14/09/2012
26/04/2012
L’ABDICAZIONE MORALE DI OGNI DEMOCRAZIA MODERNA ovvero SIAMO LADRI E CI FACCIAMO CHIAMARE SANTI
Da quando le forze “democratiche” hanno ignorato, più volte e con protervia, l’evidente falsità delle accuse rivolte al regime di Gheddafi e da quando hanno appoggiato, spinto, protetto e voluto che una sparuta minoranza di ribelli, foraggiata dalle forze estere, guidata da esponenti dello stesso regime gheddafiano, prevalesse sulla volontà di una intera Nazione ecco che le forze “democratiche” hanno, per la ennesima volta, dato prova della falsità e ipocrisia di ogni loro dichiarazione.
Nessun regime “democratico” oggi persegue l’indipendenza, l’autodeterminazione, la libertà degli altri popoli, perseguono solo l’annullamento di sistemi che non rientrano nel funzionamento generale di do ut des economico/sociale che hanno oramai stabilmente costituito in Europa e negli Stati Uniti.
Davanti ad una sollevazione armata e violenta di un nucleo di ribelli, le forze “democratiche” hanno preteso che Gheddafi non reagisse, doveva lasciar conquistare il territorio e poi deporre il potere. Un uomo che da terrorista era passato a referente politico ed economico, tornava al rango di terrorista per svariate ragioni: una eccessiva rigidità nello spartire percentuali economiche, grossi investimenti energetici per l’indipendenza della Nazione, emergere all’orizzonte di figure più malleabili. A Gheddafi si chiedeva di morire e si è fatto di tutto perché morisse. I cittadini pedine. Bombardati come se niente fosse.
Mentre nessuno ha visto il supposto bombardamento gheddafiano sopra un corteo pacifico in Tripoli (sonora balla smentita anche dai satelliti russi) tutti abbiamo visto i bombardamenti, i palazzi colpiti, i civili massacrati, almeno fino a quando non si è alzata una autentica cortina di fumo da parte dei parolai di regime, locali e internazionali. Ora in Libia prosegue un massacro ai danni delle etnie favorevoli al sistema precedente, accompagnato da una “caccia al negro”.
L’Europa e il mondo fingono di non sapere, distolgono lo sguardo. Colpevoli non sono solo i “volenterosi”, manovratori a distanza della situazione probabilmente per conto terzi, ma anche tutti quei cittadini che, in barba alle loro indignazione oramai lontana per gli interventi di Bush, amano crogiolarsi nel sogno del loro eroe, il Presidente buono della America evoluta, il sogno americano imposto a forza di Goldman Sachs; niente più manifestazioni, striscioni, proteste, bandiere, nulla, silenzio, a volte un po’ imbarazzato, e il ripetere costantemente che “lo facciamo per la popolazione”. Non lo facciamo per la popolazione. Abbiamo massacrato una Nazione e abbiamo appoggiato chi massacrava una Nazione. L’Italia, dietro spinte dalle più alte cariche, è corsa ai ripari per partecipare alle spoglie di guerra, abbiamo voluto infilare pure noi i nostri missili e provocare un mucchietto di morti per barattare qualche vantaggio. Il mondo intero si è coalizzato contro una Nazione che non poteva fare male ad una mosca, con un esercito scassato e vecchio, coalizzata per obbligare la Libia ad accettare un governo che non aveva né votato né appoggiato e che neppure risultava vincitore sul piano storico (la ribellione era praticamente già quasi annullata da Gheddafi dopo poche settimane), abbiamo voluto, come sempre, imporre noi europei e americani il nuovo satrapo, fottendocene di massacri di civili, di ingiustizie e torture, tutto in nome delle nostre beghe politico/economiche mascherate da “missioni umanitarie”. E così una balla valeva l’altra, cecchini gheddafiani che sparavano sui neonati (quante volte è venuta fuori questa storia nelle guerre passate?), bombardamenti invisibili in centro a Tripoli, fosse comuni che in realtà erano vecchi cimiteri traslati, tutto è servito per costruire l’immagine del nemico da abbattere, la Carthago da annientare per necessità, per la PACE e il BENE del mondo. L’eroe sul cavallo bianco ed i suoi fidi scudieri hanno portato gioia e felicità, con qualche piccolo problema come massacri, ingiustizie, distruzione di una delle Nazioni più stabili ed economicamente salde dell’Africa. Alla gente comune che ha evitato di far sentire la propria voce, alla gente comune che ha tenuto le bandiere ben nascoste e che non si è sprecata per una manifestazione dico solo questo: siete degli ipocriti. Non vi è mai interessato nulla dei morti civili, della gente massacrata, delle invasioni, avevate in testa solo quello che il vostro partito o la vostra “tendenza” politica del momento vi suggeriva, il presidente USA era del partito “cattivo”, manifestazione, è del partito “buono”, silenzio. Anche voi, con più colpevolezza, vittime della illusione che esistano contrapposizioni tra partiti in un baraccone televisivo come gli Stati Uniti, anche voi, con maggiore mancanza di vergogna, assertori nei fatti della massima per cui non conta l’azione ma chi la compie.
