TERRE IMPERVIE

05/08/2012

1945 – 2012 NULLA CAMBIA SOTTO IL SOLE


Il processo farsa di Hussein, l’eliminazione misteriosa di Bin Laden, i silenzi, l’incertezze, il linciaggio di Gheddafi, nulla è cambiato e per i nostalgici dei tempi andati dovrebbe essere una buona notizia, contenti loro. All’approssimarsi della fine del secondo conflitto mondiale le cosiddette potenze democratiche (allargate in quel momento alla Russia) discussero sul come trattare gli alti papaveri tedeschi. L’idea che prevaleva tra Stati Uniti e Inghilterra era della eliminazione sommaria una volta catturati, in particolare a Churchill premeva la scomparsa di Mussolini e dell’imbarazzante carteggio (carteggio che erroneamente Mussolini considerava una garanzia di sopravvivenza),

Roosevelt e Churchill insistettero svariate volte perché i futuri prigionieri venissero fucilati a poche ore dall’arresto, mentre Stalin, con quel fare sornione di chi ha capito come punzecchiarti pur essendo per il momento dalla tua parte, pensava che vi erano solo due possibilità: la prigione a vita o la condanna a morte dopo “regolare” processo. Alla fine USA e Gran Bretagna, pur a malincuore, cedettero ma il processo venne fatto secondo metodi che definire irregolari sarebbe poco. Difese private di accesso ai documenti (salvo quelli esaminati dalla accusa), sparizione di dati fondamentali, scomparsa di testimoni, giudici che vivevano a stretto contatto con gli accusatori e via scorrendo, insomma, come oramai è ampiamente riconosciuto dalla storiografia seria (quella che procede per documenti e non per emozioni e vulgata) tranne che da qualche documentarista attardato e dal popolino, il processo di Norimberga fu una farsa assurda, tanto valeva l’impiccagione immediata. In questi ultimi anni abbiamo assistito alla riproposizione di tali farse, con qualche aggiunta modernissima, ad esempio imputati che muoiono giusto quando dovevano rivelare un giro di bustarelle internazionali (vedi Milosevic e i vari sporchi affari con le altre Nazioni), oppure imputati che non raggiungono mai il tribunale e vengono fatti linciare dalla folla, vedi Gheddafi. Ora il figlio di Gheddafi vuole un processo in Olanda, per scampare alla pena di morte, giocando sul fatto che l’Europa ha oramai abolito il tipo di condanna.

A conti fatti se Saif Al Islam è stato messo a parte di affari con le nazioni europee, cosa probabile dato che era l’erede destinato, se arrivasse in Olanda è probabile che finirebbe con un bel infarto, ma ritengo più probabile che lo si lasci dove è, perché lo processino o lo ammazzino in carcere. Bin Laden? A Bin Laden pare abbiano fatto la festa, anche se nessuno ha visto nulla e i testimoni sono o parziali (Obama e lo staff dicono che le comunicazioni video si interruppero proprio al momento del blitz) o top secret, l’impressione è che la faccenda puzzi parecchio, ma al nuovo presidente Nobel per la Pace non si chiede mai molto, ci si fida, in fondo è un così bravo ragazzo…

19/07/2012

METTI CHE UN GIORNO ALLA RADIO… SIRIA E BALLE


In questi mesi, come prima per la Libia, in parte per l’Egitto e la Tunisia, siamo subissati dalle informazioni a senso unico, bande armate descritte come gruppi di pacifisti e idealisti, gente che straparla di lotte per la libertà, un quadro che basta poco a smontare, ma l’Occidente ama cacciare il naso negli affari altrui e partecipare alla partita, o almeno si illude che spalleggiando gruppi sospetti potrà arrivare ad un controllo almeno indiretto, vecchia storia, storia pluridecennale. Cosa succede se un tronfio conduttore radiofonico francese intervista telefonicamente un siriano, convinto di sentire peste e corna di Assad, e si trova davanti a qualcuno che invece gli racconta cosa ha visto e come le bande armate siano bande armate? E cosa succede se davanti alla reazione di sufficienza da “noi vi insegnamo come funziona una democrazia” il giovane siriano gli porta esempi francesi dove la repressione c’è stata? E dico repressione perché se gli eventi sono simili e quell siriana è repressione allora anche quella francese lo è. Che succede? Succede che il giornalista non è più in grado di cavarsela… buon ascolto

