Benigni commentatori, maligni criticoni


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Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel “buffo”, ma lasciamo stare il “comico”. I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un’altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.

Carmelo Bene

Io non trovo nulla di strano, né nulla di male nel cambio di idea di Benigni, pur se avviene dopo poche settimane dalle sue dichiarazioni contro la riforma costituzionale. Uno non può cambiare parere? Il problema non è suo, è della massa di italiani ignoranti e beoti che si affidano ad un buffo (o buffone) e alle sue parole come massime di vita e precetti quasi divini, è della feccia italica che ritiene normale diffondere sulle reti nazionali pubbliche e nelle scuole Benigni che spiega la Costituzione, Benigni che spiega Dante, quasi che non vi fosse nulla di più bello, profondo e preparato di un buffone che si improvvisa vate nazionale. A questa massa di imbecilli con diritto di voto dico: avete quello che vi meritate. Se ritenete che questa Nazione sia da rappresentare attraverso un buffone… avete ragione. Un buffone adatto a tutte le stagioni (è il suo mestiere) è l’immagine calzante di questa penisola mediocre e sonnacchiosa, tutta “eventi” e “cose esclusive di gruppo”, se poi vi stupite siete fessi 2 volte e rendete evidente quanti stupidi si aggirino per queste lande. Dunque benissimo Benigni, benissimo lo Stato a considerarlo il suo degno portabandiera, benissimo questa chiesa (c minuscola) e questo papocchio a cercarlo come testimone d’eccezione dei propri libri,

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tutto bene, che cazzo vi lamentate?

Chi non salta Nazi è (dal disco Party Giani)


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La Party Giana

Tu sei Partigiano, io sono Partigiano, tu non sei vero Partigiano, chi non vota non è Partigiano, i veri Partigiani votano sì, i veri Partigiani votano no… Party Giani Tunz Tunz Party Giani Tunz Tunz… per chi trova risibile la Chiesa pare una versione ridotta di certe dispute conciliari sul Filioque e sullo Spirito Santo (per chi trova risibile, dico). Insomma si evoca questa entità astratta: il Partigiano. Si stabilisce che questo astratto Partigiano voterà Sì o No e che l’AntiPartigiano (?) voterà l’opposto.

  La gente si accapiglia (virtualmente) sulla questione e rispolverandoli trascina fuori casa i pochi Partigiani rimasti, quelli che cronologicamente ci azzeccano, per fare loro dire Sì o No e poi pubblicare un: il Partigiano Gimbo che armato di un coltellino svizzero assaltò 70 postazioni Naziste ha detto che voterà …. E dunque?

  Totò in una divertente e surreale scena de “i due orfanelli” lanciava una stoccata al fiorire di Partigiani dopo la seconda guerra mondiale. Radunati i pochi reduci vestiti alla napoleonica li contava e raccomandava loro di non fare scherzi in occasione del raduno dell’anno successivo, alludendo ad una effettiva discrepanza di dati post conflitto.

Quella dei Partigiani e della Strumentalizzazione dei Partigiani è tema praticamente costante, fin dalle origini, tra furbetti, negazionisti e infiltrati. C’è chi come Bocca era entrato nei partigiani per coprire il suo passato di fascista convinto, c’è chi vi è entrato dopo la guerra dicendo di avere lavorato come infiltrato,

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Le matte risate

un recentemente defunto diceva che aveva fatto il repubblichino per spirito di avventura, ma almeno non si era spacciato da infiltrato partigiano, c’è chi probabilmente non ce la raccontava giusta e poi tanti che hanno negato vendette e eliminazioni sommarie. Nel Nord Italia non è difficile ascoltare ancora racconti, oramai di seconda e terza mano per questioni cronologiche, di soprusi compiuti da entrambi i lati della barricata, d’altro canto le guerre non sono mai state un collegio di educande e le guerre civili tirano fuori la natura umana al suo massimo splendore negativo. Sui Partigiani ci hanno marciato un po’ tutti, compresi alcuni Partigiani. C’è gente che si è fatta una discreta carriera politica, a livello locale o nazionale, dimenticando incidenti di percorso, c’è chi ha tirato fuori il patentino di partigiano quasi a giustificazione e futura assoluzione per tutto, i partiti hanno giocato la loro parte, toccando il tasto di quanti e quali partigiani si ritrovassero tra le loro fila. Oggi 2016 oramai l’ipocrisia e la strumentalizzazione è globale, diffusa. Vi sarà capitato di sentire vostri coetanei affermare che sono antifascisti e sono pure iscritti all’ANPI. La cosa è detta con tono della prova regina. L’ANPI non risulta però che faccia test di ingresso o controlli i precedenti fino alla settima generazione, a parte ovviamente per l’archivio dei Partigiani. Il valore di essere iscritti all’ANPI è il medesimo, lasciatelo dire, di chi potrebbe volersi iscrivere alla Associazione  Rievocazioni Storiche Spartane, uno si iscrive, se ne appassiona, magari fa pure ricerche e si compra riproduzioni e, alcune volte l’anno, si riunisce con altri iscritti e rievoca questo o quello scontro, ma se poi andate per strada dicendo che siete Spartani o che combattete i Persiani vi pigliano e vi portano a fare un controllino sanitario. I Partigiani sono quelli che furono Partigiani, possibilmente Partigiani veri e propri. Stiamo dunque parlando di persone che oramai superano abbondantemente gli 85 anni e che, di anno in anno, fatalmente vengono meno. Mettere avanti questioni di Spirito o di Profonda Comprensione non valgono, a meno che non si valuti questo “essere Partigiani” una sorta di valore religioso che si trasmette dai fondatori agli adepti, ma sarebbe un assurdo storico credo. Dunque l’essere iscritti all’Anpi non vi farà Partigiani perché nulla vi renderà Partigiani a meno che, in condizioni storiche precise, non mettiate in gioco la vostra pelle contro un ordine costituito. Capiamoci. Come non ci sono i Partigiani ventenni io non ritengo vi siano i Fascisti ventenni, entrambi giocano sopra un concetto inverosimile. Quello che però esiste è un atteggiamento, un modo di porsi e un fare che possiamo definire Fascista, utilizzando categorie oramai del passato ma che possono risultare valide. Fascista è chi fa del sopruso fisico uno strumento politico. Chi considera che la libertà di parola non abbia valore assoluto, ma debba essere imbrigliata in ambiti e termini e indirizzata attraverso una persecuzione giudiziaria, fascista è chi porta avanti un piano di violenza fisica sul corpo e sulla parola altrui. Da qui se ne deriva che il recente Contro Corteo di Roma ha mostrato come nel seno di quelli che si lavano la coscienza dicendo “io sono contro Casa Pound ergo sono Antifascista” si annidino i Fascisti tanto quanto tra le fila di Casa Pound.

