IL GIORNALE, L’INQUISIZIONE, BRUNO VESPA E LA LIBRERIA ALEPH DI MILANO


La notizia è piuttosto curiosa e a tratti ridicola, ma il tono usato dal Giornale rende il tutto grottesco. Una libreria non è una biblioteca, la distinzione non mi pare da poco, la libreria è comunque uno spazio di vendita, gestito da un privato, con piena possibilità di scelta su cosa mettere in vendita e cosa non mettere in vendita, si puo’ ritenere l’idea di mettere un cartello “quì non si vende Vespa” un po’ sopra le righe, ma resta il fatto che il proprietario di una libreria ha il diritto di fare selezione sia a livello dei libri che a livello dei clienti e tirare in ballo Borges e il suo amore della lettura, come fa polemicamente il Giornale, è fuori luogo. Grave sarebbe se una biblioteca si permettesse di fare una selezione ideologica dei libri, quello sì, perchè è la biblioteca che custodisce la memoria dei volumi, la libreria li mostra, li publicizza, ma poi è soggetta al tragico sistema del continuo riciclo degli spazi, l’arrivo dei pacchi dei nuovi libri, e dunque non puo’ essere considerato un luogo di memoria e conservazione, dato che, con tutta la buona volontà dei suoi proprietari, deve comunque agire all’interno di un sistema di perenne produzione di libri.

Trovo sinceramente più nazi-maoista (come dice il Giornale) il seguente passaggio dell’articolo

Occhio per occhio, gogna per gogna: la libreria, sia qui scritto così da esporla al pubblico ludibrio, è la «Aleph» di Milano, nel mezzanino della stazione Lima della metropolitana, linea rossa, a quattro fermate da piazza Duomo e una da Loreto: se siete di passaggio, potete fare un salto a trovarli per non comprare uno dei loro 25.000 titoli presenti. Tranne quello di Bruno Vespa. In bella vista, però, in vetrina, spicca ad esempio l’ultimo libro di Fabio Volo.

La frase ha pure poco senso e si conclude con uno strambo esempio, c’è quello di Fabio Volo e non quello di Vespa, come a dire che Vespa abbia maggiore dignità di Fabio Volo. Personalmente schifo entrambi, ma immagino che ci sia gente che apprezza Volo, come ci sarà gente che apprezza Vespa, dunque da dove viene questa pretesa del Giornale di fare le classifiche di dignità?

Bandire un libro è una pessima mossa commerciale, scrive il Giornale, puo’ essere e allora? Una impresa privata ha il diritto di tentare la sorte, magari sarà un’ottima mossa commerciale e il fatto che si agisca fregandosene di eventuali ricadute economiche rende il gesto ancora più apprezzabile. Bandire un libro è un boomerang politico, dice sempre il Giornale, perchè si potrebbe fare come fanno loro e bandire libri “di sinistra”. Ora, premesso che immagino esistano librerie che fanno anche questo, ignote perchè non mettono il cartello, dove è il problema? Ci sono pacchi di librerie, librerie piccole, grandi, gigantesche, online, per corrispondenza, estere e italiane, quintali di librerie e poi ci sono le biblioteche statali, universitarie etc… Io continuo a non vedere il problema, mi pare anzi che si dovrebbe solo dire questo: l’esempio della libreria Aleph di Milano è l’esempio di una libera scelta da parte del proprietario, tale tipo di scelta non puo’ essere condannato e così non è condannabile una scelta simile, pur di parte opposta, fatta da qualsiasi altra libreria. Questo è un discorso che accetto. Ma paventare il rischio della censura nazi-maoista è un eccesso, ci sono anche numerose case editrici che fanno selezioni per “linee editoriali”, ma non mi pare di aver letto sul Giornale un lugubre treno dedicato a questo tipo di censura. Tirare fuori poi l’idea che il progetto sia quello di sopprimere l’identità dei nemici è di cattivo gusto, in particolare a distanza di due giorni dal giorno della Memoria, la libreria Aleph non è un campo di concentramento, Vespa è vivo e vegeto, il suo faccione era in tutte le televisioni, continua a condurre una trasmissione sulla rete pubblica, dai, siamo seri.

Advertisements

8 thoughts on “IL GIORNALE, L’INQUISIZIONE, BRUNO VESPA E LA LIBRERIA ALEPH DI MILANO

  1. Mi sembra uno dei soliti polveroni del Giornale, uno di quei ridicoli tentativi in malafede di veder fumus persecutionis in ogni dove. Essere di parte, quando si agisce in privato, e rischiare di proprio è del tutto lecito. Se è tollerato che i tg di un network privato come Mediaset si schierino politicamente in modo del tutto fazioso come fa quello di Fede, perchè un libraio privato non potrebbe scegliere quali libri esporre? Oddio, una volta ne ho trovato uno che, ad una mia richiesta, rispose indignato “non tratto poesia israeliana”, ma alla fine peggio per lui se ha perso una cliente, dal momento che lì non ci ho messo più piede. Il libro di poesia israeliana l’ho trovato poche decine di metri più avanti.