18/07/2012

MA COSA VUOI CHE SIA…


Ma cosa vuoi che sia un Presidente della Repubblica che interviene sopra una inchiesta e vuole far sparire delle intercettazioni, ma cosa vuoi che sia, l’importante è mettere fuori lo striscione il giorno della strage di Capaci o quella di via D’Amelio. Santi laici, eroi, tutta la terminologia buona per fare di Falcone e Borsellino qualcosa di astratto e sopra le cose astratte non si indaga, ci si limita a venerazione e ricordo (possibilmente mitizzato).

Ragionamento del tipico Italiano

Parte 1: me ne fotto delle manovre di Re Gioggio per fare pressione sulle indagini relative ai rapporti tra Stato-Mafia, me ne fotto delle richieste di Mancino, degli impegni di Re Gioggio e del suo intervento inusitato

Parte 2: corro a mettere alla finestra la candelina, sul petto la coccarda, sul balcone lo striscione, sulla macchina l’adesivo in ricordo di Falcone e Borsellino e grido ai quattro venti che “i poteri forti” non vogliono la verità.

Parte 3: faccio indigestione di erba e chiedo al pastore se posso prendermi una settimana di riposo. Quello prima mi tosa, poi mi concede graziosamente la vacanza.

Parte 3b: mi inquieto per il ritorno di Berlusconi e me ne occupo con grande passione.

16/07/2012

PD E UNIONI TRA OMOSESSUALI, COMPAGNI ALZATE LE BANDIERE: IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO RITORNA!


Anni e anni di lamentele sul PD ritirando fuori “ah la sinistra, ah quando c’era il PCI” e ora che fanno una cosa da PCI non la volete riconoscere. Sveglia, McFly, sveglia, il PCI gli omosessuali li sbatteva fuori dal partito (vedi, tra gli altri, Pasolini nel 1949), il PCI era contrario alla legge sul divorzio e via così… McFly sveglia, parli da anni di una cosa astratta “la sinistra”, ogni tanto ritirando fuori i feticci tipo Berlinguer (del quale non si può mai ricordare la fallimentare azione politica essendo oramai un santo laico), ma non hai nessuna memoria di cosa è stata, in Italia, la sinistra ed essere di sinistra. Il PD l’altro giorno è tornato ai tempi del “glorioso” PCI, mozione annullata, rifiuto di azioni che rompessero con il mondo cattolico. Il Partito Comunista Italiano è tornato.

31/03/2012

CINAI, DUBINA ovvero SE FACCIO LO SFORZO DI MENOMARTI SENZA AMMAZZARTI ALMENO DIMMI GRAZIE (o del Fascismo Economico)


