L’AFFAIRE DREYFUS: ALCUNI EDITORIALI DEL “LE PETIT JOURNAL”


Il capitano francese Alfred Dreyfus venne accusato e condannato di aver svolto azione di spionaggio a vantaggio della Prussia. La condanna comportò la degradazione e la prigionia sulla famigerata Isola del Diavolo, nella Guiana Francese. Dreyfus vi rimase dal 1895 fino al 1899, in condizioni spaventose, mentre in Francia impazzava lo scontro tra i dreyfusardi, ovvero coloro che a buona ragione sostenenevano che il processo fosse viziato dagli interessi conniventi dell’esercito e della gerarchia ecclesiastica, e gli antidreyfusardi, convinti assertori che il capitano fosse un traditore al soldo delle potenze straniere. Il caso Dreyfus mostrò come anche in Francia l’antisemitismo fosse molto acceso, tanto da puntare come capro espiatorio proprio su un capitano ebreo quale era Dreyfus, per riversare poi l’accusa di sovversivi contro l’intera comunità ebraica francese. Nel 1899 Dreyfus venne nuovamente sottoposto a processo, anche grazie all’intervento di Zola con il celebre J’Accuse dalle pagine dell’Aurore con il quale veniva chiesta a gran voce una revisione del processo, ma nuovamente si arrivò ad una condanna, di 10 anni, alla quale seguì subito la grazia da parte del presidente Loubet. Insomma si tentava di salvare capra e cavoli, non mostrare che il giudizio era stato erroneo e al tempo stesso non continuare a perseguire quello che, per evidenza dei fatti in mano oramai anche alla pubblica opinione, era un innocente. Solo nel 1906 Dreyfus venne riabilitato e riammesso all’interno dell’esercito. Nel 1985 il presidente Mitterand commissionò una statua in ricordo del capitano, statua da collocare nel cortile della Ecole Militaire, ma il ministro della Difesa si oppose alla collocazione del monumento all’interno dello spazio della Ecole. Il 12 Lugio 2006, in occasione del centenario dal proscioglimento di Dreyfus, il presidente Chirac ha chiesto ufficialmente scusa ai discendenti di Dreyfus chiudendo la questione.
Per capire meglio il clima che si era sviluppato attorno a Dreyfus e ai suoi sostenitori ho deciso di dare una occhiata e tradurre alcuni editoriali del Le Petit Journal, giornale parigino edito fino al 1944.
Il giorno della degradazione di Dreyfus ecco cosa scriveva un certo Tristan nell’editoriale del Le Petit Journal

Sabato 5 Gennaio 1895

Dreyfus subirà oggi l’unico castigo severo tra quelli che gli saranno inflitti. L’essere degradati è per il traditore un brutto quarto d’ora, ma passerà. Dopo l’espiazione morale, conserva un bene che gli è certamente prezioso, la vita animale. Dato che dell’onore ne ha fatto volontariamente una lettiera, se la cava con poco. Come turista avrebbe potuto scegliere un’altra meta d’escursione rispetto alla Nuova Caledonia; come condannato per avere venduto la sua patria, non potrebbe aspettarsi di meglio.

Se i membri del consiglio di guerra, attenutisi a rigorosi ordini e ad eccessivi scrupoli giuridici, avessero pronunciato la sentenza che chiede a gran voce la loro ragione e il loro cuore, l’esercito e la nazione non risentirebbero di un ineliminabile malessere nato dalla insufficienza e dalla oscurità della legge.

Abbiamo spiegato che era cosa facile e necessaria inviare Dreyfus al plotone di esecuzione; il governo non ha creduto invece che il codice militare fosse applicabile ad un criminale che svela segreti militari allo straniero, e dunque al nemico; eppure comprende come noi l’iniquità d’una indulgenza che l’opinione pubblica non ha rettificato; un progetto chiaro e completo è stato posto davanti alle Camere; sarà votato a breve tempo e così saremo meglio protetti in avvenire. Non insistiamo più sugli errori e sulle dimenticanze del passato, dato che sono irreparabili.

Resta pero’ un pericolo da temere, l’evasione di Dreyfus. Si tratta di una grave responsabilità per gli addetti alla sorveglianza. Perché il danno sarà doppio. L’indignazione si solleverà contro la sorpresa, di cui beneficerà lo spione della Triplice Alleanza: gli spiriti inquieti che sono già pronti ad ogni sospetto non mancheranno di scoprire una complicità tra l’accaduto e la negligenza del servizio penitenziario. Superfluo è insistere sulle conseguenze di un tale fatto, soprattutto se avviene nel mezzo di complicazioni esterne, all’avvicinarsi o nel mezzo di una guerra.

