TERRE IMPERVIE

18/02/2011

ESCLUSIVA: ROSY BINDI, NON SONO MAI STATA DEMOCRISTIANA

Filed under: Uncategorized — antoniosabino @ 14:25
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“Accendevo i ceri in Chiesa senza pagare”

“Ho suonato un sacco di volte le campane di notte per svegliare il parroco”

“Mi faccio il segno della croce sottosopra”

“Invece delle monetine nelle offerte ci metto i bottoni”

“Mi metto l’urticante sulle labbra prima di baciare la mano al Papa”

27/05/2010

IL RITORNO DI SANTORO

Filed under: In tv,Mi piace "fotomontaggiare",Uncategorized — antoniosabino @ 10:35
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26/03/2010

(IN)SANITA’ GIORNALISTICA ITALIANA


A quanto pare hanno tutti letto, pagina per pagina, il contenuto della riforma sanitaria di Obama, tutti tranne chi vi scrive in questo momento, io non l’ho letta, neppure ho trovato il testo integrale, dunque non vi posso dire se è contro il sistema delle lobby (come ho letto da più parti), se è la più grande riforma sanitaria dell’universo, se è efficace o meno, tra le poche cose che mi sono note è che il suo inizio è previsto tra quattro anni menetre tagli e tasse maggiorate partono subito per coprire la spesa (magari ho capito male), ma è bello vivere in un mondo di esperti di questioni legali e raffinati esegeti dei testi legislativi fantasmi, d’altro canto la festicciola è stata un poco raffreddata dal fatto che Obama è arrivato a patti con gli antiabortisti (cosa che in tempi diversi e con presidenti diversi gli avrebbe valso il linciaggio al grido di “oscurantista cattolico”). Io aspetto, voglio vedere la cosa quando è messa in atto, altrimenti si devono creare dibattiti su promesse e sappiamo come vanno a finire…. in Italia è curioso che si tratti con tanta sicurezza di una cosa che non si è vista in azione e che, ho il dubbio, nessuno conosce in dettaglio, sorvolando invece dei fatti un po’ più concreti, tipo 76 bombardamenti obamiani in quei territori che interessavano tanto agli europei fino a quando bombardava bush, oggi è un generale “chissenefrega!”, altro tema sul quale i giornali italiani pontificano parecchio è il grande consenso del quale gode Obama in USA, consenso che non sembra poi così diffuso.

03/03/2010

SILVIA VADA, VADA SILVIA: COME SI FANNO GLI AGGUATI


Cadaveri da eliminare? Madri affrante da intervistare? Scarcerati da tormentare? Per tutto questo e molto altro c’è Silvia Vada. Silvia Vada è l’esempio del giornalista che non vorresti incontrare sulla tua strada -ipotizzando che qualcuno voglia incontrare un giornalista-. Lei è sempre sul pezzo, ma per pezzo intendo il pezzo di carne, addenta e strappa, fottendosene allegramente di tutto e tutti. Con la scusa del “dovere di cronaca” riesce ad imporre la sua presenza petulante a chiunque e quando non ci riesce ha il coraggio di lamentarsi, di fare da portavoce dei colleghi sciacalli con effetti grotteschi. Non ci credete? Guardate il celebre filmato trasmesso da Striscia e sentite le parole della Vada.

Questa tizia non solo parte dal presupposto che TUTTI vogliano far vedere a TUTTI i fattacci loro e dunque che qualsiasi cosa sia a favore di telecamera, ma vistasi respinta ha il coraggio di partire alla carica sostenendo la folle idea che siano i giornalisti come lei a portare SOLIDARIETA’ e AIUTI alle persone colpite da un terremoto. Oggi Silvia Vada ha dato l’ennesima dimostrazione di quale sia la sua idea di giornalismo: in occasione della scarcerazione di Omar, uno dei due colpevoli del delitto di Novi Ligure, lei dove si presenta? Indovinate un po’? Parte la diretta di Studio Aperto e lei è sotto casa della famiglia di Omar, per vedere se torna a casa così puo’ avventarsi alla sua giugulare o, in assenza, a quella dei suoi parenti.

E’ dovere di cronaca questo? Cronaca di cosa? Di un delitto con due colpevoli messi in galera e condannati? A cosa serve ritirare fuori questa faccenda, intervistare gente che ha già rilasciato piena confessione? Volete sbatterli in prima pagina? Volete, cosa ancora più orribile da pensare ma non improbabile oramai, spingerli ad entrare magari nel mondo della televisione? A fare due piroette in qualche spazio domenicale, tra una intervista e l’altra? A cosa serve tutto questo?

