VILIPENDIO IN ITALIA


Nonostante i cambiamenti storici avvenuti in Italia e fuori dai confini certe cose non mutano mai. L’Italia è ancora il paese del vilipendio, ovvero siamo ancora ridotti ad uno Stato dove la libertà di parola, scritta o detta, è limitata ed ogni infrazione a quelli che sono i limiti stabiliti da una ristretta casta di sommi sacerdoti sarà sanzionata. In Italia esiste ancora il vilipendio al Presidente della Repubblica (art. 278), alla Repubblica, alle istituzioni e alla forze armate (art. 290), alla nazione italiana (art. 291), alla bandiera italiana (art. 292), alla bandiera o emblema di Stato estero (art. 299), alla religione (art. 403-404), vilipendio di tombe (408) e di cadavere (410). Se questi ultimi due articoli sono sensati, dato che l’offesa (immagino fisica) ad un luogo di sepoltura o, peggio ancora, ad un morto è detestabile e inumana, non capisco la ragione degli altri articoli. La libertà di opinione dovrebbe consistere prima di tutto nella libertà di esprimere una opinione non condivisa, senza bisogno di mettere distinguo, i se, i ma, poi starà alla coscienza di ognuno giudicare tale opinione come gli pare. Porre gia’ dei paletti invalicabili, secondo una retorica che si sperava oramai persa per la via, ovvero quella della sacralità delle cariche dello Stato, delle istituzioni, religiose e non, è un modo per zittire le persone. Se si parlasse di sanzioni rivolte a gesti di violenza sarei d’accordo, ma la parola e il pensiero non sono gesti violenti. D’altro canto notiamo una disparità dettata dalle “tendenze” della politica attuale, con norme applicate a seconda della giornata. Il vilipendio della religione come reato di opinione è risibile, tanto più che a vilipendere la loro religione ci pensano esponenti religiosi di spicco. Insomma, a cosa serve il reato di vilipendio verso la religione oggi? A cosa serve questa norma che viene ora applicata ora non applicata a seconda delle credenze e a seconda del “sentire comune”, ovvero di una soggettività che non ha nulla a che spartire con una idea anche minima di giustizia?  Parlando delle sanzioni destinate a chi osa offendere istituzioni  o suoi rappresentanti, diciamolo chiaramente: dopo Tangentopoli qualcuno dei lor signori politici ha il diritto di offendersi? Ha il diritto di dire che la propria integrità morale e il proprio prestigio sono stati danneggiati da uno che gli urla un paio di parolacce, lo manda a quel paese o gli mette davanti casa uno striscione dove gli ricorda quale è il suo reale valore? Non credo. Eppure in Italia nessuno ha mai fatto una azione concreta per abolire queste leggi antidemocratiche. Nel 2006 ( legge nr. 85 del 24 febbraio 2006) si è proceduto ad una riforma ma ecco alcuni degli esiti di questo “ammodernamento”:

-Vilipendere bandiera o istituzioni non comporta più la reclusione MA dai 1000 ai 5000 euro di multa con un aumento dai 5000 ai 10000 se fatto in occasione di una pubblica ricorrenza  (ovvero se insultate la bandiera il giorno della Festa della Repubblica vale doppio ?!) o durante cerimonie ufficiali. Se invece fate l’azione di bruciare, danneggiare o disperdere (?) la bandiera allora vi beccate nuovamente 2 anni di galera. –en passant noto che la bandiera ha tratti comuni con Dio, si veda ad esempio l’ennesimo caso, questa volta in Iran, dove Dio deve essere difeso da esercito e polizia perchè da solo, a quanto pare, non riesce a difendersi (ovvero chi lo difende bestemmia dandogli dell’impotente)- Le bandiere degli altri Stati invece valgono meno (figli di un dio minore?) e l’ammenda è di 100-1000 euro.

-L’offesa pubblica (che bello, in privato ci lasciano ancora pensare quello che vogliamo) di una religione mediante l’offesa a chi la professa comporta altri 1000-5000 euro di multa. Se pero’ si offende un religioso allora scatta l’aumento, dai 2000 ai 6000 euro -penso che i soldi in più includano l’offesa fatta a Dio che avrebbe scelto il religioso come suo rappresentante in terra-

– Per gli altri articoli in generale si applicano ora pene pecuniarie e non più la reclusione.

