LA RELIGIONE DELL’UGUAGLIANZA


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LE BOMBAROLE DELL’ISIS – 3 DONNE ARRESTATE A PARIGI, PREPARAVANO UN ATTACCO ALLA STAZIONE GARE DE LYON PER VENDICARE L’UCCISIONE DEL “MINISTRO” DEL CALIFFATO AL ADNANI – LA PRINCIPALE SOSPETTATA AVEVA L’AUTO PIENA DI BOMBOLE DI GAS – FERMATO ANCHE UN UOMO
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MA CHE BEL CUCCIOLETTO DI ISIS! – I SERVIZI SEGRETI EUROPEI LANCIANO L’ALLARME: I “CUCCIOLI DEL CALIFFATO”, BABY KAMIKAZE DI ETA’ TRA I 12 E 17 ANNI, STANNO ARRIVANDO IN MASSA CONFUSI TRA I PROFUGHI – SONO ADDESTRATI A UCCIDERE, E ORA CHE IN SIRIA L’ISIS ARRETRA VERRANNO UTILIZZATI PER ATTENTATI IN CASA NOSTRA

Democraticamente il nulla, dall’eroismo in guerra alla love story


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Nel 1963 uscì nelle sale PT 109, un film estremamente elogiativo di Mr. Kennedy (praticamente viene ripetuto ogni 3 battute il nome del Presidente USA). Nel film si raccontava un fatto reale ovvero l’affondamento del motosilurante comandato da Kennedy durante la seconda guerra mondiale e le imprese compiute dal futuro presidente per salvare il suo equipaggio. Gesta eroiche insomma, il film non è un capolavoro e l’intento elogiativo eccede, ma certo l’impresa resta.

Ora esce un film sopra Obama: First Date, la storia dell’incontro tra lui e la moglie (all’epoca lei era avvocato e lui divenne suo stagista ehm…) ovviamente sarà tutto condito di buoni sentimenti, lotte contro l’oppressione e discriminazioni varie, si prevede una cagata di film.

A questo punto attendiamo un bel film sui pompini della Lewinsky.

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L’ondata Demò a Cubà


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L’ondata Demò cosa offre sul menù cubano? Offre crociere per media borghesia, una sfilatina di moda (quattro stracci tra straccioni, direbbe qualche titolista) e qualche rimasuglio musical-pop. Avete presente quei fastidiosi resti del pasto che restano incastrati tra i denti e dai e dai, vai di lingua, e dai e dai, vai di stecchino, e dai e dai… ecco l’ondata demò sull’isola porta roba tipo i Rolling Stones e pure Madonna (mia?). Continuo a pensare che almeno scenograficamente i Russi hanno più gusto: conquistata o liberata Palmira che dir si voglia, esibizione a colpi di Bach, perché c’è classe e classe nella conquista, c’è la classe finto popolare e carissima di una Amerique Demò che sparge concimi letali sopra terreni già martoriati, in attesa che fiorisca il dolce flor della demomercanzia, e c’è una Russia che almeno vuole conservare parvenza di vera Europa con questo elitismo carissimissimo che basta un violino ed un violinista e non c’è bisogno di tante stronzate di amplificazioni, luci e quintali di olio sulle giunture di Mick Jagger… fossero arrivati gli Stati Disuniti a Palmira? Immagino avremmo visto Keith Richards fumarsi una colonna e magari per l’occasione avrebbero riesumato Mr. Jackson e, con una tecnica degna del buon Galvani, l’avrebbero perfino fatto ballare in barba ai pezzi che si spargevano sul palco. I Russi almeno la mummia la lasciano a Mosca, i Demò le mummie le mandano in Tour (venghino, venghino, Barnum ed i suoi Freaks) o fanno sbarcare la sgallettata d’antan a festeggiare improbabili festicciol orgiastico-incularelle-mixto-mixtien-cuba-libre-pagodomani.

Curiosità estive: giornalismo italiano, l’avanguardia del popolo


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Una delle categorie più solerti nell’autoincensarsi e fare quadrato è quella dei giornalisti. Basta che un giornalista (italiano e non) abbia un mezzo accidente e subito leggerete le grandi virtù del caduto sul campo dell’onore. D’altro canto si tratta di una categoria che si attribuisce, giorno per giorno, il titolo di baluardo della libertà, pur essendo spesso i cagnolini fedeli di chi comanda al momento. In realtà i giornalisti lavorano per degli editori e sono gli editori a dettare la linea del giornale. La linea dipende da finanziamenti, amicizie, parentele e così via. In pratica il giornalista comunemente oscilla tra l’autodifesa perenne della categoria e la attenta opera di lavoro “incontro al Fuhrer” indicata dall’editore. In questo momento però le due cose contrastano e i giornalisti preferiscono il ruolo di fantaccino fedele piuttosto che quello di “amico dei giornalisti”. In questi giorni Erdogan, portando avanti il suo contro golpe, ha arrestato numerosi giornalisti, ma noto un certo disinteresse da parte dei colleghi italiani, sarà che in cuor loro nutrono la certezza che tale destino non li attenda perché, al posto dei colleghi turchi, mai si sarebbero opposti al capetto di turno. In fondo sappiamo tutti che i giornalisti italiani sono l’avanguardia del popolo dei “io i turchi? Non li ho mai voluti, tutti cattivi, Erdogan bu bu, a me piacciono solo gli oppositori” che si prepara a tornare al classico “La Turchia è un paese meraviglioso, evoluto, un modello per tutti noi” appena le acque si saranno del tutto calmate…