La Cina, noi amiamo la Cina, noi amiamo a tal punto la Cina che vogliamo esportare l’antica usanza del suicida che si immola dandosi fuoco.  Certo non rinunciamo alle nostre specificità (bel termine, quasi come governance) se in Cina si immola la minoranza, da noi tanto vale che si immoli la maggioranza, i disoccupati, gli imprenditori disintegrati dal fisco, i fessi che hanno creduto alle storielle dello “stato sociale” tra i primi al mondo, insomma a noi piace che gli investitori cinesi trovino un clima caloroso e che ricordi loro casa, ed in mancanza di bonzi possiamo sempre ricorrere a qualche italiano. La Cina ci piace, la sua produttività ci affascina, l’idea che con una manciata di riso si possa sottomettere una persona obbligandola a compiere un lavoro di merda, ci colpisce e ci solletica. Insomma, non siamo quasi mai arrivati ad un effetto tanto perfetto, che tecnica, che classe, che stile. Meccanizzazione? Sì, si potrebbe fare, ma vuoi mettere l’impiego di carne da catena di montaggio? In fondo basta pagarli una miseria e, oplà, la meccanizzazione diventa una minaccia da sventagliargli davanti “lavora, non parlare, silenzio, guarda che meccanizzo, guarda che delocalizzo, e ringrazia che ti voglio ancora dare lavoro. Ah proposito, avrei bisogno di un polmone”. Il Sindacato? Appelliamoci al sindacato ha detto qualche ingenuo. Ma il Sindacato è uno dei Padroni, gratta gratta e tante fabbriche le ha proprio in mano (in parte o totalmente) proprio quel sindacato che dovrebbe secondo teoria aiutare i lavoratori. Il padrone e il sindacato si accorgono che costi troppo? Nessun problema, introduciamo lavoratori extracomunitari sottopagati, o ti adegui o quella è la porta. Il sindacato non dice nulla, chiude gli occhi e se non hai la tessera accellera pure il calcio in culo.

Ma noi si ama la Cina, dicevamo, questo straordinario miscuglio di tradizione secolare e di innovazione, ma amiamo anche Dubai, sì, Dubai ci affascina ancora più della Cina perché Dubai si è dimenticata quelle menate di tradizione secolare e pure a noi, in fondo, cosa vuoi che ce ne impippi di Tizio o Caio? Dubai è la dimostrazione che i sogni si fanno realtà, islam, cattolicesimo, zoroastresimo, animismo, quello che vi pare, potete pure girare mezzi nudi, tirate sopra i multigrattacieli, guarda che fontana, spruzzi come neppure alla serata non-stop in onore di Cicciolina e Rocco, il più alto del mondo, il più largo del mondo, il più lungo del mondo, il più del mondo, una bella cementificazione a destra e a sinistra. Tradizioni? Religione? Calma, calma, dove serve per dare due pedate, ma poi non stiamo tanto a rompere i cojoni, da noi si riprende a destra e a manca, si fanno foto, films, produzioni nazionali e internazionali, sopra ci spruzziamo il dibattito democratico (roba che ci hanno insegnato all’estero, non vuol dire nulla ma lascia l’illusione della libertà) e mischiamo. Ti piace la mia città? I lavoratori? Tutti sottopagati e con zero diritti. Si lamentano? Un calcio in culo. Ecco da noi trionferà il modello Cinese con una spruzzatina di Dubai, qualche bel palazzone enorme costruito dagli schiavi della penisola con un po’ di elementi importati, volete i diritti? Ma quali diritti? Avete impiccato un primo ministro? Avete ghigliottinato un re? Sparato ad un capo di stato a Dallas (come se bastasse poi)? Avete dato fuoco a qualche palazzo? Fatto nulla? Avete appeso uno per i piedi, ah beh, ma era ancora al potere o non contava proprio più un cazzo? Ah non contava più un cazzo… state in silenzio, non rovinate la splendida occasione di declinare e svanire senza emettere un suono, sarete un caso straordinario, vi citeremo nel manuale, anzi no, non comparirete nel manuale e da nessuna altra parte, al massimo in un manuale delle illusioni che è a sua volta una illusione. Godetevela.

17/03/2012

MA DAI DAMA


Voi credete che i Presidenti cinesi non abbiano una fede, alcuni di voi pensano perfino che siano degli sprezzanti negatori della esistenza di esseri superiori. Vi sbagliate, ogni sera non manca mai la preghierina del presidente cinese di turno ed essendo un poderoso rituale invece della candela accesa, l’anima fluttuante e così via, nella cappella sotterranea del palazzo presidenziale si accende un monaco tibetano. Si prega, si compie un’ultima riverenza davanti alle carni che si consumano e si lascia l’antro fumoso per concedersi un sereno sonno. Ogni tanto il presidente cinese invita altri capi di stato ad ammirare il silenzioso spettacolo (i monaci tibetani sono rinomati per fornire il migliore supporto per le candele umane).

