Papi e Islam


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In queste ore di ulteriore strage, questa volta quanto più contro al cattolicesimo, davanti a gentaglia come Bergoglio che biascicano di “condanne degli odi” e aggiungono una pezza finale sulla ascesa in cielo del “martire di Normandia” (dimostrando di non credere a nulla e per questo Bergoglio sarà dannato in eterno) davanti a chiese e pretonzoli che si fanno in quattro per ospitare nelle navate, tra le statue dei santi e le pale d’altare, gli imam, imammini e imamme sue, ad un clero che sputa sul Cristo e vaneggia di abbracci universali, preparando non tanto di nascosto il salto nella religione maomettana e nel frattempo briga per una “modernizzazione” della chiesa, ovvero una chiesa a loro sporca immagine e oscena somiglianza, in tutto questo clima di resa con tanto di dichiarazioni sul fatto che i cattolici e cristiani più di pregare e di invitare alla preghiera e, eventualmente, al martirio (quello dei poveracci o dei preti di campagna, non certo dei cardinali, vescovi e pseudopapi) voglio rifarmi alle parole dei Papi, quelli reali, non questi scimmiottamenti indegni.

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«combattendo, per la gloria di Cristo, contro i perduti uomini infetti dall’errore maomettano, con sommo vigore, difende assiduamente e con tutte le forze i paesi cristiani dalle incursioni di costoro» e «per sua istituzione, fa (…) guerra continua contro il comune nemico del nome cristiano (…) e (…) a tale scopo mantiene una flotta munitissima e ben dotata di materiale bellico e di ogni macchina guerresca» (Benedetto XIV, lettera apostolica Quoniam inter, 17 dicembre 1743)

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Questo movimento richiama alla Nostra mente il ricordo dell’entusiasmo per le Crociate, che dalla fine del secolo undecimo a quasi tutto il decimoterzo tenne in ansiosa aspettazione l’Occidente cristiano. Eppure Ci sembra che la storia futura porrà l’opera missionaria dell’era moderna ancor più in alto che le gesta dei Crociati nel Medio evo. Le Crociate tendevano a conseguire la loro meta per lo più con le armi dei guerrieri e dei politici. L’opera missionaria lavora con la spada dello spirito (Eph. 6, 17), della verità, dell’amore, dell’abnegazione, del sacrificio. Le Crociate si proponevano la liberazione della Terra Santa, e particolarmente del Sepolcro di Cristo, dalle mani degl’infedeli: fine senza dubbio quanto mai nobile ed elevato! Oltre a ciò, esse storicamente dovevano servire a difendere la fede e la civiltà dell’Occidente cristiano contro l’Islam. L’opera missionaria non si ferma ad assicurare e proteggere le sue posizioni. Il suo scopo è di fare di tutto il mondo una Terra Santa. Essa mira a portare il regno del Redentore risorto, a cui è stata data ogni potestà in cielo ed in terra (cfr. Matth. 28, 18), il suo impero sui cuori, attraverso tutte le regioni sino all’ultima capanna e all’ultimo uomo, che abita il nostro pianeta. (Pio XII, 24 giugno 1944)

Nella lettera a Monsignor Giuseppe Freundorfer nel Millenario della battaglia di Lechfeld Pio XII ricordava tre momenti che ricordava fondamentali per la cultura occidentale: la battaglia di Lechfeld (955) quando Ottone il Grande sconfisse gli Ungari e Magiari sbarrando le porte alle eresie orientali, Poitiers (732) dove Carlo Martello sconfisse gli arabi e la vittoria sugli Ottomani presso le mura di Vienna (1683).

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Leone XIII nella lettera apostolica Quod Multum (22 agosto 1886) esaltava l’Ungheria e la sua vittoria contro i maomettani

Uno eccelle fra tutti, Clemente VIII, al quale – quando Strigonia e Vincestgraz furono affrancate dalla dominazione turca – le massime Assise del regno decretarono pubblici ringraziamenti, poiché egli solo si era prodigato in favore dei derelitti, quasi disperati sulla loro sorte.

Pertanto, come la Sede Apostolica non è mai venuta meno alle aspettative della gente ungherese, ogni volta che toccò loro combattere contro i nemici della religione e dei costumi cristiani, così ora che la commemorazione di un evento attesissimo commuove gli animi, a voi volentieri si unisce nella comunione di una giusta gioia; pur tenendo conto della diversità dei tempi, questo solo vogliamo e a questo solo Ci dedichiamo: confermare la moltitudine nella professione cattolica e parimenti impegnarci per quanto possiamo nell’allontanare il comune pericolo, in quanto il Nostro compito è provvedere alla salvezza delle genti.