23/04/2012
ARRIVA LA PRIMAVERA, TEMPO DI PULIZIA ETNICA
Libia, scontri esercito-tribù- Violenti scontri tra la tribù dei Tibu e l’esercito libico si sono verificati a Kufra, nel Sud-est del Paese. Le vittime sono almeno 12, mentre decine sono le persone ferite. Uno dei capi Tibu ha accusato apertamente i militari di pulizia etnica. Una dozzina di case sono state incendiate. Gli attacchi, secondo fonti locali, sono continuati per diverse ore.
Cari Volenterosi (raffigurati in una immagine che porta più a pensare alla parabola dei ciechi) dove siete? Non eravateil baluardo a difesa dei popoli? La pulizia etnica è una cosa da poco, vero? O meglio, vale in alcuni casi come delitto, in altri è un corollario del processo “democratico”.
20/02/2012
OMAR BREBESH ovvero COME TI TORTURO E TI AMMAZZO DEMOCRATICAMENTE IL DIPLOMATICO LIBICO
Omar Brebesh, uno che non era abbastanza democratico per campare
Nel mondo del tutto è bello e le cose funzionano così. Il cattivo vive nel suo castello che domina la vallata del paesello di Non potrò. Nel paesello di Non potrò una povera popolazione di gentili e dolci Non posso sbarca il lunario in miseria, ma onestà. Soffrono tante pene e sopra di loro si addensa oscuro un cielo eternamente grigio, scaturito dai malefici incantamenti del crudele Signore del Castello. Non c’è un giorno di tranquillità per i Non potrò, le orde infernali, evocate dal Signore del Castello, sfasciano il poco raccolto, picchiano i vecchi e violentano le donne. Ad un certo punto compare un Paladino o una compagnia di Paladini (almeno quattro, un elfo americano, un nano italiano, un mezzo uomo – mezzo nano francese, una Ranger tedesca) tutti sono di allineamento Legale, al massimo con qualche scivolamento verso il Neutrale). I nostri Paladini si fanno strada attraverso la campagna circostante al paesello, si presentano alla gente intimorita al centro della piazza, li incitano, i Non posso, inizialmente terrorizzati, si lasciano convincere e iniziano a protestare e a nulla servono gli attacchi portati dal Signore del Castello, oramai il Paesello è in rivolta e i Paladini, combattendo fianco a fianco dei Non posso, respingono orda dopo orda le forze del male. A questo punto il Signore del Castello gioca di difesa ed i Paladini, spingendosi lungo le ripide e tortuose strade che conducono alla solitaria cima dove si eleva il Terribile Castello, giungono infine al portone, lo sfondano e si addentrano nel maniero. La gente al Paesello attende il loro ritorno, più passa il tempo più il timore aumenta, ma i Non posso sono comunque fiduciosi e, spalleggiandosi e facendosi forza a vicenda, rinnovano l’entusiasmo e rincuorano i dubbiosi. I Paladini, dopo mille trappole quasi mortali, giungono alla sala del trono, tutta decorata con teschi e corpi impietriti da misteriosi incantamenti. Il Signore del Castello li sfida nel più terribile scontro della loro vita, i Paladini, armati della loro Fede nella Giustizia, vincono, pur rischiando in più di una occasione di soccombere: stare uniti e sentire dietro di loro la forza trascinatrice della fiducia di un intero villaggio li porta a trionfare sul Signore del Castello che, in un lampo oscuro, svanisce nel nulla, le nubi si diradano, i campi si riempiono di messi, i pallidi Non posso riprendono colore, tornano tutti quegli animali della foresta che erano svaniti nel nulla e, con una grande festa, i Paladini celebrano la loro vittoria e il ritorno della vita nel Paesello. Fine.
