EGO NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM, HABEMUS PAPAM ovvero OSTENSIONE DELLA SACRA MUMMIA DI GIORGIO BOCCA L’ARCITALIANO


Lo straItaliano Giorgio Bocca nello studio di Fabio Fazio

Ho appena guardato un pezzo della prona intervista di Fabio Fazio a quello che, con un gusto spiccato per l’iperbole, è stato introdotto come il mito del giornalismo italiano: Giorgio Bocca. Sulla capacità da trasformista dell’arcitaliano Bocca, un vero Proteo multiforme, ho già detto pochi giorni or sono. Visto che la Rai ha pensato bene di far intervistare Bocca giusto tre giorni dopo il Giorno della Memoria vediamo un po’ cosa pensasse deglli ebrei il MITO del giornalismo italiano. Dobbiamo vederlo su questo blog perchè il piegatissimo Fazio si è dimenticato di chiedere della fase prepartigiana del nostro mito, come ogni mito che si rispetti Bocca infatti esce dalla testa di uno Zeus partigiano tutto bello che armato di penna e moschetto..pardon fucile, non ha passato. Eppure un passato lo ha e non mi riferisco al solo aver firmato il Manifesto fascista sulla Razza, mi riferisco a questa articolo messo in prima pagina su«La Provincia granda – Sentinella d’Italia», Foglio d’ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo, in data 14 agosto 1942

Documenti dell’odio giudaico.
«I ‘Protocolli’ dei Savi di Sion»

Sono i «Protocolli dei Savi di Sion» un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo ebreo intende giungere al dominio del mondo.
La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana.
Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.
Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito.
Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.
Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.
In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione.
Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento.
I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero.
Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa.
Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo.

Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza,  fratellanza».
La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori.
Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l’abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni».
Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un’altra più affascinante utopia: il collettivismo.
Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.
Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana».
Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.
Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.
Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia
immutabile, della realtà.
Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia.
Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).

L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo.
Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale.
La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.
A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei?
E’ certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.

Nel caso ci fossero dubbi ecco la foto del giornale originale

Ecco da dove sbuca Giorgio Bocca, in fondo potete trovare in nuce molti dei giochetti retorici usati dal nostro “mito” nella sua lunga e cangiante -di colore appunto- carriera.  Ora continuerà il coro angelico, da giornali a televisioni, che innalzerà il Giorgio nazionale alle celesti sfere, in vista della consacrazione che giungerà infallibile una volta morto: se sono riusciti a recuperare e semisantificare Craxi volete che non santifichino Bocca -tra parentesi, tra le mille forme è stato pure Craxiano e antiCraxiano (dopo che Craxi era caduto ovviamente)-.

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9 thoughts on “EGO NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM, HABEMUS PAPAM ovvero OSTENSIONE DELLA SACRA MUMMIA DI GIORGIO BOCCA L’ARCITALIANO

  1. Spaventoso, è tutto così spaventoso. L’editoriale del giovane fascista antisemita Bocca fa davvero paura perché, a differenza di altre nefandezze del genere, non è caratterizzato dal tono isterico tipico di certa propaganda antiebrea, al contrario è scritto con una calma fredda e determinata che a mio parere, mostra quanto fosse radicato e lucido l’odio di Bocca. Lo scritto è ancora più ripugnante perché basato su quello che è stato riconosciuto come un falso: i “Protocolli dei Savi di Sion”, che sarebbero la prova del complotto ebraico secondo gli antisemiti, furono prodotti dalla polizia segreta russa agli inizi del Novecento. Trovo spaventoso anche il taglio dato all’intervista di ieri sera da Fazio: nel ripercorrere col solito tono solenne e commosso la lunga vita dell’eroe Bocca non solo, com’era prevedibile, il disciplinato presentatore non ha fatto alcun riferimento alla militanza fascista, ma l’intero periodo della seconda guerra mondiale è stato praticamente ignorato, con qualche accenno abbastanza vago al periodo partigiano del grand’uomo. Fai bene a notare che l’intervista si è svolta a ridosso della Giornata della Memoria, si tratta di un vero e proprio schiaffo dato al ricordo delle vittime dello sterminio, la responsabilità del quale ricade in pieno su individui come Bocca che spinsero all’odio e alla distruzione di massa di quegli innocenti. A questo punto, mi fa ancora più paura constatare come una persona del genere possa aver attraversato indenne oltre mezzo secolo della vita di questo paese, giungendo alla piena vecchiaia apparentemente sereno e glorificato come padre della patria e mito del giornalismo nazionale. Tutto questo è semplicemente spaventoso, carissimo don Anto’.