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Immagine degli autoproclamatisi antifascisti mentri

assaltano il pulmino di un gruppo di turisti tedeschi

  Da tutto questo deriva il fatto che, a parere mio, è ridicolo e risibile tirare in ballo Partigiani e voto partigiano, sia per un sì che per un no, che la Costituzione sia l’esito della fine della guerra è un dato cronologico e certo tra i Costituenti vi fu anche gente che partecipò alla Resistenza (ma pure molti imboscati o voltagabbana) ma cosa ha a che vedere tutto questo che si propone oggi o perfino la dichiarazione di voto di qualche partigiano (partigiano che è lontano decenni e decenni da quello che era nel 45 e che dunque può pure prendere decisioni non “in linea”) non è manifestazione di un ipotetico “spirito dei partigiani” e tantomeno l’ANPI che è un gruppo di rievocazione e memoria, dove si tovano solo gli ultimi superstiti (il Presidente è del 1923) ma da qui a definirlo come un nucleo compatto e rappresentativo…

  Ordunque, votate al referendum come vi sembra meglio -se volete votare ovviamente-, guardatevi le carte, osservate le inchieste, chiedete pareri, opinioni… ma per favore non tirate in ballo cose prive di significato e fuori contesto, siano pro o contro.

Leviatanini di basso cabotaggio – Concordia Ordinum


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Infatti è vero che quanto un popolo è governato da un’assemblea, che esso sceglie fra e proprie file, il governo è detto democratico o aristocratico; ma quando è governato da una assemblea non di sua scelta, si tratta di una monaschia; e cioè non della monarchia di un solo uomo su di un altro, ma di quella di un popolo su un altro popoloThomas Hobbes, Leviatano, parte seconda, cap. 19

A questo punto direi che dopo il Porcellum in Italia ci si dirige a perfezionare un modello monarchico (Senato non elettivo, con una Camera di eletti, ma non selezionabili) con un Presidente della Repubblica che si è arrogato diritti non suoi e dunque viene giustamente chiamato “Re Giorgio”. Si avvicina un conflitto tra la monarchia dei parlamentari e la monarchia del Presidente Re che da Presidente Re, per proseguire con Hobbes,  “non deve che innalzare la propria famiglia” (carriera del figlio in ambito politico/statale, carriera della nipote in ambito politico/statale)* mentre “i favoriti di un’assemblea sono molti” (lungo elenco). La Concordia Ordinum, vera fissa ciceroniana, non è mai stata tanto forte, il PD ed il PDL lavorano alacremente, in sintonia e affiatati dopo decenni di esercizio di inciuciu, i “minori” (Lega, Sel) fanno finte baruffe, il terzo incomodo (M5S) non combina nulla e non tenta in fin dei conti di fare nulla ed ogni giorno che passa i grillini, immersi nel liquido parlamentare, si adattano al modello, come a suo tempo fece la Lega etc… nihil sub sole novi, poi si stupiscono se Schettino viene chiamato a tenere lezioni in Università, d’altro canto il sistema Universitario è già naufragato, danni ulteriori non ne può fare, è uno schifo? Concordo, ma nella Nazione dove gli inquisiti per mafia siedono in parlamento e dove le Costituzioni si cambiano tra “amici”, cosa sarà mai se un inquisito per strage si mette a predicare sulla “gestione delle situazioni di crisi”? Inoltre è buona notizia per distogliere l’attenzione del popolo dal consolidamento di un regime parlamentare non elettivo. Concordia Ordinum.

* entrambi i “napolitanini” sono protagonisti di problemi concorsuali. Giulio vince un concorso universitario dapprima annullato per accolto ricorso degli altri partecipanti (il CV del principino aveva discreti problemi), ovviamente il tutto inutile perché la vittoria era scritta negli astri (consiglio la lettura del recente profilo stilato da Adnkronos con toni degni di una velina del ventennio). La principessina, assunta senza inizialmente passare per un concorso, ha poi vinto un concorsino leggermente ritagliato sulla sua persona, tutto bello, tutto giusto.

La Censura senza paura


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In America più di una casa editrice ha deciso, in nome del politicamente corretto, di purgare i testi classici dai termini considerati “offensivi”, il primo a cadere sotto la scure è stato Mark Twain. In Italia immagino cosa accadrebbe mettendo le mani ad esempio sopra Dante per rendere tutti felici e integrati. Leggo oggi questa dichiarazione a reti unificate di due delle principali agenzie di informazione giornalistica (in teoria) italiana

Dopo l’ANSA anche l’agenzia Adnkronos dice no alla parola “clandestino”
Roma – (Adnkronos) – Raccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini, l’agenzia annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola ‘clandestino’ riferita alle persone immigrate. Il direttore Marra: ”L’uso di un linguaggio corretto è sempre importante e ancora di più quando si tratta di fenomeni come l’immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo”

Accogliendo l’invito di questa sorta di nuovo nume tutelare del politicamente corretto che prende il nome di Boldrini, le due principali agenzie di informazione si rifiutano di usare un termine proprio “clandestino”, perché chi arriva senza i regolari permessi e poi rimane sul territorio, appellatevi a tutta l’umanità che volete, ai santi e alle madonne, ma è clandestino, preferendo non sappiamo cosa. Immaginiamo che la scelta ricadrà sull’orripilante MIGRANTE, termine che, da tempo, ci pregiamo di ritenere non solo ridicolo ma anche assolutamente incorretto perché rende l’idea di gente in perenne movimento, IM-MIGRATO non piace più, la IM è bandita perché offensiva, così come la G (o giovani emuli di Enrico VI… ricordate poi che la diceria sulla G venne sparsa da quel furbacchione di Riccardo III che oggi si direbbe diversamente abile -dico quello di Shakespeare, quello originale pare fosse sanissimo-) perché una sorta di martellamento linguistico, dicono, sarebbe alla base della salvezza degli spiriti eletti e della redenzione dei dispersi. Casualmente devono affiancare a questa opera di “rinominazione” anche la costante minaccia di sanzioni, incarceramenti e così via. A me vengono in mente altri tempi quando i giornalisti venivano riuniti da qualche ministro della propaganda e si illustrava loro come si scrive, cosa si scrive e perché si deve scrivere. Risultato la lingua, già piatta come una pianura, verrà livellata anche dalla autocensura, hai voglia a rafforzare una frase con questo o quel termine, vietatissimo, a meno che non ci sia alla base del tuo discorso un profondo e sentito biasimo e blah blah blah… insomma ci deve essere la morale della favoletta e ti viene pure fornito il manuale con i finali. Che Ansa e Adnkronos non informassero e che in gerale l’informazione sia una pinzetta per levare i peli superflui già si sapeva,