Intanto, in terre lontane lontane, il capo spirituale compie le sue azioni a favore della patria: indossa cappellini,

distribuisce sciarpe (in teoria con un significato spirituale specifico, ma sono tanto richieste da principi, baldracche e cincillà, da essere più che altro una moda)

partecipa a festicciole, racconta barzellette,

esprime una arcaica saggezza degna di uno che si avvia ad immolarsi, ma non si immola; ogni tanto dice una frasetta, si fa ricevere da un mezzo capo di stato, in cielo crepita qualche lievissima scintilla, la Cina borbotta, ma presto tutto si spegne e si torna alle candele tibetane. Come il sommo pontefice davanti all’ennesima strage di cristiani (gente che si professa di una religione che non li soccorre, in territorio dove è mortale farlo, eppure prosegue, insomma se proprio uno deve cercare i cristiani deve andare da quelle parti) dicevamo, come il sommo pontefice si schiaccia un foruncolo lacrimando due o tre “li compiango, resistete, forza” e poi torna al cocktail di gamberi, ma parliamo di gamberi estremamente spirituali, sia chiaro.

La verità, Tibet caro, è che dovrai aspettare di reincarnarti tutto in una Nazione con petrolio, diamanti, geograficamente ben collocata e possibilmente con in mano il debito pubblico di qualche superpotenza.

20/02/2012

OMAR BREBESH ovvero COME TI TORTURO E TI AMMAZZO DEMOCRATICAMENTE IL DIPLOMATICO LIBICO

Filed under: All'estero,Libertà di parola,Totalitarismi — antoniosabino @ 20:36
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Omar Brebesh, uno che non era abbastanza democratico per campare

Nel mondo del tutto è bello e le cose funzionano così. Il cattivo vive nel suo castello che domina la vallata del paesello di Non potrò. Nel paesello di Non potrò una povera popolazione di gentili e dolci Non posso sbarca il lunario in miseria, ma onestà. Soffrono tante pene e sopra di loro si addensa oscuro un cielo eternamente grigio, scaturito dai malefici incantamenti del crudele Signore del Castello. Non c’è un giorno di tranquillità per i Non potrò, le orde infernali, evocate dal Signore del Castello, sfasciano il poco raccolto, picchiano i vecchi e violentano le donne. Ad un certo punto compare un Paladino o una compagnia di Paladini (almeno quattro, un elfo americano, un nano italiano, un mezzo uomo – mezzo nano francese, una Ranger tedesca) tutti sono di  allineamento Legale, al massimo con qualche scivolamento verso il Neutrale). I nostri Paladini si fanno strada attraverso la campagna circostante al paesello, si presentano alla gente intimorita al centro della piazza, li incitano, i Non posso, inizialmente terrorizzati, si lasciano convincere e iniziano a protestare e a nulla servono gli attacchi portati dal Signore del Castello, oramai il Paesello è in rivolta e i Paladini, combattendo fianco a fianco dei Non posso, respingono orda dopo orda le forze del male. A questo punto il Signore del Castello gioca di difesa ed  i Paladini, spingendosi lungo le ripide e tortuose strade che conducono alla solitaria cima dove si eleva il Terribile Castello, giungono infine al portone, lo sfondano e si addentrano nel maniero. La gente al Paesello attende il loro ritorno, più passa il tempo più il timore aumenta, ma i Non posso sono comunque fiduciosi e, spalleggiandosi e facendosi forza a vicenda, rinnovano l’entusiasmo e rincuorano i dubbiosi. I Paladini, dopo mille trappole quasi mortali, giungono alla sala del trono, tutta decorata con teschi e corpi impietriti da misteriosi incantamenti. Il Signore del Castello li sfida nel più terribile scontro della loro vita, i Paladini, armati della loro Fede nella Giustizia, vincono, pur rischiando in più di una occasione di soccombere: stare uniti e sentire dietro di loro la forza trascinatrice della fiducia di un intero villaggio li porta a trionfare sul Signore del Castello che, in un lampo oscuro, svanisce nel nulla, le nubi si diradano, i campi si riempiono di messi, i pallidi Non posso riprendono colore, tornano tutti quegli animali della foresta che erano svaniti nel nulla e, con una grande festa, i Paladini celebrano la loro vittoria e il ritorno della vita nel Paesello. Fine.

