Le Mentulate di Bergoglio (parte 3)


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Credo che l’80% della ricchezza del mondo è nelle mani del 17% della popolazione; non so se è vero, ma se non è vero è azzeccato, perché le cose stanno così.

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Oggi sono andato nella moschea, ho pregato nella moschea; anche l’Imam è salito sulla “papamobile” per fare il giro nel piccolo stadio… E’ questo: i piccoli gesti, è questo che vogliono, perché c’è un gruppetto che, credo, è cristiano o si dice cristiano, che è molto violento, non ho capito bene questo…, ma non è l’Isis, è un’altra cosa.

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Il fondamentalismo è una malattia che c’è in tutte le religioni. Noi cattolici ne abbiamo alcuni, non alcuni, tanti, che credono di avere la verità assoluta e vanno avanti sporcando gli altri con la calunnia, con la diffamazione, e fanno male, fanno male.

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SALMO 13

13:1 Dixit insípiens in corde suo: * non est Deus.
13:2 Corrúpti sunt, et abominábiles facti sunt in stúdiis suis: * non est qui fáciat bonum, non est usque ad unum.
13:3 Dóminus de cælo prospéxit super fílios hóminum, * ut vídeat si est intélligens, aut requírens Deum.
13:4 Omnes declinavérunt, simul inútiles facti sunt: * non est qui fáciat bonum, non est usque ad unum.
13:5 Sepúlcrum patens est guttur eórum: linguis suis dolóse agébant * venénum áspidum sub lábiis eórum.
13:6 Quorum os maledictióne et amaritúdine plenum est: * velóces pedes eórum ad effundéndum sánguinem.
13:7 Contrítio et infelícitas in viis eórum, et viam pacis non cognovérunt: * non est timor Dei ante óculos eórum.
13:8 Nonne cognóscent omnes qui operántur iniquitátem, * qui dévorant plebem meam sicut escam panis?
13:9 Dóminum non invocavérunt, * illic trepidavérunt timóre, ubi non erat timor.
13:10 Quóniam Dóminus in generatióne justa est, consílium ínopis confudístis: * quóniam Dóminus spes ejus est.
13:11 Quis dabit ex Sion salutáre Israël? * cum avérterit Dóminus captivitátem plebis suæ, exsultábit Jacob, et lætábitur Israël.
V. Glória Patri, et Fílio, * et Spirítui Sancto.
R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, * et in sǽcula sæculórum. Amen.


13:1 L’insensato ha detto in cuor, suo: * Dio non c’è.
13:2 Sono corrotti, commettono abominevoli azioni; * non c’è chi faccia il bene, nemmeno uno!
13:3 Il Signore dal cielo osserva i figli degli uomini, * per vedere se ce n’è uno saggio e che cerchi Dio.
13:4 Tutti sono traviati, tutti egualmente pervertiti; * non v’è chi faccia il bene, nemmeno uno!
13:5 È come sepolcro spalancato la loro bocca; la lingua loro tesse inganni; * le loro labbra distillano il veleno dell’aspide.
13:6 La loro bocca è piena di maledizione e di amarezza; * i loro piedi sono veloci quando si tratta di spargere sangue.
13:7 Sui loro sentieri seminano afflizione e desolazione; non conoscono la via della pace; * non hanno davanti agli occhi il timor di Dio.
13:8 Così insensati sono tutti quelli che commettono l’iniquità * e che divorano il mio popolo come un pezzo di pane?
13:9 Non invocano il Signore * e tremano quando non v’è ragione di tremare.
13:10 Il Signore è col ceto dei giusti. Voi sprezzate il consiglio del povero, * ma il Signore è il suo asilo.
13:11 Quando uscirà da Sion il salvatore d’Israele? * Allorché il Signore ricondurrà il suo popolo dalla schiavitù, esulterà Giacobbe e Israele si rallegrerà.
V. Gloria al Padre, e al Figlio, * e allo Spirito Santo.
R. Come era nel principio è ora e sempre * nei secoli dei secoli. Amen.

 

Frutti maturi e marci: Brexit e commentatori


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Immagino che quanti hanno invocato l’annullamento del referendum Brexit perché, cito, “il popolo non può essere chiamato a rispondere di argomenti così tecnici” ora saranno pure contrari alla proposta di fare un secondo referendum sempre sulla Brexit. O per caso la magica polverina ha fatto maturare le zucche immature del primo referendum? Da noi non c’è questo problema, gli italiani, è noto, sono maturi per valutare ogni cosa, dalle trivelle alle riforme costituzionali e spesso, guarda un po’, sono proprio quelli che strillano per l’immaturità del voto inglese e l’inopportunità a invocare poi il voto democratico per le consultazioni referendarie recenti e future.

Curioso, la gente è matura per stabilire di trivelle o di riforme costituzionali, ma se vota come non ci piace allora è immatura e non dovrebbe mettere bocca nelle questioni. Ammiro la vostra capacità di stabilire quando un popolo è maturo e quando no… ricorda un po’ quelli che stabiliscono quando uno è puro o è… misto. Sinistra, destra, sinistra, destra, questione di pollici, continuate a dare dei fascisti agli altri mentre coltivate il vostro sogno da manichei con tanti cassettini.

