10, 100, 1000 MA TANTO SONO SEMPRE LA STESSA COSA


Quando 10 anni or sono gli operatori televisivi –chiamo con tale termine quelli che mettono la faccia davanti e dietro la telecamera, ben sapendo che, a differenza dell’operatore ecologico, loro non raccolgono spazzatura ma la producono e ne fanno parte- si misero sulle barricate contro l’ingresso della “gente comune” nella televisione, mi venne da ridere. Era come se il padre disconoscesse dei figli identici a lui e si ostinasse a dire che non erano il frutto del suo seme. Quello che allora gli operatori televisivi non avevano capito, oggi l’hanno accettato stolidamente non avendo di fatto compreso: quelli che entravano nel gioco televisivo erano identici in tutto e per tutto a loro, né più smaliziati, né vergini. Il frutto della omologazione fascista e totalitaria televisiva, dove per fascismo non intendo uno schieramento politico ma un modo d’agire, era proprio quel mucchio di fantocci messi davanti alle telecamere, osservati come cavie quando, in realtà, erano l’esito di un esperimento gia’ testato da decenni. Mi risultava così folle e grottesco quel piccolo segnale di guerra civile tra gente che non sapeva fare niente contro gente che niente sapeva fare, gente della televisione che, d’altro canto, nel loro intimo, sentiva il richiamo del sangue, ma, è noto, le piccole beghe, come nelle classiche famigliole, nascono sulla spartizione della eredità, il calcolo delle fette. Molti perdettero tempo con discussioni di sociologia spicciola, pochi si resero conto che l’orrore sullo schermo era la naturale conseguenza degli orrori visti in passato, questo manipolo di falsi parvenues, falsi perché non si trattava, da parte loro, né di accedere a qualche nuova classe o di millantare titoli che non avevano par nature, dava ulteriore dimostrazione di come oramai ci si esprima quasi tutti nel medesimo modo, una sorta di linguaggio unico, poco più variegato di quello burocratico: questo linguaggio, con la sua piatta monotonia, freddo e privo di qualsiasi carattere, costituisce davvero il filo che tiene assieme l’unità della Nazione. La televisione è orribile, si pone come portatrice di verità e chiarezza quando si comporta come un imbonitore di piazza, con la differenza che quello rischiava di essere preso a sberle e sbattuto fuori a calci dal paese. Offre un modello di vita che oramai ha assunto lo stato di pura realtà: non si tratta più di propagandare il modello del perfetto cittadino, ma di dare una visione della vita fatta di ogni tipo di frivolezza inutile e momentanea, buona da essere presa e consumata, giusto il tempo necessario perché la fabbrica sforni un altro prodotto. Quello che vedete in televisione è quello che vedete attorno –salvo l’indottrinamento propagandistico degli spazi di informazione, dove di informazione non trovate nulla o certe punte estreme di una programmazione televisiva con la quale si tenta di mostrare un grottesco ancor più grottesco di quanto ci sia attorno a noi, tanto per creare fintamente scandalo-, non fatevi ingannare dall’aspetto ricercatamente insolito del loro modo di agghindarsi, si tratta della naturale conseguenza del palcoscenico nel quale ci si esibisce: in un circo, se si vuole stare all’interno del cerchio, si devono indossare abiti atti a renderti individuabile e a far capire subito quale specialità presenterai; guardate molti degli incravattati, degli eleganti, dei sportivi, dei tradizionali che vi capita di incontrare durante la giornata. La gente un tempo tendeva a comportarsi come le ombre che vedeva sullo schermo, ora è lo schermo che riproduce come si comporta la gente, ma tra i due è quest’ultima ad aver omologato il proprio linguaggio al primo. Se fate caso la maggior parte delle persone che conoscete nel corso della vostra vita, in particolar modo tra le nuove generazioni, assume i tratti tipici del perfetto personaggio televisivo, quel personaggio che, dovendo piacere un po’ a tutti perché il prodotto deve essere venduto a tutti, non ha una vera identità, non ha un accenno di spiritualità –e per spiritualità non intendo pratiche di genuflessione  e preghiere da religioni del Libro, intendo un senso antico di spiritualità- ha delle idee politiche ma vaghe, intercambiabili, spesso inespresse o espresse ambiguamente, discute superficialmente delle cose, le accenna, spesso vuole dare ad intendere di aver fatto  o detto, o di non ignorare quello che ignora –come se ignorare fosse una colpa, lascito di certe formule fascistissime e massificanti della legge “la legge non ammette ignoranza”-, nei migliore dei casi il suo approfondimento si riduce al livello di un documentario: il documentario è quel qualcosa che vuol dare l’illusione di risolvere e esaurire un argomento, mentre spesso si tratta di una congerie di cose, nel migliore dei casi un compost, di fili interrotti che non portano mai a nulla. Il documentario mi ha sempre fatto l’effetto delle enciclopedie che girano oggi sui nostri scaffali. Perfino la tanto decantata Britannica è una delusione se paragonata ad edizioni di inizio secolo scorso, oppure pensiamo al Oxford Classical Dictionary, dove tra seconda e terza edizione c’è un abisso, si passa da studi mirati e profondi, con spunti geniali, alla elencazione scolastica di dati triti e ritriti. Trovate in giro gente così, fatta di cartone, senza spessore, non spinta dal doloroso stimolo di apprendere qualcosa, di seguire un interesse, e spesso non hanno alcun interesse perché il personaggio televisivo, loro modello di generazione in generazione, non è incline a qualcosa, non approfondisce nulla, ha giusto la pretesa di stare davanti alla telecamera, questa sorta di moderna cattedra che imprime sul volto di chi parla (o cerca di imprimerlo) come un segno di infallibilità e di verità. Credo che il mondo politico sia stato a sua volta vittima della televisione, pur rivestendo contemporaneamente il ruolo di carnefice della popolazione, ma questa è una storia che merita di essere raccontata in altre occasioni.