Trump vs Clinton: dittatura potenziale vs dittatura certa


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La pantomima elettorale americana è di volta in volta più noiosa. I grandi maestri moderni delle false elezioni sono senza dubbio loro, molto più raffinati della Unione Sovietica con il candidato unico: negli anni gli Stati Uniti hanno sviluppato una tecnica televisiva, da sceneggiato, colpi di scena, insulti, momenti di tensione, clamorose rivelazioni, tutto preparato con cura man mano i mezzi di comunicazione di massa diventavano più devastanti. L’elezioni di Obama hanno segnato forse il punto più alto di questo imbroglio. Il candidato, figura che è già da principio un preselezionato da certi gruppi a causa dei costi impossibili, era in questo caso come nominato fin dal principio, con tanto di scandaloso tour europeo pre-elezioni. Il tutto per gettare negli occhi dei beoti (95% circa della popolazione a quanto pare) le facili illusioni del mondo che migliora e che diventa bello, giusto perché secondo loro Obama era la rivalsa degli afroamericana (non essendolo) e della povera gente (certo, come no) a questo si aggiungevano assurdità come il suo futuro di grande pacifista, sancito da un imbarazzante Premio Nobel per la Pace dato ad inizio mandato. Oggi vediamo tranquillamente i cocci lasciati da una amministrazione di 8 anni basata sui bombardamenti, foraggiamento di gruppi estremisti, incitamento a destabilizzare le nazioni a noi limitrofe, nel mentre però concedeva al popolo l’illusione della libertà stabilendo, con mossa demagogica, cosa fosse la vera libertà e nel frattempo sottraendo loro il resto. Questa immondizia si riversa in Europa, soffocata da movimentucoli che, a quanto pare, sono stati ideati proprio nella terra “della libertà”.

Ora Trum e Clinton. Da una parte una sorta di berlusconi potenziato (ma certo più imprenditore di quel succia soldi statali di Silvio nostro) dall’alta un mastodonte burocratico che perpetua una dinastia di fannulloni. Come ipotizzava la Clinton, in barba all’odio nei suoi confronti, ha vinto le primarie, o meglio, ha ricevuto in dono le primarie. Continuo a ritenere che vincerà lei e che Trump si autoaffonderà in pieno accordo, come fece Mccain a fine campagna elettorale con Obama.

Resta il fatto che Trump è un dittatore in potenza, la Clinton lo è nei fatti. Trump potrebbe provocare guerra, la Clinton le ha provocate. Trump potrebbe essere pericoloso, la Clinton è pericolosa e pazza, ha dato l’ordine a quanto pare per il massacro di Waco, americani di tutte le età bruciati vivi dalle forze speciali americane. Trump non sappiamo come si metterà con i potentati esteri, la Clinton ha leccato il culo e ricevuto finanziamenti da paesi Arabi (Arabia Saudita in primis) e ha di volta in volta accolto o fatto massacrare gente (vedi Gheddafi). Insomma. Comunque sia sarà un disastro, ma come di Obama si diceva “è un evento storico” solo per il tono della pelle, ecco che della Clinton si esalta giusto perché non ha un pene, sono convinto che sarà tra i peggiori presidenti della storia e che ci trascinerà in un conflitto di vaste proporzioni, già accusa ripetutamente la Russia e dunque prepariamoci a freddi inverni.

Bigino francescano ovvero della imitazione e dissimulazione Bergogliana


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Se uno legge la Legenda Maior di San Francesco ad opera di Bonaventura si rende conto come, soprattutto al principio del suo incarico, Bergoglio abbia tentato in tutto e per tutto di emulare esteriormente i tratti del Santo di Assisi. Se ricordate infatti da principio si mostrò molto sollecito a stringere dappresso chi era affetto da terribili malattie, in particolare quelle che deturpavano il volto, così come Francesco ed i lebbrosi, poi tutta la retorica della Chiesa povera e del Pastore (retorica perché appunto si ferma alle parole e oltretutto è di base sciocca e, nuovamente, puramente esteriore). Insomma Bergoglio ha ricalcato le orme, ma solo di facciata, del Poverello di Assisi, seguendo quello che parrebbe un bigino comodo, penso simile a certe sornione prediche degli attuali frati di Assisi. C’è un punto però che Bergoglio assolutamente non segue e sul quale si concentra una vulgata fatta di bugie, rimasticature e travisamenti volontari. San Francesco e il mondo musulmano. La Legenda Maior teoricamente dovrebbe essere impressa nella mente dei “discendenti” di San Francesco e ancora più in uno che millanta parentele spirituali al punto da prenderne il nome.

Leggiamo al Capitolo IX (l’edizione è prese dal sito dei Frati Minori dell’Umbria)

1172 7. Ma l’ardore della carità lo spingeva al martirio; sicché ancora una terza volta tentò di partire verso i paesi infedeli, per diffondere, con l’effusione del proprio sangue, la fede nella Trinità.
A tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di
Babilonia.Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, I’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte .
Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, I’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.
Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me.

1173 8. Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: “ Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: — Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi–”. Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto
coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire.

