Bestie Virtuali?


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Bestie allevate nelle feci, tripudi 2.0., non banalizziamo, non strumentalizziamo ed è tutto uno strumentalizzare pro e contro, tra minchioni locali che lanciano raccolte a cazzo, contro il parere di Protezione Civile e Istituzioni che coordinano il tutto, perché vogliono rifulgere in vista di future elezioni, tra fessi che sparano bufale sopra bufale, e la magnitudo falsata, e le trivelle, e le scie chimiche, sciacalli 2.0., venga a visitare il mio sito, clicca in questo punto, scopri cosa è successo, passa da noi, dindi di pubblicità, aiuta il movimento, ferma il movimento, opprimi il movimento, aiuta il movimento FERMATI DA NOI, e avanti di questo passo tra rilanci peggio che alle aste dei beni sequestrati al boss, avanti dimostrando che non sono solo i politici, a ben vedere, che se ne fottono di quello che accade e di chi ci rimane sotto, tutti geologi, geofisici, sismologi, ingegneri antisismici, e vai di GIappone, in GIappone questo e quello, perché il Giappone è comodo quando pare, e vai di “questi centri storici sono un peso, bisogna modernizzare”, certo, pure i vecchi sono un peso e direi che pure quelli che nascono con un difetto congenito, bisogna modernizzare, e avanti con il carrozzone del bar internazionale e non puoi sfuggire, no, non puoi sfuggire perché ti insegue di stanza in stanza, più ti addentri e più lui ti è dietro vomitando e facendoti scivolare al suolo.

E il giustificazionismo quando verrà punito?


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   Si è votato l’altro giorno per punire il negazionismo. Personalmente ogni restrizione della libertà di pensiero e opinione, pure quella più sgradevole e assurda, la trovo una sconfitta di un sistema democratico sano, ma evidentemente c’è il dubbio che questo non lo sia. A questo punto però vorrei che venisse punito pure il Giustificazionismo. Il Giustificazionismo è il trovare giustificazioni o almeno attenuanti (Attenuazionismo) a comportamenti barbarici (dalla nostra prospettiva) attraverso il ricorso ad eventi lontani nella storia o a paralleli privi di nesso logico.

Un partito che si dice si Sinistra ha ripubblicato in questi giorni il seguente post (ho coperto il nome del partito e l’autrice del colpo di genio… sì è una donna… comunque è dalla pagina ufficiale del partito) evidentemente condividendo in toto quanto si dice.

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Prendere le streghe come parallelo (le ultime bruciate a fine ‘700 non sono certo un vanto, ma restano episodi oramai lontani) o girare la cosa come un femminicidio, appoggiandosi alle modalità del recente fatto di Roma, è una forzatura mostruosa e una giustificazione nei fatti delle azioni sempre più orribili dell’ISIS. D’altro canto questa notizia non ha suscitato tanto interesse quanto la morte del gorilla Harambe, abbattuto dopo che un bimbo era caduto nel suo recinto. 19 donne curde muoiono per mano di un movimento di terroristi, con finanziamenti e appoggi internazionali, fattisi interpreti di una legge assoluta e brutale, e da questo lato del mondo, quello delle femministe “il corpo mio”etc, si pensa sia l’occasione per dire che “l’Isis è dentro di noi”. Pare di percepire una sorta di desiderio di orecchiare “la banalità del male” e dire che in fondo siamo tutti belve… è vero, siamo bestie, l’uomo (nel senso di essere umano) è una belva, una belva assassina e invidiosa e basta un tumulto o una guerra interna per scatenare tutti i rancori sopiti, ma rimane il fatto che confrontare una ideologia assassina, costantemente assassina e minacciosa, una ideologia e un gruppo che ha fatto della violenza e del disprezzo della vita altrui una sorta di cardine, paragonare tutto questo o ad episodi per fortuna oramai distanti dal mondo occidentale o a singoli casi, pur orribili, è un modo per attenuarne la portata, semplificarlo, normalizzarlo, in una epoca che oramai si è abituata alle decapitazioni, ai linciaggi e che trova più da ridire per un giornalista che esibisce un salame o un gorilla abbattuto rispetto a 19 donne, 19 schiave bruciate vive.

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D’altro canto cosa si può dire quando una delle principali città d’Italia vede candidata al consiglio comunale una affiliata ai fratelli musulmani, con tanto di madre inneggiante Hamas e padre che parla di necessità di cancellare Israele? Cosa dire quando questa, a detta del candidato sindaco, sarà delegata ad esempio ad avere rapporti con la comunità omosessuale della città? Sì, proprio una che gira con velo, portatrice di quella nota religione che vede il mondo omosessuale con grande gioia e accoglienza, salvo ogni tanto impiccarli e buttarli dal quinto piano, ma capita, d’altro canto i difensori del mondo lgbt (?) sono poi gli stessi che per pecunio e notorietà partono felici alla volta dell’Iran

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Qualcuno inizia a porsi il problema,

“In sette Paesi islamici per gli omosessuali è prevista la pena di morte. Negli altri la prigione. Nel califfato islamico dell’Isis un omosessuale viene scaraventato giù dal tetto di un palazzo e, se non è ancora morto, viene lapidato dalla folla. Un problema tra mondo Lgbt (sigla che si riferisce a lesbiche, gay, bisessuali e trans gender, ndr) e mondo islamico c’è, sarebbe inutile e sciocco negarlo”. Franco Grillini

ma oramai la massa segue con più interesse quale procedura serve per mettere il simbolino di lutto adeguato sul profilo facebook o twitter. Cosa indossiamo oggi?

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Inutile, inutile e inutile, quando ad un attentato come quello di Orlando si risponde dicendo che è un problema di armi libere, sorvolando che il tizio era guardia giurata dunque le armi le aveva comunque e sorvolando sul fatto che pare che in Belgio e in Francia la politica delle armi sia meno permissiva eppure… e quando nella penisola rimbalza la cosa e si grida “è omofobia” e si chiedono nuove leggi (vedi il messaggio twitter di Scalfarotto) e si parla di omofobia (e solo di omofobia) pure quando risulta che l’attentatore era omosessuale, come a dire che se un ebreo ammazza venti persone è antisemitismo (siano o non siano semiti i morti). Tutto per non pronunciare il nome di una religione che a quanto pare è impronunciabile come il nome di Dio. Ovviamente i soliti tireranno fuori dall’armadio Breivik, San Breivik, Breivik è un santo laico che viene attribuito ai cattolici (in realtà nel suo delirio è protestante e antipapista) è una sorta, nella visione di tutti questi futuri culiallahria con tassazione, l’estrema propaggine di una crociata (?) ed è una giustificazione buona per “vedi che anche noi”. Anche noi un cazzo, signori miei, dato che non mi risultano né discorsi delle alte autorità ecclesiastiche paragonabili a discorsi di grandi Mufti e Imam, né esecuzioni secondo leggi tratte da Antico e Nuovo Testamento, ma capisco che vi consoli l’idea che i cattivi in fondo si è sempre noi occidentali. Di fatto praticate una flagellazione quotidiana credendo di deridere quanti hanno praticato flagellazioni con altri intenti

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Capisco che rientri nello sport mondiale internettiano: la cagnara ridanciana, condita da bestemmie. Vi sentite adulti? A giudicare da come ve la stanno mettendo nel sacco utilizzando i vostri stessi strumenti…

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A giudicare da come si rigirano il vostro femminismo, corpo mio me lo gestisco io, per censurare progressivamente (per il vostro bene, siete tutti infanti imbecilli, dicono) salvo poi tirare fuori veli più o meno lunghi, poi quartieri più o meno chiusi, poi leggi più o meno ufficiose, e voi trangugiate e trangugiate, felici, lieti come l’oca destinata a fornire foie gras, trangugiate e andate in piazza a difendere diritti che poi vi leveranno da sotto il naso e, sommo gioco di abilità, riusciranno perfino a farvi andare in piazza per chiedere con loro di levarvi quei diritti di cui sopra (diciamolo, tra questi diritti c’è pure una notevole quantità di merda che avete fatto passare approfittando del cedimento di ogni diga). Auguri.

