Bigino francescano ovvero della imitazione e dissimulazione Bergogliana


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Se uno legge la Legenda Maior di San Francesco ad opera di Bonaventura si rende conto come, soprattutto al principio del suo incarico, Bergoglio abbia tentato in tutto e per tutto di emulare esteriormente i tratti del Santo di Assisi. Se ricordate infatti da principio si mostrò molto sollecito a stringere dappresso chi era affetto da terribili malattie, in particolare quelle che deturpavano il volto, così come Francesco ed i lebbrosi, poi tutta la retorica della Chiesa povera e del Pastore (retorica perché appunto si ferma alle parole e oltretutto è di base sciocca e, nuovamente, puramente esteriore). Insomma Bergoglio ha ricalcato le orme, ma solo di facciata, del Poverello di Assisi, seguendo quello che parrebbe un bigino comodo, penso simile a certe sornione prediche degli attuali frati di Assisi. C’è un punto però che Bergoglio assolutamente non segue e sul quale si concentra una vulgata fatta di bugie, rimasticature e travisamenti volontari. San Francesco e il mondo musulmano. La Legenda Maior teoricamente dovrebbe essere impressa nella mente dei “discendenti” di San Francesco e ancora più in uno che millanta parentele spirituali al punto da prenderne il nome.

Leggiamo al Capitolo IX (l’edizione è prese dal sito dei Frati Minori dell’Umbria)

1172 7. Ma l’ardore della carità lo spingeva al martirio; sicché ancora una terza volta tentò di partire verso i paesi infedeli, per diffondere, con l’effusione del proprio sangue, la fede nella Trinità.
A tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di
Babilonia.Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, I’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte .
Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro. Ma Francesco, I’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.
Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: Infatti anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me.

1173 8. Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato e virtuoso. Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo si rallegrò e disse al compagno: “ Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: — Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi–”. Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li portarono dal Sultano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là. Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto
coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire.

1174 Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: “ Se, tu col tuo popolo,.vuoi convertirti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: Io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e più santa ”. Ma il Soldano, a lui: “ Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede ”. (Egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: “ Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che
passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti. Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne
fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza delI’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.
1175 9. Vedendo, inoltre, che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

Dunque leggiamo che San Francesco andò per CONVERTIRE e strappare il Sultano ed il suo popolo dalla FEDE SBAGLIATA per la FEDE GIUSTA in Cristo. Per questo accettò il rischio del martirio, le percosse, sfidò i sacerdoti maomettani a delle prove di Fede (ma quelli rifiutarono) e non volle accettare nessuno dei doni che il Sultano, ammirato da questo uomo, volle dare perché il Sultano non li faceva con animo pietoso, et in animo Soldani verae pietatis non videbat radicem. L’insegnamento di Francesco è dunque chiarissimo, i musulmani dovevano convertirsi, abbandonare la falsa fede ed abbracciare quella vera in Cristo e nel suo sacrificio sulla croce, in caso contrario i rapporti si interrompevano e non si accettava nulla da loro perché la radice della vera pietà, Cristo, non albergava nel loro animo.

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Il tema della Conversione interessava moltissimo Francesco al punto che compare un intero capitolo (il XVIesimo) nella Regola Francescana (la versione non bollata del 1221) dedicata a questo tema. Dunque se per la Legenda Maior uno potrebbe chiedersi cosa avrebbe scritto davvero Francesco sull’accaduto ecco che troviamo ora un testo proprio di San Francesco:

CAPITOLO XVI
Dl COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI

[42]      1 Dice il Signore: Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe” (Mt 10,16).

3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.

4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore (Cfr. Lc 16,2), se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.

[43]      5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio (1Pt 2,13) a e confessino di essere cristiani.

7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio (Gv 3,5).

 

[44]      8 Queste ed altre cose che piaceranno al Signore, possono dire ad essi e ad altri; poiché dice il Signore nel Vangelo: “Chi mi riconoscerà davanti agli uomini, io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli” (Mt 10,32); 9 e: “Chiunque si vergognerà di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando tornerà nella gloria sua e del Padre e degli angeli” (Lc 9,26).

[45]      10 E tutti i frati, ovunque sono, si ricordino che si sono donati e hanno abbandonato i loro corpi al Signore nostro Gesù Cristo. 11 E per il suo amore devono esporsi ai nemici sia visibili che invisibili, poiché dice il Signore: “Colui che perderà l’anima sua per causa mia la salverà per la vita eterna” (Cfr. Lc 9,24.; Mt 25,46).

12 “Beati quelli che sono perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,10). 13 Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). 14 E: “Se poi vi perseguitano in una città fuggite in un’altra (Cfr. Mt 10,23). 15 Beati sarete, quando gli uomini vi odieranno e vi malediranno e vi perseguiteranno e vi bandiranno e vi insulteranno e il vostro nome sarà proscritto come infame e falsamente diranno di voi ogni male per causa mia (Cfr. Mt 5,11 e 12); 16 rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli (Lc 6,23; Mt 5,12). 17 E io dico a voi, miei amici: non lasciatevi spaventare da loro (Cfr. Lc 12,4) 18 e non temete coloro che uccidono il corpo e dopo di ciò non possono far niente di più (Mt 10,28; Lc 12,4).

19 Guardatevi di non turbarvi (Mt 24,6). 20 Con la vostra pazienza infatti salverete le vostre anime (Lc 21, 19). 21 E chi persevererà sino alla fine, questi sarà salvo” (Mt 10,22; 24,13).

 

Ovvero ribadiva chiaramente il concetto: andate per convertire e predicare la parola di Dio, la Trinità ed il Cristo. Non certo andate, mischiate il vostro con il loro (cosa poi che è sempre univoca) e tutti felici e contenti e, per carità, nascondete che siete cristiani come fanno certi che ogni tanto occultano la croce sotto gli abiti se l’interlocutore non è cristiano…

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Oggi Assisi è uno dei centri principali di quella visione “ecumenica allargata” che vuole le Fedi alle varie religioni intrecciate e simili, da Assisi e luoghi del genere si irradia l’ideologia che Cristianesimo e Islam debbano andare a braccetto, peccato che sia impossibile come sanno bene i musulmani dato che Maometto ha la pretesa nel Corano, testo che ogni buon musulmano segue il più possibile, di essere il latore dell’ultima e perfettissima rivelazione e in questa rivelazione Cristo è un profeta e un profeta che non muore sulla croce e certo non è figlio di Dio. Incompatibilità totale. E che dire poi dei molti che si dicono cristiani e cattolici (religiosi e politici) che accettano e riaccettano da mane a sera denari, contributi, doni, sostanziose offerte da ricchi esponenti musulmani di paesi musulmani? C’è solo da dire che San Francesco li avrebbe scacciati e in malo modo, avrebbe loro detto che peccavano terribilmente verso Dio e verso Cristo, alla faccia di quella visione stile Jesus Christ Superstar che gira di questi tempi sul Poverello d’Assisi. Ecco, qualcuno dovrebbe ricordare ai frati di Assisi e poi a Bergoglio quale era il pensiero di Francesco (Patrono d’Italia) del rapporto con un’altra fede: Evangelizzazione e Conversione, diffusione della parola di Cristo e recupero delle anime smarrite in una Fede ingannevole.

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