ma stupisce sempre una dichiarazione tanto plateale… ovviamente si prepara l’uditorio al finto plebiscito (ce ne sono stati tanti di falsissimi e con fucili puntati dietro la schiena, hanno perfino ribattezzato piazze sulla base di falsi plebisciti..) che “obbligherà” i politici a togliere il reato di clandestinità (perché noi siamo i più fresconi del mondo e ci piace sentirci buoni) e poi magari ad accogliere, al momento dello sbarco, i MIGRANTI con il Kit completo del neo cittadino, sorta di versione italica del Lei hawaiano, all’interno il numero del sindacato perché ti spieghi come ci si può fare assumere a meno paga (ma il sindacato strizza l’occhio) perché tanto quello che ci smeni lo riprendi grazie alle sovvenzioni comunali, per non parlare del ripristino della pensione per i tuoi anziani (autocertificati), insomma quale altra Nazione ti può regalare tutto questo? In cuor loro questi buoni di cuore dei quartieri bene, i vari Boldrini italici, sperano forse in un prospero domani di voto dei neocittadini (insomma il SEL ha preso il 3% alle Nazionali, un tempo si diceva che il partito era stato trombato…) mentre quelli, giustamente pensiamo, appena potranno si faranno i partiti loro, in fondo sono un po’ più attivi di quanto si sia ultimamente da queste parti.

LA VOCE DI BENEDETTO CROCE


In qualche “puntata” precedente di questo blog avevo riportato un discorso illuminante e crudamente sincero di Benedetto Croce, tenuto nel 1947, in parlamento, in merito alle condizioni di Pace che da “cobeliggeranti” (questa era la formula adoperata) la neonata repubblica italiana si trovava a dover firmare. Come entrando in una casa il mio occhio tende a correre subito ai libri per scovare, tra le scelte, le posizioni, le edizioni, un po’ del carattere della persona che mi ospita, così amo porgere l’orecchio alle voci degli uomini illustri (illustri, si badi bene, e non famosi) per coglierne quel tono che mi accompagni nella lettura o nella ammirazione delle loro opere. Famosa la biblioteca di Croce, famosa e certo riccamente composta, non ho modo di visitarla e ignoro sinceramente dove sia adesso andata a finire, se esista un qualche fondo Croce, se tutto sia rimasto nel palazzo storico (lo spero) o se, secondo la sciagurata prassi del lascito, specchio di anime speranzose nel domani, sia andata a finire in qualche biblioteca. Se il caso è il secondo mi auguro che non sia stata smembrata, come spesso, purtroppo, ho visto avvenire o che non giaccia tutta compattata in qualche deposito… ma no, ecco, grazie a questo strumento informatico, scopro giusto ora che i libri riposano dove li aveva custoditi Croce, nel suo palazzo ora sede della Fondazione, una buona notizia insomma. Cercando la voce di Croce ho trovato questo piccolo video dove sono raccolte tre testimonianze audio, o meglio due, perché si tratta, nel primo e nel  terzo caso, del medesimo inizio del discorso tenuto nel 1947, il secondo esempio invece ignoro da dove sia stato tratto. Buon ascolto.

 

IL GOVERNO LETTA: LA PROVA DELLA UGUAGLIANZA TRA I POPOLI


Profile of man screaming.Tutti ne parlano male, peste e corna, sputi, grida, ma penso che si sia perso il senso centrale del governo Letta. Naturali sono le lamentele sopra una azione assolutamente invisibile, sopra la debolezza, la già evidente disillusione rispetto alle prime roboanti, classiche promesse di futuri miglioramenti; d’altro canto siamo davanti al tradizionale dispiegamento di promessucole, retoricume e merda che, da quando il mondo è mondo, si presenta davanti agli esseri umani: una occhiata al Dictionnaire des idées reçues di Flaubert potrebbe, ahinoi, mettere più di un cuore in pace e dico ahinoi perché quella pace comparte sostanza con la rassegnazione e la disillusione. 

sad-dog3Dicevamo dunque che, a nostro parere, le baruffe chiozzote di giornali, televisioni, popolo e fantasmi del web si scatenano alla fine dei conti per una mancata percezione del vero significato del governo Letta, un significato che, se badiamo bene, è stato in fondo già dichiarato praticamente fin dalle origini, anzi, ancora prima che si arrivasse a questo “esecutivo”. Nei mesi precedenti, lo ricorderete, c’è stato un continuo bofonchiare di governo d’unità nazionale, il governissimo, roba post guerra mondiale o somma crisi istituzionale, roba da colonnelli (in pensione). Si è urlato, gridato allo scandalo, rifiutato, armeggiato davanti a telecamerine in diretta, si sono fatte pessime figure e ogni contendente, il vittorioso e lo sconfitto, ha dichiarato di avere riportato la vittoria (Flaubert, Dictionnaire, voce Battaglia: ci sono sempre due vincitori: il vincente e il vinto). Il risultato finale sono alcuni partitucci (uno pure numericamente all’epoca vasto) collocati a fare da opposizione, diremmo quasi “nominati opposizione” e due ex grossi partiti abbracciatisi sul campo di battaglia, prima di Natale… lo sappiamo, si trattava di una guerra tra bimbi cresciuti, fatta con i fucilini con tanto di tappo di sughero in cima, e diciamo cresciuti perché i bimbi, quelli veri, le guerre le fanno e all’ultimo sangue. Il governo si è fatto, è accaduto, ed è governo di unità sovranazionale e il suo scopo lo ha compiuto talmente di fretta da lasciarci un poco confusi.