  2. Carissima donna Turquoise, io sono completamente convinto che Bocca sia ancora fermo a questa fase, articoli degli anni successivi traboccavano di un odio verso gli uomini (ad esempio verso i meridionali) tali da far pensare che rimpiangesse quel retoricume da moschetto. Ha raggiunto la maggiore età sotto il fascismo, a ridosso dello scoppio totale dell’antisemitismo, ha firmato il Manifesto della Razza, è maturato in tutto questo e ha lasciato solo quando ha visto che la sconfitta si profilava chiara all’orizzonte. Bocca è un trasformista, lui che accusa gli italiani di essere banderuole è un trasformista di primissimo livello, ha passato tutti i decenni mettendosi in direzione del vento e oggi, morti molti dei suoi commilitoni, dei vecchi che potevano ricordare chi è davvero Giorgio Bocca, si presenta come grande vecchio, saggio (?) e profetico (?). Spara quattro cazzate come “da vecchi puo’ fare male tutto, quando si è giovani non si pensa di morire” come ha fatto ieri e il pubblico applaude, perchè non ha citato uno dei suoi passi sugli ebrei, avrei voluto vedere la reazione dello smemorato pubblico. Ho provato uno schifo intensissimo.

  3. L’articolo mi ha aperto dinanzi agli occhi un mondo. Lascio perdere Giorgio Bocca nei riguardi de quale non ho mai avuto una opinione ben delineata (e del resto già Gaber ci avvisava che qualcuno “era comunista perché prima era stato fascista”).

    L’articolo in sé mi ha stupìto. Si accusan gli ebrei di esser portatori dell’uguaglianza e della libertà al solo scopo di gettare il mondo nella confusione (e quindi conquistarlo). Insomma l’intento è quello di prender due piccioni con una fava: istigare odio razziale (e senso di appartenenza nazionale) e render la gente sospettosa nei confronti della “fratellanza”, della “libertà”, della “uguaglianza”, sotto ogni forma e aspetto.

    Avendo preso questi due piccioni… la gente si orienta necessariamente verso la scelta di un Governo nazionalista e autoritario.

    infine devo confessare che la frase

    Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia.

    mi ha pensare molto all’attuale governo…

    p.s.
    complimenti per l’articolo (il tuo, non quello di Bocca :D)

  4. Sì, ero al corrente dell’avversione di Bocca verso i meridionali, mi è capitato, ai tempi della comparsa della Lega, di leggere suoi interventi nei quali plaudeva al nuovo movimento come a quello che avrebbe finalmente liberato l’Italia dalla zavorra che ai suoi occhi è l’Italia del Sud. L’anno scorso, durante un altro intervento da Fazio, più o meno all’epoca della crisi dei rifiuti, espresse senza mezzi termini tutto il suo disprezzo per Napoli, definendola città “decomposta da migliaia d’anni” e sorridendo del celebre grido di battaglia razzista “Forza Etna, forza Vesuvio”. Applausi in studio e sorriso di Fazio, tutto su Youtube. Il fatto è che se uno in giovanissima età, negli anni della formazione dello spirio e del carattere, si è nutrito del veleno dell’odio razziale, difficilmente se ne libererà da vecchio. Bocca non si è mai pentito del suo antisemitismo, hai ragione. Mutate le condizioni storico-politiche ha semplicemente espresso il suo odio verso altri, ad esempio noi napoletani.

  5. Ippaso: Ho l’impressione che Gaber avrebbe potuto dirne delle belle su Bocca e, se ci pensi, in molte delle canzoni di Gaber puoi trovare tratti riconducibili a Bocca, tanto più che il “mito” del giornasimo italiano è stato ben più che fascista e comunista, è un arcobaleno intero.
    Sottolinei una cosa verissima, la tecnica impiegata per attaccare gli ebrei è particolarmente subdola, una sorta di tentativo di spazzare via in un colpo solo sia le istanze democratiche che l’identità stessa dell'”avversario”. Con un gusto davvero infido Bocca (come altri) pensano di liquidare un popolo come pericoloso perchè tende a chiedere l’uguaglianza. Molti dei partiti odierni o denunciano ancora l’inconsistenza della parola libertà oppure tentano di veicolare un significato assolutamente fasullo della parola libertà. Hai ragione, vedo più di una somiglianza con i tempi di oggi e non puo’ che lasciare basiti.
    Grazie

    Turquoise: Che schifo, una televisione pubblica, un conduttore, un pubblico che seguono un vecchio razzista e lo applaudono quando viene fuori con espressioni del più profondo disprezzo, quando si augura che disastri naturali spazzino via persone… Fazio non si è astenuto questa volta, si astiene solo quando ci sono frasi che possono portargli una denuncia da parte di qualche potente, mentre se ci si augura che un disastro naturale massacri delle persone non trova nulla di male, da quel mediocre omuncolo che è sempre stato, l’italiano medio mediocre, rispetto a Bocca ha pensato bene che invece di mutare troppi colori tanto vale restare grigi. E’ vomitevole donna Turquoise e non ricordo proteste sui giornali. L’altro giorno Gramellini, solitamente piuttosto pungente a destra e a manca, si è inchinato pure lui a Bocca facendogli una mini intervista dove naturalmente si è ricordato che Bocca era un partigiano…

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