Decidetevi o avete mentito prima o mentite ora: Lutero 2017


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Gli ultimi decenni (post Vaticano II) hanno visto un accumularsi di voltafaccia rispetto alla Dottrina. Con Bergoglio la cosa è diventata più lampante perché da una parte ha il gusto dello scandalo per finire sui giornali, dall’altra ha pure una povertà intellettuale che si evince chiarissima dalla lettura dei suoi interventi (i gesuiti non sono più quelli di una volta a quanto pare). Ma non crediate che i predecessori abbiano mancato di dire castronerie o di cambiare completamente le carte in tavola sopra questioni di fondo, questioni alla base. Ora si avvicina il 2017, la celebrazione dell’anniversario delle tesi di Lutero (31 ottobre 1517) e di Fatima (13 maggio 1917) non crediamo che le apparizioni avvenissero per caso proprio nell’anno dei 400 anni dalle tesi protestanti. Ora Bergoglio, seguendo l’andazzo dei predecessori, si appresta a festeggiare felice e contento l’anniversario, biascicando di riconciliazioni che, nel linguaggio in uso, significa stretta di mano, io continuo con le cose mie, tu con le tue, magari ci mischiamo un po’ e tutti felici. Quella di Lutero è una Eresia. E da parte sua diceva esattamente la stessa cosa del Cattolicesimo, non a caso, ancora in vita Lutero, si diffondevano immagini del Papa con orecchie d’asino all’Inferno

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E per i Protestanti i Cattolici erano eretici e dunque da destinare all’Inferno come in questa immagine con Lutero durante una predica.

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Quella di Lutero è Eresia condannata e Lutero, secondo Dottrina, ora è dove spetta che sia un eretico e scismatico. Non parliamo poi di quello che è stato il cambio di rotta verso religioni che negano tutti i fondamenti del Cattolicesimo e del Cristianesimo non “limitandosi” a divergenze sulla dottrina. Si arriva a fronte di questa e di tante altre questioni ad un bivio.

  1. Avete raccontato palle per 2000 anni, non credendo mai in nulla e riadattando a seconda delle necessità, non sostenendo nulla per convinzione e ispirazione
  2. Gli ultimi “papi” sono eretici e sono a capo di un movimento che va verso la distruzione della Chiesa e la sua dissoluzione

La scelta spetta ora a chi ha o non ha fede o almeno si sente saldo nella Chiesa Cattolica. Se credete nella Chiesa Cattolica non potete accettare che si ribaltino, a piacere degli ultimi “papi”, le Eresie in “rivoli fratelli”, in base ad una bestemmia come l’Ecumenismo (ovvero niente evangelizzazione, niente fiducia nella verità del Cristo, ma un “volemose bene” tra sette e ONLUS). Se dunque credete alla Chiesa Cattolica ecco che la conseguenza naturale è sentirsi ingannati da questi sepolcri imbiancati che vanno respinto come Eretici. Se credete e non trovate niente di strano avete un concetto curioso della vostra religione, evidentemente è una abitudine sociale, neppure ascoltate quello che si legge nei Vangeli, basta che vi lascino sonnecchiare durante la messa (altra abitudine per voi) perché, evidentemente, una religione vale l’altra. Se invece appartenete a quelli che non credono o credono in altro… complimenti, questo si prospetta per voi come il secolo più foriero di possibili gioie!!


PIO XII : «Si è partiti col dire Cristo sì, Chiesa no (protestantesimo ndr.). Poi Dio sì e Cristo no (illuminismo ndr.). Finalmente il grido empio: Dio è morto, anzi, Dio non è mai esistito (comunismo ndr.)»

Dal discorso di Pio XII alla Curia Romana (5 aprile 1939)

[…]

Ma per eguale contraccambio parliamo come a fratelli e a figli con l’Apostolo: «Dilatamini et vos», affinché il Nostro amore verso la Santa Chiesa sia pieno. Dilatatevi anche voi al pensiero che servite questa Sposa di Cristo, per la quale egli diede se stesso a farla vestita di gloria, senza macchia e senza ruga, ma santa e immacolata; questa divina Sposa, che dilata e pianta le sue tende per l’universo, grida il Vangelo in ogni regione del globo, discende coi suoi suffragi nel carcere di quei che attendono di volare un giorno alle beate genti, sale al cielo a invocare e chiamare quaggiù gli eroi della santità e del bene, perchè nella gloria che loro tributa sugli altari si facciano salute e conforto degli esuli figli di Eva.