1174 Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: “ Se, tu col tuo popolo,.vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: Io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa ”. Ma il Soldano, a lui: “ Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede ”. (Egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: “ Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che
passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti. Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne
fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza delI’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.
1175 9. Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Dunque leggiamo che San Francesco andò per CONVERTIRE e strappare il Sultano ed il suo popolo dalla FEDE SBAGLIATA per la FEDE GIUSTA in Cristo. Per questo accettò il rischio del martirio, le percosse, sfidò i sacerdoti maomettani a delle prove di Fede (ma quelli rifiutarono) e non volle accettare nessuno dei doni che il Sultano, ammirato da questo uomo, volle dare perché il Sultano non li faceva con animo pietoso, et in animo Soldani verae pietatis non videbat radicem. L’insegnamento di Francesco è dunque chiarissimo, i musulmani dovevano convertirsi, abbandonare la falsa fede ed abbracciare quella vera in Cristo e nel suo sacrificio sulla croce, in caso contrario i rapporti si interrompevano e non si accettava nulla da loro perché la radice della vera pietà, Cristo, non albergava nel loro animo.

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Il tema della Conversione interessava moltissimo Francesco al punto che compare un intero capitolo (il XVIesimo) nella Regola Francescana (la versione non bollata del 1221) dedicata a questo tema. Dunque se per la Legenda Maior uno potrebbe chiedersi cosa avrebbe scritto davvero Francesco sull’accaduto ecco che troviamo ora un testo proprio di San Francesco:

CAPITOLO XVI
Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI

[42]      1 Dice il Signore: Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe” (Mt 10,16).

3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.

4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.

[43]      5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.

7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).

 

[44]      8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32); 9 e: “Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli” (Lc 9,26).

[45]      10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: “Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna” (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).

12 “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). 14 E: “Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).

19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo” (Mt 10,22; 24,13).

 

Ovvero ribadiva chiaramente il concetto: andate per convertire e predicare la parola di Dio, la Trinità ed il Cristo. Non certo andate, mischiate il vostro con il loro (cosa poi che è sempre univoca) e tutti felici e contenti e, per carità, nascondete che siete cristiani come fanno certi che ogni tanto occultano la croce sotto gli abiti se l’interlocutore non è cristiano…

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Oggi Assisi è uno dei centri principali di quella visione “ecumenica allargata” che vuole le Fedi alle varie religioni intrecciate e simili, da Assisi e luoghi del genere si irradia l’ideologia che Cristianesimo e Islam debbano andare a braccetto, peccato che sia impossibile come sanno bene i musulmani dato che Maometto ha la pretesa nel Corano, testo che ogni buon musulmano segue il più possibile, di essere il latore dell’ultima e perfettissima rivelazione e in questa rivelazione Cristo è un profeta e un profeta che non muore sulla croce e certo non è figlio di Dio. Incompatibilità totale. E che dire poi dei molti che si dicono cristiani e cattolici (religiosi e politici) che accettano e riaccettano da mane a sera denari, contributi, doni, sostanziose offerte da ricchi esponenti musulmani di paesi musulmani? C’è solo da dire che San Francesco li avrebbe scacciati e in malo modo, avrebbe loro detto che peccavano terribilmente verso Dio e verso Cristo, alla faccia di quella visione stile Jesus Christ Superstar che gira di questi tempi sul Poverello d’Assisi. Ecco, qualcuno dovrebbe ricordare ai frati di Assisi e poi a Bergoglio quale era il pensiero di Francesco (Patrono d’Italia) del rapporto con un’altra fede: Evangelizzazione e Conversione, diffusione della parola di Cristo e recupero delle anime smarrite in una Fede ingannevole.

Diversa ergo intentio diversa facta fecit


In queste ore la Almudena, la cattedrale di Madrid (struttura discutibilissima al suo interno), accoglie la Messa “Corpore Insepulto” per Carmen Hernandez. Chi è Carmen Hernandez? Ex suora cofondatrice assieme a José Gómez Argüello Wirtz (detto Kiko) del Cammino Neocatecumenale, in parole povere di una delle più potenti devianze cattoliche degli ultimi decenni accolta, per cieca e folle decisione di Wojityla, in seno alla Chiesa. Non stupisce che il movimento abbia riscosso fin dall’inizio apprezzamenti da parte di Montini (figurati) e che abbia scalato progressivamente i vertici ecclesiastici forte di un grande numero di adepti (spesso con molti figli) di un potere economico non indifferente (garantito anche dalla pratica della decima). E così, in barba alle evidenti incompatibilità con il Cattolicesimo (i NeoCatecumenali non riconoscono la Messa come sacrificio, non riconoscono l’attività salvifica del Cristo tramite il sacrificio in croce, non riconoscono la possibilità di astenersi e combattere il peccato, non riconoscono la Chiesa e la religione Cattolica come unica via di salvezza). Basti vedere come addobbano un tavolo spacciandolo per altare

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Ma prima di tutto basta dare una occhiata ai capolavori pittorici del cofondatore per sentire la puzza di un movimento privo di Estetica e dunque di Etica.