Cosa se ne deriva? Cosa si deriva dai vari Severgnini che commentano i fatti “dal club di Phileas Fogg” insomma da un luogo reale ma rifacendosi ad un personaggio inesistente e che fece una scommessa (molto equilibrato) o dai Saviano che, tra una esortazione alla ciccetta femminea

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e una serie televisiva che produce i suoi sani effetti

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decide di dare dei fascisti e nazisti ai votanti del Brexit, parlando di consensi di popolo che gli ricordano le folle oceaniche etc.. etc… il popolo, è noto, non brilla in massa per furbizia e intelligenza, il Brexit è passato per poco, 52%, dunque pure il Remain aveva cifre notevoli eppure tra le due masse il nostro Saviano distingue la massa cattiva da quella buona, la folla oceanica fascista, dalla folla oceanica matura come una pera sugosa. Magici occhialini, riti vodoo, non sapremo mai quali arcaici poteri possegga questa Cassandra dei tempi nostri. Di fatto accusa quelli del Brexit di dividere il mondo in buoni e cattivi, classismo, razzismo e via cantando… e nel farlo divide ovviamente il mondo tra idioti e intelligenti, dove gli intelligenti sono quelli di una Londra miscuglio e confusione, luogo per tutti e nessuno e che ha espresso un sindaco che già si dimostra per quello che è, ma come sono evoluti, paiono i quartieri ricchi… ecco, appunto, sono i quartieri ricchi da puzza sotto il naso, ma Saviano non può sentire questa puzza, provate voi a sentire un odore quando ci siete immersi, è impossibile, dunque niente puzza, solo fiori e fiorellini.

Concludendo. La gente fa schifo, la massa è composta a maggioranza da inetti e imbecilli, e dunque? Se li volete far votare li fate votare, se vi opponete vi opponete sempre, invece di cavalcare la vostra retorica del cazzo sulla democrazia (sistema politico putrefatto e vomitevole) per riflettere, lucidandovi la zucca, sulla maturità dei vostri concittadini.

Decidetevi o avete mentito prima o mentite ora: Lutero 2017


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Gli ultimi decenni (post Vaticano II) hanno visto un accumularsi di voltafaccia rispetto alla Dottrina. Con Bergoglio la cosa è diventata più lampante perché da una parte ha il gusto dello scandalo per finire sui giornali, dall’altra ha pure una povertà intellettuale che si evince chiarissima dalla lettura dei suoi interventi (i gesuiti non sono più quelli di una volta a quanto pare). Ma non crediate che i predecessori abbiano mancato di dire castronerie o di cambiare completamente le carte in tavola sopra questioni di fondo, questioni alla base. Ora si avvicina il 2017, la celebrazione dell’anniversario delle tesi di Lutero (31 ottobre 1517) e di Fatima (13 maggio 1917) non crediamo che le apparizioni avvenissero per caso proprio nell’anno dei 400 anni dalle tesi protestanti. Ora Bergoglio, seguendo l’andazzo dei predecessori, si appresta a festeggiare felice e contento l’anniversario, biascicando di riconciliazioni che, nel linguaggio in uso, significa stretta di mano, io continuo con le cose mie, tu con le tue, magari ci mischiamo un po’ e tutti felici. Quella di Lutero è una Eresia. E da parte sua diceva esattamente la stessa cosa del Cattolicesimo, non a caso, ancora in vita Lutero, si diffondevano immagini del Papa con orecchie d’asino all’Inferno

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E per i Protestanti i Cattolici erano eretici e dunque da destinare all’Inferno come in questa immagine con Lutero durante una predica.

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Quella di Lutero è Eresia condannata e Lutero, secondo Dottrina, ora è dove spetta che sia un eretico e scismatico. Non parliamo poi di quello che è stato il cambio di rotta verso religioni che negano tutti i fondamenti del Cattolicesimo e del Cristianesimo non “limitandosi” a divergenze sulla dottrina. Si arriva a fronte di questa e di tante altre questioni ad un bivio.

  1. Avete raccontato palle per 2000 anni, non credendo mai in nulla e riadattando a seconda delle necessità, non sostenendo nulla per convinzione e ispirazione
  2. Gli ultimi “papi” sono eretici e sono a capo di un movimento che va verso la distruzione della Chiesa e la sua dissoluzione

La scelta spetta ora a chi ha o non ha fede o almeno si sente saldo nella Chiesa Cattolica. Se credete nella Chiesa Cattolica non potete accettare che si ribaltino, a piacere degli ultimi “papi”, le Eresie in “rivoli fratelli”, in base ad una bestemmia come l’Ecumenismo (ovvero niente evangelizzazione, niente fiducia nella verità del Cristo, ma un “volemose bene” tra sette e ONLUS). Se dunque credete alla Chiesa Cattolica ecco che la conseguenza naturale è sentirsi ingannati da questi sepolcri imbiancati che vanno respinto come Eretici. Se credete e non trovate niente di strano avete un concetto curioso della vostra religione, evidentemente è una abitudine sociale, neppure ascoltate quello che si legge nei Vangeli, basta che vi lascino sonnecchiare durante la messa (altra abitudine per voi) perché, evidentemente, una religione vale l’altra. Se invece appartenete a quelli che non credono o credono in altro… complimenti, questo si prospetta per voi come il secolo più foriero di possibili gioie!!


PIO XII : «Si è partiti col dire Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo ndr.). Poi Dio sì e Cristo no (illuminismo ndr.). Finalmente il grido empio: Dio è morto, anzi, Dio non è mai esistito (comunismo ndr.)»

Dal discorso di Pio XII alla Curia Romana (5 aprile 1939)

[…]

Ma per eguale contraccambio parliamo come a fratelli e a figli con l’Apostolo: «Dilatamini et vos», affinché il Nostro amore verso la Santa Chiesa sia pieno. Dilatatevi anche voi al pensiero che servite questa Sposa di Cristo, per la quale egli diede se stesso a farla vestita di gloria, senza macchia e senza ruga, ma santa e immacolata; questa divina Sposa, che dilata e pianta le sue tende per l’universo, grida il Vangelo in ogni regione del globo, discende coi suoi suffragi nel carcere di quei che attendono di volare un giorno alle beate genti, sale al cielo a invocare e chiamare quaggiù gli eroi della santità e del bene, perchè nella gloria che loro tributa sugli altari si facciano salute e conforto degli esuli figli di Eva.

