TIME FOR CHANGE (?)


Aspettate, come era quella del Presidente che accusava in quattro e quattro otto Al Qaeda di attentati e partiva subito a bombardare una nazione, come era…. sì, quella del Presidente che parlava di pistole fumanti, necessità di attaccare, difendere l’America….. vediamo… quello che aveva tutti i giornali addosso….non puo’ essere quello di adesso, figurati, ha vinto pure il nobel e non ha certo i giornali addosso, almeno per ora..ah pure questo accusa alla svelta e bombarda? Che strano. Chissà quante manifestazioni in giro per il mondo…nessuna? Che strano. Beh pero’ ha avviato la riforma sanitaria, giusto, e poi che cosa ce ne dovrebbe fregare di Irakeni, Afghani e Yemeniti? Cioè, intendiamoci, possono pure non interessare, pare pero’ che pure a quelli che andavano in piazza non tantissimi mesi or sono (un po’ più di un anno) non gliene freghi più nulla di loro, non è che li hanno sfruttati?

PS: Se non ricordo male pure a Milano c’era una cellula di Al Qaeda, consiglierei ai residenti di iniziare ad allestire la cantina a bunker.

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2 thoughts on “TIME FOR CHANGE (?)

  1. E’possibile,don Anto’, ed altamente probabile che li abbiano sfruttati. Non so, forse sono perfida io, ma ho sempre percepito qualcosa di strumentale, nonché di recitato e modaiolo in tutto quello strapparsi le vesti in nome delle popolazioni civili, quelle che pagano sempre il conto più salato e amaro.
    E’innegabile, mi sembra, che il virus del fondamentalismo jihadista abbia attecchito in tanti paesi islamici, ponendovile sue basi dalle quali scatenare la più vigliacca e disgustosa delle guerre, il terrorismo contro persone inermi, ma non mi sembra che la reazione militare riesca a dare risultati consistenti e duraturi. Sono sempre più convinta che lo spreco di vite umane, di mezzi e danaro intrapreso dall’occidente vada interrotto. Il terrorismo andrebbe combattuto in casa.

  2. Ne sono convinto pure io, si deve prima risolvere le situazioni casalinghe e non correre a dettare legge agli altri paesi, poi si vedono le conseguenze di queste azioni spesso portate avanti in maniera confusa e con i più svariati interessi. Io continuo a chiedermi dove sono finite tutte le proteste, quella di Obama non è una politica di “uscita” dalla guerra -ovvio che non poteva sbaraccare in 10 giorni-, ma è una politica di prosecuzione e ampliamento, ma c’è un silenzio quasi totale. A questo punto direi che è molto più schifoso chi si faceva prima vedere disperato e ora tace piuttosto di chi non ha mai dato segno di interessarsene.

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