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“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

Così leggiamo all’articolo uno della dichiarazione universale dei diritti umani. Curioso che il predecessore sia scaturito all’interno di un autentico massacro, ma comunque… Due frasi davvero notevoli, sulla applicazione poi dei paesi firmatari ci sarebbe da discutere, ma non è questo l’argomento del post. In Italia siamo finalmente riusciti a dimostrare nei fatti parte di questi precetti, l’uguaglianza c’è tra i popoli, le differenze non sono poi così incolmabili, l’essere umano è uno e uno solo.

funny-bear-can-i-get-a-hugEnrico Letta è un sornione, pacca sulla spalla, bagno di folla tra i vicini, biciclettina, battuta e preghiera, sembra un po’ ebete, ma non lo è, ha formato il governo e scacco matto alla regina in poche settimane, l’uguaglianza è personificata da due ministri, due ministri donna: Josefa Idem e Cecile Kyenge. Nord e Sud del mondo, bionda lattea, mora eburnea, entrambe naturalizzate italiane, dunque entrambe di base straniere ma di mondi certo diversi, la tedesca e la congolese, eppure riunite, quasi un simbolo da mettere al centro della foto di gruppo del nuovo governo, un simbolo delle diversità che, riunitesi, mostrano come la sintesi sia naturale, spontanea e la base è una e una sola: se sei una pessima persona, che tu sia tedesca o congolese, italiana o cino-giappo nord koreana, resti una pessima persona. Se sei una persona dotata di superbia, sprezzante, che tu sia congolese o tedesca resti la stessa detestabile e biasimevole persona. Che tu sia tedesca o congolese se hai la tendenza a fare la predica dalla mattina alla sera agli altri, a sproposito, continuerai a fare la predica dalla mattina alla sera, a sproposito, in particolare a quelli che pure ti hanno eletto. Sei tedesca, arrivi in Italia, fai la tua bella carriera, hai una faccenduola come una palestra in nero, senza pagamento di Imu, ma ti offrono di fare uno spot contro l’evasione? Pronti, eccoti con il tuo bel viso gentil alemanno a dirci come ci dobbiamo comportare, siamo certi che se fossi stata congolese e parimenti pessima persona ti avremmo ugualmente visto fare la predica al popolino bue. Sei congolese e in pochi anni da clandestina arrivi ad essere ministro (con voti di italiani, pare, perché tu stessa mi dici di batterti per dare la cittadinanza e il voto agli stranieri che ancora in gran parte non possono averli) ma sei un po’ sciocchina e superba? Pronti, mi dici che siamo un popolo di razzisti (poi te lo rimangi, sei sciocchina, appunto) e intanto fai cosette belle e unificanti come fare la solita smargiassata da politico con scorta, in contromano, la gente protesta (senza neppure sapere chi ci fosse sopra quella macchina)? Si tratta di razzisti. Se si è una persona detestabile e sgradevole, che tu sia italiana, tedesca o congolese, italianizzata o non ancora, penso che sia diritto, in nome della unità dei popoli e della uguaglianza delle genti, dirti che sei destestabile, incapace, sgradevole e ipocrita, e così il governo Letta ha compiuto l’impresa, ha dimostrato che puoi essere italiano del nord o del sud o del centro, italianizzato dalla germania o italianizzato dal congo e dimostrarti per la pessima persona che sei, sempre e comunque, senza distinzione, senza attenuanti, e allora grazie Enrico, hai  dato una lezione di uguaglianza a tutto il mondo.

Sopra i diritti dei vinti e dei vincitori – un discorso di Benedetto Croce


La poliedrica e vasta produzione di Benedetto Croce consente di selezionare, saltellando da brano a brano, spesso richiedendo quello che più ci aggrada, quasi si fosse ad una cena antica ed una pifera sapiente ci offrisse il meglio della sua arte. Esiste però, tra gli interventi politici del Croce Senatore, un discorso che certo appare ancora oggi di una importanza capitale, eppure, per motivi che non stiamo troppo ad indagare, poco si conosce e raramente si legge per motivi che, ad una lettura sufficientemente attenta, risulteranno evidenti.

Discorso tenuto da Benedetto Croce il 24-7-1947 all’Assemblea Costituente

            Io non pensavo che la sorte mi avrebbe, negli ultimi miei anni, riservato un così trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell’essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende più penetrante l’intelletto che cerca nella verità la sola conciliazione dell’interno tumulto passionale.

            Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta tutti, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente.

            Senonché il documento che ci viene presentato non è solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e prende da noi, ma un giudizio morale e giuridico e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi o tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano coi vincitori gli altri popoli, anche quelli del continente nero.

            E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria.

            Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica o lo sa troppo bene e cela l’utile, ancorché egoistico del proprio popolo o Stato, sotto la maschera del giudice imparziale. Segno inquietante di turbamento spirituale sino ai giorni nostri (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo), i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto i nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente d’ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini, e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo o concludendo con ciò la guerra.

            Giulio Cesare non mandò innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l’eroico Vercingetorige, ma esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l’esempio di lui, poiché gli si fu nobilmente arreso, lo trascinò per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere. Parimente si è preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che lo riconoscano e promettano di emendarsi: che è tale pretesa che neppur Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a sé, perché egli non scruta le azioni dei popoli nell’ufficio che il destino o l’intreccio storico  di volta in volta a loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui dei singoli individui. Un’infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, si piuttosto dei vincitori, non dei giudicati ma degli illegittimi giudici.

            Noi italiani, che abbiamo nei nostri grandi scrittori una severa tradizione di pensiero giuridico e politico, non possiamo dare la nostra approvazione allo spirito che soffia in questo dettato, perché dovremmo approvare ciò che sappiamo non vero e pertinente a transitoria malsania dei tempi: il che non ci si può chiedere. Ma altrettanto dubbio suscita questo documento nell’altro suo aspetto di dettato internazionale che dovrebbe ristabilire la collaborazione tra i popoli nell’opera della civiltà e impedire, per quanto è possibile, il rinnovarsi delle guerre.  Il tema che qui si tocca è così vasto e complesso che io non posso se non lumeggiarlo sommariamente e in rapporto al solo caso dell’Italia e nelle particolarità di questo caso.

            L’Italia, dunque, dovrebbe, compiuta l’espiazione con l’accettazione di questo dettato, e così purgata e giustificata, rientrare nella parità di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si può credere che ciò sia possibile se la prima condizione di ciò è che un popolo serbi la sua dignità e il suo legittimo orgoglio, e voi, o sapienti uomini dei tripartito, o quadripartito internazionale, l’offendete nel fondo più geloso dell’anima sua, perché, scosso che ebbe da sé l’Italia, non appena le fu possibile, l’infesto regime tirannico che la stringeva, avete accettato e sollecitato il suo concorso nell’ultima parte della guerra contro la Germania, e poi l’avete, con pertinace volontà, esclusa dai negoziati della pace, dove si trattava dei suoi più vitali interessi, impedendole di fare udire le sue ragioni e la sua voce e di suscitare in sè spontanei difensori in voi stessi o tra voi?

