OMAR BREBESH ovvero COME TI TORTURO E TI AMMAZZO DEMOCRATICAMENTE IL DIPLOMATICO LIBICO


Omar Brebesh, uno che non era abbastanza democratico per campare

Nel mondo del tutto è bello e le cose funzionano così. Il cattivo vive nel suo castello che domina la vallata del paesello di Non potrò. Nel paesello di Non potrò una povera popolazione di gentili e dolci Non posso sbarca il lunario in miseria, ma onestà. Soffrono tante pene e sopra di loro si addensa oscuro un cielo eternamente grigio, scaturito dai malefici incantamenti del crudele Signore del Castello. Non c’è un giorno di tranquillità per i Non potrò, le orde infernali, evocate dal Signore del Castello, sfasciano il poco raccolto, picchiano i vecchi e violentano le donne. Ad un certo punto compare un Paladino o una compagnia di Paladini (almeno quattro, un elfo americano, un nano italiano, un mezzo uomo – mezzo nano francese, una Ranger tedesca) tutti sono di  allineamento Legale, al massimo con qualche scivolamento verso il Neutrale). I nostri Paladini si fanno strada attraverso la campagna circostante al paesello, si presentano alla gente intimorita al centro della piazza, li incitano, i Non posso, inizialmente terrorizzati, si lasciano convincere e iniziano a protestare e a nulla servono gli attacchi portati dal Signore del Castello, oramai il Paesello è in rivolta e i Paladini, combattendo fianco a fianco dei Non posso, respingono orda dopo orda le forze del male. A questo punto il Signore del Castello gioca di difesa ed  i Paladini, spingendosi lungo le ripide e tortuose strade che conducono alla solitaria cima dove si eleva il Terribile Castello, giungono infine al portone, lo sfondano e si addentrano nel maniero. La gente al Paesello attende il loro ritorno, più passa il tempo più il timore aumenta, ma i Non posso sono comunque fiduciosi e, spalleggiandosi e facendosi forza a vicenda, rinnovano l’entusiasmo e rincuorano i dubbiosi. I Paladini, dopo mille trappole quasi mortali, giungono alla sala del trono, tutta decorata con teschi e corpi impietriti da misteriosi incantamenti. Il Signore del Castello li sfida nel più terribile scontro della loro vita, i Paladini, armati della loro Fede nella Giustizia, vincono, pur rischiando in più di una occasione di soccombere: stare uniti e sentire dietro di loro la forza trascinatrice della fiducia di un intero villaggio li porta a trionfare sul Signore del Castello che, in un lampo oscuro, svanisce nel nulla, le nubi si diradano, i campi si riempiono di messi, i pallidi Non posso riprendono colore, tornano tutti quegli animali della foresta che erano svaniti nel nulla e, con una grande festa, i Paladini celebrano la loro vittoria e il ritorno della vita nel Paesello. Fine.

 

Peccato che queste piacevoli amenità, anche molto emozionanti al cinema, nella narrativa o sullo schermo di un computer, siano nella realtà un cumulo di cazzate impossibili. Eppure Europa e Stati Uniti si sono bevuti nell’ordine che tutto un popolo (Libia) si era sollevato contro il Signore del Castello (Gheddafi e famiglia) vessati da decenni di morte e distruzione. Un gruppo di Paladini (I  volenterosi) commossi dallo sforzo e dai patimenti dei cittadini del Paesello, imbracciando armi e bagagli, hanno abbattuto il tiranno e riportato Giustizia e bellezza nel paese un tempo maledetto. In realtà nulla di questo, come da mesi e mesi molti, compresi il sottoscritto, ripetono. Sulla natura dittatoriale del potere di Gheddafi nessun dubbio, sulla salda e convinta sollevazione popolare immensi dubbi. Sulla povertà dei libici dubbi grossi come case e come il Prodotto Interno Lordo, dubbi grossi come svariati reportage fotografici e testimonianze di persone non certo sospette. I Paladini, tutti uomini d’onore per un paese di balocchi, sono intervenuti dopo aver ufficializzato negli anni il livello di “statista legale” del Dittatore sanguinario, hanno sparso balle (bombardamenti in centro alla città sui cortei), hanno fomentato l’informazione perché ci desse una sola visione, hanno perfino fatto richiami linguistici, Gheddafi è passato in poco tempo da Il Colonnello al RAIS, stile Saddam. Risultato, una Nazione allo sbando, in mano di capi locali, di bande, con un governo di gente già compromessa con il precedente regime, torture e persecuzioni razziali e il totale disinteresse dei valorosi e umanitari capi del mondo. Quello che era accolto dai capi di Stato, viene ammazzato come la più sfortunata e misera delle bestie, portandosi nella tomba tante notizie interessanti sui Paladini dei nostri Stivali. In questi giorni, ulteriore notizia a prova dello stato folle nel quale versa una Nazione che non era arretrata e che anzi, diciamolo pure, aveva la colpa di essere sempre più sulla strada di una economia di buon livello e che aveva la tendenza, gravissima e dannosissima, di non accettare i patti imposti da fuori, ma negoziare secondo i propri interessi, leggiamo che un diplomatico gheddaffiano, alla faccia di volenterosi, umanitari, controlli, democrazie esportate e storielle varie, è stato torturato a morte dai nuovissimi signori della ora civilissima Libia.