[…]

Ma a questo splendore di dignità e privilegio di circondare, più davvicino che ogni altra istituzione ecclesiastica, l’apostolica potestà del Successore di Pietro, — attualmente la Nostra, per quanto povera e indegna persona —, voi ben vedete quanto convenga che in tutta la Curia Romana risponda lo splendore della vita, affinché il Pontefice, secondo scriveva il Dottore mellifluo, San Bernardo, più pronti vi abbia, come a lui dappresso assistete: «Propiores assistitis, ut habeat paratiores». Questa maggiore preparazione che è mai se non il maggior spirito che vivifica, mentre la lettera uccide? quello spirito che vivifica il lavoro, che tramuta la penna in ala di volo celeste, che penetra, dirige, sorregge, sublima la mente e il volere; quello spirito che vuol essere il primo e il più santo orgoglio di tutti coloro che sono chiamati e preparati a collaborare alla missione dal Divino Maestro impostaCi di. Pastore delle pecorelle del suo ovile e dell’altre, pure sue, ancora randagie, che Egli intende condurre a sé.

[…]

Di tanta dignità investiti, Venerabili Fratelli e diletti Figli, vi salutiamo qui uniti intorno a Noi; ed è per Noi santa e paterna gioia il sentir confermato, dalle parole del vostro Eminentissimo ed eloquente interprete, il venerando e a Noi carissimo Cardinale Decano del Sacro Collegio, che voi tutti, animati dallo spirito di Cristo e pienamente consci della responsabilità e dell’altezza del vostro ufficio, null’altro più ardentemente bramate e studiate che di rendervi sempre più degni della vostra privilegiata vocazione. Nessun dono di questo più gradito, nessuna promessa più preziosa, nessun più soave conforto voi avreste saputo o potuto darCi in questi giorni, in cui Noi, per inscrutabile consiglio divino, abbiamo assunto il grave peso del lavoro pontificale là ove al Nostro indimenticabile Predecessore l’angelo di una santa morte fermò inerte la sapiente operosa mano e, chiudendogli il gran volume del suo lungo e glorioso pontificato, gli schiuse le porte della città celeste, invitandolo e introducendolo al riposo della beata eternità.

Eredi del suo nome, siamo anche eredi del suo tempo, che diventa Nostro con le fortune propizie e avverse che seco nella sua fuga travolge. Tempo difficile e pur così grande, quando nel volgere di un anno si susseguono e maturano avvenimenti che prima avrebbero richiesto decenni e forse secoli; quando il vertiginoso e portentoso progresso moderno sembra aver resa questa « aiuola che ci fa tanto feroci » troppo angusta alle insaziate brame dei figli di Adamo; quando per tutti i lidi e verso tutti i venti ormai risuona la divina voce del Vangelo, e i doveri e la azione della Chiesa, e con essi quelli dei suoi uffici centrali, si vengono ampliando ed estendendo oltre misura, mentre gli occhi del mondo sempre più ansiosi si volgono al Magistero di lei, fisi guardando pur se dal suo labbro erompa quella verità che libera e sublima l’uomo nell’opera della carità. Che resta a Noi se non levare il Nostro sguardo umile e implorante al cielo, donde scende la sapienza pura, pacifica, modesta, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti? donde scende il frutto della giustizia che si semina nella pace da coloro che praticano la pace? . Fra i dati buoni e i doni perfetti che discelidono dal Padre dei lumi Noi non potremmo impetrare e ricevere grazia più segnalata che di sapere e vedere presso di Noi uomini, quali San Bernardo descriveva e raccomandava al suo diletto discepolo e venerato Pontefice Eugenio III: « In talibus — così scriveva il santo abate di Chiaravalle — ut opinor, requiescat spiritus tuus…: qui praeter Deum tantum timeant nihil, nihil sperent nisi a Deo… Qui stent viriliter pro aflictis et iudicent in aequitate pro mansuetis terrae. Qui sint compositi ad mores, probati ad sanctimoniam, parati ad oboedientiam, mansueti ad patientiam, subiecti ad disciplinam, rigidi ad censuram, catholici ad fidem, fideles ad dispensationem, concordes ad pacem, conformes ad unitatem. Qui sint in iudicio recti, ín consilio providi, in iubendo discreti, in disponendo industrii, in agendo strenui, in loquendo modesti, in adversitate securi, in prosperitate devoti, in zelo sobrii… Qui legatione pro Christo fungi, quotiens opus erit, nec iussi renuant, nec non iussi affectent… Qui orandi studium gerant et usum habeant, ac de omni re orationi plus fidant, quam suae industriae vel labori»

Proteggere la memoria in stile ISIS


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Il Giornale mo’ regala il Mein Kampf, seguendo una linea già vista in precedenza con i (falsi) diari di Mussolini. Si scatena subito una polemica da parte di Renzi e poi della Boldrini.

La memoria va difesa, dice la Boldrini, peccato che intenda “va difesa evitando di leggere o documentarsi”, sai quanti nuovi neonazi verranno fuori dalla distribuzione del Mein Kampf? Zero. Se lo leggono si fanno due palle così, se non lo leggono e gridano “Hitler Hitler” la mutazione non è avvenuta per la distribuzione a giugno 2016 di un libro che trovi oramai ovunque e puoi pure scaricare da internet assieme a filmati, discorsi, inni e via dicendo… incitare alla difesa della memoria affermando subito dopo di averne paura e dunque volerla censurare e limitare è più da dittatura che da democrazia (supponendo che significhi qualcosa).
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Proteggere la memoria vuol dire dare tutta la documentazione, rispondere ad eventuali falsità presentando i dati che smentiscono queste menzogne, ma se la menzogna la si schiaccia e si blocca con tanto di multa e minaccia ecco che, come è noto, si otterrà solo la sua diffusione capillare e sotterranea, la si renderà interessante, affascinante, si getteranno i semi perché questa menzogna venga percepita come “la verità tenuta celata” dai poteri forti. Un meccanismo notissimo. Eppure a quanto pare, come l’Isis con i monumenti, quello che non piace si deve far saltare per aria, magari bruciare, nascondere sotto il tappeto sperando che prima o poi svanisca nel nulla.

RIGHT IN THE FACE!


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Riporto un mio commento scaturito da una ritengo improvvida uscita di un signore sul tumblr in merito alla morte di Muhammad Ali e certo entusiasmo, a suo dire ipocrita, suscitato tra esponenti di destra essendo Ali “negro e musulmano”. Il mio commento è l’ultimo a firma Gargantua.