La fiducia è l’elemento fondamentale di successo nelle lotte future; sfasciare o anche semplicemente indebolire questa risorsa è una follia senza nome. Orbene, la fiducia non si comanda; è sempre alla mercè di incidenti anche meno dolorosi che un notorio tradimento da parte di un ufficiale, che utilizza il suo grado per prestare un servizio contro il suo Stato Maggiore a favore di quello di Berlino e di Roma; la soppressione di Dreyfus era il solo mezzo per combattere lo sfruttamento d’una minaccia sospesa sui nostri giovani eserciti.

Al venir meno di tale soluzione, la sola giusta e prudente, badiamo a tutti i rischi. Per quanto ben sorvegliato sia il prigioniero, è provato dalla storia delle prigioni meglio sorvegliate che l’inverosimile diviene spesso verità. Da Latude fino a Bazaine e Rochefort, gli esempi sono numerosi.

Dunque, Dreyfus animato dallo spirito che ben conosciamo, eccitato dalla collera e dal desiderio di vendetta, non sarà uno strumento da poco per i nostri avversari: se non ha più i mezzi per studiare alla sorgente le questioni per le quali ha fornito l’accesso a quanti lo pagavano, ha visto comunque troppe cose, ha conosciuto troppe persone, per non restare comunque un utile ausilio, un prezioso informatore. E’ in grado di condurre azioni e preparare operazioni funeste per la nostra causa: non è affatto privato della possibilità di danneggiare. E’ un agente bruciato, ma è ancora un formidabile consigliere.

Se il suo carattere e la sua intelligenza ci obbligano ancora ad occuparcene, non è forse una leggerezza inaccettabile il rinchiuderlo nella vicina isola Ducos?

Il regime carcerario a Noumea non è solo troppo dolce per Dreyfus, ci offre solo garanzie secondarie. Laggiù la cinta fortificata non è più che una finzione risibile. I detenuti che la società mantiene caramente in Oceania non scappano giusto perché non hanno risorse o complici al loro seguito. Non è lo stesso per l’uomo che viene degradato solennemente, ma che non è escluso dalla attività malefica, che ha degli amici, dei difensori, che puo’ essere utile ai nostri nemici.

Siamo costretti a sorvegliare Dreyfus. Sorvegliamolo bene.

Insomma si chiedeva a gran voce la morte per l’imputato. Il traditore, del quale a più riprese, nei mesi precedenti, si era sottolineata l’appartenenza alla comunità ebraica, veniva troppo favorito con la semplice prigionia, mentre, scriveva Tristan, era meglio mandarlo davanti al plotone d’esecuzione perchè non fosse più un pericoloso strumento nelle mani delle potenze nemiche. Nel supplemento illustrato dello stesso giornale comparve la celebre immagine della degradazione di Dreyfus


Dreyfus non venne per fortuna lasciato solo, la questione rimase molto dibattuta e scoppio’ in tutta la sua forza il 13 gennaio 1898, quando in pirma pagina sull’Aurore, lo scrittore Emile Zola pubblicò il suo celebre J’Accuse. La reazione sulle pagine del Le Petit Journal, affidata a Ernest Judet, fu particolarmente aspra

Venerdì 14 Gennaio 1898

LA COSPIRAZIONE

Le ultime grida incoerenti dove si sprigiona il furore degli Amici di Dreyfus sottolineano l’estensione della loro sconfitta e l’imbarazzo che provano nel costituire un secondo piano per la campagna.

Non sovviene loro l’inutilità della prima campagna, che considerano un capolavoro e la credono inevitabile, grazie alle diverse imprudenze, leggerezze e irregolarità scoperte dalla loro polizia nella vita del comandante Esterhazy, spiato durante tre anni, tutte cose annotate, aggravate e ampliate con una feroce abilità, smascherata subito….

La musica di questa orchestra infernale fatta di ricatti e denunce non ha avuto l’ascolto delle orecchie francesi: con l’andatura di selvaggi e di cannibali osservano la loro preda nell’ombra con l’asprezza di uno Shylock, si accaniscono astutamente sulla selvaggina che cacciano, non avranno mai successo presso di noi. Non è solo il loro errore che è lampante, ma i loro metodi che spaventano e indignano.

Alla disfatta della banda è seguita una impressione: lo spavento e l’orrore per il rischio nel quale possono incorrere i cittadini tranquilli, spiati giorno e notte perfino nelle loro case, le loro faccende private e i loro affetti sottoposti ad una indagine segreta, esposti ad attacchi, costruiti come silenziose e sinistre imboscate di belve.

Dopo che l’arresto di un ufficiale accusato di tradimento venne reso noto, abbiamo qui scritto: è una grande sventura per gli Israeliti che il capitano Dreyfus sia ebreo”

Gli Israeliti che hanno avuto la goffaggine di cercare in tutti i modi di salvare il traditore per sfuggire ai timori della responsabilità solidale, commetterebbero ora un errore ancora più grave nel perseverare. Per loro è un impasse; perché è lì che l’insurrezione si mostra. …

Ernest Judet

E ancora sullo stesso numero del giornale veniva data notizia degli episodi sempre più diffusi di intollleranza.