            E ciò avete fatto per avere le sorti italiane come una merce di scambio tra voi, per equilibrare le vostre discordi cupidigie o le vostre alterne prepotenze, attingendo a un fondo comune, che era a disposizione.

            Così all’Italia avete ridotto a poco più che forza di polizia interna l’esercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa, toltole popolazioni italiane contro gli impegni della cosiddetta Carte Atlantica, introdotto clausole che violano la sua sovranità sulla popolazioni che le rimangono, trattatala in più cose assai più duramente che altri stati ex nemici che avevano tra voi interessati padroni, toltole o chiesto una rinunzia preventiva alle colonie che essa stessa aveva acquistate col suo sangue e amministrate e portate a vita civile ed europea col suo ingegno e con dispendio delle sue e tutt’altro che ricche finanze, impostole gravi riparazioni anche verso popoli che sono stati dal suo dominio grandemente avvantaggiati, e perfino le avete, come ad obbrobrio, strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia, sotto pretesto di trovare in quel possesso la garanzia contro una possibile irruzione italiana, quella garanzia che una assai lunga e assai fortificata e assai vantata linea Maginot non seppe dare.

            Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitte all’Italia e consegnati in questo documento, perché sono incisi e bruciano nell’anima di tutti gli italiani; e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di avere acquistato con ciò un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo.

            Il proposito doveroso di questa collaborazione permane e rimarrà saldo in noi, e lo eseguiremo perché corrisponde al nostro convincimento e l’abbiamo pur ora comprovato col fatto; ma bisogna non rendere troppo più aspro all’uomo il già aspro suo dovere, né dimenticare che al dovere giova la compagnia che gli recano l’entusiasmo, gli spontanei affetti, l’esser libero dai pungenti ricordi di  torti ricevuti, la fiducia scambievole che presta impeto ed ali.

            Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento perché contrario alla verità, e direi alla nostra più alta scienza, non possiamo, sotto questo secondo aspetto dei rapporti fra i popoli, accettarlo, nè come italiani curanti dell’onore della loro patria, né come europei, due sentimenti che confluiscono in uno; perché l’Italia è tra i popoli che più hanno contribuito a formate la civiltà europea, e per oltre un secolo ha lottato  per la libertà e l’indipendenza sua e, ottenutala, si era per molti decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in Europa.

            E cosa affatto estranea alla sua tradizione è stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta, ma da competizioni di altre potenze, la quale, tuttoché essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che seguì dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei alla imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui. Libri stranieri hanno testé favoleggiato la sua storia nei secoli come una incessante aspirazione all’imperialismo, laddove l’Italia una sola volta fu imperiale, e non propriamente essa, ma l’antica Roma, che peraltro valse a creare la comunità che si chiamò poi l’Europa; e, tramontata quell’egemonia, per la sua posizione geografica divenne campo di continue invasioni e usurpazioni dei vicini popoli e stati.

            Quei libri, dunque, non sono storia, ma deplorevole pubblicistica di guerra, vere e proprie falsificazioni.

            Nel 1900 un ben più sereno scrittore inglese, Bolton King, che con grande dottrina narrò la storia della nostra Unità, nel ritrarre l’opera politica dei governi italiani nel tempo seguito all’Unità, riconosceva, nella conclusione del suo libro, che, al confronto degli altri popoli di Europa, l’Italia “possedeva un ideale umano e conduceva una politica estera comparativamente generosa”.

            Ma se non approveremo questo documento, che cosa accadrà? In quali strette ci cacceremo? – Ecco il dubbio e la perplessità che può travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto trattato so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l’opportunità contingente di una formalistica ratifica.

            Ora non dirò ciò che voi ben conoscete: che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunità e appartengono a quella inopportunità inopportuna o a quella opportunità superiore che non è del contingente, ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto è la tutela della dignità nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri, da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio.

            Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente, e, scendendo anch’io nel campo del contingente, alla domanda su quel che sarà per accadere rispondere, dopo avervi ben meditato, che non accadrà niente, perché in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l’approvazione dell’Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l’Italia ha buona ragione di non approvarlo. Potrebbero bensì, quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta; ma non credo che si vorrà dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perché non si riesce a immaginarli peggiori e più duri.

            Il governo italiano certamente non si opporrà alla esecuzione del dettato; se sarà necessario, coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo, la seconderà docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte.

            Ma l’approvazione no! Non si può costringere il popolo italiano a dichiarare che è bella una cosa che esso sente come brutta, e questo con l’intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di se stesso, che è indispensabile a un popolo come a un individuo, e che solo lo preserva dall’abiezione e dalla corruttela.

            Del resto, se prima eravamo soli nel giudizio dato di sopra del trattamento usato all’Italia, ora spiritualmente non siamo più soli: quel giudizio si avvia a diventare un’opinio communis e ci viene incontro da molti altri popoli e perfino da quelli vincitori, e da minoranze dei loro parlamenti che, se ritegni molteplici non facessero per ora impedimento, diventerebbero maggioranze, e fin da ora ci esorta a ratificare sollecitamente il trattato per entrare negli aeropaghi internazionali da cui siamo esclusi, e nei quali saremmo accolti a festa, se anche come scolaretti pentiti; e ci si fa lampeggiare l’incoraggiante visione che le clausole di esso più gravi e più oppressive non saranno eseguite e tutto sarà sottoposto a revisione.

            Noi non dobbiamo cullarci nelle facili speranze e nelle pericolose illusioni e nelle promesse più volte provate fittizie, ma contare anzitutto e soprattutto su noi stessi; e tuttavia possiamo confidare che molti comprenderanno la necessità del nostro rifiuto dell’approvazione, e l’interpreteranno per quello che esso è: non un’ostilità contro il riassetto pacifico dell’Europa, ma , per contrario, non ammonimento e un contributo a cercare questo assetto nei modi in cui soltanto può ottenersi; non una manifestazione di rancore e di odio, ma una volontà di liberare noi stessi dal tormento del rancore e dalle tentazioni dell’odio.

