Piero Ostellino, Gli errori della legge anti omofobia, Il Corriere della Sera (3 agosto 2013)


silence

Per quanto abbia cercato di individuare le (eventuali, ma assai recondite) ragioni eticamente immanenti al progetto di legge contro l’omofobia («avversità nei confronti dell’omosessualità»), non riesco a capire perché picchiare un omosessuale sarebbe un’aggravante, mentre picchiare me ? che sono «solo» un essere umano senza particolari, selettive e distintive, qualificazioni sessuali ? sarebbe meno grave. Picchiare qualcuno è un reato. Punto, basta e dovrebbe bastare. Agli occhi di una persona dotata di normale senso comune, l’omosessualità non è, oggi, neppure «un vizio», come volevano, e in parte vogliono ancora, certi integralismi religiosi. La regolare frequentazione, la stessa amicizia, di omosessuali ? senza il timore di apparire tali, che è, poi, l’altra faccia dell’omofobia ? è qualcosa di più di una consuetudine diffusa. Del resto, la nostra stessa Costituzione, all’articolo 3, già esclude la discriminazione per ragioni di sesso, oltre che religiose, politiche e sociali. Mi pare, invece, che il progetto di legge sull’omofobia ripristini, alla rovescia, la discriminazione, creando un surreale, e inquietante, precedente. Poiché, in certi ambienti, la solidarietà omosessuale rasenta il (legittimo) lobbismo, che facciamo, allora? Approviamo una legge che tuteli gli eterosessuali contro questa forma indiretta di discriminazione omosessuale nei loro confronti? Ma c’è anche un altro versante della proposta di legge contro l’omofobia che merita una riflessione. La cultura dell’espansione indiscriminata dei diritti rischia, di questo passo, di portare, prima o poi, a sostenere che il cittadino biondo, con gli occhi azzurri e di pura razza ariana ? che, poi, sarebbe, oggi, il titolare del pensiero unico «politicamente corretto» ? debba godere di uno statuto speciale rispetto a chi la pensa diversamente. La strada che porta all’inferno del totalitarismo è notoriamente costellata di buone intenzioni…L’omosessualità non è un diritto. È un dato di fatto, uno spicchio della realtà; è un aspetto della libertà sessuale. Spremete la realtà quanto volete e ? come ha insegnato lo scetticismo scozzese ? non ne sortirà una sola goccia di un principio morale. Trasformarla, dunque, in un diritto giuridicamente protetto non ha alcun senso, dato che è già costituzionalmente tutelata e il costume, secolarizzato e generalizzato, ne sconsiglia l’avversione. Ad una persona di normale buon senso non verrebbe mai in mente, nel mondo in cui viviamo, non dico di picchiare, ma neppure di insultare e discriminare l’omosessuale. In tutta evidenza, non c’è bisogno di una legge contro l’omofobia, e impegnarne il Parlamento è un anacronismo persino ridicolo e pericoloso. La smania iper legislativista non realizza la democrazia, ma ne è la patologia che distrugge le libertà liberali.

Poco da aggiungere, salvo dire che in un panorama dove siamo sommersi dalle leggi, dove si vuole controllare ogni singola azione, spingere per ulteriori controlli e strumenti di censura non è una azione molto furba. Se ti becchi una sassata non conta tu sia omosessuale, eterosessuale o donna, uomo o ermafrodito, queste idee delle “aggravanti” a scopo educativo sono risibili e in mano ad una società nevrastenica come è quella di oggi, piena di gente che ti denuncia per mezza frase o per una alzata di sopracciglio, direi che si rischia davvero di non venirne fuori più. Il diritto di opinione (fosse anche una opinione stupida) è garanzia fondamentale. Ci si avvia ad un sistema dove dire che si è contrari a certe riforme che interessano certe parti della popolazione è vietato, il dibattito non si lascia, si vuole solo l’adesione incondizionata o si finisce nel gruppo dei “fascisti”, quando è proprio la voglia di impedire il dissenso che è puro fascismo.

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