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E sì, in queste ore di prediche e prediche e di quadretti morali, nella penisola virtuale improvvisamente riscopertasi esperta di Boxe e di Muhammad Ali, se ne sono lette di tutti i colori. In particolare ricorre il commento della tipologia anarco-statale, si tratta di individui genericamente di sinistra e genericamente anarchici, spesso che lavorano per lo Stato e dunque lo danneggiano, ma non come pensano loro sabotando, semplicemente aggiungendo inetti ad un sistema già in crisi. Questi espertoni della qualunque si sono ovviamente lanciati a gridare al grande modello di afro-americano (sottintendendo migranti venite migranti venite.. ma che ci vogliamo fare se hanno la visione storica dello spessore di una sottiletta?) e pure la conversione la interpretano solo ed esclusivamente come questione di protesta (componente certo presente), di fatto accantonando il credo di Cassius Clay, perché da anarco sono pure atei (probabilmente con tutti i sacramenti e senza sbattezzo). Personalmente io non avrei commentato neppure la notizia perché non mi interessa la boxe, non mi interessa Muhammad Ali e certo la sua conversione ancora di meno mi può importare. Resta interessante rilevare come molti amino crogiolarsi nel sogno di rivedersi in grande nei loro miti (o pseudomiti), si tratta di un fenomeno di identificazione notorio e che senza dubbio è parte della trasformazione di certe persone a esseri quasi sovrannaturali e mitici appunto, peccato che se ci si affida a tale fenomeno per poi criticare gli altri e dare ad intendere dove sono i giusti… spesso si finisce per fare brutte figure perché accecati da questi modellini standard dell’universo, dove ogni casella buona (ovvero le nostre caselle) sono proprio proprio quelle toccate dai nostri idoli.

Benigni commentatori, maligni criticoni


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Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel “buffo”, ma lasciamo stare il “comico”. I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un’altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.

Carmelo Bene

Io non trovo nulla di strano, né nulla di male nel cambio di idea di Benigni, pur se avviene dopo poche settimane dalle sue dichiarazioni contro la riforma costituzionale. Uno non può cambiare parere? Il problema non è suo, è della massa di italiani ignoranti e beoti che si affidano ad un buffo (o buffone) e alle sue parole come massime di vita e precetti quasi divini, è della feccia italica che ritiene normale diffondere sulle reti nazionali pubbliche e nelle scuole Benigni che spiega la Costituzione, Benigni che spiega Dante, quasi che non vi fosse nulla di più bello, profondo e preparato di un buffone che si improvvisa vate nazionale. A questa massa di imbecilli con diritto di voto dico: avete quello che vi meritate. Se ritenete che questa Nazione sia da rappresentare attraverso un buffone… avete ragione. Un buffone adatto a tutte le stagioni (è il suo mestiere) è l’immagine calzante di questa penisola mediocre e sonnacchiosa, tutta “eventi” e “cose esclusive di gruppo”, se poi vi stupite siete fessi 2 volte e rendete evidente quanti stupidi si aggirino per queste lande. Dunque benissimo Benigni, benissimo lo Stato a considerarlo il suo degno portabandiera, benissimo questa chiesa (c minuscola) e questo papocchio a cercarlo come testimone d’eccezione dei propri libri,

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tutto bene, che cazzo vi lamentate?

La Censura senza paura


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In America più di una casa editrice ha deciso, in nome del politicamente corretto, di purgare i testi classici dai termini considerati “offensivi”, il primo a cadere sotto la scure è stato Mark Twain. In Italia immagino cosa accadrebbe mettendo le mani ad esempio sopra Dante per rendere tutti felici e integrati. Leggo oggi questa dichiarazione a reti unificate di due delle principali agenzie di informazione giornalistica (in teoria) italiana

Dopo l’ANSA anche l’agenzia Adnkronos dice no alla parola “clandestino”
Roma – (Adnkronos) – Raccogliendo la sollecitazione di Carta di Roma e la storica battaglia condotta dalla presidente Laura Boldrini, l’agenzia annuncia che i suoi lanci non conterranno più la parola ‘clandestino’ riferita alle persone immigrate. Il direttore Marra: ”L’uso di un linguaggio corretto è sempre importante e ancora di più quando si tratta di fenomeni come l’immigrazione, su cui è facile alimentare paura, xenofobia e razzismo”

Accogliendo l’invito di questa sorta di nuovo nume tutelare del politicamente corretto che prende il nome di Boldrini, le due principali agenzie di informazione si rifiutano di usare un termine proprio “clandestino”, perché chi arriva senza i regolari permessi e poi rimane sul territorio, appellatevi a tutta l’umanità che volete, ai santi e alle madonne, ma è clandestino, preferendo non sappiamo cosa. Immaginiamo che la scelta ricadrà sull’orripilante MIGRANTE, termine che, da tempo, ci pregiamo di ritenere non solo ridicolo ma anche assolutamente incorretto perché rende l’idea di gente in perenne movimento, IM-MIGRATO non piace più, la IM è bandita perché offensiva, così come la G (o giovani emuli di Enrico VI… ricordate poi che la diceria sulla G venne sparsa da quel furbacchione di Riccardo III che oggi si direbbe diversamente abile -dico quello di Shakespeare, quello originale pare fosse sanissimo-) perché una sorta di martellamento linguistico, dicono, sarebbe alla base della salvezza degli spiriti eletti e della redenzione dei dispersi. Casualmente devono affiancare a questa opera di “rinominazione” anche la costante minaccia di sanzioni, incarceramenti e così via. A me vengono in mente altri tempi quando i giornalisti venivano riuniti da qualche ministro della propaganda e si illustrava loro come si scrive, cosa si scrive e perché si deve scrivere. Risultato la lingua, già piatta come una pianura, verrà livellata anche dalla autocensura, hai voglia a rafforzare una frase con questo o quel termine, vietatissimo, a meno che non ci sia alla base del tuo discorso un profondo e sentito biasimo e blah blah blah… insomma ci deve essere la morale della favoletta e ti viene pure fornito il manuale con i finali. Che Ansa e Adnkronos non informassero e che in gerale l’informazione sia una pinzetta per levare i peli superflui già si sapeva,

