Curiosità estive: giornalismo italiano, l’avanguardia del popolo


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Una delle categorie più solerti nell’autoincensarsi e fare quadrato è quella dei giornalisti. Basta che un giornalista (italiano e non) abbia un mezzo accidente e subito leggerete le grandi virtù del caduto sul campo dell’onore. D’altro canto si tratta di una categoria che si attribuisce, giorno per giorno, il titolo di baluardo della libertà, pur essendo spesso i cagnolini fedeli di chi comanda al momento. In realtà i giornalisti lavorano per degli editori e sono gli editori a dettare la linea del giornale. La linea dipende da finanziamenti, amicizie, parentele e così via. In pratica il giornalista comunemente oscilla tra l’autodifesa perenne della categoria e la attenta opera di lavoro “incontro al Fuhrer” indicata dall’editore. In questo momento però le due cose contrastano e i giornalisti preferiscono il ruolo di fantaccino fedele piuttosto che quello di “amico dei giornalisti”. In questi giorni Erdogan, portando avanti il suo contro golpe, ha arrestato numerosi giornalisti, ma noto un certo disinteresse da parte dei colleghi italiani, sarà che in cuor loro nutrono la certezza che tale destino non li attenda perché, al posto dei colleghi turchi, mai si sarebbero opposti al capetto di turno. In fondo sappiamo tutti che i giornalisti italiani sono l’avanguardia del popolo dei “io i turchi? Non li ho mai voluti, tutti cattivi, Erdogan bu bu, a me piacciono solo gli oppositori” che si prepara a tornare al classico “La Turchia è un paese meraviglioso, evoluto, un modello per tutti noi” appena le acque si saranno del tutto calmate…

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