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Di fatto la Chiesa ha accolto in seno una setta, una setta che compie culti a parte, che ha testi secretati, cammini di anni e anni non meglio definiti, possibilità di celebrazioni in cappelle laterali senza accesso ai non “adepti”. Ovviamente tutti i falsi papi degli ultimi decenni hanno accolto sempre più a braccia aperte questo aborto dottrinale, anche il tanto lodato (?) Ratzinger spacciato da molti commentatori come un defensor fidei, invece ha celebrato alacremente secondo la pratica deviante suddetta. Infatti i distinguo o i richiami all’ordine non valgono nulla quando alla fine si cede e ci si fa fagocitare da questa concezione pop-fantasy della religione. Negli anni inizio a pensare che anche il Motu Proprio fosse solo il gettare la base per il trappolone verso lefebvriani…

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Ovviamente Bergoglio è tutto baci e bacini con questi, conferma definitiva di quanto siano lontani anni luce da quella che è stata e sempre sarà la Chiesa, a dispetto di finti papi, sacerdoti sconsacrati, chiese oscene e altari imbrattati.

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Nella foto potete vedere un intervento del cofondatore sotto gli occhi di Bergoglio, in Vaticano.

Concludo lasciando un pezzo di Sandro Magister che mette in luce una tappa del curioso cammino di questo gruppo oggi riconosciuto dalle alte sfere.

“Placet” o “Non placet”? La scommessa di Carmen e Kiko

I fondatori del Cammino neocatecumenale puntano a ottenere l’approvazione vaticana definitiva del loro modo “conviviale” di celebrare le messe. Il documento è pronto. Ma potrebbe essere modificato o bloccato in extremis. Il 20 gennaio il verdetto .
ROMA, 13 gennaio 2012 – (…) Il prossimo 20 gennaio, invece, i leader e i membri del Cammino si aspettano dalle supreme autorità della Chiesa un “placet” ancor più ardentemente agognato. L’approvazione ufficiale e definitiva di quello che è il loro tratto distintivo più visibile, ma anche più controverso: il modo con cui celebrano le messe.

I QUATTRO ELEMENTI
Le messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi.

  1.  Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato.
  2. L’ambiente e l’arredo ricalcano l’immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l’altare lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio.
  3. Le letture bibliche della messa sono precedute ciascuna da un’ampia “monizione” da parte dell’uno o dell’altro dei catechisti che guidano la comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle “risonanze”, ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L’omelia del sacerdote si aggiunge alle “risonanze” senza distinguersi da esse..
  4. La comunione avviene anch’essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato – un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko – viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall’uno all’altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve.

Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le messe in rito romano antico e in rito moderno.

Sta di fatto che è cambiato pochissimo tra il modo con cui oggi i neocatecumenali celebrano la messa e il modo con cui la celebravano fino ad alcuni anni fa, quando in più si passavano di mano in mano, festanti, le coppe di vino consacrato.

Solo in teoria le loro messe di gruppo sono state aperte anche ad altri fedeli. Seduti o in piedi, il loro modo conviviale di fare la comunione è sempre lo stesso. Le “risonanze” personali dei presenti continuano a invadere e soverchiare la prima parte della messa. Non solo. Dall’udienza con Benedetto XVI del 20 gennaio prossimo Kiko, Carmen e i loro seguaci contano di uscire con una esplicita approvazione di tutto ciò.

C’è un libro di un sacerdote ligure del Cammino, Piergiovanni Devoto, che avvalendosi di testi inediti di Kiko e Carmen, ha messo in pubblico questa loro bizzarra concezione. Ecco qui di seguito alcuni passaggi del libro, tratti dalle pagine 71-77:

“La Chiesa ha tollerato per secoli forme non genuine. Il ‘Gloria’, che faceva parte della liturgia delle ore recitate dai monaci, è entrato nella messa quando delle due azioni liturgiche si è fatta un unica celebrazione. Il ‘Credo’ è comparso all’apparire di eresie e di apostasie. Anche l’’Orate Fratres’ è esempio culminante delle preghiere con cui si infarciva la messa”… “Col passare dei secoli le orazioni private si inseriscono in notevole quantità nella messa. L’assemblea non c’è più, la messa ha preso un tono penitenziale, in netto contrasto con l’esultanza pasquale da cui è sorta”… “Lutero, che non ha mai dubitato della presenza reale di Cristo nell’eucaristia, ha rifiutato la ‘transustanziazione’, perché legata al concetto di sostanza aristotelico-tomistico, estraneo alla Chiesa degli apostoli e dei Padri”… “Usciti fuori da una mentalità legalista e fissista, abbiamo assistito col Vaticano II a un profondo rinnovamento della liturgia. Sono stati tolti dall’eucaristia tutti quei paludamenti che la ricoprivano. È interessante vedere che in origine l’anafora non era scritta ma improvvisata dal presidente”…

UNA DOMANDA E questo sarebbe “lo spirito della liturgia” – titolo di un libro capitale di Joseph Ratzinger – che le autorità vaticane si appresterebbero a convalidare, con la prassi che ne discende?

