TERRE IMPERVIE

14/02/2012

DIFFERENZA TRA I POETI MALEDETTI ED I MALEDETTI POETI: IL MARTIRIO DI SAN VERLAINE APOSTATA


Verlaine ha appena sentito quello che ho sentito io e non è felice

Venceslao il buon re

 A Terre Impervie non abbiamo mai avuto una vera occasione di parlare di Saviano, tranne che per alcuni riferimenti, due anni or sono, sopra la sua pretesa di essere il nuovo Pasolini, pretesa che lui ha evidentemente dato ad intendere per poi lasciarla alla vista di tutti e che i giornalisti, come il buon cittadino con la cacca del proprio cane, hanno raccolto ogni volta per poi depositarla negli appositi contenitori cartacei, i giornali. Il Messianesimo savianese è una delle tante belle infezioni contratte da una Nazione che è a forma di stivale, ma in realtà pare passeggiare sempre a piedi nudi in attesa di raccogliere funghi. Potremmo dilungarci sul capitolo Mafia e Politica, sulle 10 piccole differenze tra un Giuseppe Fava e un Saviano, sulla questione dello sputtanamento del lavoro di Falcone e Borsellino e sulla sagra del “mafioso” da piccolo e grande schermo, con una spruzzata di folklore e qualche ammiccamento a Kill Bill, che il nostro valoroso cuciniere ha rimestato e servito. Di questa faccenda, come l’abitudine al copia incolla e allo scoppio molto ritardato delle “ri-scoperte”, parleremo forse altrove. Oggi ci vogliamo dedicare alla questione del savianesimo di origine controllata, quello che sgorga direttamente ab origine.

Si vocifera di futuri impegni televisivi

 Play the maid’s part,–still answer nay, and take it.

 Esistono persone che provano l’atavica repulsa a mostrarsi in pubblico, non amano interviste, non vogliono comparire, perfino la posa per una breve foto li ripugna e vi si adeguano solo perché altrimenti il loro destino sarebbe ancora più orribile, fatto di attività che li obbligherebbero, a volere e piacere altrui, a comparire ovunque. Esistono poi quanti smaniosi di svelarsi al mondo intero, pur conservano l’arte sopraffina di farsi pregare, centellinano, hanno appreso, in misteriose sale dove a loro e a loro soli è stato consegnato un qualche strumento sensibilissimo, a cogliere il polso di intere Nazioni, tanto da poter apparire e svanire a loro piacimento, eppure essere sempre richiesti e davanti a tutti pur in assenza. Un loro no sarà sempre strategico, sapranno prevedervi di almeno cinque mosse e, se incappati in un errore, sapranno perfino farvi credere di aver volontariamente scelto quella strada. Esiste poi una categoria, vasta categoria, plateale categoria, diffusa a tal punto  da costituire forse la maggioranza, incapace di rinunciare a porre bocca e voce e volto ad ogni occasione. Non è neppure per rilanciare le vendite di qualche loro prodotto (di minore o maggiore fattura), non è perché si parli di loro in vista di qualche futura azione, si tratta di pura e semplice necessità di infilare la bocca nel pertugio di un megafono e dare fiato. Loro non sapranno praticamente mai dire di no, dovranno intervenire con la forza per fare loro comprendere come stiano saturando l’aria quanto il monossido, per questi non c’è argomento impossibile, che sia un convegno sulla Consustanzialità trinitaria, una tavola rotonda sulla economia del Nicaragua o la possibilità di recensire l’ultimo disco di un gruppo di Lorisidi vestiti come i Beatles, non vi preoccupate che il nostro eroe non si tirerà indietro, ci metterà più tempo la e-mail di risposta ad arrivare a chi lo ha invitato di quanto impieghi l’intervento, scritto, filmato o inciso, a giungere a destinazione.

 

Quando uno nasce maestro nasce maestro, qualunque sia l’argomento…

¿Quién puede poner puertas al campo?

