Diversa ergo intentio diversa facta fecit


In queste ore la Almudena, la cattedrale di Madrid (struttura discutibilissima al suo interno), accoglie la Messa “Corpore Insepulto” per Carmen Hernandez. Chi è Carmen Hernandez? Ex suora cofondatrice assieme a José Gómez Argüello Wirtz (detto Kiko) del Cammino Neocatecumenale, in parole povere di una delle più potenti devianze cattoliche degli ultimi decenni accolta, per cieca e folle decisione di Wojityla, in seno alla Chiesa. Non stupisce che il movimento abbia riscosso fin dall’inizio apprezzamenti da parte di Montini (figurati) e che abbia scalato progressivamente i vertici ecclesiastici forte di un grande numero di adepti (spesso con molti figli) di un potere economico non indifferente (garantito anche dalla pratica della decima). E così, in barba alle evidenti incompatibilità con il Cattolicesimo (i NeoCatecumenali non riconoscono la Messa come sacrificio, non riconoscono l’attività salvifica del Cristo tramite il sacrificio in croce, non riconoscono la possibilità di astenersi e combattere il peccato, non riconoscono la Chiesa e la religione Cattolica come unica via di salvezza). Basti vedere come addobbano un tavolo spacciandolo per altare

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Ma prima di tutto basta dare una occhiata ai capolavori pittorici del cofondatore per sentire la puzza di un movimento privo di Estetica e dunque di Etica.

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Di fatto la Chiesa ha accolto in seno una setta, una setta che compie culti a parte, che ha testi secretati, cammini di anni e anni non meglio definiti, possibilità di celebrazioni in cappelle laterali senza accesso ai non “adepti”. Ovviamente tutti i falsi papi degli ultimi decenni hanno accolto sempre più a braccia aperte questo aborto dottrinale, anche il tanto lodato (?) Ratzinger spacciato da molti commentatori come un defensor fidei, invece ha celebrato alacremente secondo la pratica deviante suddetta. Infatti i distinguo o i richiami all’ordine non valgono nulla quando alla fine si cede e ci si fa fagocitare da questa concezione pop-fantasy della religione. Negli anni inizio a pensare che anche il Motu Proprio fosse solo il gettare la base per il trappolone verso lefebvriani…

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Ovviamente Bergoglio è tutto baci e bacini con questi, conferma definitiva di quanto siano lontani anni luce da quella che è stata e sempre sarà la Chiesa, a dispetto di finti papi, sacerdoti sconsacrati, chiese oscene e altari imbrattati.

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Nella foto potete vedere un intervento del cofondatore sotto gli occhi di Bergoglio, in Vaticano.

Concludo lasciando un pezzo di Sandro Magister che mette in luce una tappa del curioso cammino di questo gruppo oggi riconosciuto dalle alte sfere.

“Placet” o “Non placet”? La scommessa di Carmen e Kiko

I fondatori del Cammino neocatecumenale puntano a ottenere l’approvazione vaticana definitiva del loro modo “conviviale” di celebrare le messe. Il documento è pronto. Ma potrebbe essere modificato o bloccato in extremis. Il 20 gennaio il verdetto .
ROMA, 13 gennaio 2012 – (…) Il prossimo 20 gennaio, invece, i leader e i membri del Cammino si aspettano dalle supreme autorità della Chiesa un “placet” ancor più ardentemente agognato. L’approvazione ufficiale e definitiva di quello che è il loro tratto distintivo più visibile, ma anche più controverso: il modo con cui celebrano le messe.

I QUATTRO ELEMENTI
Le messe delle comunità neocatecumenali si distinguono da sempre per almeno quattro elementi.