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Decapitazioni e teste che valgono


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I Capoccia mondiali hanno “l’indigno” selettivo, mesi di decapitazioni e crocifissioni “mah, vedremo, faremo, diremo, quasi quasi” e el hombre vestido de blanco “fermare ma non fermare, bombardare ma non bombardare”, poi ammazzano un giornalista e parte “l’indigno” mondiale e el hombre vestido de blanco chiama subito la famiglia del morto tanto per andare in prima pagina e orgasmare. Napo orso capo ha detto per la prima volta due paroline sulla faccenda Isis, giusto in questa occasione. Qualcuno parla di “crimine di guerra”. A quanto pare essere giornalista e occidentale vale per 1000. Gli altri? Che si inculino e li impalino quando gli pare….

PS: intanto il governo ucraino che noi appoggiamo e lodiamo massacra civili in quel di Lugansk, ma essendo stati incoronati come buoni….

Vietato l’ingresso alle altrui opinioni – Il bando di David Irving da Berlino


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Ieri ricorrevano gli 86 anni dalla atomica di Hiroshima, un esempio tra i più chiari di cosa si intenda quando si parla di risposta militare sproporzionata, con Hiroshima gli Alleati (in particolare gli Americani) penso abbiano conquistato a pieno diritto il patentino di criminali di guerra, dato che spianare due città giapponesi fu azione di puro terrorismo, a danno di civili inermi, fuori completamente da obbiettivi militari. Vero è che gli Alleati avevano una lunga pratica in tal senso: molti documentari tendono a sorvolare il fatto che ben prima dei bombardamenti di Londra furono gli Alleati a iniziare la pratica dell’attacco degli obbiettivi civili, bombardando a tappeto centri abitati, pensando di piegare la volontà dei tedeschi, il risultato, sappiamo, fu praticamente l’opposto. Uno dei più grandi spettacoli di barbarie organizzata fu Dresda, a Dresda gli Alleati decisero di sfruttare tutto quanto avevano appreso in anni di esercizio nel bombardamento di civili. Gli Inglesi, coadiuvati dagli Americani, idearono Dresda come una sorta di “capolavoro dell’orrore”. Una sorta di trionfo della loro tecnica di distruzione totale del patrimonio umano e culturale di una Nazione (poi però si commuovono se i Talebani fanno saltare delle splendide statue del Buddha… cuori teneri)

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Due ondate successive, giusto per spazzare via non solo i civili in città, ma anche quelli accorsi poi per i soccorsi, e un uso massiccio di una tecnica di bombardamento a tappeto in modo da tramutare la città in una gigantesca camera a gas, i sopravvissuti nei rifugi morirono asfissiati, mentre quelli per strada andarono in polvere o rimasero irriconoscibili sul terreno. A smascherare una volta per tutte l’orrore di Dresda fu lo storico inglese David Irving, da sempre osteggiato dalla storiografia ufficiale per le sue tesi certo controverse, anche a carattere negazionista.

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Irving, la cui validità come storico può certo essere criticata su distinti punti, ma che, dall’altra parte, è un segugio di documenti imbattibile e che certo ha contribuito, sopra alcuni aspetti della II guerra mondiale, a fornire un quadro più completo e vivo (cosa riconosciuta a denti stretti da vari colleghi accademici) ha un triste (per noi occidentali) primato. Si tratta di uno storico incarcerato per le sue opinioni. Irving in Austria venne sottoposto a processo e incarcerato per le sue tesi, il 20 febbraio 2006.

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Condannato a 3 anni, venne poi liberato, dopo 400 giorni di detenzione, per intervento della Corte d’Appello. Il fatto fu talmente grave e inaudito da spingere colleghi non certo vicini a Irving a intervenire. In Italia, ad esempio, Luciano Canfora ebbe parole durissime per questa condanna (essendo poi lui stesso vittima di censure, per fortuna solo editoriali, a causa di tesi altrettanto “scomode” sopra questioni differenti).

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Insomma un reato di autentica opinione, in una Nazione come quella Austriaca che, assieme alla Germania, mostra di avere una coda di paglia di diversi Km. Ora è avvenuto l’ennesimo caso assurdo, dove le potenti, sicure e salde “democrazie” temono la presenza di uno storico, discusso quanto si vuole, e cercano di ghettizzarlo, infatti è di pochi giorni questa notizia: la Allgemeiner ha ottenuto, attraverso una campagna “mediatica” che Irving, prossimamente a Berlino per delle conferenze, sia persona non grata al sistema alberghiero e della ristorazione tedesca. Facendo pressione sulla base delle opinioni di Irving, la Allgemeiner ha ottenuto risposta positiva dalla associazione degli Hotel di Berlino

Infamous Holocaust denier David Irving plans to return to Germany this September for the first time since a ban against him entering the country was revoked, but he may be hard pressed to find a hotel willing to accommodate his stay, at least in Berlin, where his visit is planned, the Huffington Post UK reported.

Irving, who describes himself as a historian, had been banned from entering Germany until 2022 because of his penchant for denying the Holocaust, but last March a court lifted the ban on appeal.

After plans by Irving to return this September to speak at a $120-a-head dinner were revealed, a campaign by Green Party Bundestag member Volker Beck called on hotels in the German capital not to allow the speaker to book a room.

Berlin’s hotel and restaurant association responded positively to the campaign, urging its members not to allow Irving to book a room.

The Berlin hoteliers association told its members “Please don’t give any ‘room’ to right-wing extremist propaganda.”

Most hotels in the capital are members of the association, though smaller B&Bs are not. (19 July 2013)

Insomma, invece di seguire quel percorso della logica, razionalità e dialogo che tanto è invocato dai nostri Stati moderni quale emblema contro la barbarie del passato (non ultima quella della Germania Hitleriana) si è pensato di montare un bando ufficiale di uno storico (comunque la si pensi) magari con tanto di segnale di divieto d’ingresso, non ci pare di cadere eccessivamente nel retorico se ricordiamo che certi cartelli si sono visti e in epoche che, teoricamente, si dice oramai superate, ma a quanto pare una sola persona, sulla base di libri, documenti e parole, può destabilizzare una intera Nazione.