Così non capiamo perché dovremmo stupirci (eppure confessiamo tale reazione) scoprendo che Scalfarubbica (Repubblica secondo il nome comune), in occasione di San Valentino, abbia deciso di ospitare una selezione di versi dell’innocente Verlaine fatta da Saviano. Oibò, già ci era nota l’esistenza di una antologia letteraria per le scuole dove, a colpi di Benigni e Saviano, si smerdava ulteriormente la letteratura di questa dispersa Penisola, letteratura già abbastanza martoriata nei pollai scolastici, adesso veniamo a sapere che l’antologizzato è un antologizzatore, tanto da cogliere il fior fiore di Verlaine e somministrarlo al pubblico come una tisana. L’effetto della tisana è però lassativo. Voi direte, colpa di Verlaine, una selezione è fatta bene o male, ma è comunque selezione di cose altrui. No. Il problema è che la selezione è accompagnata dalla lettura, da parte dello stesso Saviano, anzi, dalla recitazione (già dopo pochi minuti quel disastroso “Vero?” lascia intuire che da parte sua ci sia una volontà di interpretare) delle poesie e chi abbia avuto occasione di vedere i famosi elenchi della spesa che hanno suscitato dibattito in Italia potrà già immaginare la monotonia assurda di questa “esecuzione”, nel senso di eliminazione di Verlaine che, nonostante la sua grandezza, non riceve neppure una rapida morte, ma viene martoriato, pezzo per pezzo, dall’ego di Saviano. Poteva dire di no? Ovvio. Ma a quanto pare si sentiva trascurato e, magari, ha pure l’idea di sfornare a breve un libro di poesie, possibilmente prevertiane; non si offenda nessuno, ma noi si è della scuola che ritiene la produzione poetica di Prevert più simile ad una lunga serie di annunci pubblicitari, con qualche furbata, insomma roba che, magari con meno esito, è in grado di produrre chiunque.

Saviante. Prontissimo a dirtene tante… ma tante.

11/01/2010

PAVIANO SAVOLINI?

Filed under: Opinioni — antoniosabino @ 12:02
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La notizia è oramai vecchia, ma non l’avevo vista fino ad oggi. Il giornale online della fondazione FareFuturo (quella di Fini per intenderci) ha definito Saviano il nuovo Pasolini ed esorta la destra a non commettere gli errori fatti in passato con Pasolini. Avrei un paio di cose da dire.

1) Non mi piace l’idea che uno sia il nuovo Questo o il nuovo Quello,  anche perchè se è nuovo non è quello di prima e se è quello di prima non è nuovo, ma non si puo’ essere identici a chi ci ha preceduto, dato che neppure chi ci ha preceduto è sempre stato graniticamente identico per tutta la sua vita. La frase, cito,

Perché, con mille differenze, Saviano è un moderno Pasolini.

E’ ridicola per il fatto che se ha mille differenze a maggior diritto non si puo’ paragonare. La mia non è una questione su cosa sia o cosa non sia Saviano (di fatto Saviano è Saviano, punto), ma su questa strana idea del “moderno Pasolini”. Moderno poi in che senso? Come a dire che Pasolini è da dimenticatoio o è datato? Penso che il linguaggio molto piatto di una testata giornalistica contribuisca, anche in questo caso, a non dire: di fatto la frase non ha alcun significato

2) Pasolini non era osteggiato SOLO dalla destra, Pasolini era “tollerato” da entrambi i lati (e tollerare è una sorta di lavarsi la coscienza, un mascherarsi da progressisti) da destra e sinistra, dato che si dichiarava comunista, ma non faceva a capo a nessuna corrente, nè esprimeva pedissequamente le opinioni sancite da una linea di pensiero comune. Dunque la dichiarazione di Fare Futuro è ridicola. Pasolini era bersagliato da ogni parte e, tranne che per alcuni amici, non si puo’ certo dire che godesse di un consenso diffuso o forte.

AGGIORNAMENTO: Controllando in giro per la rete ho scoperto che l’accostamento nasce da ben prima. Saviano ha scritto nel 2005 un articolo dal titolo “Io so e ho le prove”, una ripresa insomma del “Io so” pasoliniano dove invece si leggeva “ma non ho le prove”. Con questo immagino che Saviano volesse dare ad intendere di ispirarsi a Pasolini, ma certo senza pretendere di suggerire una identità che viene invece  data per certa da FareFuturo e, nel 2006, da Clotilde Veltri su Repubblica: sappiamo come il linguaggio dei giornali tenda a semplificare, appiattire e, perfino, a dire cose senza senso come insensate sono certe formule entrate d’uso comune ma prive di un reale significato.

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