MACAO 2, IL FALLIMENTO DEL VECCHIUME TROPPO VECCHIO RISPETTO AL VECCHIUME RECENTE


Nel turbine oscillatorio torno per un secondo sul fallimento Macao. Giovani vecchissimi, vetusti, da sputo, figli di un futurismo sciocco e immemore, quello che se si fosse fermato alla vacuità di pensiero della fasulla originalità di un canto sulla guerra (stupidità palese, come chi ha letto Omero o sfogliato Virgilio potrà intuire) sarebbe giustamente morto prima di nascere. Questi figli troppo abbondanti di aborti mai effettuati, questa sequenza allucinante da farmaco da bancone, queste carni morte perché, dati alla mano sulla umanità ante pacifico medicamento ossessivo, certo tra loro alta è la percentuale di nati per stravolgimento delle leggi naturali e umane, sono tanto vecchi da far ripugna e talmente attempati da coincidere in membra e vaniloqui con un Dario Fo o con il peggiore e più burocratico conservatorismo. Credono di essere progressisti, sono reazionari, di una reazione assai più livorosa di chi voglia abbattere un reale nemico, non hanno nemico, vogliono solo allargare il cordone dell’amico Stato e fare finanziare la loro mancanza d’arte. Artisti di strada son più le prostitute, quelle si vendono senza portar danno se non a loro stesse, quelle hanno certo più presenza scenica e sanno modulare a seconda dell’occasione, recitando a soggetto. Loro cosa sono? Figli di figli, sono un vente molle, sono incinti di sabbia solidificata, non possono farci nulla, non sanno farci nulla, si limitano a far pesare il loro contenuto da costruzione edilizia. Il loro fallimento evidente nasce certo più dalla stanchezza economica del momento che da una rigenerazione della popolazione, non mi illudo che sia il segno che i molti hanno capito, ma certo ci può fare gioco per sottolineare come questi macachi siano ancorati a moli dove attraccano solo navi dirette allo sfascio. Ritirando fuori un balbettio fascistoide da iscrizione dell’EUR, seguitano con la quasi secolare pretesa dello Stato finanziatore. Questi “artisti” infettano la società, li trovate in ogni comune, associazione, carcere (spesso molto più meritori loro del gabbio dei  poveri cristi che devono sorbirseli), pronti a sostenere la prima causa che porti loro il finanziamento, sia disabili, immigrati, femminicidio, diritti del bambino, pedofilia, conservazione del cordone ombelicale, aborto, antiaborto, pillola del giorno prima, contraccettivi, via crucis, baldacchino mobile, trombata libera, sesso incatenato, ampolla del fiume, sterco del campo, scioglilingua, scioglipartito, scioglimento intestinale, loro, sacerdoti del lago di Nemi, sempre tremanti che un incapace al par loro sottragga l’obolo statale, vestiranno la casacca che gli parrà più adeguata. Quelli di Macao son di questo tipo, oramai vecchio, ma forse lo son ancora di più, han pensato di tentare il colpo di riportare il tutto al sistema del centro di accumulo rifiuti (senza inceneritore), si depositano a strati, umidicci, sperando che germini qualcosa, ma è solo lezzo che appesta. Stufi di vagabondare con la valigetta per proporre il campionario di minchionerie alle amministrazioni di turno, volevano tornare al modello di occupazione dei bei tempi dei primi ingroppi scolastici, quando alla prigione scuola si decise di togliere l’ultimo senso rimastole per gettarsi in pasto alla democrazia della promozione diffusa.  Gente attardata, prevedibile nella scarsa fantasia, con fisime settarie e profondissima fistola tra buco del culo e bocca, che cicaleggia con le mani ricoperte di bavetta e che chiama arte la vaga iridescenza che alle loro bollicine viene da una luna di passaggio. Non funziona così ragazzini, prendete la vostra valigetta da commesso viaggiatore delle fesserie costose e moraleggianti, ci sono comuni, carceri, associazioni che vi attendono, dove il vostro soldino, regalo statale, lo prenderete pure esentasse grazie alle comode pieghe di onlus, fondazioni e associazioni. Godetevi i soldi, i premi e poi toglietevi dal palcoscenico degli stronzi e sperdetevi, una volta crepati, da qualsiasi cosa che possa dirsi “memoria” o “ricordo”.

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