del quale noi tutti abbiamo ricevuto» (2 Io., I, 16), fecondare dal cielo questo Nostro voto e renderlo messaggero di sante consolazioni su tutta la terra, con l’aiuto dell’Apostolica Benedizione che di tutto cuore impartiamo.

Ecco il discorso tenuto da Bergoglio il giorno della elezione, il 13 marzo 2013, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[…]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

Aggiungo il discorso tenuto da Ratzinger nella medesima occasione il 19 aprile 2005. Ne apprezzo la brevità che si richiama alla brevità del discorso, pur irrituale, di Wojtyla, come a dire “un breve saluto perché oramai si usa, ma calma e riflessione”.

Cari fratelli e sorelle,

dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.

Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.

Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.

Proteggere la memoria in stile ISIS


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Il Giornale mo’ regala il Mein Kampf, seguendo una linea già vista in precedenza con i (falsi) diari di Mussolini. Si scatena subito una polemica da parte di Renzi e poi della Boldrini.

La memoria va difesa, dice la Boldrini, peccato che intenda “va difesa evitando di leggere o documentarsi”, sai quanti nuovi neonazi verranno fuori dalla distribuzione del Mein Kampf? Zero. Se lo leggono si fanno due palle così, se non lo leggono e gridano “Hitler Hitler” la mutazione non è avvenuta per la distribuzione a giugno 2016 di un libro che trovi oramai ovunque e puoi pure scaricare da internet assieme a filmati, discorsi, inni e via dicendo… incitare alla difesa della memoria affermando subito dopo di averne paura e dunque volerla censurare e limitare è più da dittatura che da democrazia (supponendo che significhi qualcosa).
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Proteggere la memoria vuol dire dare tutta la documentazione, rispondere ad eventuali falsità presentando i dati che smentiscono queste menzogne, ma se la menzogna la si schiaccia e si blocca con tanto di multa e minaccia ecco che, come è noto, si otterrà solo la sua diffusione capillare e sotterranea, la si renderà interessante, affascinante, si getteranno i semi perché questa menzogna venga percepita come “la verità tenuta celata” dai poteri forti. Un meccanismo notissimo. Eppure a quanto pare, come l’Isis con i monumenti, quello che non piace si deve far saltare per aria, magari bruciare, nascondere sotto il tappeto sperando che prima o poi svanisca nel nulla.

Botte da orbi per orbi, sordi e lobotomizzati: Cassius Klay vs Cassius Klay Disney


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Lasciatemi esordire con una banalità. La vita è strana. Tra le tante stranezze piccole e grandi della vita mai mi sarei immaginato di dedicatore 3 post a Cassius Clay. Non mi interessano gli sport, non mi interessa la boxe, non ho visto film, biografie, biopic, biodocu riguardo Cassius Clay, ma alla fine ne devo parlare perché è un esempio splendido. Un esempio splendido di come la gente riponga in altre persone più di quello che si dovrebbe, ad usare un po’ di cervello, e come la stessa gente poi si perda tra grida, orgasmi e pianti.

Una caratteristica evidente della società contemporanea è di dare la patente del pensatore e della polena della nave mondiale a chiunque, il tutto perché la sovraesposizione televisiva, il cinema, i giornali ed i libri gonfiano a dismisura certe persone, o meglio, l’idea di certe persone fino a confondere definitivamente i ruoli ed i reali pensieri. Si diceva che non c’è da biasimare Benigni, Benigni fa il suo mestiere, vi farà ridere o meno ridere, lo troverete servile, ma da buffo questo è quello che deve e può fare. Siete voi che avete accettato di investirlo del ruolo di vate di una Nazione, siete voi che avete seguito con i labbroni aperti le sue distruzioni di Dante, le sue fesserie storiche sulla Costituzione e l’Unità, siete voi che avete invocato un po’ ovunque la sua presenza nel mondo della scuola, nelle antologie, nell’insegnamento. Poi, avendo lui espresso, con un rapido ribaltamento, il contrario di quello che in quel momento, secondo l’onda demagogica prevalente, vi pareva il giusto, santo e buono ecco che allora il Vate diventa Johnny Lecchino, scaricatore di Berlinguer, buffone di corte, servo, doppiogiochista… ma resta il fatto che i fessi siete voi, lui è un furbetto, magari non eccelso, ma resta uno che fa il suo mestiere.