 

Peccato che queste piacevoli amenità, anche molto emozionanti al cinema, nella narrativa o sullo schermo di un computer, siano nella realtà un cumulo di cazzate impossibili. Eppure Europa e Stati Uniti si sono bevuti nell’ordine che tutto un popolo (Libia) si era sollevato contro il Signore del Castello (Gheddafi e famiglia) vessati da decenni di morte e distruzione. Un gruppo di Paladini (I  volenterosi) commossi dallo sforzo e dai patimenti dei cittadini del Paesello, imbracciando armi e bagagli, hanno abbattuto il tiranno e riportato Giustizia e bellezza nel paese un tempo maledetto. In realtà nulla di questo, come da mesi e mesi molti, compresi il sottoscritto, ripetono. Sulla natura dittatoriale del potere di Gheddafi nessun dubbio, sulla salda e convinta sollevazione popolare immensi dubbi. Sulla povertà dei libici dubbi grossi come case e come il Prodotto Interno Lordo, dubbi grossi come svariati reportage fotografici e testimonianze di persone non certo sospette. I Paladini, tutti uomini d’onore per un paese di balocchi, sono intervenuti dopo aver ufficializzato negli anni il livello di “statista legale” del Dittatore sanguinario, hanno sparso balle (bombardamenti in centro alla città sui cortei), hanno fomentato l’informazione perché ci desse una sola visione, hanno perfino fatto richiami linguistici, Gheddafi è passato in poco tempo da Il Colonnello al RAIS, stile Saddam. Risultato, una Nazione allo sbando, in mano di capi locali, di bande, con un governo di gente già compromessa con il precedente regime, torture e persecuzioni razziali e il totale disinteresse dei valorosi e umanitari capi del mondo. Quello che era accolto dai capi di Stato, viene ammazzato come la più sfortunata e misera delle bestie, portandosi nella tomba tante notizie interessanti sui Paladini dei nostri Stivali. In questi giorni, ulteriore notizia a prova dello stato folle nel quale versa una Nazione che non era arretrata e che anzi, diciamolo pure, aveva la colpa di essere sempre più sulla strada di una economia di buon livello e che aveva la tendenza, gravissima e dannosissima, di non accettare i patti imposti da fuori, ma negoziare secondo i propri interessi, leggiamo che un diplomatico gheddaffiano, alla faccia di volenterosi, umanitari, controlli, democrazie esportate e storielle varie, è stato torturato a morte dai nuovissimi signori della ora civilissima Libia.

Just as bad as Gaddafi? Former diplomat loyal to ousted dictator dies from torture at hands of Libyan rebels

A former diplomat loyal to overthrown dictator Moammar Gaddafi has died under torture after his arrest by a Libyan militia group.

His death is the latest in a series of reports of abuses by former rebels whom Britain and its NATO allies spent billions helping to free from the evil clutches of Colonel Gaddafi and will raise further questions about what has replaced the dictator.

Omar Brebesh, 62, who served as ambassador to France, died less than 24 hours after his arrest in Tripoli in January 19 by a militia from the western Libyan town of Zintan, according to Human Rights Watch.

The New York-based group says that photographs of Brebesh’s body provided by the family show extensive bruising, welts, cuts and the apparent removal of toenails, indicating that he was tortured prior to death.

