Il buongiorno si vede dal mattino: Pio XII e Bergoglio


Pope Pius XII

Metto a confronto il primo messaggio pubblico del Papa Pio XII con quello di Bergoglio. Quello di Pio XII è un messaggio trasmesso attraverso la radio il giorno dopo l’elezione, il 3 marzo 1939: il Papa eletto non colloquiava con la Piazza al momento del Habemus, ma impartiva la sua benedizione, il primo a esprimere desiderio di infrangere questa regola fu Luciani, ma si riuscì a sconsigliarlo, cosa che risultò impossibile con Wojtyla. Metterò in grassetto le parti che, a mio parere, sono particolarmente significative anche attraverso un confronto tra i due annunci. I testi vengono entrambi dal sito del Vaticano (anche se nel caso di Bergoglio si dovrebbe sempre recupeare il file audio dato che, è notizia anche id questi giorni, Padre Lombardi tende a “addolcire” certe uscite nella versione scritta). Il primo discorso non è questione da poco e non cambia molto se è il giorno prima o il giorno dopo, infatti è sempre cosa che viene preparata a tempo, normalmente.

Primo radiomessaggio Dum Gravissimum all’indomani dell’elezione al Soglio Pontificio (3 marzo 1939)

Venerdì, 3 marzo 1939

Mentre la tremenda responsabilità del Sommo Pontificato che Iddio, per inscrutabile disegno della Sua Provvidenza ha posto sulle Nostre spalle, Ci emoziona e sgomenta vivamente, sentiamo il bisogno di far giungere il Nostro pensiero e la Nostra paterna parola a tutto il Mondo Cattolico.

Anzitutto con particolare affetto abbracciamo i Nostri dilettissimi Figli del Sacro Collegio, dei quali, per lunga consuetudine, conosciamo la pietà, il valore e le eminenti doti di animo; poi auguriamo ogni bene a tutti i Nostri Venerabili Fratelli nell’Episcopato; nello stesso tempo benediciamo i Sacerdoti che amministrano e dispensano i misteri di Dio, i religiosi e le religiose nonché coloro che lavorano nelle sacre missioni per la diffusione del Regno di Gesù Cristo, e coloro che nelle file dell’Azione Cattolica, sotto la guida dei Vescovi, collaborano al loro apostolato gerarchico; infine imploriamo i doni celesti e le più elette grazie su tutti i figli che abbiamo nel mondo, e specialmente su coloro che soffrono nella povertà o nel dolore.

Nondimeno il Nostro pensiero corre a tutti coloro che sono fuori della Chiesa Cattolica, i quali — così confidiamo — apprenderanno con piacere che Noi, in questa ora solenne, abbiamo implorato per loro il supremo aiuto da Dio Ottimo Massimo.

A questo Nostro paterno messaggio vogliamo aggiungere un augurio e un invito di pace. Di quella pace, vogliamo dire, che il Nostro Predecessore, di pia memoria, con tanta insistenza consigliava agli uomini, con sì ardenti preghiere invocava, e per la quale fece a Dio spontanea offerta della vita. Di quella pace, dono sublime di Dio, che è desiderio di tutte le anime sagge e frutto della carità e della giustizia. Invitiamo tutti alla pace delle coscienze, tranquille nell’amicizia di Dio; alla pace delle famiglie, unite e armonizzate dal santo amore di Gesù Cristo; alla pace tra le Nazioni attraverso il fraterno aiuto scambievole; alla pace, infine, e alla concordia da instaurare fra le Nazioni, affinché le diverse genti, con amichevole collaborazione e cordiale intesa, possano giungere alla felicità di tutta la grande famiglia umana, con il sostegno e la protezione di Dio.

E in queste ore trepide, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento della vera pace, che è l’aspirazione più profonda di tutti, Noi leviamo supplichevoli a Dio una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l’altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nella via della prosperità e del progresso civile.

Ecco, dilettissimi Figli Nostri, ecco, Venerabili Fratelli, ecco, amatissimi figli, il primo voto che sgorga dal palpito di paternità che Dio Ci ha acceso nel cuore.

È davanti ai Nostri occhi la visione dei mali immensi che travagliano gli uomini ed al cui soccorso Dio benedetto manda Noi, inermi ma fidenti. Con San Paolo ripetiamo a tutti: «Accoglieteci!» (1 Cor., VII). In questa speranza confidiamo che voi non renderete vano questo Nostro voto di pace. Dopo la grazia di Dio, è sulla vostra buona volontà che Noi vivamente confidiamo.

Voglia Cristo Signore, «dalla pienezza del quale noi tutti abbiamo ricevuto» (2 Io., I, 16), fecondare dal cielo questo Nostro voto e renderlo messaggero di sante consolazioni su tutta la terra, con l’aiuto dell’Apostolica Benedizione che di tutto cuore impartiamo.

Ecco il discorso tenuto da Bergoglio il giorno della elezione, il 13 marzo 2013, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo … ma siamo qui … Vi ringrazio dell’accoglienza. La comunità diocesana di Roma ha il suo Vescovo: grazie! E prima di tutto, vorrei fare una preghiera per il nostro Vescovo emerito, Benedetto XVI. Preghiamo tutti insieme per lui, perché il Signore lo benedica e la Madonna lo custodisca.

[Recita del Padre Nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre]

E adesso, incominciamo questo cammino: Vescovo e popolo. Questo cammino della Chiesa di Roma, che è quella che presiede nella carità tutte le Chiese. Un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi: l’uno per l’altro. Preghiamo per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa, che oggi incominciamo e nel quale mi aiuterà il mio Cardinale Vicario, qui presente, sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa città tanto bella!

E adesso vorrei dare la Benedizione, ma prima – prima, vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica: la preghiera del popolo, chiedendo la Benedizione per il suo Vescovo. Facciamo in silenzio questa preghiera di voi su di me.

[…]

Adesso darò la Benedizione a voi e a tutto il mondo, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

[Benedizione]

Fratelli e sorelle, vi lascio. Grazie tante dell’accoglienza. Pregate per me e a presto! Ci vediamo presto: domani voglio andare a pregare la Madonna, perché custodisca tutta Roma. Buona notte e buon riposo!

Aggiungo il discorso tenuto da Ratzinger nella medesima occasione il 19 aprile 2005. Ne apprezzo la brevità che si richiama alla brevità del discorso, pur irrituale, di Wojtyla, come a dire “un breve saluto perché oramai si usa, ma calma e riflessione”.

Cari fratelli e sorelle,

dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore.

Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.

Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie.

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