03/02/2010

L’AFFAIRE DREYFUS: ALCUNI EDITORIALI DEL “LE PETIT JOURNAL”

Filed under: Uncategorized — antoniosabino @ 22:11
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Il capitano francese Alfred Dreyfus venne accusato e condannato di aver svolto azione di spionaggio a vantaggio della Prussia. La condanna comportò la degradazione e la prigionia sulla famigerata Isola del Diavolo, nella Guiana Francese. Dreyfus vi rimase dal 1895 fino al 1899, in condizioni spaventose, mentre in Francia impazzava lo scontro tra i dreyfusardi, ovvero coloro che a buona ragione sostenenevano che il processo fosse viziato dagli interessi conniventi dell’esercito e della gerarchia ecclesiastica, e gli antidreyfusardi, convinti assertori che il capitano fosse un traditore al soldo delle potenze straniere. Il caso Dreyfus mostrò come anche in Francia l’antisemitismo fosse molto acceso, tanto da puntare come capro espiatorio proprio su un capitano ebreo quale era Dreyfus, per riversare poi l’accusa di sovversivi contro l’intera comunità ebraica francese. Nel 1899 Dreyfus venne nuovamente sottoposto a processo, anche grazie all’intervento di Zola con il celebre J’Accuse dalle pagine dell’Aurore con il quale veniva chiesta a gran voce una revisione del processo, ma nuovamente si arrivò ad una condanna, di 10 anni, alla quale seguì subito la grazia da parte del presidente Loubet. Insomma si tentava di salvare capra e cavoli, non mostrare che il giudizio era stato erroneo e al tempo stesso non continuare a perseguire quello che, per evidenza dei fatti in mano oramai anche alla pubblica opinione, era un innocente. Solo nel 1906 Dreyfus venne riabilitato e riammesso all’interno dell’esercito. Nel 1985 il presidente Mitterand commissionò una statua in ricordo del capitano, statua da collocare nel cortile della Ecole Militaire, ma il ministro della Difesa si oppose alla collocazione del monumento all’interno dello spazio della Ecole. Il 12 Lugio 2006, in occasione del centenario dal proscioglimento di Dreyfus, il presidente Chirac ha chiesto ufficialmente scusa ai discendenti di Dreyfus chiudendo la questione.
Per capire meglio il clima che si era sviluppato attorno a Dreyfus e ai suoi sostenitori ho deciso di dare una occhiata e tradurre alcuni editoriali del Le Petit Journal, giornale parigino edito fino al 1944. (more…)

30/01/2010

EGO NUNTIO VOBIS GAUDIUM MAGNUM, HABEMUS PAPAM ovvero OSTENSIONE DELLA SACRA MUMMIA DI GIORGIO BOCCA L’ARCITALIANO


Lo straItaliano Giorgio Bocca nello studio di Fabio Fazio

Ho appena guardato un pezzo della prona intervista di Fabio Fazio a quello che, con un gusto spiccato per l’iperbole, è stato introdotto come il mito del giornalismo italiano: Giorgio Bocca. Sulla capacità da trasformista dell’arcitaliano Bocca, un vero Proteo multiforme, ho già detto pochi giorni or sono. Visto che la Rai ha pensato bene di far intervistare Bocca giusto tre giorni dopo il Giorno della Memoria vediamo un po’ cosa pensasse deglli ebrei il MITO del giornalismo italiano. Dobbiamo vederlo su questo blog perchè il piegatissimo Fazio si è dimenticato di chiedere della fase prepartigiana del nostro mito, come ogni mito che si rispetti Bocca infatti esce dalla testa di uno Zeus partigiano tutto bello che armato di penna e moschetto..pardon fucile, non ha passato. Eppure un passato lo ha e non mi riferisco al solo aver firmato il Manifesto fascista sulla Razza, mi riferisco a questa articolo messo in prima pagina su«La Provincia granda – Sentinella d’Italia», Foglio d’ordini settimanale della Federazione dei Fasci di Combattimento di Cuneo, in data 14 agosto 1942

Documenti dell’odio giudaico.
«I ‘Protocolli’ dei Savi di Sion»

