L’APOTEOSI DEL DIVO GIORGIO BOCCA: L’ETERNO VENTIDUENNE


Torna Giorgio Bocca, uno dei grandi vecchi (solo per età) della Repubblica Italiana, ritorna il fascista Bocca, 18enne firmatario del manifesto sulla razza di quel Mussolini che ora gli provoca schifo da amante tradita, torna Bocca l’uomo dalla morale dell’italietta, l’uomo che si riscopre dopo, un’eterno immemore memore, cade il fascismo e si scopre partigiano, muore Pasolini e si scopre pasoliniano, un grande vecchio (solo per età) che ripete le trite baggianate che ripeteva un tempo, cambia un paio di nomi, e i colleghi acclamano, torna Bocca membro nel ’45 di tribunali del popolo e firmatario di condanna a morte, l’uomo buono per ogni stagione, non sente freddo perchè trova sempre modo di infilarsi in qualche bella casa, accanto al camino, accucciato e brontolone come un botolo spelacchiato a caccia di biscotti, e i colleghi acclamano il grande vegliardo -sempre e solo per età- che distribuisce le sue pillole di banalità quotidiane e che si prepara ad essere consacrato, da morto, a simbolo del giornalismo italiano (per certi versi lo è), arriva Bocca che firma appelli contro Calabresi come firmava manifesti contro l’ebreo, il Bocca che ventiduenne sulla La Provincia Granda scriveva

Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa della guerra attuale. La vittoria degli avversari solo in apparenza sarebbe una vittoria degli ebrei. A quale ariano, fascista o non fascista, puo’ sorridere l’idea, in un tempo non lontano, essere lo schiavo degli ebrei?

Già ci trovo tutto il retoricume del Bocca “partigiano” o del Bocca che guarda con orrore la rinascita del fascimo che lui vede incarnato da Berlusconi, dimostrando come sempre di non capire un fico secco, dato che il fascismo in Italia non è mai morto (è morto il partito, ma i metodi vivono da sempre) e dunque Berlusconi è una ulteriore metamorfosi del mostro. Ma Bocca non ha mai visto bene, è stato un giornalista dall’acume postumo (un acume piatto), ha detto agli Italiani che le Brigate Rosse non esistevano, sì, si è inventato pure questo. Certo Bocca non è l’unico dei nostri giornalisti e “intellettuali” che negli anni ’40 si destreggiavano con le loro farneticazioni antisemite -la lista è lunga-, aderendo a manifesti e partiti, e immagino che diranno tutti “eravamo ragazzi e da ragazzi si possono commettere errori”, vero, per questo non voglio biasimare in toto i membri della lunga lista -ma è lunga davvero-, pero’ Bocca è un recidivo, non è mai mutato e sotto sotto deve pensare ancora molte delle cose che scriveva 22enne -non certo un minore, probabilmente un minorato della ragione-. Bocca non è mai approdato alla ragione, ha sempre fatto quei discorsetti tanto simili ai conti fatti con bilance truccate, dove chi ti imbroglia è consapevole di imbrogliarti ma l’ha preso ad abitudine tanto da credere di non ingannare. Ora Bocca è approdato al tono da Apocalisse, il suo nuovo libro Annus Horribils (sarebbe stato meglio Asinus Horribilis et Sempiternus) è dedicato alla constatazione di aver vissuto invano, del trovarsi ora nel peggiore dei mondi possibili, peccato che ci sia arrivato dopo tutti, abbia intuito quello che già si sapeva e scommetto che nel libro userà il suo solito tono da maestrino, ammannendo una intera tavolata di banalità e di cose già dette da altri e meglio, ma sempre rimanendo confinato alla sua visione piccola piccola, quella che vede adesso e oggi l’orrore, solo oggi oppure si richiama al fascismo intendendo il fascismo come partito -ah, l’amante tradita-. Bocca farà il solito giro, andrà da Fazio dove un giorno ha mirabilmente esaltato Pasolini che disprezzava e con il quale litigava furiosamente (un litigio che non definirei uno scambio di opinioni, almeno dalla parte di Bocca), andrà da Fazio e riverserà i suoi motti brevi, quella sorta di stile per aforismi che butta fuori tra un brontolamento e un incespico, aforismi mediocri ovviamente, qualche frase a suo parere tranchant e Fazio farà il suo lavoro, farà il gran sacerdote del culto del Gran Vecchio del Giornalismo Italiano (lui non lo intenderà solo per età), mostrandolo corpo incarnato d’Iddio ai fedeli e alle dolci pecorelle, lui si mostrerà come un vecchio saggio scorbutico incattivito dal mondo e dalla vecchiaia, ed invece è sempre stato cattivo, quella cattiveria che deriva dall’essere meschini e invidiosi, livorosi, nessuna cattiveria titanica o pungente, la sua è sempre stata quello della fucilata sparata nella schiena, del pugno dato all’incatenato, ma cosa si puo’ fare contro la consacrazione di Stato? Il fascismo lo ha partorito, nel fascismo perenne è vissuto e ora il fascismo lo porterà alla apoteosi. Ave Giorgio.

