Santa Chiara e i Saraceni di Federico II


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In epoca di femminismi silenziosi davanti al nemico e chioccianti davanti al Sacro, in epoca di papi e giubilei di miscugli e mischiamenti, in epoca di buffoni che non si inginocchiano davanti al Santissimo ricordiamo uno delle azioni di Santa Chiara secondo quanto possiamo leggere nel Matutinum di oggi

Saracenis Assisium obsidentibus, et Clarae monasterium invadere conantibus, aegra se ad portam afferri voluit, unaque vas, in quo sanctissimum Eucharistiae sacramentum erat inclusum, ibique oravit: Ne tradas Domine bestiis animas confitentes tibi, et custodi famulas tuas, quas pretioso sanguine redemisti. In cujus oratione ea vox audita est: Ego vos semper custodiam. Saraceni autem partim se fugae mandarunt, partim qui murum ascenderant, capti oculis, praecipites ceciderunt.

 

Allorché i Saraceni cercavano, nell’assedio d’Assisi, d’invadere il monastero di Chiara, ella, benché malata, si fece portare alla porta della casa tenendo la scatola ove si custodiva il santissimo sacramento dell’Eucaristia, facendo questa preghiera: «Non abbandonare, o Signore, alle belve le anime che ti lodano, e proteggi le tue ancelle, che hai riscattato col tuo sangue prezioso» (Sal 73,19). Mentre così pregava. si udì questa voce: «Io vi proteggerò sempre». Difatti i Saraceni parte si diedero alla fuga, parte, già saliti sulle mura, divenuti ciechi, caddero per di dietro.

 

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