LA POSIZIONE DELLA MAI DIMISSIONARIA: BOLDRINI E INTERNET


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Dubbi circolano sulla rete in merito alle ultime uscite del Presidente della Camera che si è detta stufa della anarchia dominante in rete, degli insulti ai suoi danni etc… tutta roba già sentita in passato, nulla di nuovo, roba che aveva scatenato maree di foto con post it, grida d’allarme, golpe, dittatura, in questo caso invece la reazione attuale è un misto di stupore e incertezza, molti non sanno cosa dire anche perché poche settimane prima avevano inneggiato alla elezione della Boldrini come ad un segno di cambiamento.

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Qualcuno si era in passato preoccupato di far notare come il passaggio da un politico di professione ad un funzionario politicizzato di professione non fosse un cambiamento e che l’Onu sia un carrozzone più interessato alla sua autoconservazione rispetto ad una qualsiasi risoluzione di qualche problema. Gli incauti che avevano palesato tale dubbio erano stati o presi a sberleffi o insultati. Essendo tra quegli incauti continuo a sostenere quanto detto prima, l’Onu si è dimostrato un ente inutile, incapace di intervenire quando c’è bisogno e, di anno in anno, i recenti fatti libici lo dimostrano, ha fatto una politica di sponda alle solite potenze internazionali, in barba ad un qualsiasi senso di giustizia o almeno di equilibrio: come potremmo definire un organo che in poche settimane passa dal decretare un premio internazionale per i diritti umani ad un noto dittatore/terrorista ora amico di Europa e USA per poi partecipare ad una caccia all’uomo, scaturita appoggiando una rivoluzione farlocca e niente affatto popolare, con tanto di linciaggio conclusivo del quasi premiato?

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Se c’è un settore dove l’inoperosità e la ipocrisia dell’Onu è evidente è quello della lotta alla fame nel mondo o alle questioni dei rifugiati, altrettanto evidente in quel settore, anche se si finge sempre di non sentire, sono i casi numerosissimi di ruberie e la palese contraddizione tra la propagandata immagine di funzionari/missionari e gli stipendi faraonici per gente che passa la maggior parte del tempo con ruoli di burocrate salvo farsi fare un paio di foto con i bambini poveri in occasione di qualche viaggio, anche perché può sempre tornare buona a scopi elettorali

Con un retroterra di questo tipo mi chiedo cosa ci si aspettasse da questa Madre Teresa di Calcutta italica (le descrizioni erano circa queste e calcolate che ho forti dubbi anche riguardo a Madre Teresa di Calcutta) riuscirà dove fino ad ora i suoi predecessori hanno fallito? Ricordate che una caratteristica da sempre frequente nei burocrati è l’ottusa protervia, un burocrate segue a macchinetta certi percorsi preordinati, tende a pensare quello che gli è stato imposto di pensare e perfino a sognare quello che gli è stato imposto di sognare, quando poi assume un potere notevole gli effetti tragici solitamente non tardano troppo. Intanto ha fatto perquisire la casa di un giornalista perché questi incautamente aveva ripostato sul suo profilo Facebook delle foto che parevano (in realtà foto di altra persona) ritrarre la Boldrini nuda al mare. Voi direte, non era suo diritto difendersi da calunnie? Certo, ma i metodi sono parsi eccessivi. A seguito del clamore poi ha approfittato per tagliare teste nello staff del Presidente della Camera (si vocifera che non vedesse l’ora) per infilare gente a lei più gradita, ora tuona contro l’anarchia di internet come un Gasparri qualsiasi, ci riuscirà? Lo sapremo solo in futuro magari anche da queste paginette volanti.. o magari no.

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MA COSA VUOI CHE SIA…


Ma cosa vuoi che sia un Presidente della Repubblica che interviene sopra una inchiesta e vuole far sparire delle intercettazioni, ma cosa vuoi che sia, l’importante è mettere fuori lo striscione il giorno della strage di Capaci o quella di via D’Amelio. Santi laici, eroi, tutta la terminologia buona per fare di Falcone e Borsellino qualcosa di astratto e sopra le cose astratte non si indaga, ci si limita a venerazione e ricordo (possibilmente mitizzato).

Ragionamento del tipico Italiano

Parte 1: me ne fotto delle manovre di Re Gioggio per fare pressione sulle indagini relative ai rapporti tra Stato-Mafia, me ne fotto delle richieste di Mancino, degli impegni di Re Gioggio e del suo intervento inusitato

Parte 2: corro a mettere alla finestra la candelina, sul petto la coccarda, sul balcone lo striscione, sulla macchina l’adesivo in ricordo di Falcone e Borsellino e grido ai quattro venti che “i poteri forti” non vogliono la verità.

Parte 3: faccio indigestione di erba e chiedo al pastore se posso prendermi una settimana di riposo. Quello prima mi tosa, poi mi concede graziosamente la vacanza.

Parte 3b: mi inquieto per il ritorno di Berlusconi e me ne occupo con grande passione.

COSTITUZIONE MON AMOUR!


Monti scende dalla cima del Bilderberg recando le nuove tavole

A noi ge piage la cosdiduzione, a noi, hai capito? Noi siamo cosdiduzionalisdi conviTTi, siamo scesi in piazza a El Alamein, abbiamo fatto le barricate a Iwo Jima, io c’ho pure una Gopia della Gostituzione sotto al mobiletto dove metto la collezione dei Pokemon, traballa.

 Di queste amenità l’Italia è decennalmente piena, sotto il governo del precedente puzzone (l’Italia, notoriamente, è una sequela di puzzoni al governo) si mandavano foto a Repubblica, video al Corriere, disegni all’Unità, fazzolettini usati a Libero e via così. Tutti in piazza a dire Costituzione quasi fosse la parolina che avrebbe aperto la caverna per arraffare il tesoretto.

Dopo il Berlusca si è dimesso.

Feste, giubili, spruzzate di liquidi in ogni angolo della Capitale.

Da lontano, come nei film western o in qualche sEga epica, arrivò l’eroe subito incensato, giornalisti a pecorina, commentatori a cucchiaio, osservatori a smoccolo, tutti i partiti concordi e pure i discordi per pura scena. Rimane il piccolo particolare che la situazione attuale sulla Costituzione non trova spazio, non c’è, inutile farsi pugnette incrociando articoli o interpretando come una Sura il tal versetto o captando medianamente le intenzioni dei padri costituenti. Nisba. Questa robetta che vediamo attorno non era prevista e se non è un colpo di Stato militare, è un Colpo di Stato tecnico, ma sono proprio molti degli amanti della GOSDIDUZIONE, quelli che si saranno fatti tatuare sul picio proprio o del parente il primo articolo (l’Italia se ne fotte di chi non lavora, recita circa così), che ora non trovano niente di male nel Presidentissimo (Caro Presidentissimo) che investe il Primo Ministrissimo con i super poteri, parlamento concorde ed elezioni ti saluto.

