THEOLOGIA ANCILLA POLITICAE (O L’APPELLARSI AI CIMITERI)


Recentemente Rosy Bindi, in occasione della presentazione del suo libro “Quel che è di Cesare”, ha affermato una cosa che è passato generalmente sotto silenzio o che comunque non ha suscitato particolare dibattito. Secondo Rosy Bindi il cattolicesimo non ha senso se è privo di una visione politica. Inoltre, dice, la celebre massima evangelica “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” istituisce un grande esempio di stato laico. Orbene, partendo da questa seconda cosa, la frase pronunciata puo’ essere, a ragione, vista non come una frase conciliante, l’idea di una Chiesa e uno Stato in una sorta di pace perenne e concordata (non uso a caso il verbo), quanto una disgiunzione tra le due anime, una radicale separazione se non opposizione. Il mondo di Dio e il mondo di Cesare, non una convivenza, nè una accettazione del modello. Un rifiuto netto prevede un rifiuto delle forme e del linguaggio stesso, non ci si sottopone al suo nominare perchè sarebbe come diventare un suo possesso -il parallelo tra nominare e possedere è noto-. La Chiesa è venuta ai Patti, dopo il non expedit ha deciso di scendere ad accordi per la sua sopravvivenza, ma soprattutto per i suoi vantaggi che riceveva anche sulla base di un peso sulla gente (dobbiamo ricordare che la Chiesa fino al fascismo e oltre poteva godere della fede del contado, ad esempio). Il dopoguerra ha segnato il trionfo di questo venire ad accordi, addirittura con la totale costruzione di un rapporto profondo con la democrazia cristiana che, in molti aspetti, proseguiva con mezzi e apparati, molto del codice fascista e dei metodi. Rapidamente pero’ la Chiesa ha visto sempre più assottigliarsi il consenso tra le masse, il diffondersi di un modello di vita che relegava l’aspetto religioso all’ambito della superstizione beghina premeva sempre più sulla Chiesa e il suo stesso adattarsi agli strumenti radio-televisivi segnava paradossalmente un indebolimento della catechesi e della diffusione della predicazione, perchè sempre più emergeva uno stridente contrasto tra le immagini d’un residuo del mondo antico e il modello di vita moderno. La Chiesa non ha comunque smesso di entrare nel mondo politico, anzi, ha sempre più sviluppato tentativi di tenere stretti rapporti con la politica italiana, seguendo il principio per cui la politica non poteva non contemplare la religione che, anzi, era fondamentale. Politica ancilla theologiae. La politica non poteva prescindere dalla Chiesa, neppure quella dei partiti che proclamavano come fine ultimo la liquidazione della Chiesa e che erano consapevoli che mai sarebbero stati in grado d’ottenerla, tanto più che nemmeno azioni di forza erano riuscite a eliminare la Chiesa in antico. Ma la tecnica, la comunicazione di massa avanzava, la Chiesa che pur ha tentato la via della comunicazione e dei “comunicatori” non è più venuta fuori dal suo baratro, la solennità non è resa da uno schermo, la ripetitività della funzione e del misterioso, silente e fideisticamente possibile miracolo d’ogni Missa, veniva sfiancato e sfibrato dalla più prosaica ripetitività del mezzo televisivo. La Chiesa entrando definitivamente nel mondo politico e accettandone il lessico e i mezzi ha lasciato un campo favorevole a lei, mettendosi nella condizione più vulnerabile e miserabile di tutte: scomparire per propria mano senza l’onore di Masada. Da possibile vittima dei tempi accerchiata a suicida per delle pagliuzze d’oro in più. La Bindi, democristiana pura nel senso peggiore dell’essere democristiani, ha detto quello che la Chiesa oramai ha compreso: Theologia ancilla Politicae. La religione ha perso a tal punto forza e  valore, imbarbarendosi con la pretesa di modernizzarsi (i cambiamenti degli uomini dovrebbero, per essere umani, necessitare decenni, figuriamoci quanti secoli necessiterebbe una naturale evoluzione di una religione millenaria) e di entrare a occupare spazi su spazi nel mondo moderno: la Chiesa si è annullata, ha deposto i suoi simboli, la sua dialettica, ha deposto le armi e ceduto il campo e la Bindi, democristiana dunque politica dunque credente nella divinità della politica e basta mostra, ulteriomente, come la politica abbia  utilizzato la Chiesa fino a quando la Chiesa è servita (e la Chiesa si è lasciata consapevolmente utilizzare per compiacere le sue gerarchie paoline), non ha fatto altro che levare l’ultima sottile maschera e porre una pietra sul risultato finale. Il mondo moderno è ora la religione e non necessita più del cattolicesimo, come non necessita più del vecchio mondo, sarebbe come se un partito si appellasse alle masse contadine che sono state cancellate dalla industria e dal mondo moderno, sarebbe un appellarsi ai cimiteri.

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5 thoughts on “THEOLOGIA ANCILLA POLITICAE (O L’APPELLARSI AI CIMITERI)

  1. Ma te l’immagini se oggi un politico di sinistra dicesse che anche la religione deve sottostare alla critica, ma poichè vi si sottrae, lascia adito a giusti sospetti e quindi non può pretendere la stima che di solito si concede a ciò che ha saputo resistere ad un libero e pubblico esame…quante polemiche sul cosiddetto “laicismo”, quanta solidarietà al Papa e alle nostre tradizioni ecc. ecc. (lo diceva Kant nella Prefaz. alla prima edizione della Critica della ragion pura, ma appunto stiamo parlando di Kant).

  2. In teoria dovrebbero dirlo, ma penso sia fatale che siano gli ex Dc a dare alla Chiesa la prova definitiva del suo ruolo calante. La Chiesa è voluta scendere a compromessi forte, un tempo, della sua forza politica concreta (volgarmente dicendo, i voti), oggi quei voti non li ha più o li ha in piccolo numero e molti di questi strettamente connessi a vantaggi clientelari (figuriamoci che fede possono avere questi clientes) e i partiti si stanno definitivamente sganciando, relegandola ad una delle componenti che si possono tenere o non tenere di conto, ma non certo fondamentali.

  3. Ben scritto, caro don Anto’. Del resto Qualcuno che era davvero qualcuno disse che non si possono servire due padroni e servire bene entrambi. La Chiesa pretendeva di servirne addirittura tre: Dio, la politica e il danaro. Ha reso un pessimo servizio al primo e ottimo agli altri due, non c’è dubbio, ma se ti vendi diventi oggetto e merce e non c’è merce che non si consumi e venga buttata via. La Chiesa potrebbe nutrire una solo esile speranza di salvezza, forse, chissà, solo ritrovandosi in quella funzione di tramite col sacro e col bisogno del sacro che l’umanità continua ad avvertire, altrimenti non si venererebbero tutti questi vitelli d’oro. Ma temo che nemmeno si ricordi come si fa, altrimenti non manderebbe tutti questi preti incolti a far sceneggiate nei salotti TV, caro don Anto’. Mi chiedo se esista ancora un prete che si consideri sacerdote.

  4. Cara donna Turquoise, la Chiesa ha svenduto il concetto stesso del sacro, i suoi esponenti di spicco hanno spesso banalizzato e schiacciato il sacro fino a renderlo una parola vuota di significato, hanno messo tutto all’incanto e solo poche volte si sono ricordati che si doveva tentare di recuperare il tutto, ma provare ogni tanto non serve a nulla. La vostra conclusione mi sembra perfetta e, sinceramente, penso che la risposta al vostro quesito sia un no, non ne esistono o ne esistono davvero pochi.

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