Proteggere la memoria in stile ISIS


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Il Giornale mo’ regala il Mein Kampf, seguendo una linea già vista in precedenza con i (falsi) diari di Mussolini. Si scatena subito una polemica da parte di Renzi e poi della Boldrini.

La memoria va difesa, dice la Boldrini, peccato che intenda “va difesa evitando di leggere o documentarsi”, sai quanti nuovi neonazi verranno fuori dalla distribuzione del Mein Kampf? Zero. Se lo leggono si fanno due palle così, se non lo leggono e gridano “Hitler Hitler” la mutazione non è avvenuta per la distribuzione a giugno 2016 di un libro che trovi oramai ovunque e puoi pure scaricare da internet assieme a filmati, discorsi, inni e via dicendo… incitare alla difesa della memoria affermando subito dopo di averne paura e dunque volerla censurare e limitare è più da dittatura che da democrazia (supponendo che significhi qualcosa).
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Proteggere la memoria vuol dire dare tutta la documentazione, rispondere ad eventuali falsità presentando i dati che smentiscono queste menzogne, ma se la menzogna la si schiaccia e si blocca con tanto di multa e minaccia ecco che, come è noto, si otterrà solo la sua diffusione capillare e sotterranea, la si renderà interessante, affascinante, si getteranno i semi perché questa menzogna venga percepita come “la verità tenuta celata” dai poteri forti. Un meccanismo notissimo. Eppure a quanto pare, come l’Isis con i monumenti, quello che non piace si deve far saltare per aria, magari bruciare, nascondere sotto il tappeto sperando che prima o poi svanisca nel nulla.
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