Reports of the mistreatment and disappearances of suspected Gaddafi loyalists have embarrassed Libya’s ruling National Transitional Council (NTC), which had vowed to make a break with practices under Gaddafi and respect human rights. (Dailymail.co.uk)

12/02/2012

VIA CIUCCI


                                                                       Due o tre manovrine da sopportare, poca roba per guadagnarsi il Paradiso

Asinariaaa festaaaaaaaa

La Grecia se lo merita, frega ‘na sega a noi, la Grecia se lo merita perché in fondo tutti questi filosofi sempre ci aripuzzano di stantio e marcio. Tutti sappiamo che sono a caccia di sgnacchere efebiche, ‘sti Greci, tutti zozzoni, ‘sti zozzi, tutti Greci, perfino gli immigri si grecizzano, è incredibile, con il loro alfabeto incomprensibile, quei segni che paiono due chiappe, l’omega, quella roba là, ‘sti zozzoni, non vi pare due chiappe? Due chiappe maschili ovviamente, già savemo come sugno (pardon) sono questi Greci, e dunque ben giunge il castigo divino, patapam, come a Sodoma e Mondadori, patapam, giù a punire le loro blasfemie immonde e impazzanti e noi ci godiamo, sì, ci godiamo come un Fazio in monta.

                                                               Un filosofo locale risponde alla richieste europee con un sonoro “Ci devo pensare”

Orientis partibus Adventavit Asinus

L’ha detto Gioggio, l’ha detto ieri, “piccini venite a babbo, non vi preoccupate del bau bau, voi siete buoni, mica come ‘sti cojoni di Greci zozzi, voi siete buoni, a voi minestrina, a loro cocci di noce –Gioggio aveva visto Sordi, gli piacciono i film di Sordi, pure senza i film, gli piacciono i Sordi in generale-“ e noi tutti accalmierati ci riuniamo solerti attorno a zio Gioggio e a Nonno Mario e facciamo linguaccia e pure insegnamo le terga a li Greci “tiè, piglia la tua omega tiè”, tanto sono lontani lontani e non ci appigliano

Pulcher et fortissimus Sarcinis aptissimus.

‘Sti grandi fessi di Greci accredevano che bastava votare. E no, none, che vi credete a invertiti! Voi pensate che votare basti e che delegare sia sufficiente, e no! Dovete guardare tutto il giorno quello che fanno gli arti, e se specùlano dovete pararvi, dovete dirigere l’economia locale e pure quella mondiale, il tutto però senza rompere la vita privata  dei politici, no no, che volete vedere i conti, non vi fidate? Ammazza e che siete, figli di Spartani? Semo mica tutti Iloti, dicheno i politici greci nel corso dei decenni, mica semo Schiavi, che volete fare la caccia? Cacciate li Sordi, dicheno quelli d’Europa? Che Sordi, dicheno i Greci -che i film nostri non li vedeno se non c’è Zorba che Zompa-. Li Sordi che vi siete futtuti? Ma non ci siamo futtuti li soldi. Insomma pinco pallo avete fatto l’imbroglio. Ma chi? Voi. Noio? Voio? Azz, siamo futtuti.

                                    Visto il peggioramento della crisi il filosofo locale tenta di passare la frontiera in incognito

Hez, Sire Asnes, car chantez, Belle bouche rechignez,

Ma dico io, cari Greci, ma come non ci volete dare i soldi? Non volete l’austerità? E mo’ se non volete l’austerità i casini fatti dai vostri, nostri e loro (mortacci) politici chi li paga? E i buchi delle banche? E a Goldman Sachs chi gli regala un 200, 300 isole, più mobili, case, musei e pure un tocco de Acropoli per farci la sauna dei dirigenti? Dico state scherzando o cosa? Siate responsabili.

Vous aurez du foin assez Et de l’avoine a plantez.