Peccato che queste piacevoli amenità, anche molto emozionanti al cinema, nella narrativa o sullo schermo di un computer, siano nella realtà un cumulo di cazzate impossibili. Eppure Europa e Stati Uniti si sono bevuti nell’ordine che tutto un popolo (Libia) si era sollevato contro il Signore del Castello (Gheddafi e famiglia) vessati da decenni di morte e distruzione. Un gruppo di Paladini (I volenterosi) commossi dallo sforzo e dai patimenti dei cittadini del Paesello, imbracciando armi e bagagli, hanno abbattuto il tiranno e riportato Giustizia e bellezza nel paese un tempo maledetto. In realtà nulla di questo, come da mesi e mesi molti, compresi il sottoscritto, ripetono. Sulla natura dittatoriale del potere di Gheddafi nessun dubbio, sulla salda e convinta sollevazione popolare immensi dubbi. Sulla povertà dei libici dubbi grossi come case e come il Prodotto Interno Lordo, dubbi grossi come svariati reportage fotografici e testimonianze di persone non certo sospette. I Paladini, tutti uomini d’onore per un paese di balocchi, sono intervenuti dopo aver ufficializzato negli anni il livello di “statista legale” del Dittatore sanguinario, hanno sparso balle (bombardamenti in centro alla città sui cortei), hanno fomentato l’informazione perché ci desse una sola visione, hanno perfino fatto richiami linguistici, Gheddafi è passato in poco tempo da Il Colonnello al RAIS, stile Saddam. Risultato, una Nazione allo sbando, in mano di capi locali, di bande, con un governo di gente già compromessa con il precedente regime, torture e persecuzioni razziali e il totale disinteresse dei valorosi e umanitari capi del mondo. Quello che era accolto dai capi di Stato, viene ammazzato come la più sfortunata e misera delle bestie, portandosi nella tomba tante notizie interessanti sui Paladini dei nostri Stivali. In questi giorni, ulteriore notizia a prova dello stato folle nel quale versa una Nazione che non era arretrata e che anzi, diciamolo pure, aveva la colpa di essere sempre più sulla strada di una economia di buon livello e che aveva la tendenza, gravissima e dannosissima, di non accettare i patti imposti da fuori, ma negoziare secondo i propri interessi, leggiamo che un diplomatico gheddaffiano, alla faccia di volenterosi, umanitari, controlli, democrazie esportate e storielle varie, è stato torturato a morte dai nuovissimi signori della ora civilissima Libia.
Just as bad as Gaddafi? Former diplomat loyal to ousted dictator dies from torture at hands of Libyan rebels
A former diplomat loyal to overthrown dictator Moammar Gaddafi has died under torture after his arrest by a Libyan militia group.
His death is the latest in a series of reports of abuses by former rebels whom Britain and its NATO allies spent billions helping to free from the evil clutches of Colonel Gaddafi and will raise further questions about what has replaced the dictator.
Omar Brebesh, 62, who served as ambassador to France, died less than 24 hours after his arrest in Tripoli in January 19 by a militia from the western Libyan town of Zintan, according to Human Rights Watch.
The New York-based group says that photographs of Brebesh’s body provided by the family show extensive bruising, welts, cuts and the apparent removal of toenails, indicating that he was tortured prior to death.
Reports of the mistreatment and disappearances of suspected Gaddafi loyalists have embarrassed Libya’s ruling National Transitional Council (NTC), which had vowed to make a break with practices under Gaddafi and respect human rights. (Dailymail.co.uk)
26/02/2010
CARTOLINE DALLA SVIZZERA: SOLE, CUORE E NIENTE OPPOSIZIONE
ti mando questa cartolina dalla Svizzera. Tutto procede bene, i miei compagni di viaggio si mostrano pieni di giudizio e di buon senso. Non mancano piccoli inconvenienti quotidiani, ma ero preparato a queste cose. Silvio mangia come un autentico lupo, vuole sempre stare attaccato davanti, non puo’ sopportare di trovarsi in faccia il sedere di un altro cane, vuole che siano gli altri ad avere davanti il suo. Lui e Nicolas sono continuamente in bisticcio per le femmine, ma alla fine la spunta Silvio, offre loro un po’ di cibo (non suo, il cibo dei suo compagni sottratto di nascosto) e le conquista. Nicolas comunque se la cava bene pure lui, non sopporta di stare dietro, ma è più remissivo di Silvio. Josè Luis Rodriguez si defila, è un cane molto silenzioso, tende a fingere di ignorare le sue colpe e preferisce dare ad intendere di essere innocente. Non disturba molto, si limita a trainare, ogni tanto pero’ si pianta e bofonchia un po’, ma tutto regolare. Angela è buonissima, la coccolona del gruppo, tutti giocano con lei e lei è tanto gentile, ha un aspetto un po’ freddo, ma in realtà è ben disposta verso tutti. Certo ha i suoi spazi, non sopporta d’essere troppo pressata ed ha un carattere deciso, certe cose le mangia, altre no, ma alla fine arriva sempre a compromessi. In fine Gordon, lo tengo più vicino a me perchè ha bisogno sia di strigliate che di carezze, è un animale spaurito, un po’ nevrastenico (più di una volta ha tentato di mordere), ma penso sia dovuto al fatto che mal si adatta a stare in gruppo; guaisce la notte e devo spesso tenermelo vicino al sacco a pelo. Il clima e magnifico, le persone sono tutte così buone con me, mi lasciano fare quello che mi pare. Penso che starò in queste zone ancora per un bel pezzo.
Il tuo devoto figlio
Mu’ammar “Buby”





