In seguito ai ben noti fatti di Rosarno il ministero degli esteri egiziano, guidato da Aboul Gheit, ha accusato l’Italia di essere un paese razzista che discrimina in base alla razza e alla religione. L’accusa è stata ignorata dalla maggior parte degli Italiani, qualcuno invece ha pensato bene di appoggiarla strumentalizzando la cosa: evidentemente chi appoggia l’Egitto in questa sua accusa condividerà l’amore per la logica e il senso della storia mostrato da quegli italiani che hanno pensato di aggirarsi inneggiando al black power, italiani che, detto tra di noi, sembrano tanto quel tizio che arriva ben armato il giorno dell’armistizio, cammina un po’ sul fronte, nel silenzio totale, e torna a casa dicendo “sai, mamma, ho fatto la guerra” e che per gli immigrati, sotto sotto, ha un atteggiamento alla Casarin. Le reazioni in ambito politico sono state di tre tipi, silenziose, ovvero l’assoluta mancanza di qualsiasi intervento da parte di quasi tutti i politici italiani, semplicistiche, ovvero il “loro fanno fuori i cristiani” di Bossi, improntate ad una estrema genericità, ovvero il “L’Italia non è un Paese razzista e nessuno ci può accusare di questo” di Frattini. La questione sarebbe da approfondire maggiormente. Prima di tutto chiedersi perché la maggior parte delle forze politiche, in particolar modo un certo partito che passa la giornata ad urlare contro l’oscurantismo vaticano –mi riferisco a voi compagni Radicali e sapete che ho pieno diritto di rivolgermi a voi compagni Radicali-, siano poco propense a segnalare a viva forza il rischio di un secondo oscurantismo, a meno che non si voglia sostenere che le ingerenze papaline e delle gerarchie ecclesiastiche –ingerenze, si badi bene, frequenti e gravi- siano le uniche da temere rispetto ad un’altra religione, guarda caso monoteistica (per natura dunque non certo votata alla libertà di pensiero), che viene utilizzata nella costruzione di regimi teocratici, dove legge e religione si sovrappongono. Si vuole trascurare la questione? Personalmente ritengo folle trascurare tutto questo, dato che l’Italia non è mai riuscita a diventare uno stato laico e dunque ha dimostrato, negli anni, di avere una classe politica soggetta ad accordarsi su tutto, basta restare dove è: diciamo una cosa, secondo voi molti dei nostri politici non firmerebbero carte false pur di instaurare un regime teocratico o comunque di carattere pseudo-religioso che li santifichi e renda eterno il loro potere oligarchico, lo garantisca vita natural durante escludendo forme di contestazione, e li ammanti anche di una sorta di mandato divino? Abbiamo già avuto un unto dal Signore e sappiamo come è finita. Eppure non vedo molto interesse sulla cosa. La questione viene liquidata come “tentativo di discriminare” (il famoso bue che dice all’asino cornuto) oppure buttata in vacca dal solito partito populista, ma non si analizza seriamente. Un appello ogni tanto contro l’Iran e una campagna contro l’infibulazione non bastano: l’infibulazione è una cosa orripilante, è emblema di società arretrate e che considerano la vita della donna come un oggetto trascurabile, che sottomettono l’essere umano a orribili pene per ribadire un modello maschilista folle, ma l’infibulazione, si deve ricordare, non è derivata dal Corano, anche se ricorre in paesi islamici, si tratta di una di quelle aberrazioni presenti in “tradizioni tribali” locali assunte poi all’interno delle pratiche di alcune delle comunità islamiche che le hanno considerate “consone” o “adatte” ad una certa, mortificante visione del corpo femminile. Insomma combattere l’infibulazione è combattere una pratica barbara, diffusa anche nel nostro paese, legata al mondo islamico (ma non a tutto), ma non è nei fatti porre l’accento sulla gravità del totalitarismo religioso. (more…)