ma stupisce sempre una dichiarazione tanto plateale… ovviamente si prepara l’uditorio al finto plebiscito (ce ne sono stati tanti di falsissimi e con fucili puntati dietro la schiena, hanno perfino ribattezzato piazze sulla base di falsi plebisciti..) che “obbligherà” i politici a togliere il reato di clandestinità (perché noi siamo i più fresconi del mondo e ci piace sentirci buoni) e poi magari ad accogliere, al momento dello sbarco, i MIGRANTI con il Kit completo del neo cittadino, sorta di versione italica del Lei hawaiano, all’interno il numero del sindacato perché ti spieghi come ci si può fare assumere a meno paga (ma il sindacato strizza l’occhio) perché tanto quello che ci smeni lo riprendi grazie alle sovvenzioni comunali, per non parlare del ripristino della pensione per i tuoi anziani (autocertificati), insomma quale altra Nazione ti può regalare tutto questo? In cuor loro questi buoni di cuore dei quartieri bene, i vari Boldrini italici, sperano forse in un prospero domani di voto dei neocittadini (insomma il SEL ha preso il 3% alle Nazionali, un tempo si diceva che il partito era stato trombato…) mentre quelli, giustamente pensiamo, appena potranno si faranno i partiti loro, in fondo sono un po’ più attivi di quanto si sia ultimamente da queste parti.

L’ipocrisia vi renderà schiavi – pampas, papati e pappe (riscaldate) molli


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Louis de Rouvroy de Saint Simon narrava nelle sue Memoires che durante l’assedio di Namur, dopo un controllo attento casa per casa, venne fuori che gli unici scoperti a nascondere grandi quantitativi di polvere da sparo, in cantina, fossero i Gesuiti. Il duca non faceva particolari commenti alla notizia, chi leggeva questo passaggio, d’altro canto, non ne aveva bisogno: la pericolosità e l’infingardia dei Gesuiti era già fatto notorio, non è un caso che il loro superiore fosse il “Papa nero”. A forza di fare pastette l’ordine di codesti cavillosi preti nerissimi è riuscito a farsi dapprima sbattere fuori dall’ecumene e poi rientrare dalla finestra giungendo infine a mettere un loro rappresentante sul soglio di Pietro.

pope-funny-hat1Non capiamo se la nostra sia una natura del bastian contrario o se sia che il precetto del pensare male ci è sempre parso vitale quanto il bene vixit qui bene latuit… sappiamo solo che mentre le folle smisurate raggiungevano l’apice del piacere tra una cartolina e una immaginetta del nuovo pontefice, sciogliendosi in giaculatorie di ringraziamento a Iddio l’altissimo che, indaffarato com’è, aveva avuto il tempo di scegliere prima un tedesco, poi disdire l’ordine e scambiarlo con un argentino (il servizio di soddisfatti o rimborsati divino funziona davvero), il tutto infondendo grazia e spirito tra i “conclavisti”, noi miserrimi si drizzava le orecchie e si sputava in petto come Diotima prevedendo che se il predecessore si era rivelato, a pochi mesi dal principio del mandato, una mammoletta, costui si sarebbe rivelato un ipocrita di prima maniera. Ipocrita perché tutta la modestia di codesto mondo non si adatta a chi scala tutti i gradi di un cursus honorum dove la Grazia è poco presente davvero, trascurando scale dorate celesti, fino alla sommità delle sommità umane. L’aspetto da docile pastore, semplice e bonario, è una rappresentazione che già abbiamo imparato a non credere, in fondo Giovanni XXIII era un diplomatico raffinato, poi amava darsi l’aria del contadinotto bergamasco. Questo è un gioco di immagini che Benedetto XVI non aveva appreso, abituato a manovrare dalle biblioteche, a fare il teologo, si è presentato in quanto tale fracassando miseramente. Paolo VI era mediaticamente scarso, Giovanni Paolo I più furbo forse di quanto si credesse e poi è come quei morti giovani, lasciano belle speranze e non fanno a tempo a dare delusioni (ai tanti, dico), Giovanni Paolo II un marpione, l’attuale è un ipocrita a 24 carati.

plu-13030-leccone-papa-franAvviso ai Naviganti, non si tratta di un fotomontaggio, questi lecca lecca esistono

sono in commercio (non dico la ditta) ed il bello è che si chiamano: Lecca lecca Papa Boys con “Papa Francesco”.

Presenzialista come pochi, ammaestra le pecorelle con discorsini terra terra, autentiche perline colorate e, sommo orrore, pare proprio riscuotere un vastissimo successo, insomma il livello medio è tanto basso che il pochissimo appare perfetto e le piazze si riempiono… l’ipocrisia di questo pontefice è tale da voler confondere (apposta… oppure si tratta di sfoggio di debordante ignoranza?) quello che è la simbologia papale, ori, pietre e tessuti compresi, con la semplicità della persona. Un essere umano con un minimo di raziocinio e intelligenza è in grado di scindere il ruolo e i simboli del suo ruolo dalla persona, ma questo pontefice no, vivendo per il consenso di giornalisti e stampa e, di conseguenza, del popolino inebetito, ecco che rifiuta di vivere nelle stanze papali, rifiuta certe vesti, rifiuta l’oro, spacciandosi per un poverello. Sappiamo di papi che della frugalità avevano fatto esempio all’interno delle stanze vaticane, digiunando e vivendo modestamente, eppure facendo sfoggio di tutti i loro simboli più luminosi, direte “paccottiglia”, no, secolare simbologia, rappresentazione di un fatto rituale e dunque religioso, uno è libero di rifiutarla, ma se pretendi di essere il padrone del vapore devi tenere il macchinario in perfetto stato altrimenti nisba. Una delle ultime uscite è sulla sua assenza ad uno dei concerti annuali in vaticano, ufficialmente rifiutava in quanto “non è un principe rinascimentale”, è vero, infatti è un buzzurro rifatto e sospettiamo pure ignorantello, probabilmente ha pensato “che noia… musica classica per ore” e si è rifugiato nella scenetta del rifiuto di Cesare della corona, continuando però a fare il Papa e così dopo un Papa pusillanime che ha rinunciato, un Papa ipocrita che ci rappresenta la scenetta della verginella che dice di no, a voce, ma ci segue dietro le frasche. D’altro canto pare apprezzi solo il tango, dunque potremmo dire che è un tànghero tanghèro.