  1.  Vengono celebrate in gruppi ristretti, corrispondenti ai diversi stadi di avanzamento nel percorso catechetico. Se in una parrocchia, ad esempio, le comunità neocatecumenali sono dodici, ciascuna a un diverso stadio, altrettante saranno le messe, celebrate in locali separati più o meno alla stessa ora, preferibilmente la sera del sabato.
  2. L’ambiente e l’arredo ricalcano l’immagine del banchetto: una tavola con attorno i commensali seduti. Anche quando i neocatecumenali celebrano la messa non in una sala parrocchiale ma in una chiesa, l’altare lo ignorano. Collocano una tavola al centro e vi si siedono attorno in cerchio.
  3. Le letture bibliche della messa sono precedute ciascuna da un’ampia “monizione” da parte dell’uno o dell’altro dei catechisti che guidano la comunità e sono seguite, specie dopo il Vangelo, dalle “risonanze”, ossia dalle riflessioni personali di un ampio numero dei presenti. L’omelia del sacerdote si aggiunge alle “risonanze” senza distinguersi da esse..
  4. La comunione avviene anch’essa riproducendo il modulo del banchetto. Il pane consacrato – un grosso pane azzimo di farina di frumento, per due terzi bianca e per un terzo integrale, preparato e cotto per un quarto d’ora con le regole minuziose stabilite da Kiko – viene spezzato e distribuito ai presenti, che restano ai loro posti. A distribuzione ultimata, viene mangiato contemporaneamente da tutti, compreso il sacerdote. Successivamente, questi passa dall’uno all’altro con il calice del vino consacrato, al quale ciascuno beve.

Di particolarità ve ne sono anche altre, ma bastano queste quattro per capire quanta diversità di forma e di sostanza vi sia tra le messe dei neocatecumenali e quelle celebrate secondo le regole liturgiche generali. Una diversità sicuramente più forte di quella che intercorre tra le messe in rito romano antico e in rito moderno.

Sta di fatto che è cambiato pochissimo tra il modo con cui oggi i neocatecumenali celebrano la messa e il modo con cui la celebravano fino ad alcuni anni fa, quando in più si passavano di mano in mano, festanti, le coppe di vino consacrato.

Solo in teoria le loro messe di gruppo sono state aperte anche ad altri fedeli. Seduti o in piedi, il loro modo conviviale di fare la comunione è sempre lo stesso. Le “risonanze” personali dei presenti continuano a invadere e soverchiare la prima parte della messa. Non solo. Dall’udienza con Benedetto XVI del 20 gennaio prossimo Kiko, Carmen e i loro seguaci contano di uscire con una esplicita approvazione di tutto ciò.

C’è un libro di un sacerdote ligure del Cammino, Piergiovanni Devoto, che avvalendosi di testi inediti di Kiko e Carmen, ha messo in pubblico questa loro bizzarra concezione. Ecco qui di seguito alcuni passaggi del libro, tratti dalle pagine 71-77:

“La Chiesa ha tollerato per secoli forme non genuine. Il ‘Gloria’, che faceva parte della liturgia delle ore recitate dai monaci, è entrato nella messa quando delle due azioni liturgiche si è fatta un unica celebrazione. Il ‘Credo’ è comparso all’apparire di eresie e di apostasie. Anche l’’Orate Fratres’ è esempio culminante delle preghiere con cui si infarciva la messa”… “Col passare dei secoli le orazioni private si inseriscono in notevole quantità nella messa. L’assemblea non c’è più, la messa ha preso un tono penitenziale, in netto contrasto con l’esultanza pasquale da cui è sorta”… “Lutero, che non ha mai dubitato della presenza reale di Cristo nell’eucaristia, ha rifiutato la ‘transustanziazione’, perché legata al concetto di sostanza aristotelico-tomistico, estraneo alla Chiesa degli apostoli e dei Padri”… “Usciti fuori da una mentalità legalista e fissista, abbiamo assistito col Vaticano II a un profondo rinnovamento della liturgia. Sono stati tolti dall’eucaristia tutti quei paludamenti che la ricoprivano. È interessante vedere che in origine l’anafora non era scritta ma improvvisata dal presidente”…

UNA DOMANDA E questo sarebbe “lo spirito della liturgia” – titolo di un libro capitale di Joseph Ratzinger – che le autorità vaticane si appresterebbero a convalidare, con la prassi che ne discende?

 

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