SEGNALAZIONE: MICHEL DREYFUS E L’ANTISEMITISMO A SINISTRA


Segnalo l’uscita di un volume dedicato all’antisemitismo a sinistra, ad opera di Michel Dreyfus, storico e specialista del movimento operaio. Trovo particolarmente utile ricordare la citazione che viene fatta alla fine della recensione presente su Liberation

la gauche n’a aucune garantie de ne pas succomber au piège de l’antisémitisme

La Sinistra non ha alcuna garanzia di non soccombere alla trappola dell’antisemitismo.

Insomma non si deve cadere nella facile tendenza manicheista a suddividere il mondo in Bene e Male attribuendo ad una parte alcune caratteristiche e all’altra l’opposto. Ad esempio il fascismo oltre ad essere identificabile con un ben determinato tipo di movimento e di fase storica è anche un modo d’agire che si ritrova nella società moderna, senza distinzione tra destra e sinistra, rintracciabile nella realtà di tutti i giorni e senza che ci si richiami ai padri putativi che, addirittura, possono perfino essere soggetti a odio e biasimo da parte di chi applica quotidianamente metodi fascisti e perfino fascistissimi. Così anche l’antisemitismo non è solo a destra e non è solo di alcune nazioni. L’antisemitismo francese è sempre stato molto forte, perfino più forte che in Germania prima della II guerra mondiale, e tutt’oggi in Francia serpeggia con forza tanto da rendere frequenti episodi di violenza a danni di sinagoghe e persone. Naturalmente l’accusa fatta agli Ebrei è, di base, quella tradizionale, ovvero d’essere capitalisti e strozzini, ma ha avuto anche una “evoluzione” differenziandosi e venendo declinata in modo da renderla più attuale, a seconda dei fatti contemporanei. Celebre è l’affaire Dreyfus (a tal proposito ignoro se l’autore sia un discendente o meno), affaire che ha avuto in realtà una conclusione solo recente dato che si è dovuto aspettare il 1995 perchè l’esercito francese riconoscesse l’innocenza del Capitano. Paradossale ma documentato, anche nel libro di Dreyfus a quanto leggo dalla recensione, è il fatto che una parte degli antisemiti francesi durante gli anni 30 divenne strenua sostenitrice del pacifismo, finendo per accusare gli Ebrei di essere, in combutta con i Nazisti, alla base della guerra scatenata dalla Germania -ricordiamo che l’ossessione del complotto tra ebrei e tedeschi era anche alla base delle accuse fatte a Dreyfus e che i nazisti accusavano gli ebrei di essere all’origine della II guerra mondiale-. Le ultime propaggini di tale modo di (s)ragionare, scrive Michel Dreyfus, si possono trovare nelle tendenze antisemite riscontrabili negli ambieni della sinistra radicale nei confronti dello Stato di Israele. Ho usato in principio l’espressione antisemitismo a sinistra e non di sinistra perchè lo studioso sottolinea come non esista un antisemitismo propriamente di sinistra quanto un antisemitismo diffuso a sinistra. Voglio quanto prima leggere questo libro per vedere come l’autore ha trattato le molte questioni, anche se le premesse danno l’idea di un libro molto equilibrato e che non per forza si assoggetta a principi di massima inamovibili, cosa che non ho potuto constatare riguardo a questa questione e ad altre quando ho avuto modo di leggere un  recente libro di Losurdo sulla figura di Stalin.

Michel Dreyfus, L’antisémitisme à gauche, La Découverte,  pp. 346., 23 euro.

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5 thoughts on “SEGNALAZIONE: MICHEL DREYFUS E L’ANTISEMITISMO A SINISTRA

  1. L’affaire Dreyfuss fu sintomatico, spaccò in due la Francia, all’interno persino delle stesse famiglie. Io direi che esisterà antisemitismo finchè esisterà qualcuno che ha bisogno di trovare un capro espiatorio (e quindi il sogno di prendersela a seconda dei casi, con gli ebrei, gli immigrati, le donne, gli americani o i comunisti). Trovo corretta la “delicatezza” lessicale, antisemitismo a sinitra e non di sinistra.
    Considerando che per fortuna o purtroppo la natura è democratica, e ha sparso l’imbecillità tanto a destra quanto a sinistra, non c’è di che stare allegri.

  2. Pazzesco che si sia dovuto attendere il 1995 perchè l’esercito ammettesse l’errore e mi immagino che esista una corrente revisionista anche su questa questione. Hai ragione, l’imbecillità è stata equamente sparsa per ogni dove e la cosa non puo’ davvero rallegrare, la speranza è che sia compensata dalla correttezza e dal buon giudizio, ma bisognerebbe capire se queste due cose sono state distribuite in misura uguale alla prima.

  3. Le segnalazione mi sembra davvero interessante. L’antisemitismo a sinistra continua ad essere, a mio giudizio, una sorta di tabù, c’è ma non se ne parla, meglio evitare, almeno in Italia, dove l’antisemita sarebbe per convenzione ancora diffusa di destra. A causa di questa convenzione anche nel nostro paese questo infame pregiudizio serpeggia indisturbato in certi ambienti della sinistra radicale e non solo. Temo che in molti casi la solidarietà tout-court manifestata da questi ambienti verso il popolo palestinese sia un modo tanto “umanitario” per esprimere una stizzita avversione verso il popolo ebreo e lo stato d’Israele, salvo poi mettersi al riparo di fin troppo esili distinguo, del tipo “non siamo antisemiti, siamo antisionisti”. Aaah, vabbé!

  4. L’ultima frase l’ho sentita pure io parecchie volte e il sospetto che nascondesse molto più che una predilezione per una parte l’ho avuto pure io. Ad esempio quando scoppiò la guerra dei 6 giorni e Israele stava per essere cancellata per un attacco coordinato da Egitto e da Siria, Iraq, Giordania, Arabia Saudita, Kuwait e Algeria, il mondo si mise di fatto alla finestra a guardare, aspettandosi il massacro, in particolare, se non sbaglio, la Francia (rieccola) fece ostruzionismo, gli Stati Uniti si dichiararono neutrali e la Russia prese posizione a fianco dei paesi Arabi, tutto davanti ad un conflitto che era stato provocato da Nasser e dal suo delirio propagandistico. In Italia furono pochi a prendere netta posizione a favore di Israele (ad esempio Pasolini con un intervento su Nuovi Argomenti, nr. 6). Ovviamente dietro l’appoggio ai paesi arabi c’era anche la questione petrolifera (pensiamo alla la crisi di Suez del 1956) e la minaccia di blocco delle esportazioni.

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