PENTITI O SCELLERATO ovvero MICCOLI E LA CERA BOLLENTE SULLE PARTI INTIME


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Non ricordo per l’ennesima volta in quale squadra giochi Miccoli e non ho alcun interesse per cercare i dati, pur avendo a disposizione internet. Il problema non è di dove sia o di dove non sia e la sua appartenenza a questa o quella squadra non cambia di un’ oncia quella che vuole essere la mia breve riflessione. Quando l’altro giorno ho visto questo tizio che, in lacrime, chiedeva perdono per aver “insultato la memoria”, così dicevano, del giudice Falcone durante una conversazione privata, intercettata e immediatamente (che strano, vero?) passata ai mezzi di informazione, mi si sono presentati alla mente due paralleli: tribunale della Inquisizione e tribunale dei Soviet (o anche commissione del pieno maccartismo). A Miccoli sopra i mezzi di stampa non si contestava in realtà il presunto reato, materia di indagine della magistratura, ma l’offesa al nume, alla statua dell’imperatore, l’attacco alla maiestas e se ne invocava la pubblica ignominia alla quale poi lui stesso, in questo dimostrandosi un poco vile, si è sottoposto, capo cosparso di cenere, balbettando giustificazioni e scuse. E invece no, cari miei, non doveva invocare nulla, non si doveva prostrare, doveva piuttosto chiedere: perché queste intercettazioni sono filtrate? Perché vengo biasimato per una conversazione privata? Niente, la condanna del tribunale morale dei buoni italiani (magari un po’ puttanieri, il casino in fondo è sempre stato in Italia una tappa sociale imprescindibile) cade sul suo capo e lui si china e piange. Allora come non ricordare certi infami tribunali dove il reato era quello d’opinione e perfino di pensiero? Dove sovrana è la pruderie di folle radunate ad ascoltare, sghignazzanti, l’inquisitore di turno che sciorina pensieri e desideri? Quella folla che si rintrona a forza di darsi di gomito per sottolineare dove l’eccitazione bestiale trova il picco in questo susseguirsi di baggianate personali e private. I giornalisti sguazzano, gli stessi che poi vorrebbero convincermi, con documentari e approfondimenti, che il capoccia del PDL sia la vittima di un complotto, salvo dimenticarsene delle ingiustizie e delle procedure assurde della giustizia quando tocca ai poveri cristi senza palanca: allora l’approfondimento è un gioco a chi infila più spilli nei genitali dell’imputato, allora è una ridda di testimonianze anonime e ascolti di intercettazioni, allora è il festino di sangue e sperma che pare tanto attirarci. Sarà forse che siamo un miscuglio, un miscuglio di un certo moralismo cattolico unito ad una spruzzata di moralismo da socialismo da apparato burocratico, nessuna rivoluzione ma tanta spocchia, nasino contratto, indice disteso. E così l’ennesimo esempio di notizia che non è notizia (non parlo dei reati, di quelli si interessa la magistratura) di biasimo perché uno, privatamente, pensa quel cacchio che gli pare e dice di Falcone, tanto infangato in vita da illustrissimi personaggi ancora al loro posto, quello che gli passa per la mente, o dobbiamo pensare che il prossimo passo saranno leggi speciali simili a quelle vigenti in Nazioni dalla coda di paglia come Germania e Austria?

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Giusto in questi giorni in Austria un ragazzo si è beccato 18 mesi di galera per avere pubblicato su Facebook una immagine di Hitler. Direte voi “pessimo gusto” o un “destestabile” oppure “ha fatto bene” o “cosa cambia?” opinioni, ma per le leggi vigenti in paesi suppostamente democratici questo è reato, reato da 18 mesi di galera. Perché? Perché non si possono esaltare dittatori che hanno sottoposto le Nazioni alla ingiustizia di una occupazione e che hanno instaurato uno Stato di polizia dove per una opinione, si badi bene, per una opinione si poteva finire in gattabuia… una opinione, esattamente come può avvenire ancora in Austria e Germania per certe opinioni, grandi balzi avanti negli ultimi 50 anni direi, no? D’altro canto sono le medesime Nazioni che hanno incarcerato uno storico per “reati d’opinione” (roba da democrazie, no? Casualmente è lo stesso cattivone che ha illustrato la terroristica distruzione di Dresda -più di 100.000 morti e tutti civili e profughi, zero obbiettivi militari- da parte dei dolci e teneri vincitori) o che compiono damnatio memoriae ai danni di tombe perché, dicono, non vogliamo che diventi un heroon, una tomba-santuario che attiri venerazione, senza porsi il problema alla base, ovvero perché potrebbe suscitare un culto? Non sarebbe il caso di fare anche autocritica sul pessimo funzionamento della modernità tanto decantata? No, niente autocritica, si sfascia e si cancella e se hai opinioni diverse ti si schiaffa in galera in nome delle liberazioni, libertà e democrazie…

ImmagineAnche in Italia in realtà il reato d’opinione inizia a prendere sempre più piede, non ne vogliamo parlare, fingiamo di mascherarlo da moralisti con qualche valenza “educativa”, ma è reato d’opinione e basta, sotto nomi più roboanti e di comodo, sotto definizioni anche cliniche che vanno a pescare tra le fobie (e dunque come condannabili?) e gli -ismi stiamo approntando la nostra versione del paradiso cattolico/neoliberista/socialista in terra, una sorta di inferno in una palla di vetro, da agitare a seconda della bisogna per far cadere ora petali ora teste, mentre al tempo stesso ci illudiamo di essere nel secolo delle massime libertà….

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