03/05/2013
27/08/2012
Ma quanto è forte Hollande, ma quanto strilla Hollande, Hollande, Hollande
Hollande si nasconde dietro una tenda per evitare di doverne dire quattro al lattaio
E venne sul suo cavallo bianco a liberare il mondo. Per settimane siamo stati sommersi dalle panzane internettiane che strillavano del nuovo tempo, quello della libertà, della giustizia sociale, tutti a indicare questo tipetto come colui che avrebbe fatto tremare l’Europa. Attualmente non trema nulla. La Francia prosegue come prima, incontri internazionali, prediche alla Grecia, pieno accordo con BCE e via così, Hollande non ha fatto praticamente nulla, qualche riformina sul genere progressismo che non costa nulla, e poi si naviga tranquilli e sereni nella vasca da bagno. Se fosse stato tanto dirompente credete che avrebbe raccolto così placidi e convinti complimenti, fuori e dentro Europa, dopo la sua elezione? Non c’è stato neppure un grido al “pericolo Hollande” da parte di quei pluripotentati che, in teoria, dovevano temere un cambio di rotta. Ma noi continuiamo tranquilli a goderci Hollande ed a fantasticare sulla sua grandezza. Lasciamo la conclusione alla profetica Mondaini
Ma quant’è forte Hollande
Ma quanto strillaHollande
In acqua è un pesce Hollande
Nel salto vola Hollande
è più di Zorro Hollande
è più di Furia Hollande
Hollande- Hollande
Eeh – ooh (coro)
Che bella vita Hollande
Non fa mai niente Hollande
Che bella casa Hollande
Che bella moglie Hollande
Non paga affitto Hollande
Non paga tasse Hollande
Non spende un soldo Hollande
Ma quant’è forte Hollande
Hollande- Hollande
Eeh-ooh (coro)
Non sa parlare Hollande
Non sa contare Hollande
Non legge niente Hollande
Nemmeno scrive Hollande
Non sa la storia Hollande
Non sa le lingue Hollande
è un ignorante Hollande
Sa solo urlare Hollande
Holland – Hollande
Eeh – ooh (coro)
22/07/2012
GOMORREA ovvero SAVIANO GUARDA A VENDOLA E MAIORCA
Gian Paolo Serino ha giustamente richiamato l’attenzione sopra un passaggio dell’ultima esternazione di Saviano sull’Espresso. Dalla Rubrica “L’Arcitaliano”, (in)degnamente ereditata da Bocca, non perché Bocca fosse degno, come si è detto, il profeta e leader maximo del Savianesimo è riuscito a dare vita ad un mostro tricefalo, Savendorca, dotato della spocchia savianea, il parlare ad mentulam vendoliano (un misto di finta ricercatezza e comunicato sindacale) e la capacità di non prendere fiato di un Maiorca. Tutta questa ipossia rischia di generare nei lettori altri Saviani, estendendo il virus. Prendete una buona boccata d’aria.
” La poetessa Szymborska ha vissuto un periodo terribile ma non lo ha mai negato. Siamo sicuri sia avvenuto lo stesso a quegli intellettuali che hanno creduto nelle operazioni militari della destra repubblicana americana o che sono preda di quel bruxismo ideologico che si sostanzia di piatto garantismo nel presente e svela la propria vera natura nei processi sommari al passato?
19/07/2012
METTI CHE UN GIORNO ALLA RADIO… SIRIA E BALLE
In questi mesi, come prima per la Libia, in parte per l’Egitto e la Tunisia, siamo subissati dalle informazioni a senso unico, bande armate descritte come gruppi di pacifisti e idealisti, gente che straparla di lotte per la libertà, un quadro che basta poco a smontare, ma l’Occidente ama cacciare il naso negli affari altrui e partecipare alla partita, o almeno si illude che spalleggiando gruppi sospetti potrà arrivare ad un controllo almeno indiretto, vecchia storia, storia pluridecennale. Cosa succede se un tronfio conduttore radiofonico francese intervista telefonicamente un siriano, convinto di sentire peste e corna di Assad, e si trova davanti a qualcuno che invece gli racconta cosa ha visto e come le bande armate siano bande armate? E cosa succede se davanti alla reazione di sufficienza da “noi vi insegnamo come funziona una democrazia” il giovane siriano gli porta esempi francesi dove la repressione c’è stata? E dico repressione perché se gli eventi sono simili e quell siriana è repressione allora anche quella francese lo è. Che succede? Succede che il giornalista non è più in grado di cavarsela… buon ascolto
16/07/2012
PD E UNIONI TRA OMOSESSUALI, COMPAGNI ALZATE LE BANDIERE: IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO RITORNA!
Anni e anni di lamentele sul PD ritirando fuori “ah la sinistra, ah quando c’era il PCI” e ora che fanno una cosa da PCI non la volete riconoscere. Sveglia, McFly, sveglia, il PCI gli omosessuali li sbatteva fuori dal partito (vedi, tra gli altri, Pasolini nel 1949), il PCI era contrario alla legge sul divorzio e via così… McFly sveglia, parli da anni di una cosa astratta “la sinistra”, ogni tanto ritirando fuori i feticci tipo Berlinguer (del quale non si può mai ricordare la fallimentare azione politica essendo oramai un santo laico), ma non hai nessuna memoria di cosa è stata, in Italia, la sinistra ed essere di sinistra. Il PD l’altro giorno è tornato ai tempi del “glorioso” PCI, mozione annullata, rifiuto di azioni che rompessero con il mondo cattolico. Il Partito Comunista Italiano è tornato.