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Adesso si prepara l’ennesima buffonata mediatica di questo Santo ante sepulcrum, Lampedusa, visita privatissima… talmente privata che da una settimana ci viene ricordata, giorno dopo giorno, talmente privata da possedere già il programma completo con tanto di orari: lancio corona 9.30, sbarco 10 etc…, talmente privata da sospettare pure che si stia pensando di fare uno spettacolino per l’occasione: a Lampedusa si è diffusa la voce che “sarebbe fantastico se arrivasse un barcone mentre c’è il Pontefice” e allora noi, sospettosissimi per nostra natura, già immaginiamo i servizi fotografici, il tizio vestito di bianco (quello di una tradizionale barzelletta ambientata, coincidenze della vita, nelle sue zone -cercatela-) e sullo sfondo lo sgangherato barcone in avvicinamento e il pontefice che accoglie i derelitti. Ora facesse il bel gesto e se li prendesse in Vaticano, Stato dove l’accesso è vietatissimo, figuriamoci residenze o soggiorni. Immagino che la buffonata papale servirà a rinfocolare le pazzie della Kyenge della “abolizione del reato di clandestino” e “ius soli” a raffica, tanto per far conquistare il premio guinness come nazione che svende (o tira alle ortiche) la cittadinanza e la legalità, a membro di segugio, secondo la nostra tradizione che è sempre fatta (vedi carceri) non di un piano a lungo termine e sensato, ma di emergenze e soluzione estreme, prima un disinteresse totale e poi tana liberi tutti. Alla faccia della polveriera di Namur.

PS: nel caso ci si illudesse sullo Ior vorrei ricordare che è prassi consolidata, da parte dei Papi quali capi di governo, di falcidiare nei primi mesi i resti lasciati dai successori, cambiare le teste al comando, lo stesso Benedetto XVI aveva fatto opera in tal senso con i lasciti di Giovanni Paolo II, questo compie altrettanto puntando oltretutto al bottino grosso, se pensate che lo faccia per la bontà d’animo e per il bene della umanità….

Sopra i diritti dei vinti e dei vincitori – un discorso di Benedetto Croce


La poliedrica e vasta produzione di Benedetto Croce consente di selezionare, saltellando da brano a brano, spesso richiedendo quello che più ci aggrada, quasi si fosse ad una cena antica ed una pifera sapiente ci offrisse il meglio della sua arte. Esiste però, tra gli interventi politici del Croce Senatore, un discorso che certo appare ancora oggi di una importanza capitale, eppure, per motivi che non stiamo troppo ad indagare, poco si conosce e raramente si legge per motivi che, ad una lettura sufficientemente attenta, risulteranno evidenti.

Discorso tenuto da Benedetto Croce il 24-7-1947 all’Assemblea Costituente

            Io non pensavo che la sorte mi avrebbe, negli ultimi miei anni, riservato un così trafiggente dolore come questo che provo nel vedermi dinanzi il documento che siamo chiamati ad esaminare, e nell’essere stretto dal dovere di prendere la parola intorno ad esso. Ma il dolore affina e rende più penetrante l’intelletto che cerca nella verità la sola conciliazione dell’interno tumulto passionale.

            Noi italiani abbiamo perduto una guerra, e l’abbiamo perduta tutti, anche coloro che sono stati perseguitati dal regime che l’ha dichiarata, anche coloro che sono morti per l’opposizione a questo regime, consapevoli come eravamo tutti che la guerra sciagurata, impegnando la nostra patria, impegnava anche noi, senza eccezioni, noi che non possiamo distaccarci dal bene e dal male della nostra patria, né dalle sue vittorie né dalle sue sconfitte. Ciò è pacifico quanto evidente.

            Senonché il documento che ci viene presentato non è solo la notificazione di quanto il vincitore, nella sua discrezione o indiscrezione, chiede e prende da noi, ma un giudizio morale e giuridico e la pronunzia di un castigo che essa deve espiare per redimersi e innalzarsi o tornare a quella sfera superiore in cui, a quanto sembra, si trovano coi vincitori gli altri popoli, anche quelli del continente nero.

            E qui mi duole di dovere rammentare cosa troppo ovvia, cioè che la guerra è una legge eterna del mondo, che si attua di qua e di là da ogni ordinamento giuridico, e che in essa la ragion giuridica si tira indietro lasciando libero il campo ai combattenti, dall’una e dall’altra parte biasimati o considerati traditori se si astengono da cosa alcuna che sia comandata come necessaria o conducente alla vittoria.

            Chi sottopone questa materia a criteri giuridici, o non sa quel che si dica o lo sa troppo bene e cela l’utile, ancorché egoistico del proprio popolo o Stato, sotto la maschera del giudice imparziale. Segno inquietante di turbamento spirituale sino ai giorni nostri (bisogna pure avere il coraggio di confessarlo), i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituiti per giudicare, condannare e impiccare, sotto i nomi di criminali di guerra, uomini politici e generali dei popoli vinti, abbandonando la diversa pratica, esente d’ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni dei loro uomini, e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo o concludendo con ciò la guerra.

