LETTERMANN E LA BATTUTA RIGUARDO AMANDA SIMPSON


Lettermann è al centro delle polemiche per questo siparietto comico.

Sinceramente vi sembra che si tratti di una grave discriminazione? Di una battuta infamante e indegna? Di un qualcosa che alimenta l’intolleranza? Non pare un po’ eccessivo chiedere ufficiali scuse? Questa ipersensibilità non è un eccesso? Se mi si dice che si ritiene che non si debba fare umorismo su fatti personali delle persone posso dirmi concorde, ma questa cosa vale sempre o ad intermittenza? Mi pare che il 90% delle battute su personaggi pubblici, più o meno noti, siano incentrate su fatti personali;  dare in escandescenze per uno sketch che potrebbe giusto essere considerato, se si vuole, non d’ottimo gusto non è segno di una intolleranza al rovescio? Personalmente trovo la gag non riuscita, nel senso che non è particolarmente divertente, ma in televisione si sono viste gag altrettanto non riuscite dal contenuto infinitamente più pesante e nessuno si è messo a chiedere teste e scuse pubbliche. Deponendo ogni concetto di difesa di gruppo o di identità, sinceramente, vi puo’ sembrare un gravissimo caso di intolleranza?

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3 thoughts on “LETTERMANN E LA BATTUTA RIGUARDO AMANDA SIMPSON

  1. Premesso che è un tipo di comicità che non mi fa ridere, ma forse è un mio limite, concordo pienamente con il tuo pensiero.
    Io sono una che difende sempre i diritti di chi viene discriminato sotto qualunque profilo, ma sinceramente non credo ci sia nulla di offensivo in questa battuta è solo infelice..
    purtroppo quando si è o si diventa dei personaggi, essere presi di mira e veder invasa la propria sfera personale credo sia normale anche se forse sarebbe meglio evitarlo, ma da qui a sollevare un polverone per questo, non so mi sembra eccessivo, forse varrebbe la pena ignorarla..
    un caro saluto

  2. La gag è stupidina, ma quanto stupido rumore per nulla! Innanzitutto lo show di Letterman è noto per la sua “cattiveria”, da decenni è la chiave del suo successo, poi direi che tutto questo “politically correct” selettivo e fazioso comincia a stufarmi. Se è lecito fare battute sulla biografia sentimental-sessuale di un eterosessuale che resta nel sesso di nascita a vita (e ciò avviene di continuo), perché non dovrebbe esserlo se oggetto della battuta è un trans? Si invoca comprensibilmente il diritto alla normalità per le varie minoranze ma nell’essere persone normali, e per giunta pubbliche, rientra anche il fatto di essere presi in giro o di vedere le proprio scelte personali oggetto della pubblica curiosità. Proprio stamattina leggevo un’intervista al conduttore Fabio Volo (perché mai l’avrò fatto?)che mi ha fornito una eloquente prova della logica a la page. Il Volo, dichiarandosi favorevole alle nozze omosessuali, affermava quasi testualmente:” Non vedo perché due persone dello stesso sesso innamorate da trentanni non possano unirsi legalmente, mentre due eterosessuali che si sposano mi fanno l’effetto di due che decidono di comprare una carrozza a cavalli.” Sei omosessuale e ti sposi? Sei un luminoso esempio di modernità e di progresso. Sei un eterosessuale e ti sposi? Sei solo un patetico reperto del passato da sbeffeggiare. Questo immagino sia l’amore ai tempi del politically correct!

  3. Albafucens: Esatto, si confonde la tendenza di un programma satirico o comico a puntare sulle questioni personali (tendenza antichissima) con un desiderio di creare discriminazione. Non ho capito se in America la cosa ha avuto ulteriori sviluppi.
    Un caro saluto a te

    Turquoise: Sì, è stupidina, non è certo molto divertente, anzi, personalmente non mi ha fatto ridere, ma certo le reazioni, se sono come hanno detto, sono eccessive. Non mi stupisco che Volo si esprima con la stessa mediocrità diffusa riguardo a questi temi, è come se si credesse di immergersi in un “fonte battesimale da persona moderna” per venirne fuori purificati e soprattutto in linea con i tempi, quando basterebbe avere una opinione propria e netta, cosa che Volo, sull’argomento, non ha, dato che è totalmente segno di confusione apprezzare e non apprezzare la medesima cosa a seconda della sessualità di chi compie il gesto.

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