Chi non salta Nazi è (dal disco Party Giani)


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La Party Giana

Tu sei Partigiano, io sono Partigiano, tu non sei vero Partigiano, chi non vota non è Partigiano, i veri Partigiani votano sì, i veri Partigiani votano no… Party Giani Tunz Tunz Party Giani Tunz Tunz… per chi trova risibile la Chiesa pare una versione ridotta di certe dispute conciliari sul Filioque e sullo Spirito Santo (per chi trova risibile, dico). Insomma si evoca questa entità astratta: il Partigiano. Si stabilisce che questo astratto Partigiano voterà Sì o No e che l’AntiPartigiano (?) voterà l’opposto.

  La gente si accapiglia (virtualmente) sulla questione e rispolverandoli trascina fuori casa i pochi Partigiani rimasti, quelli che cronologicamente ci azzeccano, per fare loro dire Sì o No e poi pubblicare un: il Partigiano Gimbo che armato di un coltellino svizzero assaltò 70 postazioni Naziste ha detto che voterà …. E dunque?

  Totò in una divertente e surreale scena de “i due orfanelli” lanciava una stoccata al fiorire di Partigiani dopo la seconda guerra mondiale. Radunati i pochi reduci vestiti alla napoleonica li contava e raccomandava loro di non fare scherzi in occasione del raduno dell’anno successivo, alludendo ad una effettiva discrepanza di dati post conflitto.

Quella dei Partigiani e della Strumentalizzazione dei Partigiani è tema praticamente costante, fin dalle origini, tra furbetti, negazionisti e infiltrati. C’è chi come Bocca era entrato nei partigiani per coprire il suo passato di fascista convinto, c’è chi vi è entrato dopo la guerra dicendo di avere lavorato come infiltrato,

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Le matte risate

un recentemente defunto diceva che aveva fatto il repubblichino per spirito di avventura, ma almeno non si era spacciato da infiltrato partigiano, c’è chi probabilmente non ce la raccontava giusta e poi tanti che hanno negato vendette e eliminazioni sommarie. Nel Nord Italia non è difficile ascoltare ancora racconti, oramai di seconda e terza mano per questioni cronologiche, di soprusi compiuti da entrambi i lati della barricata, d’altro canto le guerre non sono mai state un collegio di educande e le guerre civili tirano fuori la natura umana al suo massimo splendore negativo. Sui Partigiani ci hanno marciato un po’ tutti, compresi alcuni Partigiani. C’è gente che si è fatta una discreta carriera politica, a livello locale o nazionale, dimenticando incidenti di percorso, c’è chi ha tirato fuori il patentino di partigiano quasi a giustificazione e futura assoluzione per tutto, i partiti hanno giocato la loro parte, toccando il tasto di quanti e quali partigiani si ritrovassero tra le loro fila. Oggi 2016 oramai l’ipocrisia e la strumentalizzazione è globale, diffusa. Vi sarà capitato di sentire vostri coetanei affermare che sono antifascisti e sono pure iscritti all’ANPI. La cosa è detta con tono della prova regina. L’ANPI non risulta però che faccia test di ingresso o controlli i precedenti fino alla settima generazione, a parte ovviamente per l’archivio dei Partigiani. Il valore di essere iscritti all’ANPI è il medesimo, lasciatelo dire, di chi potrebbe volersi iscrivere alla Associazione  Rievocazioni Storiche Spartane, uno si iscrive, se ne appassiona, magari fa pure ricerche e si compra riproduzioni e, alcune volte l’anno, si riunisce con altri iscritti e rievoca questo o quello scontro, ma se poi andate per strada dicendo che siete Spartani o che combattete i Persiani vi pigliano e vi portano a fare un controllino sanitario. I Partigiani sono quelli che furono Partigiani, possibilmente Partigiani veri e propri. Stiamo dunque parlando di persone che oramai superano abbondantemente gli 85 anni e che, di anno in anno, fatalmente vengono meno. Mettere avanti questioni di Spirito o di Profonda Comprensione non valgono, a meno che non si valuti questo “essere Partigiani” una sorta di valore religioso che si trasmette dai fondatori agli adepti, ma sarebbe un assurdo storico credo. Dunque l’essere iscritti all’Anpi non vi farà Partigiani perché nulla vi renderà Partigiani a meno che, in condizioni storiche precise, non mettiate in gioco la vostra pelle contro un ordine costituito. Capiamoci. Come non ci sono i Partigiani ventenni io non ritengo vi siano i Fascisti ventenni, entrambi giocano sopra un concetto inverosimile. Quello che però esiste è un atteggiamento, un modo di porsi e un fare che possiamo definire Fascista, utilizzando categorie oramai del passato ma che possono risultare valide. Fascista è chi fa del sopruso fisico uno strumento politico. Chi considera che la libertà di parola non abbia valore assoluto, ma debba essere imbrigliata in ambiti e termini e indirizzata attraverso una persecuzione giudiziaria, fascista è chi porta avanti un piano di violenza fisica sul corpo e sulla parola altrui. Da qui se ne deriva che il recente Contro Corteo di Roma ha mostrato come nel seno di quelli che si lavano la coscienza dicendo “io sono contro Casa Pound ergo sono Antifascista” si annidino i Fascisti tanto quanto tra le fila di Casa Pound.

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Immagine degli autoproclamatisi antifascisti mentri

assaltano il pulmino di un gruppo di turisti tedeschi

  Da tutto questo deriva il fatto che, a parere mio, è ridicolo e risibile tirare in ballo Partigiani e voto partigiano, sia per un sì che per un no, che la Costituzione sia l’esito della fine della guerra è un dato cronologico e certo tra i Costituenti vi fu anche gente che partecipò alla Resistenza (ma pure molti imboscati o voltagabbana) ma cosa ha a che vedere tutto questo che si propone oggi o perfino la dichiarazione di voto di qualche partigiano (partigiano che è lontano decenni e decenni da quello che era nel 45 e che dunque può pure prendere decisioni non “in linea”) non è manifestazione di un ipotetico “spirito dei partigiani” e tantomeno l’ANPI che è un gruppo di rievocazione e memoria, dove si tovano solo gli ultimi superstiti (il Presidente è del 1923) ma da qui a definirlo come un nucleo compatto e rappresentativo…

  Ordunque, votate al referendum come vi sembra meglio -se volete votare ovviamente-, guardatevi le carte, osservate le inchieste, chiedete pareri, opinioni… ma per favore non tirate in ballo cose prive di significato e fuori contesto, siano pro o contro.

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