TERRE IMPERVIE

09/01/2010

THEOLOGIA ANCILLA POLITICAE (O L’APPELLARSI AI CIMITERI)

Filed under: Opinioni — antoniosabino @ 11:36
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Recentemente Rosy Bindi, in occasione della presentazione del suo libro “Quel che è di Cesare”, ha affermato una cosa che è passato generalmente sotto silenzio o che comunque non ha suscitato particolare dibattito. Secondo Rosy Bindi il cattolicesimo non ha senso se è privo di una visione politica. Inoltre, dice, la celebre massima evangelica “dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” istituisce un grande esempio di stato laico. Orbene, partendo da questa seconda cosa, la frase pronunciata puo’ essere, a ragione, vista non come una frase conciliante, l’idea di una Chiesa e uno Stato in una sorta di pace perenne e concordata (non uso a caso il verbo), quanto una disgiunzione tra le due anime, una radicale separazione se non opposizione. Il mondo di Dio e il mondo di Cesare, non una convivenza, nè una accettazione del modello. Un rifiuto netto prevede un rifiuto delle forme e del linguaggio stesso, non ci si sottopone al suo nominare perchè sarebbe come diventare un suo possesso -il parallelo tra nominare e possedere è noto-. La Chiesa è venuta ai Patti, dopo il non expedit ha deciso di scendere ad accordi per la sua sopravvivenza, ma soprattutto per i suoi vantaggi che riceveva anche sulla base di un peso sulla gente (dobbiamo ricordare che la Chiesa fino al fascismo e oltre poteva godere della fede del contado, ad esempio). Il dopoguerra ha segnato il trionfo di questo venire ad accordi, addirittura con la totale costruzione di un rapporto profondo con la democrazia cristiana che, in molti aspetti, proseguiva con mezzi e apparati, molto del codice fascista e dei metodi. Rapidamente pero’ la Chiesa ha visto sempre più assottigliarsi il consenso tra le masse, il diffondersi di un modello di vita che relegava l’aspetto religioso all’ambito della superstizione beghina premeva sempre più sulla Chiesa e il suo stesso adattarsi agli strumenti radio-televisivi segnava paradossalmente un indebolimento della catechesi e della diffusione della predicazione, perchè sempre più emergeva uno stridente contrasto tra le immagini d’un residuo del mondo antico e il modello di vita moderno. La Chiesa non ha comunque smesso di entrare nel mondo politico, anzi, ha sempre più sviluppato tentativi di tenere stretti rapporti con la politica italiana, seguendo il principio per cui la politica non poteva non contemplare la religione che, anzi, era fondamentale. Politica ancilla theologiae. La politica non poteva prescindere dalla Chiesa, neppure quella dei partiti che proclamavano come fine ultimo la liquidazione della Chiesa e che erano consapevoli che mai sarebbero stati in grado d’ottenerla, tanto più che nemmeno azioni di forza erano riuscite a eliminare la Chiesa in antico. Ma la tecnica, la comunicazione di massa avanzava, la Chiesa che pur ha tentato la via della comunicazione e dei “comunicatori” non è più venuta fuori dal suo baratro, la solennità non è resa da uno schermo, la ripetitività della funzione e del misterioso, silente e fideisticamente possibile miracolo d’ogni Missa, veniva sfiancato e sfibrato dalla più prosaica ripetitività del mezzo televisivo. La Chiesa entrando definitivamente nel mondo politico e accettandone il lessico e i mezzi ha lasciato un campo favorevole a lei, mettendosi nella condizione più vulnerabile e miserabile di tutte: scomparire per propria mano senza l’onore di Masada. Da possibile vittima dei tempi accerchiata a suicida per delle pagliuzze d’oro in più. La Bindi, democristiana pura nel senso peggiore dell’essere democristiani, ha detto quello che la Chiesa oramai ha compreso: Theologia ancilla Politicae. La religione ha perso a tal punto forza e  valore, imbarbarendosi con la pretesa di modernizzarsi (i cambiamenti degli uomini dovrebbero, per essere umani, necessitare decenni, figuriamoci quanti secoli necessiterebbe una naturale evoluzione di una religione millenaria) e di entrare a occupare spazi su spazi nel mondo moderno: la Chiesa si è annullata, ha deposto i suoi simboli, la sua dialettica, ha deposto le armi e ceduto il campo e la Bindi, democristiana dunque politica dunque credente nella divinità della politica e basta mostra, ulteriomente, come la politica abbia  utilizzato la Chiesa fino a quando la Chiesa è servita (e la Chiesa si è lasciata consapevolmente utilizzare per compiacere le sue gerarchie paoline), non ha fatto altro che levare l’ultima sottile maschera e porre una pietra sul risultato finale. Il mondo moderno è ora la religione e non necessita più del cattolicesimo, come non necessita più del vecchio mondo, sarebbe come se un partito si appellasse alle masse contadine che sono state cancellate dalla industria e dal mondo moderno, sarebbe un appellarsi ai cimiteri.

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