In Plurimis (Lettera enciclica, 5 maggio 1888)

In situazione analoga, affligge non poco il Nostro animo un’altra preoccupazione che sprona la Nostra sollecitudine. Se cioè un così turpe mercato di uomini è di fatto cessato nei mari, tuttavia esso viene praticato in terra in modo troppo esteso e barbaro, soprattutto in molte zone dell’Africa. Poiché infatti i Maomettani praticano la perversa teoria per cui un Etiope o un uomo di stirpe affine sono appena al di sopra di un animale, è facile comprendere con sgomento quale sia la perfidia e la crudeltà di quegli uomini. All’improvviso, senza alcun timore, si avventano contro le tribù degli Etiopi, secondo l’usanza e con l’impeto dei predoni; fanno scorrerie nelle città, nei villaggi, nelle campagne; tutto devastano, spogliano, rapiscono; portano via uomini, donne e fanciulli, facilmente catturati e vinti, per trascinarli a viva forza sui più infami mercati. Dall’Egitto, da Zanzibar e in parte anche dal Sudan, come da centrali di raccolta, partono di solito quelle abominevoli spedizioni; per lungo cammino gli uomini procedono stretti in catene, scarsamente nutriti, sotto frequenti colpi di frusta; i meno adatti a sopportare queste violenze vengono uccisi; quelli che sopravvivono, sono venduti come gregge insieme ad altri schiavi e sono costretti a schierarsi davanti a un compratore difficile e impudente. Coloro che sono venduti a costui sono costretti alla miseranda separazione dalla moglie, dai figli, dai genitori; e in suo potere sono sottoposti a una schiavitù crudele e nefanda, e non possono ricusare la stessa religione di Maometto. Questi fatti abbiamo appreso or non è molto, con l’animo profondamente turbato, da alcuni che furono testimoni, non senza lacrime, di siffatta infamia e aberrazione; con essi, poi, convengono pienamente le narrazioni dei recenti esploratori dell’Africa Equatoriale. Anzi, dalla loro attendibile testimonianza risulta che il numero degli Africani venduti annualmente, a guisa di gregge, ammonta a quattrocentomila, di cui circa la metà, estenuata dal tribolato cammino, cade e muore, in modo che i viaggiatori (quanto è triste a dirsi!) possono scorgere il cammino quasi segnato da ossa residue. Chi non si sentirà commosso al pensiero di tanti mali? Noi, che rappresentiamo la persona di Cristo, amantissimo di tutte le genti, liberatore e Redentore, Noi che Ci allietiamo dei molti e gloriosi meriti della Chiesa verso gli infelici di ogni sorta, a stento possiamo dire quanta pietà proviamo verso quelle infelicissime genti, con quanta immensa carità tendiamo loro le braccia, quanto ardentemente desideriamo di procurare loro tutti i conforti e i soccorsi possibili, affinché, non appena distrutta la schiavitù degli uomini insieme con la schiavitù della superstizione, possano finalmente servire un solo Dio, sotto il soavissimo giogo di Cristo, partecipi con Noi della divina eredità. Volesse il cielo che tutti coloro che sono più in alto per autorità e potere, e che vogliono santificati i diritti delle genti e della umanità, o che si preoccupano di dare incremento alla religione cattolica, tutti con tenacia cospirassero a reprimere, a proibire, a sopprimere (aderendo alle Nostre esortazioni e preghiere) quel mercato, del quale nulla è più disonesto e scellerato.

Immortale Dei (Lettera Enciclica 1 novembre 1885)

Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare. Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l’aiutò nel portarle a termine. E certamente tutti quei benefìci sarebbero durati, se fosse durata la concordia tra i due poteri: e a ragione se ne sarebbero potuti aspettare altri maggiori, se con maggiore fede e perseveranza ci si fosse inchinati all’autorità, al magistero, ai disegni della Chiesa. Si deve infatti attribuire il valore di legge eterna a quella grandissima sentenza scritta da Ivo di Chartres al pontefice Pasquale II: “Quando regno e sacerdozio procedono concordi, procede bene il governo del mondo, fiorisce e fruttifica la Chiesa. Se invece la concordia viene meno, non soltanto non crescono le piccole cose, ma anche le grandi volgono miseramente in rovina” .

Si potrebbe proseguire. Concludendo. Il magistero illuminato dei Papi fino a Pio XII ha sempre chiaramente indicato che lo scopo primo della Chiesa era evangelizzare, diffondere la parola di Cristo e che i fedeli andavano difesi contro chi attentava alla loro vita e alla loro religione. Tale difesa prevedeva l’appoggio attivo ad una guerra giusta, il bellum iustum romano, e la condanna aperta e chiara di chi era il nemico e di chi attentava alla comunità dei cristiani. Oggi abbiamo davanti persone che passano il tempo a sputare sia sulla storia passata della Chiesa, condannando (da quale pulpito?!) le azioni volte alla difesa e alla evangelizzazione, prostrandosi costantemente in nome di una comunanza interreligiosa che vedono solo loro dato che non può esistere tra religioni incompatibili (e i maomettani ben sanno questo, limitandosi in certe cerimonie pubbliche a dissimulare e sfregandosi le mani davanti alla chiara sottomissione dei cattolici) proferendo da mane a sera autentiche bestemmie o gettando semi di dubbi con mezze frasi, noterelle o espressioni ambigue per vedere l’effetto, scandalizzando, facendo da pietra di inciampo per i fedeli.

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