 

Anvedi Chi l’ha visto, appello urgente


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Cercasi tutti quelli che volevano fino a ieri la Turchia in Europa. Non li troviamo più. Neppure uno. Temiamo abbiano perso la memoria, stiamo mandando richieste a tutti gli ospedali. Se avete presso di voi un paziente che non ricorda più nulla potrebbe essere uno dei nostri Erdoganeuropei. Si cercano pure i fans della Turchia di Erdogan, non si trovano più, al massimo ti dicono che loro hanno sempre detto che era cattivo e che loro amano i Turchi anti Erdogan e non quella minoranza fanatica. Davanti alla osservazione che la minoranza, stando alle ultime elezioni, è il 49.50% della popolazione loro assicurano di avere sempre sostenuto, apprezzato, amato, slinguazzato e coccolato l’altra parte. Se li incontrate offrite loro un aiuto e accompagnateli a casa dai loro parenti che li attendono.

Posta! Una proposta filosofica


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Io opterei per una risposta all’insegna della civiltà: evidentemente la festa del 14 luglio è offensiva per parte della popolazione francese, questo suscita malumori e reazioni che poi sfociano in atti terribili, esito naturale di una repressione annuale basata sulla reiterata offesa di parte della popolazione. Queste tradizioni nazionali anche se laiche sono uno schiaffo davanti ai tanti cittadini dissenzienti, per non parlare dei nostri nuovi fratelli appena arrivati. Integrate tutti, non celebrate più il 14 luglio.
Giancazzo (Uno de la Nouvelle philosophie)

Il Pitone Argentino ritorna. Lutero, Calvino e la Fraternità Pio X. Giri e raggiri di un miscredente.


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Nel Martirologio di Oggi leggiamo

Brilæ, in Hollándia, pássio novémdecim Mártyrum, Gorcomiénsium nuncupatórum; quorum ex número novem Sacerdótes ac duo Láici erant Fratres Minóres, quátuor Presbýteri sæculáres, duo Præmonstraténses, unus Reguláris Canónicus sancti Augustíni, et unus Dominicánus. Hi omnes, ob tuéndam Ecclésiæ Románæ auctoritátem et reálem Christi in Eucharístia præséntiam, a Calviniánis hæréticis vária ludíbria et torménta perpéssi, tandem, in trabem acti, agónem suum, adstríctis láqueo fáucibus, consummárunt; et a Pio Nono, Pontífice Máximo, inter sanctos Mártyres reláti sunt.

Si tratta della vicenda dei Martiri Gorcomiensi, torturati e uccisi dai Calvinisti perché non vollero rinnegare la loro fede e la fedeltà al Papa. La voce Wikipedia offre una buona sintesi della vicenda.

l nipote del priore Pieck, Rutger Estius, fratello di Guillaume che poi ne scriverà la storia, lo scongiurò di scappare e mettersi in salvo assieme agli altri frati. Ma Pieck, per non dare un cattivo esempio di viltà a tutti i cattolici della città e per non abbandonarli , preferì restare e rifugiarsi nella cittadella assieme ai confratelli, presto raggiunto da tutti gli altri religiosi e sacerdoti della città e da molti cattolici. I Gheusi sbarrarono il fiume a monte e a valle della città, il 26 giugno entrarono in città, capeggiati da Marin Brant, che convocò in piazza tutti gli abitanti facendo loro giurare fedeltà alla causa calvinista e a Guglielmo d’Orange, poi si recò davanti la cittadella chiedendo al governatore spagnolo Gaspard Turk la resa della guarnigione spagnola composta da appena una ventina d’uomini. Avuta risposta negativa, alla sera iniziò a cannoneggiarli, costringendoli ad abbandonare due cinte difensive per ridursi nell’ultimo ridotto, la torre blu. Il governatore, in condizioni di netta inferiorità, chiese di poter trattare la resa, Marin accettò e promise la libertà a tutti coloro che si fossero arresi, in cambio del diritto di saccheggiare tutto ciò che si trovava nella torre. Ma appena i Gheusi entrarono nella torre presero prigionieri tutti i religiosi e iniziarono a insultarli, chiedendo loro dove avessero nascosto i loro tesori, e di fronte ai loro dinieghi li malmenarono violentemente, dando anche fuoco a padre Pieck che era svenuto.

Per dieci giorni i religiosi rimasero prigionieri nella torre e furono sottoposti a sevizie continue, poi il capo dei Gheusi, il barone di Lumey Guillaume de la Marck chiese che venissero trasferiti nella vicina città di Brielle dove lui si trovava. La sera del 5 luglio furono fatti salire su una grande barca, che fece diverse soste per esporre i prigionieri alla curiosità ed agli insulti della folla dei vari paesi. Giunsero a Brielle al mattino del 7 luglio. Li accolse il Lumey che li fece camminare fino alla città disposti su due file simulando una processione religiosa, costringendoli a cantare inni e litanie ed esponendoli al ludibrio della folla che li bersagliava con pietre, sabbia e secchi di acqua sporca. Infine li condusse in prigione, dove già si trovavano i curati di Maesdam e di Heinort e due monaci premostratensi, provenienti dall’abbazia di Middelbourg in Zelanda.

