DALL’OGLIO UOMO DI PACE ARMATA


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Continua l’affaire Dall’Oglio, il gesuita scomparso in Siria, pare rapito da un gruppo islamista. Dobbiamo dire che non riusciamo a provare molta compassione umana per una persona che nascondeva i suoi odi personali dietro false profferte di pace e fratellanza e d’altro canto penso che sia legittimo dire quanto poco ce ne freghi di questo o quello, invece di edificare il teatrino del “voglio bene a tutti quanti” per poi essere le carogne che si è. Dall’Oglio, rapito o meno, rimane uno che diceva di essere uomo di pace e poi gridava perché si fornissero armi ai ribelli, uno che, da persone certo consapevole della situazione siriana, sapeva benissimo quanto in questa guerra si decidano anche i destini della comunità cristiana, fino ad oggi ben accolta e con suoi esponenti in importanti posizioni. La vittoria dei ribelli, quel coacervo ingovernabile dove però la matrice islamica estremista è ben visibile, come nell’avvenuto golpe “democratico” (nel senso di sostenuto dalle democrazie occidentali) in Libia, significherebbe far crollare definitivamente la Siria del caos. Assad non sarà un santo, ma certo dietro l’angolo si intravedono teste ben più pericolose e non improponibili e assurde conversioni a modelli democratici occidentali (sui quali poi si dovrebbe pure discutere parecchio). Dalla parte dell’occidente ci sono tutti quei calcoli di vantaggi economici nel cambiare cavaliere, anche se gli sviluppi (prevedibili) in Libia e lo stallo egiziano della elezione di Morsi hanno frenato l’iniziale entusiasmo. Dall’Oglio chiedeva armi, chiedeva appoggio militare, rivendicava persino, sull’Huffington Post, la possibilità di un uso da parte dei ribelli delle armi chimiche

Ma guardiamo alla cosa dal punto di vista etico della rivoluzione siriana. Ammettiamo per un istante che ci fossimo appropriati di armi chimiche sottratte agli arsenali di regime conquistati eroicamente. Immaginiamo di avere la capacità di usarle contro le forze armate del regime per risolvere il conflitto a nostro favore e salvare il nostro popolo da morte certa. Cosa ci sarebbe d’immorale? …

Uomo di pace un piffero dunque, degno di andare sopra qualche palchetto, a guerra finita, a farci prediche dall’alto della sua inventata autorità morale. Dovremmo ora disperarci perché forse (e sottolineo forse, perché se ne sono viste di tutti i colori) è tenuto prigioniero contro la sua volontà da uno dei tanti gruppi che costituiscono la sua tanto stimata fazione ribelle?

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