IL GIOCO DELLO SCETTRO, GIRA E RIGIRA, MA A NOI TORNA (SE TORNA) GIRATO DALLA PARTE SBAGLIATA


La sovranità appartiene al popolo, peccato che i Partiti si possano sempre arrogare il diritto di scegliere cosa intendono per popolo e cosa intendono per sovranità. Al di là del mantra compulsivo “lo dice la costituzione, lo dice la costituzione” molto buono per cadere in trance e vedere iddio l’altissimo, potrei sapere quale motivazione è stata data per rifiutare le elezioni anticipate? Se cade un governo che è stato espresso con chiara indicazione –non quelle maggioranze nate dal 0,5% in più, 0,5 che comunque varrebbe se stiamo parlando davvero di democrazia moderna– non si può rimestare nel calderone per vedere cosa avanza, appiccicare due o tre partiti, chiamare finti tecnici e far passare acqua sotto i ponti. Ditemi perché non si può andare al voto?

No perché non vorrete farmi credere che siete tanto educande e verginelle sante da credere a una palla come la seguente di Bersani

“Le elezioni anticipate sarebbero un fallimento loro. Nessuno ha paura di un confronto su questo punto. Il problema – ha spiegato Bersani – è se al Paese servono le elezioni adesso, in una situazione di rissa di tutti contro tutti, in cui i mercati ci guardano, con una legge elettorale che fa nominare i parlamentari dei partiti, con un distacco micidiale dei cittadini dalle istituzioni. Credo che ci siano altre proposte più sensate come un governo di transizione, a tempo limitato per fare la legge elettorale che ridia lo scettro in mano ai cittadini, che si occupi un po’ di economia e di lavoro”.



Si è andati alle elezioni già altre volte con un clima di tutti contro tutti e vaffa incorporato, si stava perfino scivolando al voto con ¾ di parlamento esautorato via inchiesta.

I mercati ci guardano? Il governo di transizione per fare la legge elettorale, ah certo, immagino una sorta di proporzionale perché si ha paura di prenderlo un’altra volta in quel posto. Se non si è saputo costruire un partito in anni la colpa è degli elettori? Allora diciamo più tranquillamente e onestamente, siccome il PD sente puzza di altra tranvata in testa vuole ritardare il voto, cosa normale per un partito, ovvio, peccato che debbano sempre indorare la pillola con belle parole e un alto spirito morale, loro e i giornali e quanti pare non riescano più a formulare una opinione che vada al di là dei fogliacci di fiducia. Appellarsi alla costituzione come la parola magica non aprirà la grotta di Ali Babà, farà solo capire a quanti vogliono un minimo porsi la domanda (ma quale è il problema se vado a votare?) che siamo arrivati al naufragio definitivo, parole sparate a caso, grandi principi prostituiti alla prima occasione, carta costituzionale usata per impacchettare i regalini da distribuire a natale. Siate onesti e gridate una buona volta, “no, elezioni anticipate no, perché il mio partito è peggio ridotto dell’altro” (e ci vuole capacità a ridurlo peggio), “perché i cialtroni che guidano il Pd non sanno che pesci pigliare e hanno oramai l’acqua alla gola”. I loro elettori spero si sveglino e vadano a suonargliele di santa ragione perché il casino l’hanno fatto loro e, in tutta sincerità, deve essere un casino bello grosso se hanno paura di una votazione, questo animale mitico che compare ogni tanto tra i boschi e poi scompare e viene tenuto chiuso non si capisce dove. Fino a qualche settimana fa sembrava che Vendola fosse il futuro candidato, no? C’era pure un discreto entusiasmo e Vendola chiedeva elezioni invece di ribaltoni

poi improvvisamente pure lui ha cambiato opinione, penso dietro pressioni d’altri. Perché non puntare su Vendola? Partire già con l’idea che si perderà non è certo un segno di partito forte e dire “non andiamo” solo per questo –ed è solo per questo, al di là dei giochetti linguistici e dei paludamenti di finta moralità- è più che infausto, è la dichiarazione che si è defunti e che si spera, durante la transizione, in non si capisce quale miracolo.

Elettori del PD gridate “no al voto anticipato”, sì, gridate “no” ma aggiungete onestamente il perché dei capi, ovvero “ho paura di perdere” e piantatela di tirare in ballo la costituzione per ogni stronzata, altrimenti non stupitevi se la gente finisce per averne una idea molto, molto negativa. Altrimenti prendete forza, date una strigliata ai capoccioni, sostenete Vendola e avanti per eventuali elezioni se cade Berlusca.

Lo scettro, tanto per dirla con Bersani, lo si deve ridare subito al popolo perché se il popolo ha delegato –sempre utilizzando la vulgata riguardo l’attuale stato democratico moderno- a una persona e quella cade, allora lo scettro torna al popolo e non passa a Caio, Tizio e Sempronio. Se domani presto una cosa a mio fratello e quello la passa a 40 suoi amici io mi incazzo, sappiatelo, e penso che vi incazzereste pure voi davanti ad una cosa del genere. Dunque indietro lo scettro, dobbiamo controllare se è ancora oro o se vi siete fregati pure quello e l’avete fatto rifare d’ottone.

PS: Pernacchie per il primo fesso che si mette in testa di avere davanti un berlusconiano: è noto infatti che nel mondo ci sono molti che non sembrano in grado di concepire una idea diversa dalla loro senza che questa venga necessariamente da una qualche parte politica, in particolare dalla parte politica che reputano loro avversa. Questa specie molto diffusa concepisce il mondo diviso in due grossi partiti, il loro e l’altrui, quelli dell’altrui li identifica tutti con la matrice per lui di ogni male in quel momento, Satana, Hitler, Berlusconi etc. D’altro canto la tecnica “ma tu sei un …” è un vecchio trucchetto retorico per interrompere la discussione e sottrarsi alle risposte, si tratta dell’antenato del celebre “troll”.

