BANANE, LAMPONE, CHI C’ERA CON TE, CHI C’ERA STASERA!


Monty Python – e ora qualcosa di completamente diverso – Autodifesa da banana

L’arte del mandare in vacca ogni discussione è antichissima, ogni giorno incontriamo persone che buttano letteralmente in rissa ogni tipo di confronto dialettico pur di spuntarla o cambiare di argomento. In politica poi questa arte è arrivato a livelli che sfiorano il capolavoro, addirittura interi partiti nati come valvole di sfogo che, tra una sparata e l’altra, si compiacciono di fare un gioco molto più ampio di confusione  e caos. Ultimamente vedo quasi un esercizio quotidiano attorno all’affaire Kyenge, e dico Kyenge invece di Ius Soli perché l’esercizio è proprio sul ministro dell’integrazione (carica ridicola di un governo attaccato con lo sputo e che vuole dare ad intendere di avere dei programmi degni di uno statista). Tra insulti, risposte, striscioni e via cantando si è arrivato allo strano evento del misterioso lancio di banane alla festa del SEL. Già quando ho letto questa frase

La Digos è al lavoro per identificare l’autore del lancio delle banane

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Ho avuto la netta sensazione che si fosse davanti ad una scena degna di un film comico. Sarò insensibile o cinico, ma immaginarmi questa sorta di Enrico Toti che bersaglia l’invasor a colpi di banane mi suscita una ilarità irrefrenabile, insomma, per quanto ci si voglia accigliare e fare i Catoni, l’insieme continua a risultare ben ridicolo. Al ridicolo però seguono alcune riflessioni, anche mutuate dall’ascolto delle testimonianze di alcuni cittadini del luogo in questione. Lo “sparatore di banane” (uso questo termine perché temo che il burocratese  da Questura sia in grado di sfornarlo) prima è in mezzo alla folla, poi non lo è più, poi sono vari, poi è a bordo di un auto che sfreccia nella notte in una zona boscosa, insomma si tratta di Fantomas o di una serie di Fantomas

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e mentre la DIGOS indaga (raccoglierà il DNA dalla buccia?) il mondo politico si stringe in maniera bipartisan (volgarmente natica sinistra – natica destra, perché di scranni e sedie si parla), i giornali si sciolgono in lacrime, l’eroico ministro risolve con una battuta sulla fame nel mondo e Zaia, unico caso umano di zampirone vivente, proclama il suo orgoglio e la Patria si compatta con un Viva l’Italia che a me, scusatemi, provoca un gorgoglio sonorissimo, il PD rilancia: bisogna far passare la legge sullo Ius Soli. A questo punto immagino che la legge sullo Ius Soli avrà un paragrafo dedicato al divieto di scagliare banane, altrimenti dove sarebbe la logica? La logica non c’è. Si diceva prima, si tratta di mandare in vacca la discussione e penso che lo si faccia ad arte attraverso paragoni zoologici e misteriosi lanciatori di banane. Una volta in questa galleggiante penisola i partiti si dilettavano nel piazzare ordigni, le celebri Stragi di Stato che oramai non si fila più nessuno, ora i tempi sono più modesti, più contenuti, anche economicamente più complessi, e dunque, permetteteci, ci coglie il dubbio che invece di montarsi all’occasione una esplosioncina si ricorra al più economico, meno pericoloso, ma altrettanto scenografico per i cuori, le pulsioni ed i lacrimoni, gioco di creare un clima di botta e risposta o di scandalosi gesti che consentano di coprire di letame ogni discorso. Sullo Ius Soli non si può discutere, si deve subire, perché altrimenti si è Calderoli o uno “sparatore di banane”, non esiste una discussione sul fatto che non si possano applicare a cazzo i provvedimenti, o che fare paralleli storici tra noi e gli Stati Uniti (se ne sono sentiti e da parte di quelli che una volta si vantavano di non voler copiare il modello USA) significa non avere neppure idea di cosa siano le specificità di Nazioni o cosa voglia dire forzare la mano alla evoluzione degli eventi. No, non si può, bisogna stringersi a coorte attorno al ministro perché gli hanno tirato le banane, bisogna votare il provvedimento perché altrimenti lei piange e tutti piangiamo. Bisogna accettare come sensato un ministro della Repubblica che spieghi, davanti ad eventi delittuosi, come sia tutta colpa nostra e che se si desse la cittadinanza e il diritto di voto come si regalano caramelle e palloncini alla fiera, allora sì che il mondo andrebbe bene, non si parla neppure di come e quando, non si discutono questioni tutt’altro che marginali quali “i tempi, i modi, l’iter, le premesse”, non ci si pone il problema della non possibile integrazione di usi e costumi contrari ai nostri principi attuali, no, quella è roba che verrà per conto suo, così è il discorso, roba che si sistema da sola… come in Inghilterra dove la sharia è applicata, con silenzio assenso dello Stato, in tribunali autonomi a seconda delle etnie. Tutte cose che un certo ministro Bonino conosce perfettamente ma, così per celia, improvvisamente non se ne occupa più o se ne occupa a tempo libero. Per questo riteniamo che il Calderoli a orologeria faccia un gioco duplice, da una parte baruffe interne al partito, dall’altra ricopre quella parte che è necessaria anche all’altra parte per far prevalere, con una sorta di plebiscito inesistente, dei cambi talmente pesanti e importanti che, in teoria, non potrebbero essere fatti così, ad imposizione dall’alto, senza che il popolo si sia espresso almeno con il voto elettorale o con un maledetto referendum. E così anche gli “sparatori di banane”, i misteriosi molteplici appiedati automuniti imboscati singoli irriconoscibii sparatori di banane fanno molto comodo, nel gioco quotidiano del fare nebbia, come quei movimenti di truppe che venivano mascherati dietro uno schieramento di cavalleria o, nelle notti d’attesa, da falsi focolari sparsi per la campagna, insomma quei movimenti di guerra, perché alla fine dei conti si tratta di questo, un assalto, una guerra civile, dove c’è però una parte che neppure scende dal letto e altra che, sparsa e confusa, pensa di vestire casacche opposte quando in realtà milita, quasi spalla a spalla, contro tutto il resto del popolo che tenta di ripararsi dall’afa insopportabile

Guardo un pò televisione
c’è del pollo dentro al frigo

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