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A livello mondiale mo’ l’illusione Cassius Klay, in questi giorni l’avete dipinto come una sorta di santo (musulmano), un pensatore profondo, un uomo che ha visto il futuro, un esempio in ogni campo, Obama ha detto subito che grazie a lui l’America è migliore, peccato che nessuno ha fatto parlare Cassius Klay. Pare destino degli atleti afroamericani non potere raccontare la propria storia. Jesse Owen per anni ha ripetuto che la faccenda “Hitler indignato lascia lo stadio e manco lo salutò” è una palla, anzi, Hitler lo salutò e furono più gli americani a creargli problemi dato la situazione degli afroamericani in patria. Non è mai stato ascoltato, si è tentato di evitare che la storia raccontata dal protagonista non venisse fuori perché rompeva il quadro Disney del perfido tiranno furioso e del glorioso vincitore che viene disprezzato. Ora tocca a Cassius Klay, gioco forza una malattia terribile che lo ha praticamente menomato da decenni, a Cassius Klay vengono messi in bocca peana alla pacifica convivenza, ad una società mista, alla concessione di diritti per tutti e per tutto. Peccato che Cassius Klay secondo Cassius Klay pensava tutto l’opposto: matrimoni interrazziali da evitare, donne troppo libere da biasimare, bianco e nero pari son neppure per sogno e che dire dei troppi omosessuali per colpa dei bianchi?

E’ un match divino, Foreman rappresenta la cristianità, l’America, la bandiera. Non posso lasciarlo vincere. Rappresenta le costine di maiale (Muhammad Ali, 1974)

E così l’eroe dei diritti con i parametri attuali sarebbe biasimato come razzistissimo e magari pure indagato, espulso dal mondo della boxe (tanto per capire il clima nel quale si vive oramai). L’America migliore di Obama è, diciamolo pure, in gran parte esattamente l’estremo opposto dei desiderata di Cassius Klay. E allora di chi è la colpa? Del pugile campione o dei beoti che, prima e ora, lo hanno eletto a mentore delle loro paturnie esistenziali e del loro politicamente corretto declinato alla ennesima impotenza? Chi si merita i cazzotti in testa, Cassius Klay che dice quello che pensa e punto o voi che volete fargli dire quello che vi pare perché dovete ritrovarvi nel vostro idolo? Eppure era tanto semplice esaltare un campione per i risultati, e lasciare perdere fesserie di discorsi sul modello degli ideali e i diritti e le libertà, ma vi siete voluti far riconoscere, voi ed il vostro Cassius Klay Disney che sarebbe stato suonato di brutto dal Cassius Klay reale e messo K.O. al primo round.

L’intervista di Parkison (l’intervistatore aveva questo cognome poi rivelatosi, per un curioso gioco del destino, la condanna a vita del pugile) e quella di Frost mostrano quello che pensava Klay e mostra pure quello che è un oramai consolidato gioco suicida del cosiddetto occidente, ovvero attribuirsi colpe per ogni cosa, dire che la società ha imposto questo e quello ma noi, figli pentiti e derelitti, sfideremo il mostro e porteremo la luce. Questa tendenza al flagellarsi, ben più ridicola e da psicanalisi di quanto si voglia dire dei flagellatori per religione, è oramai diffusa ovunque, non solo tra la classe medio borghese statunitense e i radical chic.

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Oramai è tutto un fiorire di scuse, non a caso i papi, sbagliando clamorosamente, negli ultimi decenni passano più il tempo a porgere scuse che a  diffondere la religione, non a caso il mondo occidentale soffre del complesso del colonialismo e per chiedere scusa (ma allo stesso tempo inventarsi neocolonialismi sotto traccia, ben più distruttivi e spaventosi) si genuflette sacrificando la propria popolazione, ma i capi restano sempre in sella. Questo chiedere scusa è evidente in Parkinson, lui cerca di far cambiare idea a Klay e Klay tranquillamente para i colpi e risponde, picchia duro, mette in ginocchio Parkinson e tutti i minchioni che ora ne piangono l’altarino che loro stessi, i politici e i parassiti attorno a Klay, hanno edificato e decorato. Questo accade ancora oggi, più ci si inginocchia e si chiede scusa, si inventano protezioni per censurare la parola ed il pensiero, più da un’altra parte ci sarà chi picchierà duro, spaccherà musi, farà saltare denti e non c’è rivincita: quando sei a terra sei a terra.