Tra grani e grane – De Gregori, dalle stelle alle stalle


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Mattina, confusione e baccano fuori. Ci si alza pensando, con pio cipiglio, a chi sia il sacrista scamiciato che propaga giaculatorie a pel di persiane. Non lo sappiamo, ma qualcuno recita un rosario e, per carità dei santi, non s’è cattolici di fede ma d’abitudine, babbo e mamma non ci facevano strascicare i piedi fino in chiesa, la domenica, perché si venisse sù tanto baluba da smadonnare davanti ad un rosario. Ma la natura è natura ed il sonno levato non ce lo restituirà più nessuno, divinità cristiana o pagana. Ci alziamo e ondeggiamo fino al classico ricettacolo del dopo sveglia. Una occhiata al parla in faccia, arda lé che malmustus, e ci accorgiamo che il suono è cambiato… ci perdonino i fratacchioni gaudenti ed i frataccini penitenti, avevamo scambiato un tagliaerba per la lunga sequenza dei grani, altro che sacrista, era un ragazzotto armato di quella macchinetta a motore a fare quel rumore. Potete immaginare lo stupore. A quel punto sì che avremmo potuto smadonnare senza timore di sacrilegio (perché bestemmia e religione non sono in contrasto, anzi, vanno a braccetto lungo la via del paradiso) ma ci era passata la voglia piantati lì con quella espressione, a metà tra la risata e la sorpresa, che è meglio non vedere mai allo specchio perché certamente se ne ricava la peggiore impressione di se stessi. Mi ero confuso, i suoni a certe distanze e al mattino fanno di questi scherzi, almeno credo, ma a quanto pare è capitato anche a  molti degli illustri commentatori di Francesco De Gregori. Se questa non è la spiegazione, allora avremo un bel problema nel tentare di scovare il bandolo di questo groviglio. De Gregori, del quale personalmente ignoro quasi tutto dato che mi rivolgo ad altri aedi, è intervenuto recentemente criticando un certo modo contemporaneo di “fare la sinistra”. Opinioni, fatti suoi. Il problema è che le risposte non si sono tanto concentrate sulle opinioni, ma quanto sopra una rivalutazione, o meglio svalutazione della Opera Omnia. Me ga capese negot delle canzoni di De Gregori, se sia arte o Arte o musichetta, non mi interessa, ma trovo curioso come si possa passare dall’essere un celebratissimo ad un infame. Quando leggo per esempio la chiusa dell’articolo di Gad Lerner

“Di fronte a simili pennellate di nulla, non si sa davvero che dire, se non evidenziare la similitudine con una produzione musicale altrettanto noiosa e sopravvalutata”

Così leggo svariate allusioni alla senilità avanzante, al èc sterlöch (sterlöch, vecchio rimbambito, è accusa frequente, quasi più che “i grandi vecchi” appioppati ai quasi moribondi ma simpatizzanti) alla incapacità di comprendere il mondo moderno, alla banalità di fondo dell’opera. Tutte reazioni post eventum che si risolveranno quando De Gregori tirerà le cuoia, allora si farà il Festival De Gregori dove qualsiasi guitto, pagliaccio e zuen sterlöch (perché pure tra i giovani non si scherza) si esibirà recitando versi, riproponendo canzoni e ricordando il mito del grande estinto. Abbia pazienza De Gregori, a quanto vedo e per quel poco che ho capito, è questione di finire sotto terra e poi il festino si calma…

 

BANANE, LAMPONE, CHI C’ERA CON TE, CHI C’ERA STASERA!


Monty Python – e ora qualcosa di completamente diverso – Autodifesa da banana

L’arte del mandare in vacca ogni discussione è antichissima, ogni giorno incontriamo persone che buttano letteralmente in rissa ogni tipo di confronto dialettico pur di spuntarla o cambiare di argomento. In politica poi questa arte è arrivato a livelli che sfiorano il capolavoro, addirittura interi partiti nati come valvole di sfogo che, tra una sparata e l’altra, si compiacciono di fare un gioco molto più ampio di confusione  e caos. Ultimamente vedo quasi un esercizio quotidiano attorno all’affaire Kyenge, e dico Kyenge invece di Ius Soli perché l’esercizio è proprio sul ministro dell’integrazione (carica ridicola di un governo attaccato con lo sputo e che vuole dare ad intendere di avere dei programmi degni di uno statista). Tra insulti, risposte, striscioni e via cantando si è arrivato allo strano evento del misterioso lancio di banane alla festa del SEL. Già quando ho letto questa frase

La Digos è al lavoro per identificare l’autore del lancio delle banane

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Ho avuto la netta sensazione che si fosse davanti ad una scena degna di un film comico. Sarò insensibile o cinico, ma immaginarmi questa sorta di Enrico Toti che bersaglia l’invasor a colpi di banane mi suscita una ilarità irrefrenabile, insomma, per quanto ci si voglia accigliare e fare i Catoni, l’insieme continua a risultare ben ridicolo. Al ridicolo però seguono alcune riflessioni, anche mutuate dall’ascolto delle testimonianze di alcuni cittadini del luogo in questione. Lo “sparatore di banane” (uso questo termine perché temo che il burocratese  da Questura sia in grado di sfornarlo) prima è in mezzo alla folla, poi non lo è più, poi sono vari, poi è a bordo di un auto che sfreccia nella notte in una zona boscosa, insomma si tratta di Fantomas o di una serie di Fantomas

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e mentre la DIGOS indaga (raccoglierà il DNA dalla buccia?) il mondo politico si stringe in maniera bipartisan (volgarmente natica sinistra – natica destra, perché di scranni e sedie si parla), i giornali si sciolgono in lacrime, l’eroico ministro risolve con una battuta sulla fame nel mondo e Zaia, unico caso umano di zampirone vivente, proclama il suo orgoglio e la Patria si compatta con un Viva l’Italia che a me, scusatemi, provoca un gorgoglio sonorissimo, il PD rilancia: bisogna far passare la legge sullo Ius Soli. A questo punto immagino che la legge sullo Ius Soli avrà un paragrafo dedicato al divieto di scagliare banane, altrimenti dove sarebbe la logica? La logica non c’è. Si diceva prima, si tratta di mandare in vacca la discussione e penso che lo si faccia ad arte attraverso paragoni zoologici e misteriosi lanciatori di banane. Una volta in questa galleggiante penisola i partiti si dilettavano nel piazzare ordigni, le celebri Stragi di Stato che oramai non si fila più nessuno, ora i tempi sono più modesti, più contenuti, anche economicamente più complessi, e dunque, permetteteci, ci coglie il dubbio che invece di montarsi all’occasione una esplosioncina si ricorra al più economico, meno pericoloso, ma altrettanto scenografico per i cuori, le pulsioni ed i lacrimoni, gioco di creare un clima di botta e risposta o di scandalosi gesti che consentano di coprire di letame ogni discorso. Sullo Ius Soli non si può discutere, si deve subire, perché altrimenti si è Calderoli o uno “sparatore di banane”, non esiste una discussione sul fatto che non si possano applicare a cazzo i provvedimenti, o che fare paralleli storici tra noi e gli Stati Uniti (se ne sono sentiti e da parte di quelli che una volta si vantavano di non voler copiare il modello USA) significa non avere neppure idea di cosa siano le specificità di Nazioni o cosa voglia dire forzare la mano alla evoluzione degli eventi. No, non si può, bisogna stringersi a coorte attorno al ministro perché gli hanno tirato le banane, bisogna votare il provvedimento perché altrimenti lei piange e tutti piangiamo. Bisogna accettare come sensato un ministro della Repubblica che spieghi, davanti ad eventi delittuosi, come sia tutta colpa nostra e che se si desse la cittadinanza e il diritto di voto come si regalano caramelle e palloncini alla fiera, allora sì che il mondo andrebbe bene, non si parla neppure di come e quando, non si discutono questioni tutt’altro che marginali quali “i tempi, i modi, l’iter, le premesse”, non ci si pone il problema della non possibile integrazione di usi e costumi contrari ai nostri principi attuali, no, quella è roba che verrà per conto suo, così è il discorso, roba che si sistema da sola… come in Inghilterra dove la sharia è applicata, con silenzio assenso dello Stato, in tribunali autonomi a seconda delle etnie. Tutte cose che un certo ministro Bonino conosce perfettamente ma, così per celia, improvvisamente non se ne occupa più o se ne occupa a tempo libero. Per questo riteniamo che il Calderoli a orologeria faccia un gioco duplice, da una parte baruffe interne al partito, dall’altra ricopre quella parte che è necessaria anche all’altra parte per far prevalere, con una sorta di plebiscito inesistente, dei cambi talmente pesanti e importanti che, in teoria, non potrebbero essere fatti così, ad imposizione dall’alto, senza che il popolo si sia espresso almeno con il voto elettorale o con un maledetto referendum. E così anche gli “sparatori di banane”, i misteriosi molteplici appiedati automuniti imboscati singoli irriconoscibii sparatori di banane fanno molto comodo, nel gioco quotidiano del fare nebbia, come quei movimenti di truppe che venivano mascherati dietro uno schieramento di cavalleria o, nelle notti d’attesa, da falsi focolari sparsi per la campagna, insomma quei movimenti di guerra, perché alla fine dei conti si tratta di questo, un assalto, una guerra civile, dove c’è però una parte che neppure scende dal letto e altra che, sparsa e confusa, pensa di vestire casacche opposte quando in realtà milita, quasi spalla a spalla, contro tutto il resto del popolo che tenta di ripararsi dall’afa insopportabile