[…]

Ma a questo splendore di dignità e privilegio di circondare, più davvicino che ogni altra istituzione ecclesiastica, l’apostolica potestà del Successore di Pietro, — attualmente la Nostra, per quanto povera e indegna persona —, voi ben vedete quanto convenga che in tutta la Curia Romana risponda lo splendore della vita, affinché il Pontefice, secondo scriveva il Dottore mellifluo, San Bernardo, più pronti vi abbia, come a lui dappresso assistete: «Propiores assistitis, ut habeat paratiores». Questa maggiore preparazione che è mai se non il maggior spirito che vivifica, mentre la lettera uccide? quello spirito che vivifica il lavoro, che tramuta la penna in ala di volo celeste, che penetra, dirige, sorregge, sublima la mente e il volere; quello spirito che vuol essere il primo e il più santo orgoglio di tutti coloro che sono chiamati e preparati a collaborare alla missione dal Divino Maestro impostaCi di. Pastore delle pecorelle del suo ovile e dell’altre, pure sue, ancora randagie, che Egli intende condurre a sé.

[…]

Di tanta dignità investiti, Venerabili Fratelli e diletti Figli, vi salutiamo qui uniti intorno a Noi; ed è per Noi santa e paterna gioia il sentir confermato, dalle parole del vostro Eminentissimo ed eloquente interprete, il venerando e a Noi carissimo Cardinale Decano del Sacro Collegio, che voi tutti, animati dallo spirito di Cristo e pienamente consci della responsabilità e dell’altezza del vostro ufficio, null’altro più ardentemente bramate e studiate che di rendervi sempre più degni della vostra privilegiata vocazione. Nessun dono di questo più gradito, nessuna promessa più preziosa, nessun più soave conforto voi avreste saputo o potuto darCi in questi giorni, in cui Noi, per inscrutabile consiglio divino, abbiamo assunto il grave peso del lavoro pontificale là ove al Nostro indimenticabile Predecessore l’angelo di una santa morte fermò inerte la sapiente operosa mano e, chiudendogli il gran volume del suo lungo e glorioso pontificato, gli schiuse le porte della città celeste, invitandolo e introducendolo al riposo della beata eternità.

Eredi del suo nome, siamo anche eredi del suo tempo, che diventa Nostro con le fortune propizie e avverse che seco nella sua fuga travolge. Tempo difficile e pur così grande, quando nel volgere di un anno si susseguono e maturano avvenimenti che prima avrebbero richiesto decenni e forse secoli; quando il vertiginoso e portentoso progresso moderno sembra aver resa questa « aiuola che ci fa tanto feroci » troppo angusta alle insaziate brame dei figli di Adamo; quando per tutti i lidi e verso tutti i venti ormai risuona la divina voce del Vangelo, e i doveri e la azione della Chiesa, e con essi quelli dei suoi uffici centrali, si vengono ampliando ed estendendo oltre misura, mentre gli occhi del mondo sempre più ansiosi si volgono al Magistero di lei, fisi guardando pur se dal suo labbro erompa quella verità che libera e sublima l’uomo nell’opera della carità. Che resta a Noi se non levare il Nostro sguardo umile e implorante al cielo, donde scende la sapienza pura, pacifica, modesta, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti? donde scende il frutto della giustizia che si semina nella pace da coloro che praticano la pace? . Fra i dati buoni e i doni perfetti che discelidono dal Padre dei lumi Noi non potremmo impetrare e ricevere grazia più segnalata che di sapere e vedere presso di Noi uomini, quali San Bernardo descriveva e raccomandava al suo diletto discepolo e venerato Pontefice Eugenio III: « In talibus — così scriveva il santo abate di Chiaravalle — ut opinor, requiescat spiritus tuus…: qui praeter Deum tantum timeant nihil, nihil sperent nisi a Deo… Qui stent viriliter pro aflictis et iudicent in aequitate pro mansuetis terrae. Qui sint compositi ad mores, probati ad sanctimoniam, parati ad oboedientiam, mansueti ad patientiam, subiecti ad disciplinam, rigidi ad censuram, catholici ad fidem, fideles ad dispensationem, concordes ad pacem, conformes ad unitatem. Qui sint in iudicio recti, ín consilio providi, in iubendo discreti, in disponendo industrii, in agendo strenui, in loquendo modesti, in adversitate securi, in prosperitate devoti, in zelo sobrii… Qui legatione pro Christo fungi, quotiens opus erit, nec iussi renuant, nec non iussi affectent… Qui orandi studium gerant et usum habeant, ac de omni re orationi plus fidant, quam suae industriae vel labori»

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