Canti e guerre


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Le guerre una volta avevano una ricaduta culturale che oggi non ritrovo più, eppure dire che non vi siano più guerre è una illusione quanto dire che noi non si partecipi, siamo in guerra, anzi, siamo in varie guerre e molti nostri connazionali sono in giro per il globo a combattere (il più delle volte in maniera totalmente insensata, senza una scopo concreto e non è certo colpa loro) infiniti scontri di trincea, l’Europa si consola mascherandoli come “interventi di pace”, ma è guerra e forse sembrerebbe leggermente meno ridicola se la si chiamasse con il suo nome. Queste guerre però non producono nulla o quasi nulla, salvo qualche poesia “contro” o qualche libro di inchiesta non c’è nulla, nessun canto, nessuna composizione, nessun dipinto, è come se la modernità avesse reso più cruda la sostanza del combattimento. Probabilmente quello che manca è la componente civile, una volta i canti di guerra nascevano fuori e dentro gli eserciti, da chi era sul fronte ma anche da chi era rimasto a casa, una melodia popolare, un testo più o meno di orgoglio, qualcosa lasciavano, dei frammenti nelle carni, misti a qualche ferita di proietttile o ad una vecchio taglio da spada che sempre minacciava di riaprirsi. Forse erano figlie anche della ritualità del conflitto, ma ne abbiamo avute anche quando di ritualità ve ne era oramai ben poca (e penso a guerre come la Guerra Civile americana o i due ultimi conflitti mondiali -ammesso che non sia meglio dire i conflitti mondiali del ’14-18 e ’39-45). Le guerre visibili non sono più forse oggi sul nostro territorio, anche se ci sarebbe da discutere a lungo sulle tante forme che può assumere una guerra moderna, ma ancora più invisibili sono i reali sentimenti verso i conflitti, che sia per il ritorno di un caduto, per il ritiro, per una partenza, sono tutti misteriosi sentimenti confinati a sparuti gruppi di congiunti, per il resto è indifferenza e uso questa parola riferendomi anche al movimento pacifista, non vi era sentimento ma solo calcolo politico ed è innegabile che da quando la guerra di Bush si è trasformata in guerra di Obama i cortei europei sono cessati, le grida di ritiro si sono spente, svelando la miseria e il vuoto di quelle idee.

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