Guardo un pò televisione
c’è del pollo dentro al frigo

PENTITI O SCELLERATO ovvero MICCOLI E LA CERA BOLLENTE SULLE PARTI INTIME


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Non ricordo per l’ennesima volta in quale squadra giochi Miccoli e non ho alcun interesse per cercare i dati, pur avendo a disposizione internet. Il problema non è di dove sia o di dove non sia e la sua appartenenza a questa o quella squadra non cambia di un’ oncia quella che vuole essere la mia breve riflessione. Quando l’altro giorno ho visto questo tizio che, in lacrime, chiedeva perdono per aver “insultato la memoria”, così dicevano, del giudice Falcone durante una conversazione privata, intercettata e immediatamente (che strano, vero?) passata ai mezzi di informazione, mi si sono presentati alla mente due paralleli: tribunale della Inquisizione e tribunale dei Soviet (o anche commissione del pieno maccartismo). A Miccoli sopra i mezzi di stampa non si contestava in realtà il presunto reato, materia di indagine della magistratura, ma l’offesa al nume, alla statua dell’imperatore, l’attacco alla maiestas e se ne invocava la pubblica ignominia alla quale poi lui stesso, in questo dimostrandosi un poco vile, si è sottoposto, capo cosparso di cenere, balbettando giustificazioni e scuse. E invece no, cari miei, non doveva invocare nulla, non si doveva prostrare, doveva piuttosto chiedere: perché queste intercettazioni sono filtrate? Perché vengo biasimato per una conversazione privata? Niente, la condanna del tribunale morale dei buoni italiani (magari un po’ puttanieri, il casino in fondo è sempre stato in Italia una tappa sociale imprescindibile) cade sul suo capo e lui si china e piange. Allora come non ricordare certi infami tribunali dove il reato era quello d’opinione e perfino di pensiero? Dove sovrana è la pruderie di folle radunate ad ascoltare, sghignazzanti, l’inquisitore di turno che sciorina pensieri e desideri? Quella folla che si rintrona a forza di darsi di gomito per sottolineare dove l’eccitazione bestiale trova il picco in questo susseguirsi di baggianate personali e private. I giornalisti sguazzano, gli stessi che poi vorrebbero convincermi, con documentari e approfondimenti, che il capoccia del PDL sia la vittima di un complotto, salvo dimenticarsene delle ingiustizie e delle procedure assurde della giustizia quando tocca ai poveri cristi senza palanca: allora l’approfondimento è un gioco a chi infila più spilli nei genitali dell’imputato, allora è una ridda di testimonianze anonime e ascolti di intercettazioni, allora è il festino di sangue e sperma che pare tanto attirarci. Sarà forse che siamo un miscuglio, un miscuglio di un certo moralismo cattolico unito ad una spruzzata di moralismo da socialismo da apparato burocratico, nessuna rivoluzione ma tanta spocchia, nasino contratto, indice disteso. E così l’ennesimo esempio di notizia che non è notizia (non parlo dei reati, di quelli si interessa la magistratura) di biasimo perché uno, privatamente, pensa quel cacchio che gli pare e dice di Falcone, tanto infangato in vita da illustrissimi personaggi ancora al loro posto, quello che gli passa per la mente, o dobbiamo pensare che il prossimo passo saranno leggi speciali simili a quelle vigenti in Nazioni dalla coda di paglia come Germania e Austria?

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Giusto in questi giorni in Austria un ragazzo si è beccato 18 mesi di galera per avere pubblicato su Facebook una immagine di Hitler. Direte voi “pessimo gusto” o un “destestabile” oppure “ha fatto bene” o “cosa cambia?” opinioni, ma per le leggi vigenti in paesi suppostamente democratici questo è reato, reato da 18 mesi di galera. Perché? Perché non si possono esaltare dittatori che hanno sottoposto le Nazioni alla ingiustizia di una occupazione e che hanno instaurato uno Stato di polizia dove per una opinione, si badi bene, per una opinione si poteva finire in gattabuia… una opinione, esattamente come può avvenire ancora in Austria e Germania per certe opinioni, grandi balzi avanti negli ultimi 50 anni direi, no? D’altro canto sono le medesime Nazioni che hanno incarcerato uno storico per “reati d’opinione” (roba da democrazie, no? Casualmente è lo stesso cattivone che ha illustrato la terroristica distruzione di Dresda -più di 100.000 morti e tutti civili e profughi, zero obbiettivi militari- da parte dei dolci e teneri vincitori) o che compiono damnatio memoriae ai danni di tombe perché, dicono, non vogliamo che diventi un heroon, una tomba-santuario che attiri venerazione, senza porsi il problema alla base, ovvero perché potrebbe suscitare un culto? Non sarebbe il caso di fare anche autocritica sul pessimo funzionamento della modernità tanto decantata? No, niente autocritica, si sfascia e si cancella e se hai opinioni diverse ti si schiaffa in galera in nome delle liberazioni, libertà e democrazie…

ImmagineAnche in Italia in realtà il reato d’opinione inizia a prendere sempre più piede, non ne vogliamo parlare, fingiamo di mascherarlo da moralisti con qualche valenza “educativa”, ma è reato d’opinione e basta, sotto nomi più roboanti e di comodo, sotto definizioni anche cliniche che vanno a pescare tra le fobie (e dunque come condannabili?) e gli -ismi stiamo approntando la nostra versione del paradiso cattolico/neoliberista/socialista in terra, una sorta di inferno in una palla di vetro, da agitare a seconda della bisogna per far cadere ora petali ora teste, mentre al tempo stesso ci illudiamo di essere nel secolo delle massime libertà….

