Le mura di Vienna


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L’esserci ridotti ad una statistica demografica. Non siamo invasi e conquistati perché il nemico è preponderante, ma siamo invasi e conquistati perché abbiamo reso le nostre menti accessibili al nemico. Se l’Europa e i suoi dirigenti, se i cittadini e gli esponenti del mondo culturale mantenessero davvero il livello d’un tempo saremmo inaccessibili, sarebbero le nostre stesse membra a ribellarsi come in preda a qualche malanno dannoso, mentre tutto appare questione di demografia, percentuali, pensioni e contributi.

Vuoi che un popolo si lasci soggiogare? Abbassane le richieste in ogni campo, distruggi la sua possibilità di discriminare tra bello e brutto, tra ben fatto e orribile, sussura che le vere libertà corrispondono a basse pulsioni e magari alla fine confondili completamente in merito a queste pulsioni.

Ero in riva al lago e una radio trasmetteva un programma di musica, prima una canzone italiana, poi una canzone nordafricana e infine inglese ed erano intercambiabili, il testo neppure poteva interessare, quei ritmi banali, quei suoni ripetuti, quella linea melodica infantile, primitiva, le canzoni erano intercambiabili, come se Solimano avesse trovato a Vienna una collinetta a difesa della città.

Vuoi che un popolo si lasci conquistare? Togli la capacità di comprendere cosa accade se non filtrato dal populismo demagogico di televisioni, giornali e politici, sì, quelli che gridano le loro facili prediche e accusano gli altri di populismo. Lascia che un tizio venga fuori bestemmiando: pure i catolici sono teroristi, io no vedo diferensia se uno sgoza prete o fa rapina in banchia. Sì, lascia che un imbecille ripeta la banalità che da anni ripetono questi solerti imbecilli e guardiani del regime. Dai ad un popolo esempi per beoti e i beoti si sentiranno appagati, i dubbiosi rinfrancati, i contrari isolati.

Offri alla gente i predicatori d’accatto, le reti wifi per le scorribande sopra wikipedia, no, meglio offri loro tutto lo scibile umano e l’assenza di fatica nel cercarlo li farà sedere, giorno per giorno, all’ombra dei dieci siti internet più letti, per ridacchiare poi in compagnia un sabato sera. Offri al popolo libri sempre più ridicoli, fin da piccoli abituali a racconti di cacca e piscio, strazia loro le orecchie con “tutti siamo bravi e belli” e “ognuno di noi può” e questi saranno seduti sulla certezza del loro nulla mascherato.

L’esserci ridotti ad una statistica demografica e credere che sia questa la causa della nostra fine, mentre tutto nasce e muore dal crollo delle nostre mura, dall’abbandono di quello che ci distingueva, quello che si è coltivato e costruito di secolo in secolo, per questa banalità quotidiana di barconi, babbioni, noglobal sìglobal, per queste carrette di terra, i cattedratici clown, le prediche del buon senso comune (basta cambiare il senso comune), i divieti martellanti del non puoi dire non puoi pensare, il bello non è bello, perché il bello è quello che può fare chiunque, qualsiasi rimbambito, in qualsiasi luogo, in qualsiasi lingua, in qualsiasi religione.

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