Risi, risi moltissimo. Ali visto da Ali vs Ali visto da minchioni che passano


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Segnalo sul sito Dagospia un gustoso stralcio di una intervista rilasciata da Cassius Clay a Oriana Fallaci. Ne suggerisco lettura agli anarcosinistratistatali già nominati che, credo, farebbero bene a limitarsi ad ammirare i dati oggettivi (ovvero le vittorie nella boxe) perché pare che stiano appioppando al loro idolo tante idee che il loro idolo non condivideva per nulla… probabilmente li avrebbe presi a cazzotti.

Ecco il link

http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/volete-sapere-chi-era-davvero-mohammed-al-fuori-ring-andate-126110.htm

Aggiungo questo

E questo

 

RIGHT IN THE FACE!


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Riporto un mio commento scaturito da una ritengo improvvida uscita di un signore sul tumblr in merito alla morte di Muhammad Ali e certo entusiasmo, a suo dire ipocrita, suscitato tra esponenti di destra essendo Ali “negro e musulmano”. Il mio commento è l’ultimo a firma Gargantua.

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E sì, in queste ore di prediche e prediche e di quadretti morali, nella penisola virtuale improvvisamente riscopertasi esperta di Boxe e di Muhammad Ali, se ne sono lette di tutti i colori. In particolare ricorre il commento della tipologia anarco-statale, si tratta di individui genericamente di sinistra e genericamente anarchici, spesso che lavorano per lo Stato e dunque lo danneggiano, ma non come pensano loro sabotando, semplicemente aggiungendo inetti ad un sistema già in crisi. Questi espertoni della qualunque si sono ovviamente lanciati a gridare al grande modello di afro-americano (sottintendendo migranti venite migranti venite.. ma che ci vogliamo fare se hanno la visione storica dello spessore di una sottiletta?) e pure la conversione la interpretano solo ed esclusivamente come questione di protesta (componente certo presente), di fatto accantonando il credo di Cassius Clay, perché da anarco sono pure atei (probabilmente con tutti i sacramenti e senza sbattezzo). Personalmente io non avrei commentato neppure la notizia perché non mi interessa la boxe, non mi interessa Muhammad Ali e certo la sua conversione ancora di meno mi può importare. Resta interessante rilevare come molti amino crogiolarsi nel sogno di rivedersi in grande nei loro miti (o pseudomiti), si tratta di un fenomeno di identificazione notorio e che senza dubbio è parte della trasformazione di certe persone a esseri quasi sovrannaturali e mitici appunto, peccato che se ci si affida a tale fenomeno per poi criticare gli altri e dare ad intendere dove sono i giusti… spesso si finisce per fare brutte figure perché accecati da questi modellini standard dell’universo, dove ogni casella buona (ovvero le nostre caselle) sono proprio proprio quelle toccate dai nostri idoli.

Vilipendio di cadavere e stupro della memoria: Verdun


Cosa c’è di meglio per mostrare al mondo quanto l’Europa sia decaduta di pigliare per il culo i caduti a Verdun? A quanto pare nulla. E così Francia e Germania, rappresentate dai rispettivi capi di Stato, organizzano uno spettacolino che neppure l’ultima delle Pro Loco italiane… quando vedi questa massa di giovani beoti (ovviamente multiculturali perché a Verdun è noto che fu faccenda di scontro per i migranti) che eseguono i loro ballettini epilettici, al bum bum tribale degli avanzi di centro sociale, e dopo aver simulato una corsettina stile Momenti di Gloria inscenano uno scontro tipo ti graffio ti graffio, dicevo, quando vedi che a tutto questo, secondo la tradizione delle contaminate e smerdate sagre di paese, si aggiunge l’arrivo di un buffone sui trampoli a simulare la morte con tanto di caduta dei bambocci, ecco allora pensi che l’ultima speranza sono gli Zombies di Romero, magari intelligenti, che dalla terra vengano fuori armati come i Granatieri di Heine e che i tanti e tanti morti redivivi prendano a fucilate in testa i giovani beoti, i buffoni intrampolati e le teste di cazzo che presiedono la cerimonia di dissacrazione.

