Tra grani e grane – De Gregori, dalle stelle alle stalle


Triunfo_de_la_Fama

Mattina, confusione e baccano fuori. Ci si alza pensando, con pio cipiglio, a chi sia il sacrista scamiciato che propaga giaculatorie a pel di persiane. Non lo sappiamo, ma qualcuno recita un rosario e, per carità dei santi, non s’è cattolici di fede ma d’abitudine, babbo e mamma non ci facevano strascicare i piedi fino in chiesa, la domenica, perché si venisse sù tanto baluba da smadonnare davanti ad un rosario. Ma la natura è natura ed il sonno levato non ce lo restituirà più nessuno, divinità cristiana o pagana. Ci alziamo e ondeggiamo fino al classico ricettacolo del dopo sveglia. Una occhiata al parla in faccia, arda lé che malmustus, e ci accorgiamo che il suono è cambiato… ci perdonino i fratacchioni gaudenti ed i frataccini penitenti, avevamo scambiato un tagliaerba per la lunga sequenza dei grani, altro che sacrista, era un ragazzotto armato di quella macchinetta a motore a fare quel rumore. Potete immaginare lo stupore. A quel punto sì che avremmo potuto smadonnare senza timore di sacrilegio (perché bestemmia e religione non sono in contrasto, anzi, vanno a braccetto lungo la via del paradiso) ma ci era passata la voglia piantati lì con quella espressione, a metà tra la risata e la sorpresa, che è meglio non vedere mai allo specchio perché certamente se ne ricava la peggiore impressione di se stessi. Mi ero confuso, i suoni a certe distanze e al mattino fanno di questi scherzi, almeno credo, ma a quanto pare è capitato anche a  molti degli illustri commentatori di Francesco De Gregori. Se questa non è la spiegazione, allora avremo un bel problema nel tentare di scovare il bandolo di questo groviglio. De Gregori, del quale personalmente ignoro quasi tutto dato che mi rivolgo ad altri aedi, è intervenuto recentemente criticando un certo modo contemporaneo di “fare la sinistra”. Opinioni, fatti suoi. Il problema è che le risposte non si sono tanto concentrate sulle opinioni, ma quanto sopra una rivalutazione, o meglio svalutazione della Opera Omnia. Me ga capese negot delle canzoni di De Gregori, se sia arte o Arte o musichetta, non mi interessa, ma trovo curioso come si possa passare dall’essere un celebratissimo ad un infame. Quando leggo per esempio la chiusa dell’articolo di Gad Lerner

“Di fronte a simili pennellate di nulla, non si sa davvero che dire, se non evidenziare la similitudine con una produzione musicale altrettanto noiosa e sopravvalutata”

Così leggo svariate allusioni alla senilità avanzante, al èc sterlöch (sterlöch, vecchio rimbambito, è accusa frequente, quasi più che “i grandi vecchi” appioppati ai quasi moribondi ma simpatizzanti) alla incapacità di comprendere il mondo moderno, alla banalità di fondo dell’opera. Tutte reazioni post eventum che si risolveranno quando De Gregori tirerà le cuoia, allora si farà il Festival De Gregori dove qualsiasi guitto, pagliaccio e zuen sterlöch (perché pure tra i giovani non si scherza) si esibirà recitando versi, riproponendo canzoni e ricordando il mito del grande estinto. Abbia pazienza De Gregori, a quanto vedo e per quel poco che ho capito, è questione di finire sotto terra e poi il festino si calma…

 

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