I 19 martiri di Gorcum nella piazza di Brielle
Per tutta la serata il barone di Lumey li interrogò, tentando di far loro rinnegare i dogmi della fede cattolica e l’obbedienza al Papa, riprese l’interrogatorio il giorno dopo, senza alcun risultato, infine li condannò a essere impiccati. Intanto era giunto un messaggero che gli recapitava tre messaggi. Uno era di Marin Brant, il secondo del Consiglio della città di Gorcum, il terzo del principe Guglielmo d’Orange. Quello di Marin Brant era un lasciapassare per i religiosi, in cui però Brant firmandosi come “signore” indisponeva il Lumey. Quello del Consiglio ricordava le circostanze della capitolazione, attestava la buona reputazione di tutti i religiosi prigionieri e chiedeva la loro liberazione, inoltre la sorella del curato Wichel prometteva una cospicua somma di denaro per la sua liberazione. La lettera di Guglielmo d’Orange, che chiedeva la loro liberazione, fece invece indispettire il Lumey, perché dopo essersi affrancato dal giogo del re di Spagna, non intendeva sottomettersi agli ordini di un principe suo pari. Inoltre doveva mantenere la promessa di vendicare la morte dei conti di Horn e di Egmont, giustiziati dagli spagnoli, giustiziando tutti i preti e i religiosi papisti che fosse riuscito a catturare.

Giunsero a Brielle anche due fratelli di Padre Pieck, che scongiurarono il Lumey di salvargli la vita, senza che abiurasse al cattolicesimo, alla fine Lumey accettò di liberarlo, ma da solo. Quando a Pieck giunse questa proposta, egli, ancora una volta, non volle accettare per non abbandonare i suoi compagni. I fratelli di Pieck insistettero ancora con il Lumey e con gli altri capi dei Gheusi, ottenendo una definitiva concessione e cioè che sarebbero stati liberati tutti se, pur non rinunciando ai dogmi della fede cattolica, avessero rinunciato a riconoscere l’autorità del Papa. Per consentire ai fratelli di Pieck di parlare più liberamente con lui, fu messa loro a disposizione una casa e così essi poterono invitare il fratello a cenare con loro. Per tutta il tempo della cena lo scongiurarono in tutti i modi di accettare le condizioni dei Gheusi e di salvare la sua vita e quella di tutti gli altri, ma padre Pieck fu irremovibile nella sua determinazione a non tradire il Papa, i fratelli allora compresero che non intendeva rinunciare a rendere testimonianza della propria fede cattolica, anche a costo della vita.

A mezzanotte il Lumey, svegliandosi dopo le abbondanti libagioni serali, preso da una violenta collera dopo aver riletto i messaggi di Guglielmo d’Orange e di Martin, ordinò che tutti i preti e i religiosi papisti venissero impiccati subito. Mandò quindi alla prigione per prelevarli un suo luogotenente e un prete apostata di Liegi, tale Jean Omal, di fronte alle loro rimostranze che non si poteva eseguire una sentenza di morte in piena notte, si infuriò ancora di più, urlando che lui era il padrone assoluto e poteva decidere tutto ciò che voleva, senza dover obbedire a Guglielmo d’Orange o a chicchessia. All’una di notte i martiri furono condotti fuori dalla città, nel monastero agostinano di santa Elisabetta, che i monaci avevano abbandonato e che i Gheusi avevano saccheggiato e semidistrutto, là nel granaio dove si trovavano due grandi travi iniziarono ad impiccarli uno dopo l’altro iniziando da padre Pieck, che fino all’ultimo respiro incoraggiò i confratelli. Dopo la sua morte i più anziani andavano incoraggiando i più giovani, in quest’opera si distinse particolarmente il vicario Girolamo da Weert che fu zittito a colpi di picca in faccia, quando poi i soldati scoprirono che aveva sul petto e sul braccio destro il tatuaggio di una croce che si era fatto fare durante un pellegrinaggio a Gerusalemme, iniziarono a scorticarlo per cancellare le croci. Goffredo da Melveren, uno dei più anziani dei martiri, morì pregando il Signore di perdonare i suoi carnefici, ripetendo le parole di Cristo sulla croce Signore perdona loro perché non sanno quello che fanno. Fra gli ultimi rimase Goffredo Van Duynen, che i soldati volevano risparmiare conoscendolo personalmente e sapendo che era un sant’uomo, ma lui li esortò a procedere.

All’ultimo momento solo due dei ventuno accettarono di abiurare: un cappuccino di nome Guglielmo che poi si arruolò con i Gheusi e due anni dopo fu impiccato per furto, e il novizio francescano Enrico, che come testimone diretto poi stenderà un preciso resoconto di tutti i fatti accaduti.

Molti martiri ebbero una lunghissima agonia, perché erano stati impiccati malamente, l’ultimo a morire, verso l’alba, fu il domenicano Nicasio. Dalle due alle quattro del mattino i soldati si accanirono sui corpi dei condannati, mutilandoli e insultandoli. Arrivarono persino a vendere il loro grasso a dei mercanti di unguenti, e parti dei loro organi furono vendute al mercato di Gorcum. Infine un cattolico di Gorcum, supplicando i magistrati di Brielle e sborsando una cospicua somma di denaro, ottenne di poter seppellire le spoglie dei martiri in due fosse scavate nelle vicinanze del luogo del loro martirio[1].

I 19 martiri

Les_19_Martyrs_de_Gorkumsono custoditi ora in un reliquiario presso la Chiesa di San Nicola a Bruxelles

1024px-Chasse_des_reliques_des_martyrs_de_GorcumBergoglio ha recentemente espresso il suo favorevole giudizio sopra Lutero, definita “medicina” di una Chiesa malata. Non ci risulta che abbia riferito in merito a Calvino, ma se dobbiamo seguire l’andazzo immaginiamo che pure per questo sarà riservata una lode profonda.