L’anno prossimo corsa nudi e cagata liquida sul sacrario, segue accoppiamento transgender tra le croci.. ops… tra i tumuli spogli perché mi sa che le croci… ecco… insomma, ci siamo capiti.

Il puzzo insopportabile dell’avvelenamento da propaganda – SIRIA, ARMI CHIMICHE E DUBBI


Mi si permetta di dubitare della notizia delle armi chimiche usate da Assad. Non pensiate che io ritenga Assad buono, caro e gentile o un democratico travestito da autocrate, no, sarebbe sciocco e miope. Dubito perché è illogico in questo momento, come era illogico quanto si diceva di Gheddafi, nel momento di maggiore necessità di compattare le masse e di far reggere il regime uno si mette a lanciare attacchi a colpi di gas, in una zona in mano ai ribelli… ovviamente sono i bambini quelli morti in quantità industriale. Vi preghiamo di ricordare che durante la guerra in Libia fecero passare stragi compiute dai “ribelli” e pogrom razziali come opera di Gheddafi (ribattezzato Rais, perché quando devi cadere diventi Raiss). Vi prego di ricordare che ci venne spacciata come prova dell’esistenza di una fossa comune un video che ritraeva persone intente a spostare un cimitero (e lo stato scheletrico dei corpi era chiara testimonianza del fatto, ma molti giornalisti urlarono subito, correndo con il naso dietro al sedere di Stati Uniti ed Europa). Ricordiamo inoltre che, a quanto risulta da testimonianze a livello internazionale sono gli stessi ribelli ad avere messo le mani sopra armi chimiche

3Curiosamente non si era scatenato questo grido di allarme all’epoca di questa notizia, non si sentiva parlare di indignazione mondiale o di richieste di intervento con la forza ai danni dei ribelli, no, perché i ribelli, nella idiota e malata strategia di Stati Uniti e colleghi, serviranno a fare un bello Stato telecontrollato, magari sotto la sorveglianza della Arabia Saudita che regge la candela agli Stati Uniti. Allora consentitemi di avere forti dubbi, anzi di pensare che i ribelli, frammentati e dagli intenti spesso sporchissimi, abbiano avuto l’idea (imbeccati) di provocarsi un attacco chimico, così da dare a Europa e Usa la giustificazione dell’attacco. Se credete che i ribelli non lo farebbero mai, sono santi (e appoggiati da santi uomini come il forse defunto Gesuita) fatevi un giro sul web e cercate i tanti filmati di esecuzioni sommarie di civili a carico dei ribelli stessi… perché una guerra adesso? Perché da una parte sarebbe il coronamento di una strategia (fallimentare) che si porta avanti in altre parti, dall’altra distoglie l’attenzione dalla pesante situazione di un Presidente che non ne ha imbroccata una, ma ha fatto tanto bene all’industria degli armamenti, che si è visto crollare lo stupido sogno egiziano e la fessa manovra libica e che in casa ha quel piccolo, minuscolo problema del “grande fratello” svelato da qualche talpa…

L’ETERNO EVASORE – Inquietanti paralleli pubblicitari (ovvero quando le immagini rivelano più delle parole il pensiero di chi ci governa)

L’ETERNO EVASORE – Inquietanti paralleli pubblicitari (ovvero quando le immagini rivelano più delle parole il pensiero di chi ci governa)

La pubblicità “parassita della società” mi ha ricordato tanto certa cartellonistica sull’eterno ebreo della germania hitleriana, lo sguardo torvo, il naso messo bene in vista, la scritta per attirare il disprezzo, l’uso di certa terminologia (Goebbels parlava di insetti delle patate, parassiti insomma) e come per la Germania hitleriana la campagna era rivolta verso concittadini additati ad altri cittadini, attribuendo genericamente tutte le colpe e tutti i mali della società, un bel esempio di nazismo camuffato da buonismo ed educazione civica. Tralasciando poi l’aspetto più assurdo, ovvero che lo Stato in molti casi è un evasore totale (ma d’altro canto anche tra le gerarchie naziste c’erano degli ebrei come Reinhard Heydrich) penso al gran calderone, dove si confondono le evasioni di sopravvivenza con i grandi evasori, così come allora si mischiava in un unico brodo il piccolo artigiano di origine ebraica con i grandi speculatori, questi ultimi spesso non venivano affatto toccati dalla persecuzione e a farci le spese erano i soliti poveracci, il rigattiere, il ciabattino, insomma molti signori nessuno e pochi signori qualcuno…