            Giulio Cesare non mandò innanzi a un tribunale ordinario o straordinario l’eroico Vercingetorige, ma esercitando vendetta o reputando pericolosa alla potenza di Roma la vita e l’esempio di lui, poiché gli si fu nobilmente arreso, lo trascinò per le strade di Roma dietro il suo carro trionfale e indi lo fece strozzare nel carcere. Parimente si è preso oggi il vezzo, che sarebbe disumano se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che lo riconoscano e promettano di emendarsi: che è tale pretesa che neppur Dio, il quale permette nei suoi ascosi consigli le guerre, rivendicherebbe a sé, perché egli non scruta le azioni dei popoli nell’ufficio che il destino o l’intreccio storico  di volta in volta a loro assegna, ma unicamente i cuori e i reni, che non hanno segreti per lui dei singoli individui. Un’infrazione della morale qui indubbiamente accade, ma non da parte dei vinti, si piuttosto dei vincitori, non dei giudicati ma degli illegittimi giudici.

            Noi italiani, che abbiamo nei nostri grandi scrittori una severa tradizione di pensiero giuridico e politico, non possiamo dare la nostra approvazione allo spirito che soffia in questo dettato, perché dovremmo approvare ciò che sappiamo non vero e pertinente a transitoria malsania dei tempi: il che non ci si può chiedere. Ma altrettanto dubbio suscita questo documento nell’altro suo aspetto di dettato internazionale che dovrebbe ristabilire la collaborazione tra i popoli nell’opera della civiltà e impedire, per quanto è possibile, il rinnovarsi delle guerre.  Il tema che qui si tocca è così vasto e complesso che io non posso se non lumeggiarlo sommariamente e in rapporto al solo caso dell’Italia e nelle particolarità di questo caso.

            L’Italia, dunque, dovrebbe, compiuta l’espiazione con l’accettazione di questo dettato, e così purgata e giustificata, rientrare nella parità di collaborazione con gli altri popoli. Ma come si può credere che ciò sia possibile se la prima condizione di ciò è che un popolo serbi la sua dignità e il suo legittimo orgoglio, e voi, o sapienti uomini dei tripartito, o quadripartito internazionale, l’offendete nel fondo più geloso dell’anima sua, perché, scosso che ebbe da sé l’Italia, non appena le fu possibile, l’infesto regime tirannico che la stringeva, avete accettato e sollecitato il suo concorso nell’ultima parte della guerra contro la Germania, e poi l’avete, con pertinace volontà, esclusa dai negoziati della pace, dove si trattava dei suoi più vitali interessi, impedendole di fare udire le sue ragioni e la sua voce e di suscitare in sè spontanei difensori in voi stessi o tra voi?

            E ciò avete fatto per avere le sorti italiane come una merce di scambio tra voi, per equilibrare le vostre discordi cupidigie o le vostre alterne prepotenze, attingendo a un fondo comune, che era a disposizione.

            Così all’Italia avete ridotto a poco più che forza di polizia interna l’esercito, diviso tra voi la flotta che con voi e per voi aveva combattuto, aperto le sue frontiere vietandole di armarle a difesa, toltole popolazioni italiane contro gli impegni della cosiddetta Carte Atlantica, introdotto clausole che violano la sua sovranità sulla popolazioni che le rimangono, trattatala in più cose assai più duramente che altri stati ex nemici che avevano tra voi interessati padroni, toltole o chiesto una rinunzia preventiva alle colonie che essa stessa aveva acquistate col suo sangue e amministrate e portate a vita civile ed europea col suo ingegno e con dispendio delle sue e tutt’altro che ricche finanze, impostole gravi riparazioni anche verso popoli che sono stati dal suo dominio grandemente avvantaggiati, e perfino le avete, come ad obbrobrio, strappati pezzi di terra del suo fronte occidentale da secoli a lei congiunti e carichi di ricordi della sua storia, sotto pretesto di trovare in quel possesso la garanzia contro una possibile irruzione italiana, quella garanzia che una assai lunga e assai fortificata e assai vantata linea Maginot non seppe dare.

            Non continuo nel compendiare gli innumeri danni ed onte inflitte all’Italia e consegnati in questo documento, perché sono incisi e bruciano nell’anima di tutti gli italiani; e domando se, tornando in voi stessi, da vincitori smoderati a persone ragionevoli, stimate possibile di avere acquistato con ciò un collaboratore in piena efficienza per lo sperato nuovo assetto europeo.

            Il proposito doveroso di questa collaborazione permane e rimarrà saldo in noi, e lo eseguiremo perché corrisponde al nostro convincimento e l’abbiamo pur ora comprovato col fatto; ma bisogna non rendere troppo più aspro all’uomo il già aspro suo dovere, né dimenticare che al dovere giova la compagnia che gli recano l’entusiasmo, gli spontanei affetti, l’esser libero dai pungenti ricordi di  torti ricevuti, la fiducia scambievole che presta impeto ed ali.

            Noi italiani, che non possiamo accettare questo documento perché contrario alla verità, e direi alla nostra più alta scienza, non possiamo, sotto questo secondo aspetto dei rapporti fra i popoli, accettarlo, nè come italiani curanti dell’onore della loro patria, né come europei, due sentimenti che confluiscono in uno; perché l’Italia è tra i popoli che più hanno contribuito a formate la civiltà europea, e per oltre un secolo ha lottato  per la libertà e l’indipendenza sua e, ottenutala, si era per molti decenni adoperata a serbare con le sue alleanze e intese difensive la pace in Europa.

            E cosa affatto estranea alla sua tradizione è stata la parentesi fascistica, che ebbe origine dalla guerra del 1914, non da lei voluta, ma da competizioni di altre potenze, la quale, tuttoché essa ne uscisse vittoriosa, nel collasso che seguì dappertutto, la sconvolse a segno da aprire la strada in lei alla imitazione dei nazionalismi e totalitarismi altrui. Libri stranieri hanno testé favoleggiato la sua storia nei secoli come una incessante aspirazione all’imperialismo, laddove l’Italia una sola volta fu imperiale, e non propriamente essa, ma l’antica Roma, che peraltro valse a creare la comunità che si chiamò poi l’Europa; e, tramontata quell’egemonia, per la sua posizione geografica divenne campo di continue invasioni e usurpazioni dei vicini popoli e stati.