Da Gesuita Bergoglio a quanto pare è abituato a contorcersi sopra se stesso, come un serpente, purtroppo non si tratta del precetto evangelico di essere cauti come serpenti e semplici come colombe (Mat. 10: Ecce ego mitto vos sicut oves in medio luporum; estote ergo prudentes sicut serpentes et simplices sicut columbae) perché di prudenza non ne vediamo in Bergoglio, quanto piuttosto la tendenza a rigirare, a seconda della situazione, attorno a se stesso, dando ad intendere di cambiare, ma giusto perché alla fine vuole avvolgerci e stringere. Dico questo perché curiosamente il Bergoglio Arcivescovo in Argentina ebbe modo di dire che Calvino era molto peggio di Lutero, perché Lutero era una eresia “una idea buona impazzita” (ci sarebbe da discutere, ma oggi ha lasciato completamente cadere il concetto di Eresia ed è diventato Medicina) ma Calvino è stato pure scismatico (e Lutero?) che ha provocato lo scisma nella società, infatti, diceva all’epoca Bergoglio, con Calvino «la comunità ecclesiale viene ridotta a una classe sociale» e «Calvino decapita il popolo di Dio dell’unità con il Padre. Decapita tutte le confraternite dei mestieri privandole dei santi. E, sopprimendo la messa, priva il popolo della mediazione in Cristo realmente presente» (torneremo poi sopra il ricorrere in Bergoglio del concetto del taglio della testa). Ma non è finita, infatti diceva Bergoglio all’epoca

«a partire dalla posizione luterana, se siamo coerenti, restano solo due possibilità fra cui scegliere nel corso della storia: o l’uomo si dissolve nella sua angoscia e non è niente (ed è la conseguenza dell’esistenzialismo ateo),o l’uomo, basandosi su quella medesima angoscia e corruzione, fa un salto nel vuoto e si auto decreta superuomo (è l’opzione di Nietzsche) … Un simile potere [quello vagheggiato da Nietzsche], come ultima ratio, implica la morte di Dio. Si tratta di un paganesimo che, nei casi del nazismo e del marxismo, acquisterà forme organizzate»

Insomma, ci venga consentito, diceva Peste e Corna di Lutero e della Riforma (giustamente, a mio parere) e ora? Ora è una Medicina? Evidentemente non è possibile che in pochi anni uno salti da una cosa all’altra, e allora? Pazzia? Possessione? No, penso semplicemente che allora il serpente era girato da un lato e adesso sente di doversi girare dall’altro, magari dopo una muta completa della pelle e lo dico pensando ad una recente intervista del nostro concessa nei giorni scorsi al giornale argentino La Nacion

-¿Cómo se lleva con los ultraconservadores de la Iglesia?

-Ellos hacen su trabajo y yo hago el mío. Yo quiero una Iglesia abierta, comprensiva, que acompañe a las familias heridas. Ellos le dicen que no a todo. Yo sigo mi camino sin mirar al costado. No corto cabezas. Nunca me gustó hacerlo. Se lo repito: rechazo el conflicto. Y concluye con una sonrisa amplia: “Los clavos se sacan haciendo presión hacia arriba. O se los coloca a descansar, al lado, cuando llega la edad de la jubilación”.

– Come si trova con gli ultraconservatori nella Chiesa?

Loro fanno il loro lavoro ed io il mio. Io voglio una Chiesa aberta, comprensiva, che accompagni le famiglie ferite. Loro dicono di no a tutto. Io continuo nel mio cammino senza guardare ai lati. Non taglio teste. Non mi è mai piaciuto farlo. Lo ripeto: respingo il conflitto. E conclude con un semplice sorriso I chiodi si tolgono facendo pressione verso l’alto. O si mettono a riposo, al lato, quando arriva l’età della pensione.

Capito? Lui non si interessa, lascia che questi matti si sfoghino e prosegue, tanto comanda lui. Non taglia teste (rieccolo) ma alla fine il concetto è che non ci bada perché poi decide lui. Insomma ritorna il concetto del Pitone Argentino Bergoglio, quello che spera di attirare tra le sue spire la Fraternità Pio X, così come ha tentato con Socci con una letterina cortese, Bergoglio vuole attrarre e schiacciare, non taglia teste, evita conflitti, però “continua nel suo cammino senza guardare ai lati”. A questo punto è evidente che non crede a nulla tranne che a Bergoglio stesso, altrimenti come dovremmo spiegarci questo voltafaccia in tema di Lutero e, ne siamo certi, pure Calvino se necessario?


per l’intervista di Bergoglio a La Nacion

http://www.lanacion.com.ar/1914940-francisco-no-tengo-ningun-problema-con-macri-es-una-persona-noble

per i passi tratti dal Bergoglio Argentino e Lutero e Calvino si veda:

Una brutta sorpresa: per Bergoglio Calvino è un «boia spirituale»