14/02/2012
DIFFERENZA TRA I POETI MALEDETTI ED I MALEDETTI POETI: IL MARTIRIO DI SAN VERLAINE APOSTATA
Verlaine ha appena sentito quello che ho sentito io e non è felice
Venceslao il buon re
A Terre Impervie non abbiamo mai avuto una vera occasione di parlare di Saviano, tranne che per alcuni riferimenti, due anni or sono, sopra la sua pretesa di essere il nuovo Pasolini, pretesa che lui ha evidentemente dato ad intendere per poi lasciarla alla vista di tutti e che i giornalisti, come il buon cittadino con la cacca del proprio cane, hanno raccolto ogni volta per poi depositarla negli appositi contenitori cartacei, i giornali. Il Messianesimo savianese è una delle tante belle infezioni contratte da una Nazione che è a forma di stivale, ma in realtà pare passeggiare sempre a piedi nudi in attesa di raccogliere funghi. Potremmo dilungarci sul capitolo Mafia e Politica, sulle 10 piccole differenze tra un Giuseppe Fava e un Saviano, sulla questione dello sputtanamento del lavoro di Falcone e Borsellino e sulla sagra del “mafioso” da piccolo e grande schermo, con una spruzzata di folklore e qualche ammiccamento a Kill Bill, che il nostro valoroso cuciniere ha rimestato e servito. Di questa faccenda, come l’abitudine al copia incolla e allo scoppio molto ritardato delle “ri-scoperte”, parleremo forse altrove. Oggi ci vogliamo dedicare alla questione del savianesimo di origine controllata, quello che sgorga direttamente ab origine.
Si vocifera di futuri impegni televisivi
Play the maid’s part,–still answer nay, and take it.
Esistono persone che provano l’atavica repulsa a mostrarsi in pubblico, non amano interviste, non vogliono comparire, perfino la posa per una breve foto li ripugna e vi si adeguano solo perché altrimenti il loro destino sarebbe ancora più orribile, fatto di attività che li obbligherebbero, a volere e piacere altrui, a comparire ovunque. Esistono poi quanti smaniosi di svelarsi al mondo intero, pur conservano l’arte sopraffina di farsi pregare, centellinano, hanno appreso, in misteriose sale dove a loro e a loro soli è stato consegnato un qualche strumento sensibilissimo, a cogliere il polso di intere Nazioni, tanto da poter apparire e svanire a loro piacimento, eppure essere sempre richiesti e davanti a tutti pur in assenza. Un loro no sarà sempre strategico, sapranno prevedervi di almeno cinque mosse e, se incappati in un errore, sapranno perfino farvi credere di aver volontariamente scelto quella strada. Esiste poi una categoria, vasta categoria, plateale categoria, diffusa a tal punto da costituire forse la maggioranza, incapace di rinunciare a porre bocca e voce e volto ad ogni occasione. Non è neppure per rilanciare le vendite di qualche loro prodotto (di minore o maggiore fattura), non è perché si parli di loro in vista di qualche futura azione, si tratta di pura e semplice necessità di infilare la bocca nel pertugio di un megafono e dare fiato. Loro non sapranno praticamente mai dire di no, dovranno intervenire con la forza per fare loro comprendere come stiano saturando l’aria quanto il monossido, per questi non c’è argomento impossibile, che sia un convegno sulla Consustanzialità trinitaria, una tavola rotonda sulla economia del Nicaragua o la possibilità di recensire l’ultimo disco di un gruppo di Lorisidi vestiti come i Beatles, non vi preoccupate che il nostro eroe non si tirerà indietro, ci metterà più tempo la e-mail di risposta ad arrivare a chi lo ha invitato di quanto impieghi l’intervento, scritto, filmato o inciso, a giungere a destinazione.
Quando uno nasce maestro nasce maestro, qualunque sia l’argomento…
¿Quién puede poner puertas al campo?
Così non capiamo perché dovremmo stupirci (eppure confessiamo tale reazione) scoprendo che Scalfarubbica (Repubblica secondo il nome comune), in occasione di San Valentino, abbia deciso di ospitare una selezione di versi dell’innocente Verlaine fatta da Saviano. Oibò, già ci era nota l’esistenza di una antologia letteraria per le scuole dove, a colpi di Benigni e Saviano, si smerdava ulteriormente la letteratura di questa dispersa Penisola, letteratura già abbastanza martoriata nei pollai scolastici, adesso veniamo a sapere che l’antologizzato è un antologizzatore, tanto da cogliere il fior fiore di Verlaine e somministrarlo al pubblico come una tisana. L’effetto della tisana è però lassativo. Voi direte, colpa di Verlaine, una selezione è fatta bene o male, ma è comunque selezione di cose altrui. No. Il problema è che la selezione è accompagnata dalla lettura, da parte dello stesso Saviano, anzi, dalla recitazione (già dopo pochi minuti quel disastroso “Vero?” lascia intuire che da parte sua ci sia una volontà di interpretare) delle poesie e chi abbia avuto occasione di vedere i famosi elenchi della spesa che hanno suscitato dibattito in Italia potrà già immaginare la monotonia assurda di questa “esecuzione”, nel senso di eliminazione di Verlaine che, nonostante la sua grandezza, non riceve neppure una rapida morte, ma viene martoriato, pezzo per pezzo, dall’ego di Saviano. Poteva dire di no? Ovvio. Ma a quanto pare si sentiva trascurato e, magari, ha pure l’idea di sfornare a breve un libro di poesie, possibilmente prevertiane; non si offenda nessuno, ma noi si è della scuola che ritiene la produzione poetica di Prevert più simile ad una lunga serie di annunci pubblicitari, con qualche furbata, insomma roba che, magari con meno esito, è in grado di produrre chiunque.