PER LA CELEBRE RUBRICA D’AVANSPETTACOLO “LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI”


Se vi era piaciuto lo sketch di Lapo “come fare cose che a voi altri costano la galera e la denuncia, mentre a me basta prendere un aereo e sottrarmi ad eventuali indagini, per poi tornare da trionfatore e farmi pure dire bravo” non potrete perdere il comico siparietto Marrazzo e direi che non a caso Marrazzo rima con l’immortale massima del marchese del Grillo (alias Sordi) “perchè io so io e voi non siete un cazzo”.

SUL CURIOSO CONCETTO DI DEMOCRAZIA CHE VIENE SBANDIERATO IN QUESTI GIORNI


Pensatela come volete, ma dire che è “rispettare la democrazia” andare ad un voto impedendo a metà e più di una regione di votare è una forma piuttosto contorta di rispetto della democrazia. Il PDL si è affondato, -mentre casualmente il partito della Polverini (leggi Fini) è stato riammesso- ma resta il problema che bisogna avere una faccia di tolla che non finisce più per pretendere di vincere senza avversari. Mi impressiona la marea di persone che elogia la cosa e dice che è giusto non ammettere i partiti di destra, tanto più che è la medesima marea che si definisce democratica e che, nel caso di una esclusione all’incontrario, avrebbe gridato al golpe fascista. A me pare un brutto precedente, un pericoloso precedente, tanto più che dare una “sistemata” alle liste non è tanto difficile, a quanto si legge in giro. Tanto più che la raccolta firme dei partiti è sempre stata piuttosto allegra, ricordo un discorso del radicale Cicciomessere a tal proposito in un convegno Radicale. Tanto più che siamo in un paese che è riuscito ad ammettere dei parlamentari che avevano imbrogliato, salvo poi ammetterlo a 2 giorni dalla fine della legislatura e farli sostituire dal legittimo eletto. A me sembra ingiusto che almeno metà di una regione non potrà esprimere il suo voto o dovrà cercare qualche assurdo mini candidato nei partitini (spesso liste civetta) pur di non votare  Penati.

DHIMMI CON CHI VAI E TI DIRO’ CHI SEI OVVERO L’OSCURANTISMO HA UN SOLO COLORE: NERO CENERE


In seguito ai ben noti fatti di Rosarno il ministero degli esteri egiziano, guidato da Aboul Gheit, ha accusato l’Italia di essere un paese razzista che discrimina in base alla razza e alla religione. L’accusa è stata ignorata dalla maggior parte degli Italiani, qualcuno invece ha pensato bene di appoggiarla strumentalizzando la cosa: evidentemente chi appoggia l’Egitto in questa sua accusa condividerà l’amore per la logica e il senso della storia mostrato da quegli italiani che hanno pensato di aggirarsi  inneggiando al black power, italiani che, detto tra di noi,  sembrano tanto quel tizio che arriva ben armato il giorno dell’armistizio, cammina un po’ sul fronte, nel silenzio totale, e torna a casa dicendo “sai, mamma, ho fatto la guerra” e che per gli immigrati, sotto sotto, ha un atteggiamento alla Casarin. Le reazioni  in ambito politico sono state di tre tipi, silenziose, ovvero l’assoluta mancanza di qualsiasi intervento da parte di quasi tutti i politici italiani, semplicistiche, ovvero il “loro fanno fuori i cristiani” di Bossi, improntate ad una estrema genericità, ovvero il “L’Italia non è un Paese razzista e nessuno ci può accusare di questo” di Frattini. La questione sarebbe da approfondire maggiormente. Prima di tutto chiedersi perché la maggior parte delle forze politiche, in particolar modo un certo partito che passa la giornata ad urlare contro l’oscurantismo vaticano –mi riferisco a voi compagni Radicali e sapete che ho pieno diritto di rivolgermi a voi compagni Radicali-, siano poco propense a segnalare a viva forza il rischio di un secondo oscurantismo, a meno che non si voglia sostenere che le ingerenze papaline e delle gerarchie ecclesiastiche –ingerenze, si badi bene, frequenti e gravi- siano le uniche da temere rispetto ad un’altra religione, guarda caso monoteistica (per natura dunque non certo votata alla libertà di pensiero), che viene utilizzata nella costruzione di regimi teocratici, dove legge e religione si sovrappongono. Si vuole trascurare la questione? Personalmente ritengo folle trascurare tutto questo, dato che l’Italia non è mai riuscita a diventare uno stato laico e dunque ha dimostrato, negli anni, di avere una classe politica soggetta ad accordarsi su tutto, basta restare dove è: diciamo una cosa, secondo voi molti dei nostri politici non firmerebbero carte false pur di instaurare un regime teocratico o comunque di carattere pseudo-religioso che li santifichi e renda eterno il loro potere oligarchico, lo garantisca vita natural durante escludendo forme di contestazione, e li ammanti anche di una sorta di mandato divino? Abbiamo già avuto un unto dal Signore e sappiamo come è finita. Eppure non vedo molto interesse sulla cosa. La questione viene liquidata come “tentativo di discriminare” (il famoso bue che dice all’asino cornuto) oppure buttata in vacca dal solito partito populista, ma non si analizza seriamente. Un appello ogni tanto contro l’Iran e una campagna contro l’infibulazione non bastano: l’infibulazione è una cosa orripilante, è emblema di società arretrate e che considerano la vita della donna come un oggetto trascurabile, che sottomettono l’essere umano a orribili pene per ribadire un modello maschilista folle, ma l’infibulazione, si deve ricordare, non è derivata dal Corano, anche se ricorre in paesi islamici, si tratta di una di quelle aberrazioni presenti in “tradizioni tribali” locali assunte poi all’interno delle pratiche di alcune delle comunità islamiche che le hanno considerate “consone” o “adatte” ad una certa, mortificante visione del corpo femminile. Insomma combattere l’infibulazione è combattere una pratica barbara, diffusa anche nel nostro paese, legata al mondo islamico (ma non a tutto), ma non è nei fatti porre l’accento sulla gravità del totalitarismo religioso. Continue reading

QUEL CHE IMPORTA AI POLITICI


A sentire tutti i politici italiani l’Italia è in lutto. Io non ho visto le manifestazioni pro Craxi, non ho visto la gente che si batte la testa, non ho visto le persone che si stracciano le vesti. Come sempre i politici non hanno nessuna idea di cosa pensa la gente, o meglio, come sempre ai politici non importa nulla di quello che pensa la gente.