I Radical Chic e la Brexìt


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Il club chic assai shock, badum tum, il club più In va là belin, badum tum, Brexit il voto dei giovini ingannato, giovinezza giovinezza primavera di bellezza, poi salta fuori che i giovini a votare non ci sono andati quasi, dunque come funziona? Protestate senza votare? Il voto dei vecchi, questi vecchi, in realtà il dato reale è differente, un dato che ricorda certi risultati elettorali nelle grandi città italiane, ovvero il voto delle periferie. Il Brexit è stato sostenuto da classi economicamente meno fiorenti, da periferie, da anziani, ovvero da quelli che devono subire le decisioni di lor signori, le idee geniali dei capi, sì, Brexit è il pronunciamento di quelle classi sociali che una volta, ma solo una volta, piacevano tanto alla sinistra. Sono operai, sono anziani, sono pure immigrati da tempo presenti e ben integrati, il Brexit è espressione di quelli che devono subire le decisioni di lor signori, lor signori sono quelli che “che cavvvvino il migvantino” riferendosi o al cameriere o al cantantino rap invitato per la serata buona e che cavvvino quando il cantantino ci da dei brutti bianchi corrotti e zozzi… eh e la marchesa si eccita pure, un giretto nel cesso col catenato rivoluzionario milionario lo farebbe… eh sì il Brexit è di quelli che non hanno la palanca per fare i belli con il culo altrui e che se arriva gente senza controllo se la trovano sotto casa e non si possono muovere… “ma signora” -disse una volta a Radio Radicallah Em Alalah Bonin “ma signora cambi casa” lo ricordo bene, a una signora anziana che disperata si lamentava delle angherie che le toccava subire, giorno per giorno, dai nuovi vicini, appena sbarcati, tra baccano ad ogni ora, risse e strani andirivieni.. e il sindaco nisba e i tutori dell’ordine “non possumus” e il parroco li coccola pure e lei, la vecchina indifesa, chiedeva alla Em Alalah Bonin un aiuto, voi, voi che difendete tutti, voi che siete per i popoli, voi che avete un canto d’amore nel cuore, risposta “ma signora, cambi casa”. Ecco. Il Brexit è il voto di quelli che la casa non la possono cambiare, pure se sono in affitto e fanno fatica, tanto per dire. Dunque dico, a quanti compatrioti e non ora si lamentano, dall’Inghilterra, del Brexit… MA SIGNORI, CAMBIATE NAZIONE.

Frutti maturi e marci: Brexit e commentatori


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Immagino che quanti hanno invocato l’annullamento del referendum Brexit perché, cito, “il popolo non può essere chiamato a rispondere di argomenti così tecnici” ora saranno pure contrari alla proposta di fare un secondo referendum sempre sulla Brexit. O per caso la magica polverina ha fatto maturare le zucche immature del primo referendum? Da noi non c’è questo problema, gli italiani, è noto, sono maturi per valutare ogni cosa, dalle trivelle alle riforme costituzionali e spesso, guarda un po’, sono proprio quelli che strillano per l’immaturità del voto inglese e l’inopportunità a invocare poi il voto democratico per le consultazioni referendarie recenti e future.

Curioso, la gente è matura per stabilire di trivelle o di riforme costituzionali, ma se vota come non ci piace allora è immatura e non dovrebbe mettere bocca nelle questioni. Ammiro la vostra capacità di stabilire quando un popolo è maturo e quando no… ricorda un po’ quelli che stabiliscono quando uno è puro o è… misto. Sinistra, destra, sinistra, destra, questione di pollici, continuate a dare dei fascisti agli altri mentre coltivate il vostro sogno da manichei con tanti cassettini.

Cosa se ne deriva? Cosa si deriva dai vari Severgnini che commentano i fatti “dal club di Phileas Fogg” insomma da un luogo reale ma rifacendosi ad un personaggio inesistente e che fece una scommessa (molto equilibrato) o dai Saviano che, tra una esortazione alla ciccetta femminea

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e una serie televisiva che produce i suoi sani effetti

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decide di dare dei fascisti e nazisti ai votanti del Brexit, parlando di consensi di popolo che gli ricordano le folle oceaniche etc.. etc… il popolo, è noto, non brilla in massa per furbizia e intelligenza, il Brexit è passato per poco, 52%, dunque pure il Remain aveva cifre notevoli eppure tra le due masse il nostro Saviano distingue la massa cattiva da quella buona, la folla oceanica fascista, dalla folla oceanica matura come una pera sugosa. Magici occhialini, riti vodoo, non sapremo mai quali arcaici poteri possegga questa Cassandra dei tempi nostri. Di fatto accusa quelli del Brexit di dividere il mondo in buoni e cattivi, classismo, razzismo e via cantando… e nel farlo divide ovviamente il mondo tra idioti e intelligenti, dove gli intelligenti sono quelli di una Londra miscuglio e confusione, luogo per tutti e nessuno e che ha espresso un sindaco che già si dimostra per quello che è, ma come sono evoluti, paiono i quartieri ricchi… ecco, appunto, sono i quartieri ricchi da puzza sotto il naso, ma Saviano non può sentire questa puzza, provate voi a sentire un odore quando ci siete immersi, è impossibile, dunque niente puzza, solo fiori e fiorellini.

Concludendo. La gente fa schifo, la massa è composta a maggioranza da inetti e imbecilli, e dunque? Se li volete far votare li fate votare, se vi opponete vi opponete sempre, invece di cavalcare la vostra retorica del cazzo sulla democrazia (sistema politico putrefatto e vomitevole) per riflettere, lucidandovi la zucca, sulla maturità dei vostri concittadini.