IL GOVERNO LETTA: LA PROVA DELLA UGUAGLIANZA TRA I POPOLI


Profile of man screaming.Tutti ne parlano male, peste e corna, sputi, grida, ma penso che si sia perso il senso centrale del governo Letta. Naturali sono le lamentele sopra una azione assolutamente invisibile, sopra la debolezza, la già evidente disillusione rispetto alle prime roboanti, classiche promesse di futuri miglioramenti; d’altro canto siamo davanti al tradizionale dispiegamento di promessucole, retoricume e merda che, da quando il mondo è mondo, si presenta davanti agli esseri umani: una occhiata al Dictionnaire des idées reçues di Flaubert potrebbe, ahinoi, mettere più di un cuore in pace e dico ahinoi perché quella pace comparte sostanza con la rassegnazione e la disillusione. 

sad-dog3Dicevamo dunque che, a nostro parere, le baruffe chiozzote di giornali, televisioni, popolo e fantasmi del web si scatenano alla fine dei conti per una mancata percezione del vero significato del governo Letta, un significato che, se badiamo bene, è stato in fondo già dichiarato praticamente fin dalle origini, anzi, ancora prima che si arrivasse a questo “esecutivo”. Nei mesi precedenti, lo ricorderete, c’è stato un continuo bofonchiare di governo d’unità nazionale, il governissimo, roba post guerra mondiale o somma crisi istituzionale, roba da colonnelli (in pensione). Si è urlato, gridato allo scandalo, rifiutato, armeggiato davanti a telecamerine in diretta, si sono fatte pessime figure e ogni contendente, il vittorioso e lo sconfitto, ha dichiarato di avere riportato la vittoria (Flaubert, Dictionnaire, voce Battaglia: ci sono sempre due vincitori: il vincente e il vinto). Il risultato finale sono alcuni partitucci (uno pure numericamente all’epoca vasto) collocati a fare da opposizione, diremmo quasi “nominati opposizione” e due ex grossi partiti abbracciatisi sul campo di battaglia, prima di Natale… lo sappiamo, si trattava di una guerra tra bimbi cresciuti, fatta con i fucilini con tanto di tappo di sughero in cima, e diciamo cresciuti perché i bimbi, quelli veri, le guerre le fanno e all’ultimo sangue. Il governo si è fatto, è accaduto, ed è governo di unità sovranazionale e il suo scopo lo ha compiuto talmente di fretta da lasciarci un poco confusi.

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“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”

Così leggiamo all’articolo uno della dichiarazione universale dei diritti umani. Curioso che il predecessore sia scaturito all’interno di un autentico massacro, ma comunque… Due frasi davvero notevoli, sulla applicazione poi dei paesi firmatari ci sarebbe da discutere, ma non è questo l’argomento del post. In Italia siamo finalmente riusciti a dimostrare nei fatti parte di questi precetti, l’uguaglianza c’è tra i popoli, le differenze non sono poi così incolmabili, l’essere umano è uno e uno solo.

funny-bear-can-i-get-a-hugEnrico Letta è un sornione, pacca sulla spalla, bagno di folla tra i vicini, biciclettina, battuta e preghiera, sembra un po’ ebete, ma non lo è, ha formato il governo e scacco matto alla regina in poche settimane, l’uguaglianza è personificata da due ministri, due ministri donna: Josefa Idem e Cecile Kyenge. Nord e Sud del mondo, bionda lattea, mora eburnea, entrambe naturalizzate italiane, dunque entrambe di base straniere ma di mondi certo diversi, la tedesca e la congolese, eppure riunite, quasi un simbolo da mettere al centro della foto di gruppo del nuovo governo, un simbolo delle diversità che, riunitesi, mostrano come la sintesi sia naturale, spontanea e la base è una e una sola: se sei una pessima persona, che tu sia tedesca o congolese, italiana o cino-giappo nord koreana, resti una pessima persona. Se sei una persona dotata di superbia, sprezzante, che tu sia congolese o tedesca resti la stessa detestabile e biasimevole persona. Che tu sia tedesca o congolese se hai la tendenza a fare la predica dalla mattina alla sera agli altri, a sproposito, continuerai a fare la predica dalla mattina alla sera, a sproposito, in particolare a quelli che pure ti hanno eletto. Sei tedesca, arrivi in Italia, fai la tua bella carriera, hai una faccenduola come una palestra in nero, senza pagamento di Imu, ma ti offrono di fare uno spot contro l’evasione? Pronti, eccoti con il tuo bel viso gentil alemanno a dirci come ci dobbiamo comportare, siamo certi che se fossi stata congolese e parimenti pessima persona ti avremmo ugualmente visto fare la predica al popolino bue. Sei congolese e in pochi anni da clandestina arrivi ad essere ministro (con voti di italiani, pare, perché tu stessa mi dici di batterti per dare la cittadinanza e il voto agli stranieri che ancora in gran parte non possono averli) ma sei un po’ sciocchina e superba? Pronti, mi dici che siamo un popolo di razzisti (poi te lo rimangi, sei sciocchina, appunto) e intanto fai cosette belle e unificanti come fare la solita smargiassata da politico con scorta, in contromano, la gente protesta (senza neppure sapere chi ci fosse sopra quella macchina)? Si tratta di razzisti. Se si è una persona detestabile e sgradevole, che tu sia italiana, tedesca o congolese, italianizzata o non ancora, penso che sia diritto, in nome della unità dei popoli e della uguaglianza delle genti, dirti che sei destestabile, incapace, sgradevole e ipocrita, e così il governo Letta ha compiuto l’impresa, ha dimostrato che puoi essere italiano del nord o del sud o del centro, italianizzato dalla germania o italianizzato dal congo e dimostrarti per la pessima persona che sei, sempre e comunque, senza distinzione, senza attenuanti, e allora grazie Enrico, hai  dato una lezione di uguaglianza a tutto il mondo.

LA POSIZIONE DELLA MAI DIMISSIONARIA: BOLDRINI E INTERNET


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Dubbi circolano sulla rete in merito alle ultime uscite del Presidente della Camera che si è detta stufa della anarchia dominante in rete, degli insulti ai suoi danni etc… tutta roba già sentita in passato, nulla di nuovo, roba che aveva scatenato maree di foto con post it, grida d’allarme, golpe, dittatura, in questo caso invece la reazione attuale è un misto di stupore e incertezza, molti non sanno cosa dire anche perché poche settimane prima avevano inneggiato alla elezione della Boldrini come ad un segno di cambiamento.

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Qualcuno si era in passato preoccupato di far notare come il passaggio da un politico di professione ad un funzionario politicizzato di professione non fosse un cambiamento e che l’Onu sia un carrozzone più interessato alla sua autoconservazione rispetto ad una qualsiasi risoluzione di qualche problema. Gli incauti che avevano palesato tale dubbio erano stati o presi a sberleffi o insultati. Essendo tra quegli incauti continuo a sostenere quanto detto prima, l’Onu si è dimostrato un ente inutile, incapace di intervenire quando c’è bisogno e, di anno in anno, i recenti fatti libici lo dimostrano, ha fatto una politica di sponda alle solite potenze internazionali, in barba ad un qualsiasi senso di giustizia o almeno di equilibrio: come potremmo definire un organo che in poche settimane passa dal decretare un premio internazionale per i diritti umani ad un noto dittatore/terrorista ora amico di Europa e USA per poi partecipare ad una caccia all’uomo, scaturita appoggiando una rivoluzione farlocca e niente affatto popolare, con tanto di linciaggio conclusivo del quasi premiato?

