BOCCA – SAVIANO, LA CLONAZIONE ANDATA A MALE


Conosci te stesso, venissero giù i santi e trovassero spazio ecco che cosa ripeterebbero, seduti sopra scomodi sedili in plastica, durante le riprese dello spettacolino dei cincillà ammaestrati che La7 diffonderà, a fogne unificate, per l’aere italico. Due veri combattenti del nemico invisibile. Uno, notoriamente pretino spretato, da azione cattolica e socialismo (anti)militante, notorio il suo craxianesimo da naia, l’altro il capoccia a uovo della mafia da cinepanettone, quello che descrive di mafiose da Kill Bill, immerse in liquami con bollicine e che si ricorda della Mafia e dello Stato con la S maiuscola solo per uno dei partiti più recenti (ma certo non incolpevoli) del disastrato panorama politico, cementificato a destra e a manca dal dopoguerra, come non mai. Il secondo, partendo dalle fattezze assimilabili per l’ampio pelame a scudo dell’occhio al Cristo Pasoliniano, ha tentato negli anni di ritagliarsi la fama del redivivo poeta di Casarsa, un coro di beoti e di intellettuali da basso cabotaggio ha rilanciato l’assimilazione, ma, dobbiamo dirlo, non c’è stata una grande risonanza alla fine. Perché?

Semplice. La maggior parte della popolazione non capiva neppure di cosa si stesse parlando, anche se negli anni si è dato ampio spazio a quel tracimare di inchiostro che ha fatto di Pasolini una sorta di San Francesco laico, il santino non è stato ben assimiliato, nisba, la nicchia di chi comprendeva il riferimento era suddivisa tra i beoti che lo sostenevano e quelli che lo rinnegavano. L’operazione Saviolini è naufragata. Oggi parte una operazione che riceve invece il nostro plauso: operazione Boccalini. Saviano è il nuovo Giorgio Bocca e così eredita pure la rubrica l’Antitaliano sull’Espresso. Perfetta sintonia. Boccalini rende già l’idea di come si debba essere boccaloni per esaltarsi. Sul fatto che Bocca fosse l’Arcitaliano, piuttosto che l’Antitaliano, abbiamo già dato vari contributi, e Saviano nel suo retoricume zoppicante è un degno erede di Bocca, anche come banderuola. Ad essere sinceri pare più il pomello che sovrasta l’asta della bandiera e abbiamo sempre pensato che l’unica lucidità nelle sue argomentazioni e nelle sue esposizioni fosse da rintracciare in un accurato sfregamento mattutino alla calotta. A differenza di Bocca che girava come una trottola, Saviano, come il pomello appunto, non ha una vera direzione, al massimo è più o meno avvitato e cigola un poco, ma non ha tanto da fare la banderuola. Bocca era più aspro, parimenti narcisista come Saviano (io, io, io ama ripetere), aveva quella ruvidità che Saviano non riesce bene a dimostrare. L’essere ruvidi e cattivi era in fondo una delle poche qualità di Bocca, lo strappava dalla sua mediocrità, altrimenti totale, Saviano non ci riesce, i suoi interventi, anche di ripicca o del “te lo avevo detto”, come un bambinello al parco, sono sempre deboli e così non gli si può neppure, ad onore del vero, dare il titolo di grande stronzo che spettava al cuneense, in fondo le esperienze di vita segnano, Bocca era nato nel pieno della retorica fascista ed ha assorbito a pieni polmoni, riversandola negli anni più recenti sopra Napoli o i Socialisti (post eventum) e avanti di questo passo, Saviano è figlio di miti defunti, è nato molto dopo il ’68, unici punti di riferimento stabili sono stati un papa polacco, bim bum bam alla televisione, un cavaliere politico, il romanticume sfatto del muro di Berlino, insomma poca roba, gli manca il mordente. Sotto sotto è un giovane precario, ha vinto la lotteria e non ha ancora capito come spenderli questi soldi, li lancia un po’ da una parte e un po’ dall’altra, gli sfugge il suo vero ruolo nell’esistenza. Vorrebbe fare il Vate Nazionale, ma c’è concorrenza, Benigni gli porta via spazio, Fo fofeggia, Umberto Eco si veste da Guglielmo da Baskerville, Grillo, dico Grillo, lo sovrasta e non oso immaginare quanto fegato si starà mangiando il nostro cicalone. Lui ha tentato il gioco del contrasto per risultare vincente: venendo in trasmissione con una carta velina, Fazio, dello spessore e della resistenza di un’ostia (consacrata o meno) in bocca, ma perfino accanto a Fazio la sua retorica non viene fuori con forza, il trucco della spalla debole è vecchio e molto teatrale (Gassman si aggirava con molto gusto con Villaggio) ma se non hai il fisico non c’è nulla da fare. In definitiva ci pare che il Saviano come erede di Bocca sia certo più accettabile rispetto alle pretese pasoliniane, ma ci viene sempre il dubbio che sia una manovra per costringerci, cosa impensabile, a rimpiangere perfino Giorgio Bocca.

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2 thoughts on “BOCCA – SAVIANO, LA CLONAZIONE ANDATA A MALE

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