SECONDO CAPITOLO ISTITUTO LUCE, FINI E IL PAKISTANO (MA DI QUELLO BUONO) SU REPUBBLICA


Credevo che il recente articolo dell’Unità su Fini e il poeta pakistano fosse imbarazzante, ma adesso ho letto quello di Repubblica…

alcuni frammenti particolarmente significativi

Gianfranco Fini come un villeggiante qualsiasi, senza scorta, senza filtri

Pronta e ironica la risposta di Fini: «Fratello proprio no, al massimo cugino». Umeed significa speranza. E il desiderio del quarantonovenne pakistano di raccontare la sua storia al presidente si realizza sotto l’ ombrellone del bagno «La strega sul mare» ad Ansedonia. La terza carica dello Stato e il migrante poeta e vucumprà per necessità

la popolarità di Fini non sembra però intaccata

Poi, davanti all’ ombrellone in prima fila, si formano capannelli intornoa lui. Da lontano arriva un anziano: «Mio nipote non ci credeva, inveceè proprio lei. Mi fa un autografo?». Passano due signore e salutano. «Buongiorno e buona passeggiata» risponde Fini. Si avvicina una giovane coppia con bambino: «Non vogliamo disturbare, ma esprimerle solidarietà e augurarle in bocca al lupo». Non gradita da Fini è solo la visita di due cronisti:

Spiega che gli mancano i soldi, 600 euro su 1.700, per ritirare dallo stampatore altre copie del volumetto. «Passa in spiaggia uno dei prossimi giorni e portami un po’ di volumetti» gli avrebbe promesso Fini. Poi il presidente della Camera lascia una lunga e intensa dedica su una copia del volumetto di Alì: «Non sono in grado di giudicare la qualità delle poesie di Umeed. Certo, da quello che mi ha raccontato è un uomo vero, forte, combattivo e tenace e come i cavalieri antichi sotto la armatura c’ è la poesia, la sofferenza e la forza del suo cuore». Umeed è raggiante. «Mi avevano detto che è un uomo rigido. Falso. E’ umile, disponibile. E questo incontro fa svanire la fatica di due mesi a vendere collanine in spiaggia».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/20/fini-al-mare-col-venditore-pakistano-io.html

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