Just as bad as Gaddafi? Former diplomat loyal to ousted dictator dies from torture at hands of Libyan rebels

A former diplomat loyal to overthrown dictator Moammar Gaddafi has died under torture after his arrest by a Libyan militia group.

His death is the latest in a series of reports of abuses by former rebels whom Britain and its NATO allies spent billions helping to free from the evil clutches of Colonel Gaddafi and will raise further questions about what has replaced the dictator.

Omar Brebesh, 62, who served as ambassador to France, died less than 24 hours after his arrest in Tripoli in January 19 by a militia from the western Libyan town of Zintan, according to Human Rights Watch.

The New York-based group says that photographs of Brebesh’s body provided by the family show extensive bruising, welts, cuts and the apparent removal of toenails, indicating that he was tortured prior to death.

Reports of the mistreatment and disappearances of suspected Gaddafi loyalists have embarrassed Libya’s ruling National Transitional Council (NTC), which had vowed to make a break with practices under Gaddafi and respect human rights. (Dailymail.co.uk)

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4 thoughts on “OMAR BREBESH ovvero COME TI TORTURO E TI AMMAZZO DEMOCRATICAMENTE IL DIPLOMATICO LIBICO

  1. Pingback: NOTA BENE: se vuoi vedere il mio Blog dedicato alla attualità segui il collegamento « Gerico non è mai caduta

  2. Una farsa atroce, il grado di ipocrisia e di malafede toccato dal volenteroso Occidente con l’intervento in Libia è stato superiore ad ogni consuetudine. Leggevo pochi giorni fa di come la Libia oggi sia di fatto nel caos: le bande armate dei ribelli, già divisi in fazioni secondo città o regione d’origine, controllano le poche infrastrutture strategiche, porti, aeroporti, autostrade. Sono composte in gran parte da giovani e giovanissimi, spesso privati della famiglia dalla guerra civile, ragazzi dolenti e aggressivi, pieni di rancore e di desiderio di rivalsa, disposti a tutto. Nelle carceri che essi controllano i gheddafiani vengono regolarmente torturati e spesso uccisi dopo processi sommari. Il regolamento dei conti segue sempre le guerre di liberazione, accadde così anche da noi dopo il 25 aprile, ma fu quella libica vera guerra di liberazione? La cronaca degli eventi cui abbiamo assistito e le vostre riflessioni sempre fuori dal coro, caro don Anto’, ci autorizzano a nutrire dubbi certissimi. Il pur detestabile Gheddafi doveva uscire di scena e portarsi nella tomba tanti, troppi imbarazzanti segreti sulle più segrete, inconfessabili cattive volontà dei volenterosi. Anche al prezzo di annientare una nazione, consegnandola al caos e ad un futuro quanto mai incerto.

  3. Sulla vicenda libica é meglio stendere un velo pietoso….sulle tonnellate di bufale spacciate da una stampa indegna e sulllo sproloquiare di interventi umanitari del marine del colle e della macchietta che presiede l’Onu,altro ignobile contenitore di parassiti e di dittatori che discettano di iumanitarismi.

  4. Il solito teatrino, cara donna Turquoise, gli “ammazzamenti” sono orribili e sanguinari e ingiustificati fino a quando pare a loro, poi diventano una inevitabile conseguenza e una fase di passaggio necessaria, la piantassero almeno di presentarsi come i liberatori dell’universo….

    Johnny l’Onu è una sorta di grosso produttore di stipendi, non conta nulla, non può fare nulla e dove interviene provoca disastri, i dittatori li accettano con grande piacere, almeno fino a quando non c’è da sostiurli con cavalli economicamente più favorevoli

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