“LA SCUOLA FACILE E’ UN REGALO AVVELENATO ALLE CLASSI POPOLARI”


Una versione extrascolastica di capetto d’occupazione e il suo libro edito dalla casa editrice del popolo, la Mondadori

Canfora che non è un santo -tutti si sono sporcati le mani nelle università- ma è una persona competente nel suo settore di studi e non solo , uno Studioso capace e pronto alla discussione, ricordava questo non molto tempo fa

Aggiungo a tutto questo che il numero di quelli che stanno gridando contro la riforma scolastica non ancora varata è direttamente proporzionale al numero di quelli che hanno taciuto quando la riforma Berlinguer era stata varata, insomma lo schifo viene da lontano.

Ovvero

Si dovrebbe contrapporre lo strepito per le cazzate future al silenzio –colpevole- mostrato davanti alle cazzate passate. Se si vuole continuare a menare il can per l’aia facciamolo pure, se vogliamo vedere un punto invece di tutta la linea facciamolo, ma la riforma Berlinguer è stata il vero principio del disastro finale, il resto sono declini e macerie, o tentativi maldestri di restauro, cose orribili da combattere e da rifiutare ma anche da risolvere proponendo qualcosa di serio e ponderato, non un semplice “voi fate male”. Fingere di dimenticarsela la riforma Berlinguer, come hanno fatto in molti, è sintomo di malafede o cattiva memoria o menefreghismo. Io ho vissuto in pieno la fase della riforma Berlinguer, lo ricordo bene, le autogestioni idiote -quelle del tanto non si studia- i discorsi a vanvera del “cambiamo tutto” da parte dei soliti ignoranti (e dietro le pecore), l’accusa di krumiri a quei pochi che schifati decidevano che tanto valeva proseguire le lezioni piuttosto che diventare gettoni elettorali, ovvero pallini che il capetto studentesco mostrava al politichino per dire “guarda che leader in erba sono” mentre era al massimo giusto in erba. Me li ricordo questi idealisti che avevano ideali molto concreti e materiali, beghe fasulle tra capi di destra e di sinistra, tutti concordi nel fingere di fare qualcosa, mi ricordo le casse di birra che passavano e tutto il resto, il baccano al secondo piano, la preside -donna totalmente priva di decenza e polso- che si eclissava e mancava poco che andasse ad ubriacarsi pure lei al piano di sopra. Ricordo queste autogestioni che mutavano, selvagge se il governo era di un tipo, propositive (così le chiamavano) se il governo era di un altro tipo, fancazziste sotto entrambi i fronti,; ricordo quelli più grossi, i picchiatori fascisti (dove per fascisti intendo dai metodi, dunque pure con Gramsci sotto il braccio -non letto-) che ti si paravano davanti all’ingresso e ti dicevano “dove vai?” e ti riempivano di insulti, ricordo tutto questo cumulo di spazzatura, laboratorio per preparare i pecoroni del domani, quelli che poi si divideranno come i rami di una Y a votare destra o sinistra, ma senza una idea precisa del motivo di tale scelta.Lungi da me il voler dire che vi fosse bene o male, giusto o sbagliato, tra quelli che si “autogestivano” c’era anche un gruppo che mi risultava simpatico, ovvero quelli che andavano consapevoli di andare per non fare nulla, quelli totalmente sinceri e che non ammantavano la scelta di “ideali” “intenti di protesta”, si prendevano giusto una pausa e, benchè rientrassero alla fine anche loro nel computo dei pallini -il leader non distingueva- in fondo prendevano per i fondelli o sottostimavano i capetti e, in futuro, avrebbero comunque potuto sviluppare un atteggiamento totalmente scanzonato verso certi paludamenti ufficiali o da contestazione ufficiale. Anche dalla parte degli altri, i krumiri, vi erano posizioni dettate da un certo indottrinamento cieco: alcuni credevano che gli altri stessero davvero facendo una rivoluzione o una protesta dettata da ideali ferrei (!!) e dunque ne accampavano altrettanti, ma certo di questi indottrinati c’era un numero limitato tra i krumiri -dato che erano piccoli gruppi- mentre erano più dall’altra parte, come è naturale con un movimento all’unisono di massa.

I capetti studenteschi si sono diplomati a pieni voti -con esami truccatissimi-, si sono laureati (ignoro con che tipo di esami), sono rimasti gli stessi barbari che sbraitano e prendono a testate la gente, ma hanno ereditato l’impiego di papà, sono entrati in qualche bel giornale, in comune (spesso pure con la giunta di segno opposto, tanto chi si accorge), alcuni di quelli che facevano da pecore, i gregari, non sono usciti dalle superiori, nonostante la facilità degli esami, oppure sono usciti ma non sono riusciti ad entrare nei giornali, nè in comune -le sedie erano tutte occupate dai capetti-, ma li votano, sì, li votano eccome e se qualche ex capetto li incontra per via e finge di riconoscerli -ovviamente non ha idea di chi sia il tizio che lo saluta- si sentono in fondo di aver contribuito pure loro. Poi tornano a casa e si lamentano della scuola, borbottano sullo stato degli studi e sullo schifo che ha fatto questo governo o l’altro (dipende dall’orientamento), dimenticandosi di quando erano intenti a fare i cazzari, sdraiati sul pavimento, testoline da contare per portare il rendiconto al capo sezione, testoline da contare per andare dalla preside e ottenere vantaggi personali in cambio della tranquillità, preside e capetti si comprendevano, entrambi ottenevano quello che desideravano, e le pecore? Beh, anzi beeee, le pecore iniziavano ad essere tosate, una delle tante tosature, per omnia saecula seculorum.

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3 thoughts on ““LA SCUOLA FACILE E’ UN REGALO AVVELENATO ALLE CLASSI POPOLARI”

  1. Chi lavora nella scuola, don Anto’sa, come opportunamente ricordi tu, che l’attuale riforma viene da lontano, proprio da quel Berlinguer di cui oggi non sembra ricordarsi più nessuno. Ed io ho visto capette del movimento studentesco universitario con boria e kefia d’ordinanza diventare assessori con boria, tailleur e filo di perle d’ordinanza, pensa te!

  2. Mi sono dimenticata di aggiungere che più che essere tutti sovversivi direi che sono tutti diversivi e che generalmente usano poco i detersivi. Scusate don Anto’, ma dite voi, potevo rinunciare a fa’ sta battuta?

  3. Insomma, per richiamare alla memoria un celebre film di Totò, o si è uomini o si è “capetti”. Se la cavano sempre splendidamente i capetti e solitamente, quando c’è da prendere manganellate o compiere gesti illegali, i capetti sono quelli che coordinano ma a distanza, ben fuori da dove girano i pugni. Battuta magnifica!

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