Insegnanti ribellatevi contro i vostri “colleghi” ovvero Quelli che leggono e non capiscono, ma vogliono insegnare


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La faccenda dei docenti “deportati” assume tratti sempre più ridicoli. Per carità, io capisco il dramma della distanza dai propri cari, vi scrive infatti chi se ne è dovuto andare per anni all’estero (manco nel territorio patrio) e non da neo laureato con una leggera peluria sotto il viso. Resta il fatto che i toni (e i politici che li cavalcano, vd. Leoluca Orlando o alcuni del M5S) sono assurdi e ridicoli. I patti erano chiari fin dall’inizio, a differenza di molti provvedimenti di questo e altri governi non c’era il trappolone, chi ha partecipato al concorso sapeva fin dall’inizio che poteva finire ovunque sul territorio patrio, ora si leggono dichiarazioni di questo tenore (ometto i nomi per pietà)

“dopo giorni di agonia è Modena, ma non Modena città, bensì paesini che io non ho mai visto né sentito. Dovrei andare in scuole a me sconosciute, in paesi che non conosco”

“E’ una in-giu-sti-zia – dice a Repubblica – nella domanda ho indicato Torino dopo le province della Sicilia perché mia sorella ci ha vissuto fino a pochi mesi fa. Per ironia della sorte, però, ora lei ha deciso di tornare in Sicilia, quindi sarò sola”

“Chi riparerà le lacrime di mia figlia?” Scrive un padre a Renzi

“Tante maestre stanno facendo le valigie e non per andare in vacanza al mare con la famiglia. Per andare lontano, abbandonare il Molise: una strada senza ritorno

E così via, si parla di deportazioni, di violenze… signori miei, delle due l’una

  1. Non avete letto e compreso quello che si stabiliva nelle norme del concorso, nel caso mi chiedo come siate passati e certo non potete insegnare se avete un problema così serio
  2. Avete letto e capito, vi siete crogiolati nel classico “tanto poi si sistema” e ora volete fare pressione “elettorale”.

Ritengo che sia la risposta nr. 2. Molti insegnanti e tutta una serie di politici e sindacalisti (quelli che non si battono per evitare ab origine certe riforme, ma poi fingono protesta) vogliono cavalcare la situazione di sbandamento elettorale e pre-referendum del governo Renzi per forzare la mano, cosa che a logica è impossibile perché i posti non si possono inventare se non ci sono alunni. Non oso immaginare la soluzione, potrebbe esserci qualche colpo di genio tipo aumento dei docenti in contemporanea in classe o docenti messi a fare altre mansioni (vedi prendere lo stipendio senza fare il docente).

Quello che è certo è che il quadro è fosco per la classe docente e vorrei che i molti, tantissimi insegnanti che fanno il loro lavoro, pur sottopagati e disprezzati, pur lontani da casa, si ribellassero contro i loro “colleghi” (se li vogliono chiamare così) perché questo ampio gruppo di persone che “finge di non capire” infanga la categoria e presta armi a chi, da anni e anni, descrive gli insegnanti come fannulloni, cosa che non sono, ma certo sui giornali attualmente ci sono solo quelli che inscenano questo ridicolo teatrino.

 

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