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Ol bordò de Berghem de Sura


A chi dopo aver percorso la via Gombito e la via Bartolomeo Colleoni sbuchi in piazza Mascheroni non parrà cambiato nulla. L’occhio andrà immediatamente alla Torre della Cittadella ed ai bei edifici tutt’attorno, la tentasiù de ciapà ol fresch a Colle aperto vi spingerà irrimediabilmente lontano dai bei pietroni caldi, dal quadrilatero bollente della Cittadella, fino ad una comoda panchina in posizione strategica, tra fontanella e gelateria. Al ritorno però, se finite per na cumè ‘n gamber, l’occhio probabilmente vi cadrà sul fondo di piazza Mascheroni e vedrete quello, ol bordò de Berghem de Sura, lo scarafaggio di Bergamo Alta. Dove c’era un edificio antico, con un tempo un bel pergolato di un’osteria pe stacà l’nterutùr, fa ‘na fumàda e ‘na biìda (bei tép) adesso ci trovate questo:

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E i Bergamaschi di Bergamo Alta? Popolo così fiero e geloso del suo piccolo scrigno? Hanno protestato, sì, e forte, fin dalla presentazione del progetto, ma non ci sono stati Santi. La Bergamo inviolata, tanto bella da spingere all’inizio del ‘900 ad una norma che vietasse palazzi di una certa altezza nella parte bassa per non togliere la visuale della “acropoli”, si ritrova in casa questo “coso” di bronzo (metalli nobili, dicono loro), un po’ cimiteriale, in realtà si tratta di un hotel a 5 stelle!. Come è stato possibile, roba di fallimenti immobiliari e nuove proprietà di banche (le solite) e probabilmente anche qualche bella amicizia negli ambiti che contano (i soliti ambiti del comiziare et precare e molta beneficenza di restauro…). Ol bordò non è giustificato dal fatto di essere un po’ nascosto, rovina comunque la piazza, e poco ce ne cale se vi sia coinvolto un Accademico delle Arti di Firenze (come a dire che se ti danno un titolo allora sei intelligente… pensate ai laureati incontrati nella vostra vita) resta una cosa fuori completamente da Bergamo Alta e, alla fine, ci si vede solo una volontà di sfregiare il volto di una città, con un bel taglio sulla guancia, per lasciare il proprio segno di possesso, dimostrando di possedere un gusto che se si definisse pessimo sarebbe poca cosa…

La Censura senza paura


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In America più di una casa editrice ha deciso, in nome del politicamente corretto, di purgare i testi classici dai termini considerati “offensivi”, il primo a cadere sotto la scure è stato Mark Twain. In Italia immagino cosa accadrebbe mettendo le mani ad esempio sopra Dante per rendere tutti felici e integrati. Leggo oggi questa dichiarazione a reti unificate di due delle principali agenzie di informazione giornalistica (in teoria) italiana

Dopo l’ANSA anche l’agenzia Adnkronos dice no alla parola “clandestino”
Roma – (Adnkronos) – Raccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini, l’agenzia annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola ‘clandestino’ riferita alle persone immigrate. Il direttore Marra: ”L’uso di un linguaggio corretto è sempre importante e ancora di più quando si tratta di fenomeni come l’immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo”