Sono i «Protocolli dei Savi di Sion» un documento dell’internazionale ebraica contenente i piani attraverso a cui il popolo ebreo intende giungere al dominio del mondo.
La logica costruzione del testo trae ragione e causa da un esame critico e profondo della realtà del mondo e della natura umana.
Non vi sono perciò ragionamenti aprioristici ed astratti, ma solo studio, critica, deduzione e, come ultimo risultato, la proposizione.
Il povero «gojm» o «gentile» così il testo chiama i non ebrei, leggendo quei «Protocolli» rimane al tempo stesso stupito ed atterrito.
Anche se è in grado di sceverare da ciò che ha effettivo valore tutto quello che può essere enfasi ieratica o presunzione propria di chi si crede prediletto da Dio, il lettore ariano rimane impressionato dinanzi ad un opera così macchinosa e gigantesca, così ammalata di criminalità con tanta tenacia e spaventosa perseveranza condotta attraverso ai secoli da esseri che si sono sempre tenuti nell’ombra ed al riparo di propizi paraventi.
Il testo, dopo aver enunciato il principio che diritto è uguale a forza, descrive i mezzi ed indica i risultati a cui il popolo ebreo è già arrivato e quali mete dovrà ancora raggiungere per possedere il monopolio della forza, cioè del diritto, cioè del dominio del mondo.
In questo intento il popolo eletto, sparsosi per volontà di Dio in tutte le parti del mondo, ha lottato e lavorato per allontanare i «gentili» sempre più da una visione realistica della vita, per gettarli in braccia all’utopia, per indebolire la forza dei loro governi e per carpire nel frattempo le loro sostanze per mezzo della speculazione.
Lungo tempo è durata la preparazione consistente nella formazione di un reticolo capillare, unito negli intenti e potente nella finanza; quindi ha avuto inizio l’opera di dissolvimento.
I primi ostacoli da abbattere erano le due forze dell’aristocrazia e del clero.
Gli ebrei preparano la rivoluzione francese; l’aristocrazia cade nelle loro mani per mezzo del denaro, il clero viene combattuto e discreditato per mezzo della critica e della stampa.
Il malgoverno da essi prodotto stanca e disgusta il popolo.

Gli ebrei lanciano allora il grido: «Libertà, eguaglianza,  fratellanza».
La massa illusa e piena di speranza abbatte le solide istituzioni e prepara il campo a quelle forme di governo liberali e democratiche in cui gli ebrei, padroni dell’oro, divengono i dominatori.
Dice il testo: «Abbiamo trasformato i loro governi in arene dove si combattono le guerre di partito» e più oltre «l’abuso di potere da parte dei singoli farà crollare tutte le istituzioni».
Un gran passo è già stato fatto, ma altre forze sono ancora da abbattere: la famiglia e la religione. Menti ebraiche preparano allora e confezionano per i veramente ingenui «gentili» un’altra più affascinante utopia: il collettivismo.
Cervelli ebraici dirigono la rivoluzione bolscevica, banchieri ebraici la finanziano.
Dice il testo: «Lasceremo che cavalchino il corsiero delle vane speranze di poter distruggere l’individualità umana».
Quando non esisteranno più nerbi di forza che si possano opporre, quando i popoli saranno esasperati dal fallimento di queste teorie e delle forme di governo che ne sono la conseguenza, allora, con la forza del denaro, gli ebrei imporranno la loro autocrazia, solida, forte e decisa, unita nella persona del monarca del sangue di Davide, imperniata sulla divisione gerarchica delle caste.
Non tutti i «gentili» – per sfortuna degli ebrei – sono stati però degli «ingenui» o «zucche vuote» come essi amano chiamarli.
Anche essi, o almeno una parte di essi ha saputo guardare il viso non amabile forse, ma pur tuttavia
immutabile, della realtà.
Un colpo tremendo deve aver subito il cuore ebreo nel vedere sorgere un movimento, quale quello fascista che denunciava la inconsistenza pratica della parola libertà nel campo politico dove gli uomini sono in tal modo costrutti da trasformare la libertà loro accordata in anarchia.
Una rabbia immensa deve aver riempito il cuore degli anziani di Sion, nel sentire dei non ebrei dire che il comunismo è un utopia irraggiungibile e che le sue applicazioni pratiche sono costruzioni meccaniche e crudeli dove milioni di schiavi lavorano per una minoranza di dirigenti (ebrei).

L’odio di chi vede svelati i suoi piani è enorme, l’odio di chi vede rovinati i propri piani è tremendo.
Questo odio degli ebrei contro il fascismo è la causa prima della guerra attuale.
La vittoria degli avversari solo in apparenza, infatti, sarebbe una vittoria degli anglosassoni e della Russia; in realtà sarebbe una vittoria degli ebrei.
A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere in un tempo non lontano essere lo schiavo degli ebrei?
E’ certo una buona arma di propaganda presentare gli ebrei come un popolo di esseri ripugnanti o di avari strozzini, ma alle persone intelligenti è sufficiente presentarli come un popolo intelligente, astuto, tenace, deciso a giungere, con qualunque mezzo, al dominio del mondo.
Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù.

Nel caso ci fossero dubbi ecco la foto del giornale originale

Ecco da dove sbuca Giorgio Bocca, in fondo potete trovare in nuce molti dei giochetti retorici usati dal nostro “mito” nella sua lunga e cangiante -di colore appunto- carriera.  Ora continuerà il coro angelico, da giornali a televisioni, che innalzerà il Giorgio nazionale alle celesti sfere, in vista della consacrazione che giungerà infallibile una volta morto: se sono riusciti a recuperare e semisantificare Craxi volete che non santifichino Bocca -tra parentesi, tra le mille forme è stato pure Craxiano e antiCraxiano (dopo che Craxi era caduto ovviamente)-.

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