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4 thoughts on “10, 100, 1000 MA TANTO SONO SEMPRE LA STESSA COSA

  1. Mi sembra un’analisi perfetta del morboso e tossico rapporto tra televisione e vita, nel loro reciproco influenzarsi e omologarsi in una spirale che sembra sempre più improbabile vedere interrotta. Ma quello che mi ha colpita in modo particolare è quell’espressione, “il doloroso stimolo di apprendere qualcosa”: è vero,il desiderio di imparare, di sapere di più si manifesta, o almeno così accade a me, come una sorta di inquietudine e di perenne insoddisfazione, perchè più sai e più di ti accorgi di quanto sconfinato sia ciò che resta da capire e questo a volte è stimolante, altre è frustrante. In ogni caso, non riesci mai a concederti quella placida e stolida contentezza di sé che vedi dipinta sul volto dei tanti, troppi crash-test dummies.

  2. Oramai vita e televisione sono perfettamente unite, si è arrivati alla conclusione di quel processo di omologazione dell’intera popolazione. Ho sempre provato anche io quello stimolo e quella frustrazione allo stesso tempo, quella sensazione di non fare altro che apprendere quante cose restano da apprendere, è come se si abbattesse un muro per trovarsi in una stanza più ampia, e così via, un muro una stanza più ampia, un muro una stanza più ampia, fino a quando si inizia a vedere stanze tanto ampie da non lasciarci scorgere le pareti.

  3. Purtroppo ciò è quanto ha prodotto la televisione, ma questo non perchè la televisione sia di per sé schifosa. E’ un mezzo, un recipiente, che puoi riempire di veleno oppure d’acqua o di vino rosso. Eppure basterebbe poco per produrre una televisione di qualità, anche pochi mezzi. Perché in televisione si parla così poco (e male) di cinema, musica, letteratura? Perchè in tv sono anni che non trasmettono, in prima serata, un film di Truffaut o Fellini o Pasolini o Kubrick?
    Devo dire, personalmente non mi ha mai turbato più di tanto “Il Grande Fratello” in sé, inteso come reality. Nel senso che personalmente l’ho seguito qualche volta, specie la primissima edizione, anni fa, più che altro per curiosità (allora era una novità). Ma il problema è quando i Bruno Vespa e “Il Grande fratello” rappresentano l’unica scelta che uno ha nell’accendere la tv. Se ci fosse una offerta più variegata, e non solo cose idiota di cui sopra, probabilmente si starebbe meglio.
    Concordo sulla qualifica di fascista o fascistoide all’attuale televisione…mette i brividi.

  4. Nulla di per sé è schifoso, certo, nemmeno la televisione ma ha degli aspetti tutti suoi che la rendono, potenzialmente, pericolosa, nel senso che diventa facile strumento di una e una sola visione del mondo e raggiunge ogni angolo del mondo “civile” (con forti dubbi sul civile legato alla televisione). Il problema è che la televisione ha assunto sempre più pretese di fornire i modelli, la società stessa (colpevoli consapevolmente i politici) ha insistito e spinto perchè venisse demandato allo schermo una autorevolezza pedagogica e, alla fine, una qualifica di “modello di vita”, salvo poi dilaniarsi il petto e versare lacrime di coccodrillo nel vedere i disastri provocati. Riprendendo quanto sottolineava Turquoise, la televisione ha sempre più dato la prova pratica che si poteva vivere beatamente ignorando la fatica dell’apprendere, proponendo come punto d’arrivo il faccione davanti alla televisione, le comparsate, l’essere pagati perchè si era il nulla che si è. Neppure io sono stato mai turbato dal Grande Fratello, vedevo solo come ridicolo il tentativo di opporsi a questo fatto da parte degli “addetti ai lavori”, quasi che non capissero di aver creato loro tutto questo, con la progressiva espulsione dalla televisione di quanti avevano una capacità e una attività (che dava loro da vivere fuori dal televisore e che portavano poi in televisione).

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