            Quei libri, dunque, non sono storia, ma deplorevole pubblicistica di guerra, vere e proprie falsificazioni.

            Nel 1900 un ben più sereno scrittore inglese, Bolton King, che con grande dottrina narrò la storia della nostra Unità, nel ritrarre l’opera politica dei governi italiani nel tempo seguito all’Unità, riconosceva, nella conclusione del suo libro, che, al confronto degli altri popoli di Europa, l’Italia “possedeva un ideale umano e conduceva una politica estera comparativamente generosa”.

            Ma se non approveremo questo documento, che cosa accadrà? In quali strette ci cacceremo? – Ecco il dubbio e la perplessità che può travagliare alcuno o parecchi di voi, i quali nel giudizio di sopra esposto e ragionato del cosiddetto trattato so che siete tutti e del tutto concordi con me ed unanimi, ma pur considerate l’opportunità contingente di una formalistica ratifica.

            Ora non dirò ciò che voi ben conoscete: che vi sono questioni che si sottraggono alla spicciola opportunità e appartengono a quella inopportunità inopportuna o a quella opportunità superiore che non è del contingente, ma del necessario; e necessaria e sovrastante a tutto è la tutela della dignità nazionale, retaggio affidatoci dai nostri padri, da difendere in ogni rischio e con ogni sacrificio.

            Ma qui posso stornare per un istante il pensiero da questa alta sfera che mi sta sempre presente, e, scendendo anch’io nel campo del contingente, alla domanda su quel che sarà per accadere rispondere, dopo avervi ben meditato, che non accadrà niente, perché in questo documento è scritto che i suoi dettami saranno messi in esecuzione anche senza l’approvazione dell’Italia: dichiarazione in cui, sotto lo stile di Brenno, affiora la consapevolezza della verità che l’Italia ha buona ragione di non approvarlo. Potrebbero bensì, quei dettami, venire peggiorati per spirito di vendetta; ma non credo che si vorrà dare al mondo di oggi, che proprio non ne ha bisogno, anche questo spettacolo di nuova cattiveria, e, del resto, peggiorarli mi par difficile, perché non si riesce a immaginarli peggiori e più duri.

            Il governo italiano certamente non si opporrà alla esecuzione del dettato; se sarà necessario, coi suoi decreti o con qualche suo singolo provvedimento legislativo, la seconderà docilmente, il che non importa approvazione, considerato che anche i condannati a morte sogliono secondare docilmente nei suoi gesti il carnefice che li mette a morte.

            Ma l’approvazione no! Non si può costringere il popolo italiano a dichiarare che è bella una cosa che esso sente come brutta, e questo con l’intento di umiliarlo e di togliergli il rispetto di se stesso, che è indispensabile a un popolo come a un individuo, e che solo lo preserva dall’abiezione e dalla corruttela.

            Del resto, se prima eravamo soli nel giudizio dato di sopra del trattamento usato all’Italia, ora spiritualmente non siamo più soli: quel giudizio si avvia a diventare un’opinio communis e ci viene incontro da molti altri popoli e perfino da quelli vincitori, e da minoranze dei loro parlamenti che, se ritegni molteplici non facessero per ora impedimento, diventerebbero maggioranze, e fin da ora ci esorta a ratificare sollecitamente il trattato per entrare negli aeropaghi internazionali da cui siamo esclusi, e nei quali saremmo accolti a festa, se anche come scolaretti pentiti; e ci si fa lampeggiare l’incoraggiante visione che le clausole di esso più gravi e più oppressive non saranno eseguite e tutto sarà sottoposto a revisione.

            Noi non dobbiamo cullarci nelle facili speranze e nelle pericolose illusioni e nelle promesse più volte provate fittizie, ma contare anzitutto e soprattutto su noi stessi; e tuttavia possiamo confidare che molti comprenderanno la necessità del nostro rifiuto dell’approvazione, e l’interpreteranno per quello che esso è: non un’ostilità contro il riassetto pacifico dell’Europa, ma , per contrario, non ammonimento e un contributo a cercare questo assetto nei modi in cui soltanto può ottenersi; non una manifestazione di rancore e di odio, ma una volontà di liberare noi stessi dal tormento del rancore e dalle tentazioni dell’odio.

GENIO INCOMPRESO


In questi anni – prosegue il giovane politico – sono stati costruiti miti negativi sul mio conto: è passato il messaggio, falso, che fossi un ignorante pluri bocciato con 12 mila euro al mese di stipendio”. Non è vero, chiede l’intervistatore, che è un pluri bocciato? “Mi hanno bocciato due volte. La prima avevo 15 anni, ed era il periodo della malattia di mio padre. Ero confuso, stordito. La seconda è stata alla maturita’ nel 2008. Il mio esame era viziato: la prova di matematica era diversa da quella degli altri. Infatti ho fatto ricorso al Tar e l’ho vinto. La scuola mi ha consentito di ridare l’esame orale da privatista, ma era ovvio a quel punto che volevano bocciarmi: sono andato demotivato

Per altre perle di saggezza . Sappiate che studia Economia, finalmente sappiamo che non usciremo più dalla crisi mondiale.

PS: Certo che per essere stato bocciato 2 volte, come dice lui, sorprende il fatto che, stando al suo racconto, è stato bocciato 3 volte, quando aveva 15 anni, quando è stato bocciato alla maturità, quando è stato bocciato da  privatista.

TREMONTI DI PIETA’


Escono oggi le dichiarazioni dei redditi dei Parlamentari. Tremonti dichiara un reddito imponibile di 39.672 euro, contro i 4 milioni e passa dichiarati nel 2008. Una lacrimuccia mi scende dalla gota. In compenso, a giudicare dal cartello, vedo che Tremonti non si cala solo il reddito imponibile, ma pure l’età.

PS: Noto una curiosa somiglianza con Karl Marx, Tremonti tenta il salto?