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10 thoughts on “L’APOTEOSI DEL DIVO GIORGIO BOCCA: L’ETERNO VENTIDUENNE

  1. Un terrificante esempio della nefasta arte tutta italiana del trasformismo, in una versione particolarmente cinica e disinvolta. Credo che tutti si possa commettere errori, specie in età giovanile, ma quando gli errori sono della portata del Bocca fascistissimo giovanotto antisemita, si dovrebbe cercare di far perdere le proprie tracce e la memoria del proprio nome. Invece simili individui riescono ad attraversare indenni quasi un secolo di vita di questo bizzarro paese, sempre seduti comodamente in prima classe. La vicenda complessiva di questo decano degli ipocriti mi porta a ritenere il vero Bocca in fondo sia stato sempre e solo quello che incitava all’odio antiebraico e che tutte le trasformazioni successive altro non siano che varianti più o meno irritanti di quella prima, orribile manifestazione.

  2. Sono felice di trovare qualcuno che condivide questo mio disgusto per il camaleonte Bocca, in giro per la rete e sui giornali trovo solo un tessere elogi che non puo’ essere dettato dalla sola avanzata età, quasi che tutti si fossero dimenticati dei mille e mille giri compiuti -nel post avrei potuto pure ricordare il Bocca craxiano che diede poi un calcio in culo a Craxi e il Bocca pro lega- la memoria storica è tanto corta?

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  4. Alla colossale stupidaggine dei protocolli di Sion hanno creduto in tanti….
    A quell’epoca Bocca era giovane, influenzabile e poco riflessivo come tutti i giovani, che si lasciano trasportare dall’impeto senza riflettere,ed , in parte, senza conoscere….
    Concediamogli, nel giorno della sua morte, il dubbio di un possibile pentimento, alla luce di quanto fatto durante il resto della sua vita…

  5. Premettendo che non ho mai pensato che anzianità o morte facciano grande un uomo o lavino le grosse macchie del passato. La storia di Bocca, tutta la sua storia, anche post 45, è un florilegio di queste cose. Dagli attacchi a Napoli, dipinta con toni a dir poco da “manuale della razza”, alle follie sulle BR che non esistono, passando per tutti i giri da banderuola compiuti nel corso di una carriera da tronfio brontolone, il moralizzatore dalla morale discutibilissima. Le macchie di gioventù (poi mica tanto gioventù) lo hanno accompagnato per tutta la vità. Bocca è stato sempre quello che era a 20, 30 e via così. Non gli concedo nulla, come lui non ha concesso nulla quando ha fatto mandare al confino un imprenditore reo di essere disfattista (si noti bene, nello stesso anno della caduta da cavallo sulla via di Damasco con conversione a Partigiano) o quando si è dilettato nel partecipare a fucilazioni di suoi ex camerati. Il giorno della morte non è nulla di diverso, anzi, è il momento forse per poter tirare le somme e il bilancio del ex signor Bocca è in rosso… anzi in nero.

  6. Da qualche ora è morto Giorgio Bocca e sono già centinaia le dichiarazioni di politici, intellettuali o opinionisti della prima e dell’ultima ora a ricordare il “maestro di giornalismo” o “l’eroico partigiano”. Nessuno, però, ricorda che ormai da molti anni Bocca era diventato diventato un “noto antinapoletano e antimeridionale”: una delle voci più accanite nelle offese rivolte contro napoletani e meridionali. Giusta la pietà cristiana e umana per chi muore ma, anche in questi momenti, non si possono non ricordare le affermazioni spesso sconcertanti dello scrittore piemontese. E non si trattava certo di “provocazioni”…lui era fiero di dirsi razzista contro quella Palermo ricca solo di “un’umanità repellente che puzzava di marcio e con gente mostruosa” o contro Napoli, “un cimiciaio”, “una città decomposta da migliaia di anni”, “una moderna Babilonia” o contro Caserta e la sua reggia (“una reggia da Re Sole in un paese di Re merda”). E all’intervistatore che cercava di attutire il colpo rispondeva di non aver mai provato un minimo senso di gratitudine per quella gente (“Grato? Come dire: sono grato perché vado a caccia grossa di belve. Insomma, non sei grato alle belve, fai la caccia grossa, non è che fraternizzi con le belve”) o arrivava a dichiarare che “qualche parola buona” sul Sud si trovava solo “perché è necessaria un po’ di ipocrisia (sapevo sempre che dovevo tener buoni i miei lettori meridionali, quindi davo un contentino)”. Possiamo solo augurarci che il Bocca-maestro non abbia avuto allievi degni.

    Per capire la portata di questo tipo di idee, potremmo solo provare a immaginare che qualcuno potesse riferirle per un attimo ai “padani” o a popolazioni di colore o alla comunità ebraica… Del resto le reazioni violente e rabbiose che in queste ore hanno invaso i social network sono il segnale chiaro di queste semplici verità. Bocca ha offeso per anni milioni di persone contribuendo in maniera determinante alla diffusione di luoghi comuni e di un razzismo antimeridionale rischioso e dannoso in un momento delicato e complesso come quello che l’Italia (ed in particolare l’Italia meridionale) sta vivendo tra crisi economiche, disoccupazioni crescenti, un’emigrazione soprattutto giovanile sempre più drammatica e questioni meridionali tuttora irrisolte dopo 150 anni. Dovrebbero ricordarlo anche i celebratori (settentrionali o addirittura meridionali) di oggi.

    • Analisi dal mio punto di vista ineccepibile, Bocca è stato un fomentatore di odio e di luoghi comuni, ha contribuito e parecchio alla diffusione di una idea negativa e fortemente offensiva del sud ed è giusto che raccolga quanto ha seminato. I suoi colleghi giornalisti, spesso abituati alla incorenza, lo lodino quanto vogliono, quanto i politici che sono maestri di ipocrisia, ma mi auguro che la gente, anche attraverso internet, si informi prima di definire la sua una voce “pulita” o “civile”.

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