FORT HOOD E IL POLITICAMENTE CORRETTO


Il politicamente corretto, lo sappiamo tutti, è quella sorta di perbenismo un po’ stucchevole che nasce all’insegna ufficialmente del “volemose bene”, mentre in realtà, gratta gratta, nasce più per annullare ogni sorta di contrasto dannoso per il quieto fluire dei commerci umani. Sotto la bandiera del politicamente corretto troviamo riuniti diversi generi di persone, alcune, lontane dal potere, pure in buona fede, ma certo la grande maggioranza ne fa un uso consapevole, pienamente certo delle vere ragioni alla base del loro comportamento. Adesso risulta che il politicamente corretto in USA si è mangiato l’estremismo islamico del Maggiore Nidal Hasan. Devo fare un breve richiamo dato che potreste non ricordarlo più -la notizia non è stata tanto ripetuta, poco più che l’attentato alla caserma di Milano, lo ricordate?- Nidal Hasan, nato a Arlington, Virginia, da famiglia palestinese, ha pensato bene di sparare all’interno della base di Fort Hood, dove ricopriva l’incarico di psichiatra, il 5 novembre 2009. La strage ha lasciato sul terreno 13 morti e 30 feriti. Arrampicandosi sugli specchi si è sostenuto che la causa fosse lo stress per il prossimo invio in Afghanistan (cosa che certo poteva esserci) ignorando, su alcuni giornali nostrani, sempre più i dati che descrivevano Hasan come un islamico radicale, pronto a presentarsi ad un incontro per psichiatri per tenere una lettura alquanto insolita e fuori programma:

But instead of that, he – Hasan apparently gave a long lecture on the Koran and talked about how if you don’t believe, you are condemned to hell. Your head is cut off. You’re set on fire. Burning oil is burned down your throat.

o a tentare di contattare Al Qaeda. Hasan frequentava anche la moschea dell’imam Anwar al-Awlaki, frequentata anche da due degli attentatori dell’11 settembre. Lo stesso imam è stato accusato di aver aiutato i due attentatori e si ritiene che il radicalismo di Hasan (fino a non molti anni prima descritto come un mussulmano moderato) sia stato fomentato proprio dall’imam.

Adesso il politicamente corretto ha tolto ogni riferimento all’Islam dal rapporto ufficiale. Come a dire che nulla aveva a che vedere il fatto religioso, o meglio, l’estremismo religioso con l’attentato. Personalmente ritengo che sia un coprirsi gli occhi potenzialmente rischioso, il non voler vedere una realtà che crea da una parte il terrore puro e dall’altra rischia di guastare certi interessi. Ammettere che, anche in questo caso, il pericolo viene dall’interno e che l’attentatore è una persona pienamente integrata -addirittura un cittadino dalla nascita- comporterebbe per forza di cose dei provvedimenti più duri di quelli attuati fino ad oggi e, in particolare, mostrerebbe ulteriormente come il territorismo, il radicalismo religioso, la deriva autoritaria e fascista, andrebbe fermata in patria prima di dedicare le forze a utopistiche e fallimentari esportazioni di democrazia. Non si vuole riconoscere la realtà. Non si vuole dire chiaramente che il rischio maggiore di una strumentalizzazione del fatto religioso -chi è a capo dell’estremismo non persegue intenti di pura religione, manovra pedine indottrinate- è all’interno dei paesi democratici perchè crea un nemico mimetizzato, nascosto, pronto in qualsiasi momento ad attaccare. Pronto in qualsiasi momento a mutare radicalmente una persona. Volete un esempio? Un chiaro indizio ignorato? Guardate questo filmato, la mattina dell’attentato il maggiore Hasan viene filmato in un negozio, a me risulta inspiegabile che una persona totalmente integrata, addirittura un dipendente dello Stato, si vesta tutto d’un tratto in un modo certo non rispondente ad un paese Occidentale, è una spia, un indizio, trascurato con le conseguenze che tutti hanno poi visto, una prova che il radicalismo puo’ operare al punto di tramutare una persona in un automa pronto a scattare. Sì puo’ parlare di integrazione rifiutando di affrontare dei problemi seri e attuali? Nascondere la testa sotto la sabbia all’insegna di una falsa fiducia -falsa perchè chi detiene il potere è protetto e vive protetto- è un buon modo per affrontare la questione?

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3 thoughts on “FORT HOOD E IL POLITICAMENTE CORRETTO

  1. E’ sconvolgente e mi richiama alla mente le storie di alcuni degli attentatori dell’11 settembre: individui tutt’altro che emarginati, provenienti da famiglie molto benestanti, educati ed istruiti all’occidentale e spesso in scuole europee e americane, scarsamente praticanti se non indifferenti alla religione, nell’arco di qualche settimana si tramutarono in automi inebetiti dal fanatismo e da chissà che altro, pronti a compiere una delle più terrificanti stragi dell’era contemporanea in nome dela jiaad. Hai ragione, il mutamento avvenuto nel comportamento dell’ufficiale medico avrebbe dovuto allarmare chi gli stava intorno e soprattutto i suoi superiori, non si trattava di segni esteriori di scarsa importanza. Abbiamo imparato quanto l’abbigliamento rivesta un valore simbolico di appartenenza fondamentale per il musulmano e un militare statunitense, che dovrebbe riconoscersi pienamente nel paese che ha scelto di servire anche nelle forme più esteriori della vita quotidiana, nel momento in cui ne assume di così difformi avrebbe dovuto suscitare più di un legittimo sospetto. Per non parlare dei sermoni sul Corano. Sul politicamente corretto credo di essermi già espressa in qualche altro commento ma ribadisco volentieri: non ne posso più! E’ una melassa viscida, un veleno dolciastro che uccide la capacità critica degli individui. E mi ripeto anche sul terrorismo: le guerre non servono, va combattuto in Occidente, snidato da sotto la melassa viscida che lo occulta.

  2. effettivamente di segni rivelatori, in alcune di quelle che sono state spesso delle tragedie annunciate ce no sono stati il più delle volte molti
    vorrei potermi illudere però che si sia trattato di stupidità e non che siano stati magari volutamente ignorati, anche se in entrambi i casi il risultato non cambia e non serve a consolarci 😦

  3. Turquoise: Il politicamente corretto è proprio come dici tu, una melassa viscida, vischiosa e tutta la società è finita invischiata, ha acquisito come “doveri interiori” cose che sono “imposizioni esterne”, ha accettato il rimodellamento delle menti convincendosi che le cose fossero sempre state così. Sui molti che si coprono gli occhi per non vedere e non sentire -salvo poi dire e figurati cosa potranno mai dire se non sentono e non vedono- ci sarebbe da scrivere e scrivere per decenni.

    Albafucens: I segni sono alla luce del giorno, da vedere, ma fino a quando si continuerà con la politica dei distinguo, dicendo peste o corna di uno ed esaltando l’altro solo perchè sono nello schieramento di riferimento, senza badare alla identità di fondo, non potrà mai migliorare.

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