In pratica si è pensato che FAR PAGARE sia un gesto di democrazia. La cosa ricorda, in grande, l’idea alla base del famoso EcoPass per Milano. Tu non puoi inquinare, se non hai i soldi, altrimenti inquina quanto ti pare e chi se ne frega. Lo stesso principio è in queste norme. Non puoi offendere, a meno che non hai gia’ i mezzi economici adeguati per pagare la multa, come a dire che la legge anche in questo caso procede a più corsie, il poveraccio deve stare zitto e temere la mannaia della sanzione pecuniaria, per lui insopportabile, mentre chi ha i mezzi potra’ eventualmente, se lo desidera, esprimere in questo ambito le sue opinioni e al massimo dovrà pagare, come a dire “vendiamo biglietti per tirare pomodori sulla bandiera, mettetevi in fila”. Io continuo a pensare che l’esprimere idee non debba essere considerato un reato e che, nello specifico, certi gesti a danno non di una persona ma di un oggetto sacralizzato per convenzione non dovrebbero essere visti come una colpa o un reato, al massimo si potrebbe non stimare chi compie certe cose, ma sottoporlo a giudizio e comminare pene mi sembra eccessivo. Pensateci un attimo, l’idea di essere messi sotto processo o multati per quello che si pensa non è aberrante? Non è una riproposizione di una sorta di caccia alle streghe dove le streghe sono tutti i cittadini? Lo dico chiaramente: provo schifo per un codice che preveda e osi multarmi e perseguirmi per le mie opinioni.

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2 thoughts on “VILIPENDIO IN ITALIA

  1. E’ il solito problema, don Anto’: dove finisce la libertà di opinione e di parola e dove iniziano l’insulto e l’offesa. Io credo che dipenda anche dal luogo e dalla circostanza in cui ci si esprime. Se in un luogo di culto si inveisce contro i simboli e i principi di quella religione, beh, direi che una qualche sanzione ci può stare. Se durante una cerimonia ufficiale ci si mette ad urlare male parole all’indirizzo del Presidente della Repubblica, beh, direi che non si dovrebbe passarla proprio liscia. Ma se ci si esprime in modo polemico, anche con durezza o addirittura in modo pesante su una qualunque questione o persona, ad esempio per strada o in una trasmissione televisiva, su internet, mediante un libro o su un giornale o in un altro contesto pubblico,in tal caso credo non si debba sanzionare: chi lo fa se ne assume la responsabilità morale, può essere giudicato scorretto, volgare, odioso, chi si sente insultato può adire a vie legali, ma non dovrebbe esserci alcun “automatismo” di legge per il quale si possa essere puniti. Tanto più che se c’è il rischio che qualcuno confonda la libertà di parola con la libertà di insultare esiste anche quello ben più preoccupante che qualcuno scambi libere e franche opinioni per offese o reati di lesa maestà.

  2. Penso che basterebbe eliminare il vilipendio e rendere meno astrusa la questione. Di fatto il giudizio su cosa è e cosa non è vilipendere è estremamente soggettivo e dunque poco adatto ad una sede dove si deve assolvere o condannare. Se uno entra in un luogo di culto e compie atti offensivi è un gesto incivile e da sanzionare, tanto più che il luogo di culto è sì accessibile a tutti, ma è comunque uno spazio con delle regole (come se entrassi in biblioteca suonando la grancassa). Per le cerimonie pubbliche io la penso così: se si protesta in maniera civile, con uno striscione, senza intralciare la cerimonia si esercita la propria libertà d’opinione, altrimenti si intralcia lo svolgimento della cosa e allora si incorre in una sanzione. Io ricordo quando un gruppo di ragazzi contestò pesantemente Clinton mentre faceva ginnastica sulla spiaggia (non trovo il filmato, ma ricordo l’episodio), penso sia un esempio, paradossalmente, di civiltà democratica, dato che il politico, l’autorità, pretende di mettersi al di sopra, allora deve anche metterci la faccia.

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