Manifestazioni per le vie

La gente inizia a manifestare energicamente i sentimenti di biasimo che vengono loro ispirati dalle manovre degli amici di Dreyfus.

Un incidente significativo si è prodotto ieri a tal proposito presso Montmartre.

Verso le due, un signore ha bloccato davanti al passaggio Jouffroy un giovane venditore ambulante che vendeva la lunga lettera di M. Emile Zola.

Quante copie hai?- Domanda il signore

Centocinquanta, risponde il venditore.

Bene dammele, ecco sette franchi e cinquanta.

Il signore prende il pacchetto, sparpaglia i fogli sul marciapiede e accende il fuoco gridando: fuoco purifica tutto. Allora la folla si raduta attorno al falò improvvisato, ma subito arrivano agenti che spengono l’incendio e conducono al commissariato un passante che applaudiva con entusiasmo a questo falò del quale non era autore. Inutile dire che è stato rilasciato. Quanto al vero autore è svanito tra la folla.

Un grande assembramento si è formato poi ieri sera, verso le die e mezza, a Montmartre, davanti al numero civico 14, attorno ad un individuo che aveva spintonato brutalmente un venditore ambulante di giornali dicendogli

Lasciami in pace sporco Francese.

La folla ha preso subito le parti del venditore minacciando di far passare un brutto quarto d’ora allo sconosciuto che è riuscito a fuggire e a salire su un omnibus sfrecciato rapidamente.

La folla si è poi dispersa senza incidenti.

Naturalmente Judet non venne colto da dubbi neppure in occasione del secondo processo e dalla grazia concessa dal presidente, quando oramai si era tentato di salvare l’esercito e l’imputato che non veniva più considerato colpevole viste le nuove e forti prove

21 settembre 1899

Quando la crisi attuale che ricorda tanto il 16 Maggio, un 16 Maggio cosmopolita, si sarà conclusa non lascerà altri ricordi, dopo le persecuzioni contro l’esercito, di una serie di arresti arbitrari rispetto a due grazie clamorose, quella di Gilella e di Dreyfus, quella d’un generale italiano e di un capitano francese, d’una spia e di un traditore.

Nel proporre la grazia a Dreyfus il ministro ha scritto il suo testamento. La sua illegale rapidità, la sua mostruosa premura da protettore ad oltranza, senza alcuna consideraizone per i giudici militari e senza interesse all’opinione pubblica, provano che non è affatto sicuro del suo domani.

….

La grazia ad un traditore non allegerisce il suo crimine di tradimento, annulla solo la pena.

Per noi la questione non ha mutato aspetto. …

Ernest Judet

Il 13 luglio 1906, il giorno dopo l’assoluzione definitiva di Dreyfus, troviamo solo un articolo molto asciutto sulla sentenza della Corte di Cassazione. Nessun editoriale si occupa della questione. Il giorno precedente un minuscolo trafiletto in seconda pagina dava la notizia della riunione della Corte di Cassazione per discutere della questione Dreyfus.

Questa pero’ non fu la fine delle disgrazie per Alfred Dreyfus, il 4 giugno 1908, mentre assisteva alla cerimonia di traslazione dei resti di Zola al Pantheon, un folle gli esplose contro alcuni colpi di pistola. Dreyfus rimase ferito ma riuscì a cavarsela. Il giorno dopo, 5 giugno, Le Petit Journal dedica gran parte della prima pagina alla descrizione dell’attentato a Dreyfus, in particolar modo risultai interessante leggere chi era l’attentatore e quali motivazioni lo spinsero al gesto.

L’attentatore si rivelò essere Luis Suthelme Gregory, redattore del Gaulois. rappresentante dei giornalisti militari

Alla domanda perché avesse voluto uccidere Dreyfus rispose:

– Non volevo uccidere Dreyfus è il dreyfusismo che volevo colpire-

In un secondo momento darà una risposta più articolata

– La glorificazione di Zola era un onta per il Pantheon delle nostre glorie nazionali. La cosa che ha portato al culmine la mia indignazione è la presenza alla cerimonia del traditore-

Infine durante l’inchiesta

Non l’ho voluto uccidere, ma solo ferirlo. Ho voluto protestare contro l’offesa fatta alle forze militari portate a glorificare Alfred Dreyfus. Sì è contro questa onta, questo vero insulto verso la popolazione parigina e la Francia intera che ho protestato provocando uno scandalo. Volevo più occuparmi del dreyfusismo piuttosto che di Dreyfus. Non appartengo ad alcun partito politico, non sono uomo di alcuno, ma se c’è una cosa che difendo e che ho sempre difeso questa è l’esercito. Sono un giornalista militare e ho sempre scritto molto sui militare e il militarismo e li ho sempre difesi.

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