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Se c’è un settore dove l’inoperosità e la ipocrisia dell’Onu è evidente è quello della lotta alla fame nel mondo o alle questioni dei rifugiati, altrettanto evidente in quel settore, anche se si finge sempre di non sentire, sono i casi numerosissimi di ruberie e la palese contraddizione tra la propagandata immagine di funzionari/missionari e gli stipendi faraonici per gente che passa la maggior parte del tempo con ruoli di burocrate salvo farsi fare un paio di foto con i bambini poveri in occasione di qualche viaggio, anche perché può sempre tornare buona a scopi elettorali

Con un retroterra di questo tipo mi chiedo cosa ci si aspettasse da questa Madre Teresa di Calcutta italica (le descrizioni erano circa queste e calcolate che ho forti dubbi anche riguardo a Madre Teresa di Calcutta) riuscirà dove fino ad ora i suoi predecessori hanno fallito? Ricordate che una caratteristica da sempre frequente nei burocrati è l’ottusa protervia, un burocrate segue a macchinetta certi percorsi preordinati, tende a pensare quello che gli è stato imposto di pensare e perfino a sognare quello che gli è stato imposto di sognare, quando poi assume un potere notevole gli effetti tragici solitamente non tardano troppo. Intanto ha fatto perquisire la casa di un giornalista perché questi incautamente aveva ripostato sul suo profilo Facebook delle foto che parevano (in realtà foto di altra persona) ritrarre la Boldrini nuda al mare. Voi direte, non era suo diritto difendersi da calunnie? Certo, ma i metodi sono parsi eccessivi. A seguito del clamore poi ha approfittato per tagliare teste nello staff del Presidente della Camera (si vocifera che non vedesse l’ora) per infilare gente a lei più gradita, ora tuona contro l’anarchia di internet come un Gasparri qualsiasi, ci riuscirà? Lo sapremo solo in futuro magari anche da queste paginette volanti.. o magari no.

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A PROPOSITO DI CRIMINI DI GUERRA: HIROSHIMA 6 AGOSTO 1945


Il 6 agosto 1945 gli americani spazzavano via 138.000 abitanti a Hiroshima, lasciandone più di 300.000 contagiati dalle radiazioni. Tre giorni dopo avrebbero ripetuto la carneficina uccidendone 80.000 a Nagasaki. Oggi non ne sentirete parlare, i giornali sono pieni di masturbazioni locali (quanti ori ha vinto l’Italia, dimenticando che ogni medaglia è un premio per gli atleti di 140.000 euro, dunque lo Stato deve già pagare 840.000 euro a questi tizi) e di masturbazioni galattiche (l’ennesimo robot sopra Marte). Vi risparmio immagini delle due città, immagini raffrontabili per la desolazione e il nulla alle foto uscite oggi riguardanti Marte, ma ricordo come questi bombardamenti, alla faccia di ogni convenzione o remora morale, sono stati effettuati dagli stessi che poi hanno presieduto processi per crimini di guerra. Sinceramente trovo assurda qualsiasi giustificazione, la guerra è stata dura ma nulla può rendere plausibile un massacro di civili di tali proporzioni e se i giapponesi si sono macchiati a loro volta di crimini questo non rende legittimo rincarare la dose (soprattutto se poi pretendi di giudicare i buoni e i cattivi) neppure gli aiuti americani per la ricostruzione attenuano il fatto, dato che il distruggere per poi ricostruire non è un titolo di merito, anche se ancora oggi gli americani e gli europei (penso alla Libia) amano ricoprire questo duplice ruolo, prima guadagnando sopra la distruzione e poi speculando sopra la ricostruzione.

CINAI, DUBINA ovvero SE FACCIO LO SFORZO DI MENOMARTI SENZA AMMAZZARTI ALMENO DIMMI GRAZIE (o del Fascismo Economico)


La Cina, noi amiamo la Cina, noi amiamo a tal punto la Cina che vogliamo esportare l’antica usanza del suicida che si immola dandosi fuoco.  Certo non rinunciamo alle nostre specificità (bel termine, quasi come governance) se in Cina si immola la minoranza, da noi tanto vale che si immoli la maggioranza, i disoccupati, gli imprenditori disintegrati dal fisco, i fessi che hanno creduto alle storielle dello “stato sociale” tra i primi al mondo, insomma a noi piace che gli investitori cinesi trovino un clima caloroso e che ricordi loro casa, ed in mancanza di bonzi possiamo sempre ricorrere a qualche italiano. La Cina ci piace, la sua produttività ci affascina, l’idea che con una manciata di riso si possa sottomettere una persona obbligandola a compiere un lavoro di merda, ci colpisce e ci solletica. Insomma, non siamo quasi mai arrivati ad un effetto tanto perfetto, che tecnica, che classe, che stile. Meccanizzazione? Sì, si potrebbe fare, ma vuoi mettere l’impiego di carne da catena di montaggio? In fondo basta pagarli una miseria e, oplà, la meccanizzazione diventa una minaccia da sventagliargli davanti “lavora, non parlare, silenzio, guarda che meccanizzo, guarda che delocalizzo, e ringrazia che ti voglio ancora dare lavoro. Ah proposito, avrei bisogno di un polmone”. Il Sindacato? Appelliamoci al sindacato ha detto qualche ingenuo. Ma il Sindacato è uno dei Padroni, gratta gratta e tante fabbriche le ha proprio in mano (in parte o totalmente) proprio quel sindacato che dovrebbe secondo teoria aiutare i lavoratori. Il padrone e il sindacato si accorgono che costi troppo? Nessun problema, introduciamo lavoratori extracomunitari sottopagati, o ti adegui o quella è la porta. Il sindacato non dice nulla, chiude gli occhi e se non hai la tessera accellera pure il calcio in culo.

Ma noi si ama la Cina, dicevamo, questo straordinario miscuglio di tradizione secolare e di innovazione, ma amiamo anche Dubai, sì, Dubai ci affascina ancora più della Cina perché Dubai si è dimenticata quelle menate di tradizione secolare e pure a noi, in fondo, cosa vuoi che ce ne impippi di Tizio o Caio? Dubai è la dimostrazione che i sogni si fanno realtà, islam, cattolicesimo, zoroastresimo, animismo, quello che vi pare, potete pure girare mezzi nudi, tirate sopra i multigrattacieli, guarda che fontana, spruzzi come neppure alla serata non-stop in onore di Cicciolina e Rocco, il più alto del mondo, il più largo del mondo, il più lungo del mondo, il più del mondo, una bella cementificazione a destra e a sinistra. Tradizioni? Religione? Calma, calma, dove serve per dare due pedate, ma poi non stiamo tanto a rompere i cojoni, da noi si riprende a destra e a manca, si fanno foto, films, produzioni nazionali e internazionali, sopra ci spruzziamo il dibattito democratico (roba che ci hanno insegnato all’estero, non vuol dire nulla ma lascia l’illusione della libertà) e mischiamo. Ti piace la mia città? I lavoratori? Tutti sottopagati e con zero diritti. Si lamentano? Un calcio in culo. Ecco da noi trionferà il modello Cinese con una spruzzatina di Dubai, qualche bel palazzone enorme costruito dagli schiavi della penisola con un po’ di elementi importati, volete i diritti? Ma quali diritti? Avete impiccato un primo ministro? Avete ghigliottinato un re? Sparato ad un capo di stato a Dallas (come se bastasse poi)? Avete dato fuoco a qualche palazzo? Fatto nulla? Avete appeso uno per i piedi, ah beh, ma era ancora al potere o non contava proprio più un cazzo? Ah non contava più un cazzo… state in silenzio, non rovinate la splendida occasione di declinare e svanire senza emettere un suono, sarete un caso straordinario, vi citeremo nel manuale, anzi no, non comparirete nel manuale e da nessuna altra parte, al massimo in un manuale delle illusioni che è a sua volta una illusione. Godetevela.