  2. dici bene: una biblioteca deve garantire la memoria e collezionare quanto più possibile ciò che viene pubblicato, una libreria è uno spazio di vendita che decide ciò che desidera mettere sugli scaffali. Starà poi all’utente la scelta di apprezzare le scelte del proprietario, diventando un cliente, o meno. Mi trovi assolutamente d’accordo. P.S. a me Fabio Volo piace per la sua incredibile versatilità. 😉

  3. Beh il fatto che sia una polemica scaturita dal Giornale garantisce del fatto che il proprietario della libreria ha fatto bene. Così, sulla fiducia. Battute a parte, che poi:
    1) i libri di Vespa pare che vendano, sono sempre fra i primi 10 nelle classifiche dei best-sellers, pensa te (mi domando se qualcuno li legga sul serio, ma è un altro paio di maniche), quindi il proprietario della suddetta libreria ha fatto anche un gesto, se vogliamo, autolesionistico;
    2) può darsi che, stante la posizione della libreria (quattro fermate da piazza Duomo ecc.), tutti entrassero a chiedere il libro di Vespa e il proprietario, stufo di dire sempre no, non ce l’ho, abbia messo drettamente il cartello (un po’ come quelli che sull’auto lasciano il biglietto, indirizzato ad eventuali ladri, avvertendoli che l’autoradio l’hanno già rubato).

  4. Turquoise: Appunto, se si pretende che un telegiornale possa essere il più fazioso possibile, perchè mai una libera impresa non ha il diritto di rendere pubbliche le sue opinioni? L’esempio che riporti è perfetto, personalmente mi darebbe fastidio un atteggiamento del genere da parte di un proprietario di una libreria, ma certo non protesterei o farei pubblicare articoli al vetriolo, semplicemente farei come hai fatto tu, andrei da un’altra parte.

    Iolosoxchecero: Sembra che questa distinzione non sia entrata nella zucca di quelli de Il Giornale, dato che pero’ non penso siano così tonti devo sospettare che da parte loro vi sia pura malafede. Credono che chi compra libri non sia in grado di scegliere se andare o meno in una libreria? Bene, a te piace Volo, ora attendo qualcuno che mi dica di amare i libri di Vespa, mai trovati 😉

    Marcello: Appunto, la scelta del proprietario puo’ essere autolesionistica ed è una ragione in più per non biasimarla, è un esempio di libera, liberissima iniziativa -ma poi chi li legge questi libri di Vespa? No seriamente, non ne ho mai trovato uno che li leggesse-. L’ipotesi del cartello posto da una persona esasperata dalle continue richieste non è male, puo’ essere verosimile e plausibile.

  5. In una delle mie librerie preferite, una volta lamentai l’eccessivo spazio riservato al settore fumetti. Mi sembrava un peccato che il libraio, tipo d’altri tempi e assolutamente sensibile a tutto ciò che è di nicchia, non desse maggior spazio a quello che a me sembrava più interessante. In realtà, come dici giustamente tu, il libraio, proprio perché proprietario del negozio, può fare quello che vuole.
    E a dirla tutta, anche le biblioteche devono scegliere cosa acquistare. Per problemi di budget minimi e spazi inesistenti si deve sempre rinunciare a qualcosa.

  6. Certo, le biblioteche hanno anche loro delle scelte obbligate, gli spazi non bastano mai (soprattutto oggi con la produzione continua di libri) e i fondi sono quello che sono, ma certo una biblioteca compie scelte in merito alla maggiore o minore necessità di certi libri, alla utilità di rimpolpare particolari settori, ma non opera -almeno non dovrebbe operare- scelte dettate da una “linea editoriale” di tipo politico, a meno che non sia la biblioteca di un qualche istituto dedicato a studi specifici. Per mia esperienza posso dire che non ho mai trovato biblioteche pubbliche che mi dessero l’impressione di aver “omesso” delle acquisizioni per ragioni che fossero diverse dalla assenza di spazi o dall’eccessivo costo. Capisco il problema che hai avuto con il tuo libraio, capita spesso che le ragioni di mercato prevalgano e modifichino, anche sostanzialmente, alcune librerie, ma per fortuna ce ne sono tante altre che resistono, almeno fino a quando certe supercatene non se le inghiottiranno.

  7. Una precisazione, io concordo su quello che dici se parliamo di biblioteche “pubbliche”.

    E poi ogni impresa commerciale può anche fare una selezione alla base della propria clientela, evidenziare il proprio unique selling point su quella parte di pubblico sensibile ad esso. Io per dire, una libreria che abbia come Unique Selling Point il fatto dichiarato di non vendere Vespa me la fa apprezzare, come ho vitato per sempre quella che vendeva Mein Kampf. Ogni pubblico ha il suo ed è giusto boicottare i negozi che non ci sembran adatti a noi.

  8. Mammasterdam benvenuta! Certo parlavo di biblioteche pubbliche e votate alla raccolta in generale dei testi, discorso diverso per biblioteche di settore, di associazioni o fondazioni, queste hanno per forza di cose una “linea editoriale” per la scelta dei testi. Il boicottare pacificamente un negozio è cosa legittima, se il modo di presentare certe cose o i messaggi propagandanti urtano la nostra sensibilità possiamo in ogni momento prendere e andare da un’altra parte, per questo ho trovato assurdo il tono del Giornale che parlava praticamente di un pogrom ai danni di Vespa -come se fosse una minoranza- si fossero limitati a dare la notizia e ad aggiungere “e noi non ci andiamo” non avrei avuto nulla da dire, ma i toni erano davvero fuori luogo.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s