PRINCIPIO


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 …. 1 ritenne che fosse il momento del declino definitivo della piccola [colonia 2] chiamata Italia e intraprese l’opera per lasciare testimonianza estrema dei fatti. Certo non vide nella crisi dei suoi anni l’unico momento di interesse per descriverne la fine, ma non potè che cogliere la gravità e l’irreparabilità degli eventi e pertanto prenderne nota per le generazioni future. A differenza di altri narratori assunse il faticoso e pericoloso compito di analizzare le reali ragioni, i proponimenti, le cause oltre la diceria del disastro e indicare le responsabilità, a rischio dell’ostracismo o della più nera fame, perché sempre desto l’occhio vigile di chi controllava scritti e pensieri, sempre pronto a colpire con l’arma della condanna e della querela 3, sempre impegnato nella formulazione di nuovi tormenti.
Essendo la materia tanto composita e vasta, la pretesa di una redazione quasi immediata tanto ardua, la fatica tanto evidente, si risolse dapprima per singole monografie e poi giunse alla conclusione, riordinando il fatto in principio, che fosse cosa migliore scrivere di tutto, costantemente guidato dallo scopo di sfrondare dalle demagogie e dalle ipocrisie gli eventi, pur se questo comportava una minore continuità della narrazione e forse un minore diletto nella lettura, ma  diletto e divertimento sono tratti che ben felicemente avrebbe lasciato agli storici dalla facile riduzione alla vulgata tradizionale 4, da lettura pubblica e firma ai banchetti di copie omaggio, da presenza nei salotti televisivi a discutere, tra una canzone e una barzelletta, dei particolari “gustosi” e “salaci 5” della loro compilazione. Come lascia diletto e divertimento, così l’autore intende lasciare anche un tono medio ai costruttori di apologie mascherate, in questi scritti troverete passaggi dove, se lo richiede l’argomento, il tono sarà greve e forse inaspettato.

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Note

1 Come illustrato ampiamente nella introduzione tutti i manoscritti sopravvissuti al naufragio secolare sembrano derivare da un unico archetipo (forse addirittura l’originale?) privo delle prime linee di testo. A meno di non ipotizzare, come fece per primo l’ignorato Pezel (Erinnerung, Dresden 2342), una volontaria censura da parte dell’autore o una sorta di gioco erudito sorto all’interno di una stretta cerchia di storici e appassionati evidenti destinatari dello scritto, dobbiamo ritenere che la posizione, al principio dell’opera, magari in una prima pagina dopo una qualche prima introduzione abbia nociuto irrimediabilmente alla trasmissione del testo integro.

2 Colonia è integrazione del Vincenzi, Die Anonymouslegende, Milan 2212. Diversamente altri che hanno ipotizzato provincia (Grimmerung), satrapia (Gragè) o l’improbabile capitale (Jimenez Pedreza)

3 L’autore parrebbe riferirsi al periodo noto da alcuni frammenti come “della Sessione Perpetua” durante il quale i tribunali rimanevano aperti 24 ore al giorno per consentire di giudicare tutti i querelati, fino ad esaurimento imputati.

4 Difficile stabilire a quali storici stia facendo riferimento. Oggi possediamo pochi frammenti storici riguardanti l’epoca, la collezione più recente dei frammenti peninsulari è quella di Di Zagame, Fragmenta Historiae Italiae, Ankara 3842.

5 “Sagaci” secondo la copia conservata dal manoscritto AHI-2913 oggi alla Bizantina di Istanbul

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One thought on “PRINCIPIO

  1. Ricostruire la storia frammentaria del nostro inesorabile declino, una sfida ardua per filologi e storici di un futuro tanto lontano, ardua almeno quanto lo è per noi vivercelo nel presente, il declino. Quel che non declina, e lo dico con gioia, è la vostra capacità, caro don Anto’, di dare alla riflessione forme letterarie inattese e immaginifiche, sempre avvincenti.

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