VIA CIUCCI


                                                                       Due o tre manovrine da sopportare, poca roba per guadagnarsi il Paradiso

Asinariaaa festaaaaaaaa

La Grecia se lo merita, frega ‘na sega a noi, la Grecia se lo merita perché in fondo tutti questi filosofi sempre ci aripuzzano di stantio e marcio. Tutti sappiamo che sono a caccia di sgnacchere efebiche, ‘sti Greci, tutti zozzoni, ‘sti zozzi, tutti Greci, perfino gli immigri si grecizzano, è incredibile, con il loro alfabeto incomprensibile, quei segni che paiono due chiappe, l’omega, quella roba là, ‘sti zozzoni, non vi pare due chiappe? Due chiappe maschili ovviamente, già savemo come sugno (pardon) sono questi Greci, e dunque ben giunge il castigo divino, patapam, come a Sodoma e Mondadori, patapam, giù a punire le loro blasfemie immonde e impazzanti e noi ci godiamo, sì, ci godiamo come un Fazio in monta.

                                                               Un filosofo locale risponde alla richieste europee con un sonoro “Ci devo pensare”

Orientis partibus Adventavit Asinus

L’ha detto Gioggio, l’ha detto ieri, “piccini venite a babbo, non vi preoccupate del bau bau, voi siete buoni, mica come ‘sti cojoni di Greci zozzi, voi siete buoni, a voi minestrina, a loro cocci di noce –Gioggio aveva visto Sordi, gli piacciono i film di Sordi, pure senza i film, gli piacciono i Sordi in generale-“ e noi tutti accalmierati ci riuniamo solerti attorno a zio Gioggio e a Nonno Mario e facciamo linguaccia e pure insegnamo le terga a li Greci “tiè, piglia la tua omega tiè”, tanto sono lontani lontani e non ci appigliano

Pulcher et fortissimus Sarcinis aptissimus.

‘Sti grandi fessi di Greci accredevano che bastava votare. E no, none, che vi credete a invertiti! Voi pensate che votare basti e che delegare sia sufficiente, e no! Dovete guardare tutto il giorno quello che fanno gli arti, e se specùlano dovete pararvi, dovete dirigere l’economia locale e pure quella mondiale, il tutto però senza rompere la vita privata  dei politici, no no, che volete vedere i conti, non vi fidate? Ammazza e che siete, figli di Spartani? Semo mica tutti Iloti, dicheno i politici greci nel corso dei decenni, mica semo Schiavi, che volete fare la caccia? Cacciate li Sordi, dicheno quelli d’Europa? Che Sordi, dicheno i Greci -che i film nostri non li vedeno se non c’è Zorba che Zompa-. Li Sordi che vi siete futtuti? Ma non ci siamo futtuti li soldi. Insomma pinco pallo avete fatto l’imbroglio. Ma chi? Voi. Noio? Voio? Azz, siamo futtuti.

                                    Visto il peggioramento della crisi il filosofo locale tenta di passare la frontiera in incognito

Hez, Sire Asnes, car chantez, Belle bouche rechignez,

Ma dico io, cari Greci, ma come non ci volete dare i soldi? Non volete l’austerità? E mo’ se non volete l’austerità i casini fatti dai vostri, nostri e loro (mortacci) politici chi li paga? E i buchi delle banche? E a Goldman Sachs chi gli regala un 200, 300 isole, più mobili, case, musei e pure un tocco de Acropoli per farci la sauna dei dirigenti? Dico state scherzando o cosa? Siate responsabili.

Vous aurez du foin assez Et de l’avoine a plantez.

I Greci c’hanno il vizio dell’assedio. Prima hanno dovuto rispingere quelli da destra, si sono pure fatti massacrare in trecento, ora devono respingere quelli da sinistra. Il Re dei Re è intangibile ,non si capisce neppure quale sia il suo nome, ma come spinge, accidenti, pare infoiato mica male. Spinge sui confini, non vuole discussioni, c’ha i pupi da sfamare. Ma noi siamo tranquilli, zio Gioggio ha detto che siamo bravi, abbiamo subito detto “sì” quando ci hanno chiesto i primi sacrifici e adesso quando, a breve, ci chiederanno i super sacrifici diremmo “sì, sì, sono orgoglione di sacrificare l’oro per la patria, prenditi il molare di nonno”. Altro che quei zozzi di Greci con i loro cortei, le bottiglie incendiarie, le proteste, i cazzotti (presi), altro che gli scioperi generali, dovevate pensarci prima, a me la vostra protesta non piace, tiè, io sono con l’ordine prestabilito, se i giornali non mi dicono che vi devo mandare i 2 euro non lo mando e il bello che li avrei, ne ho caricati almeno 6 di euri sul cellulare. Se i giornali mi dicono che siete cattivi io ci credo, e voi siete cattivi, i giornali mi hanno detto sempre tante cose giuste, mi aiutano tanto, dico pensate alla Libia, se non c’era il giornale che mi spiegava perché si doveva bombardare una Nazione che non aveva attaccato altri, in preda ad una ribellione di pochi e limitata, come facevo a decidere? Poi ho visto tutte quelle notizie, i cecchini che sparavano dritto nella capoccina dei neonati che, magia, comparivano per strada, i cimiteri pieni di cadaveri già ridotti ad ossa (qualche cattivo ha detto che era un vecchio filmato di traslazione di salme, cattivi, il giornale ha detto che siete cattivi pure voi), insomma perché non dovrei credere a tutto questo. E Iddio l’altissimo e Gioggio il suo pastore e Mario il suo cocker dicono bene, state pagando le vostre colpe, siete peccatori, pagate e soffrite, noi siamo già al purgatorio / anticamera Paradiso, noi siamo buoni, a noi le purghe ci piacciono. Se guardate la lavagna siamo nella fila di quelli buoni, ci regalano pure la mela alla domenica e il verme durante la settimana. Altro che voi ermafrociti di Greci, l’avete combinata bella. Quando vi dicevano “cala le braghe” perché non le avete calate? Cosa sono queste proteste? Vogliono il lavoro, loro, vogliono un posto sicuro, loro, vogliono una assistenza sanitaria, loro, vogliono pure la pensione, volete pure lo stipendio? Eh cosa ancora? Magari pure campare. Ci avete rotto. Noi siamo responsabili, mica come voi.

Alcune delle leggere modifiche previste dal piano di austerity

In fine Missae sacerdos, versus ad populum, vice ‘Ite, Missa est’, ter hinhannabit: populus vero, vice ‘Deo Gratias’, ter respondebit, ‘Hinham, hinham, hinham.

Voi avete buttato giù il primo ministro, come si era detto, ma poi vi siete già bloccati, vi hanno messo uno abbastanza buono, ma non è buono come il nostro, il nostro è pure sulla copertina, parla inglese, è Goldman Sachs 24 karati, ci abbiamo pure paura che ce lo portano via, ci abbiamo, perché vale tanto quanto pesa. E voi niente. E così vi dico che sono contento. La giustizia esiste, il paradiso è tra di noi, già si riversano punizioni per le colpe immani e vi meritate tutto il disinteresse di questo mondo. Non siete mica buoni come quelli di Egitto, Tunisia e Libia, quelli ci piacevano tanto, si ribellavano e guardate che grande risultato. Voi non vi siete ribellati prima, adesso vi ribellate e non ci piace più, siamo stufi di ribellioni così vicine e poi c’è quella in Siria che è più interessante. A me piace la Siria, non mi ha rotto i cojoni con Platone o con Eschilo, no, a me la Siria non mi ha rotto i cojoni e poi ci sono tutti quei bimbi che rischiano di morire di fame, voi potevate pure pensarci prima e usare il profilattico, invece no, riproduzione riproduzione e ora volete pure mantenerli. C’è gente in giro… ma noi siamo tranquilli e, Nazione mia, ricordati il MOTTO:

SALVAT(T)ORI DELLA PATRIA


una delle orge sadomaso che celebrano al chiusura del G8,9,10,11,12

Siamo salvatori della patria, sì, amici miei dal capo penzocolante, siamo salvatori della patria noi tutti, l’orbe terracqueo (subacqueità compresa) siamo chiamati alla vasta missione di riempire di forza bruta, ma socialmente gentile e progressista, le lande abbandonate dei cuori patrii, delle coccarde tricolori, gli scranni dei cori gonfiopettoruti con tanto di marchio di ringraziamento a GIOGGIO. Siamo salvatori della patria e dell’Europa. Noi, mezzacalzetta per una epifania di carbone (quanto ci servirebbe visto il buco al tubicino del gassssssss), siamo ora nelle sale del comando e al nostro valoroso timoniere è dato l’incarico di salvare noi tutti dai marosi. Per i morosi c’è Equitalia, fidanzata molto scomoda e con vaste pretese immobiliari. Noi, una unica anima, un vero inno della gioia di quel incazzoso nazionalista e solitario Beethoven (ad essere vivo oggi ci vieterebbe l’uso e penso che manco Schubert concederebbe di usare la sua versione dell’Inno), noi tutti italiani ed europei siamo davanti alla venuta del Messia. Ora pulitevi la faccia dalle lacrime lattee e avanti. Il Messia salverà la patria e l’Europa tutta. In tre mesi è un successo senza precedenti, da bomba ad orologeria, fondo molle del continente, a salvatori capitanati dalla luce degli occhi delle Nazioni. Dite che esagero? E se esagero io cosa dovremmo dire al Time?

Come prenderci per il culo in due diverse copertine

Insomma permettetemi il sano stupore. Un successo del genere è raro, altro che Guerra Lampo o Sbarco dall’esilio dell’isola d’Elba. E poi ammiriamo il confronto. Da una parte lo Scopatore-Folle, l’uomo dalla Nerchia 24 ore attiva, il satiro che, non a caso, ha la faccia di quello che ha appena adocchiato vostra figlia, vostra moglie e, sì, perché no, pure vostra madre e vostra nonna e, con un guizzo nell’occhio, rimpiange che la vostra bisnonna sia già morta perché, a giudicare dalla foto che intravede alle vostre spalle, gli garbava pure quella. Dall’altra il serio Professore, un po’ grigio, forse pure un po’ dall’aria di quello che ti farà la domanda che non ti doveva fare, o forse più la faccia di quello che ti farà la proposta che non potrai rifiutare. Inutile negarlo, Monti ci interroga, l’altro ci dice “spostati” o, se donne, “accomodati”. Insomma i due ricoprono per bene la loro parte di Attori. Ma chi compare sul numero statunitense del Time? No perché questa è la versione europea/asiatica, insomma terzo mondo e colonie (l’Europa).

Due inconsapevoli vittime

Una roba tra bestie, animali e amicizia tra animali. Cane grande e cane piccolo che convivono pacifici. Poi vediamo questa foto che ha provocato abbondanti eiaculazioni sui monitor delle principali testate giornalistiche.

Due bestie

E allora tutto si rivela. Anche la copertina americana è dedicata a Monti (cane piccolo) e ad Obama (cane grande). Si coccolano, si strofinano, si annusano il culo, Monti in particolare avrà certamente indugiato attorno all’area perianale di questo grosso cagnone internazionale. Lo scambio di carezzze, leccate, umori e strizzate di palle è avvenuto secondo norma. Molti elogi per il salvat(t)ore europeo, grande fiducia per l’Italia (circa quanto aveva detto per l’Egitto di Mubarak e la Libia del Fu Gheddafi), grande questo, grande quello, ma il cane grande resta lui, grosso e festante verso i padroni Goldman Sachs. Entrambe le bestie vengono dallo stesso allevamento, hanno mangiato in pastoie simili, certo Monti più piccina alla fine, resta sempre un canide di minor importanza. Cibi solidi, cibi liquidi, deiezioni di vario genere, ma l’importante è che, con l’applauso internazionale e pure di qualche italiota frescone, ci abbiano concesso che siamo “maturati” (o marci, dipende) e che ci complimentino perché anche noi, secondo la moda imperante, abbiamo lasciato a capo della faccenda gente impelagata con chi ha scatenato tutto il guaio. La cosa che provoca tenerezza è vedere come ci sia gente che si rotola felice perché può ancora sculacchiare il puzzone precedente (sia chiaro, strapuzzava da far schifo) e perché si sente liberata come dopo una bella purga, in realtà, come capita pure per le iniezioni, sappia tal gente che il beccuccio si è rotto ed è ancora in quel posto, ma non se ne accorgono perché hanno oramai preso abitudine a farsi maltrattare in tal guisa.

IL SENSO DEL RIDICOLO


Sarà un accordo vantaggioso o meno, ma il senso di vomito e schifo non mi passa. Questi bei patti Gheddafiani, risalenti in parte già al governo Prodi, mi sembrano l’ennesimo esempio del livello di prostituzione politica del parlamento italiano. Ridicoli quelli che da sinistra gridano allo scandalo perché se non c’era B. c’erano loro –tanto per fare un esempio ricordo ancora i pianti dei Radicali contro la Cina all’epoca del  governo B. e poi la Bonino faceva parte della mega delegazione del governo Prodi in Cina con tanto di elogi alla democratica dittatura cinese-, ridicoli quelli interni al governo (leggi Lega) che sbandierano ai quattro venti la loro ferrea opposizione a colpi di parole, poi quando si tratta di farsi vedere si affidano giusto a Borghezio che ha la funzione delle opposizione interna, nominata dal centro, per proseguire con quella che, da anni, è la reale funzione della Lega secondo me: valvola di sfogo per impedire che certi malesseri potessero sfociare in un vero assalto al palazzo con cacciata dei parlamentari, malessere che poteva saldarsi con altri malesseri sparsi per la Penisola, invece così c’è la valvola di sfogo – a parole- e tutti sono tranquilli; ridicoli e vomitevoli tutti quelli che si sono buttati a pesce sul falso beduino con tenda extralusso e lo compiacciono a spese mie. Insomma non sono fatto per la politica perché questa cosa mi fa schifo, mi fanno schifo gli accordi con le dittature seguite dai proclami di libertà e democrazia contro le altre dittature, preferirei di gran lunga una schietta e salutare sincerità, dire che le guerre si fanno per un motivo preciso, dire che gli accordi si fanno per motivi concreti e non tentare di fare distinzioni tra regimi e regimi. Gheddafi raduna 500 hostess e impartisce loro una lezione sul Corano (figurati che lezione!) e questo a me ricorda il B. che raduna, a pagamento, le ospiti e impartisce loro le sue canzoni con Apicella oppure spiega come funziona il mondo e quante volte ha salvato la galassia dal tracollo. Anche tentando di mettermi dalla parte del “vantaggio economico dell’accordo” arrivo a concludere che, se proprio dobbiamo dirla, non siamo davanti all’indiano con le piume che per tre perline ti vende Manhattan, l’apparato, il casino, il baccano e tutte le manifestazioni di sottomissione danno più l’impressione del desposta che visita una provincia (o una futura provincia). Gheddafi e figli hanno le mani in molti affari italiani, banche in primis, e fanno girare soldi su soldi (oltre a tutti quelli che hanno usato in questi e negli anni passati per finanziare partiti nostrani) e questo si vede bene perché in questa nazione sfasciata può fare tutte le buffonate che vuole, le parate, le scenette con folle prezzolate e isteriche (come a casa sua insomma) e manco ha bisogno di piantare il mitra nella schiena.