Accogliendo l’invito di questa sorta di nuovo nume tutelare del politicamente corretto che prende il nome di Boldrini, le due principali agenzie di informazione si rifiutano di usare un termine proprio “clandestino”, perché chi arriva senza i regolari permessi e poi rimane sul territorio, appellatevi a tutta l’umanità che volete, ai santi e alle madonne, ma è clandestino, preferendo non sappiamo cosa. Immaginiamo che la scelta ricadrà sull’orripilante MIGRANTE, termine che, da tempo, ci pregiamo di ritenere non solo ridicolo ma anche assolutamente incorretto perché rende l’idea di gente in perenne movimento, IM-MIGRATO non piace più, la IM è bandita perché offensiva, così come la G (o giovani emuli di Enrico VI… ricordate poi che la diceria sulla G venne sparsa da quel furbacchione di Riccardo III che oggi si direbbe diversamente abile -dico quello di Shakespeare, quello originale pare fosse sanissimo-) perché una sorta di martellamento linguistico, dicono, sarebbe alla base della salvezza degli spiriti eletti e della redenzione dei dispersi. Casualmente devono affiancare a questa opera di “rinominazione” anche la costante minaccia di sanzioni, incarceramenti e così via. A me vengono in mente altri tempi quando i giornalisti venivano riuniti da qualche ministro della propaganda e si illustrava loro come si scrive, cosa si scrive e perché si deve scrivere. Risultato la lingua, già piatta come una pianura, verrà livellata anche dalla autocensura, hai voglia a rafforzare una frase con questo o quel termine, vietatissimo, a meno che non ci sia alla base del tuo discorso un profondo e sentito biasimo e blah blah blah… insomma ci deve essere la morale della favoletta e ti viene pure fornito il manuale con i finali. Che Ansa e Adnkronos non informassero e che in gerale l’informazione sia una pinzetta per levare i peli superflui già si sapeva,

ma stupisce sempre una dichiarazione tanto plateale… ovviamente si prepara l’uditorio al finto plebiscito (ce ne sono stati tanti di falsissimi e con fucili puntati dietro la schiena, hanno perfino ribattezzato piazze sulla base di falsi plebisciti..) che “obbligherà” i politici a togliere il reato di clandestinità (perché noi siamo i più fresconi del mondo e ci piace sentirci buoni) e poi magari ad accogliere, al momento dello sbarco, i MIGRANTI con il Kit completo del neo cittadino, sorta di versione italica del Lei hawaiano, all’interno il numero del sindacato perché ti spieghi come ci si può fare assumere a meno paga (ma il sindacato strizza l’occhio) perché tanto quello che ci smeni lo riprendi grazie alle sovvenzioni comunali, per non parlare del ripristino della pensione per i tuoi anziani (autocertificati), insomma quale altra Nazione ti può regalare tutto questo? In cuor loro questi buoni di cuore dei quartieri bene, i vari Boldrini italici, sperano forse in un prospero domani di voto dei neocittadini (insomma il SEL ha preso il 3% alle Nazionali, un tempo si diceva che il partito era stato trombato…) mentre quelli, giustamente pensiamo, appena potranno si faranno i partiti loro, in fondo sono un po’ più attivi di quanto si sia ultimamente da queste parti.

LA VOCE DI BENEDETTO CROCE


In qualche “puntata” precedente di questo blog avevo riportato un discorso illuminante e crudamente sincero di Benedetto Croce, tenuto nel 1947, in parlamento, in merito alle condizioni di Pace che da “cobeliggeranti” (questa era la formula adoperata) la neonata repubblica italiana si trovava a dover firmare. Come entrando in una casa il mio occhio tende a correre subito ai libri per scovare, tra le scelte, le posizioni, le edizioni, un po’ del carattere della persona che mi ospita, così amo porgere l’orecchio alle voci degli uomini illustri (illustri, si badi bene, e non famosi) per coglierne quel tono che mi accompagni nella lettura o nella ammirazione delle loro opere. Famosa la biblioteca di Croce, famosa e certo riccamente composta, non ho modo di visitarla e ignoro sinceramente dove sia adesso andata a finire, se esista un qualche fondo Croce, se tutto sia rimasto nel palazzo storico (lo spero) o se, secondo la sciagurata prassi del lascito, specchio di anime speranzose nel domani, sia andata a finire in qualche biblioteca. Se il caso è il secondo mi auguro che non sia stata smembrata, come spesso, purtroppo, ho visto avvenire o che non giaccia tutta compattata in qualche deposito… ma no, ecco, grazie a questo strumento informatico, scopro giusto ora che i libri riposano dove li aveva custoditi Croce, nel suo palazzo ora sede della Fondazione, una buona notizia insomma. Cercando la voce di Croce ho trovato questo piccolo video dove sono raccolte tre testimonianze audio, o meglio due, perché si tratta, nel primo e nel  terzo caso, del medesimo inizio del discorso tenuto nel 1947, il secondo esempio invece ignoro da dove sia stato tratto. Buon ascolto.