I Greci c’hanno il vizio dell’assedio. Prima hanno dovuto rispingere quelli da destra, si sono pure fatti massacrare in trecento, ora devono respingere quelli da sinistra. Il Re dei Re è intangibile ,non si capisce neppure quale sia il suo nome, ma come spinge, accidenti, pare infoiato mica male. Spinge sui confini, non vuole discussioni, c’ha i pupi da sfamare. Ma noi siamo tranquilli, zio Gioggio ha detto che siamo bravi, abbiamo subito detto “sì” quando ci hanno chiesto i primi sacrifici e adesso quando, a breve, ci chiederanno i super sacrifici diremmo “sì, sì, sono orgoglione di sacrificare l’oro per la patria, prenditi il molare di nonno”. Altro che quei zozzi di Greci con i loro cortei, le bottiglie incendiarie, le proteste, i cazzotti (presi), altro che gli scioperi generali, dovevate pensarci prima, a me la vostra protesta non piace, tiè, io sono con l’ordine prestabilito, se i giornali non mi dicono che vi devo mandare i 2 euro non lo mando e il bello che li avrei, ne ho caricati almeno 6 di euri sul cellulare. Se i giornali mi dicono che siete cattivi io ci credo, e voi siete cattivi, i giornali mi hanno detto sempre tante cose giuste, mi aiutano tanto, dico pensate alla Libia, se non c’era il giornale che mi spiegava perché si doveva bombardare una Nazione che non aveva attaccato altri, in preda ad una ribellione di pochi e limitata, come facevo a decidere? Poi ho visto tutte quelle notizie, i cecchini che sparavano dritto nella capoccina dei neonati che, magia, comparivano per strada, i cimiteri pieni di cadaveri già ridotti ad ossa (qualche cattivo ha detto che era un vecchio filmato di traslazione di salme, cattivi, il giornale ha detto che siete cattivi pure voi), insomma perché non dovrei credere a tutto questo. E Iddio l’altissimo e Gioggio il suo pastore e Mario il suo cocker dicono bene, state pagando le vostre colpe, siete peccatori, pagate e soffrite, noi siamo già al purgatorio / anticamera Paradiso, noi siamo buoni, a noi le purghe ci piacciono. Se guardate la lavagna siamo nella fila di quelli buoni, ci regalano pure la mela alla domenica e il verme durante la settimana. Altro che voi ermafrociti di Greci, l’avete combinata bella. Quando vi dicevano “cala le braghe” perché non le avete calate? Cosa sono queste proteste? Vogliono il lavoro, loro, vogliono un posto sicuro, loro, vogliono una assistenza sanitaria, loro, vogliono pure la pensione, volete pure lo stipendio? Eh cosa ancora? Magari pure campare. Ci avete rotto. Noi siamo responsabili, mica come voi.

Alcune delle leggere modifiche previste dal piano di austerity

In fine Missae sacerdos, versus ad populum, vice ‘Ite, Missa est’, ter hinhannabit: populus vero, vice ‘Deo Gratias’, ter respondebit, ‘Hinham, hinham, hinham.

Voi avete buttato giù il primo ministro, come si era detto, ma poi vi siete già bloccati, vi hanno messo uno abbastanza buono, ma non è buono come il nostro, il nostro è pure sulla copertina, parla inglese, è Goldman Sachs 24 karati, ci abbiamo pure paura che ce lo portano via, ci abbiamo, perché vale tanto quanto pesa. E voi niente. E così vi dico che sono contento. La giustizia esiste, il paradiso è tra di noi, già si riversano punizioni per le colpe immani e vi meritate tutto il disinteresse di questo mondo. Non siete mica buoni come quelli di Egitto, Tunisia e Libia, quelli ci piacevano tanto, si ribellavano e guardate che grande risultato. Voi non vi siete ribellati prima, adesso vi ribellate e non ci piace più, siamo stufi di ribellioni così vicine e poi c’è quella in Siria che è più interessante. A me piace la Siria, non mi ha rotto i cojoni con Platone o con Eschilo, no, a me la Siria non mi ha rotto i cojoni e poi ci sono tutti quei bimbi che rischiano di morire di fame, voi potevate pure pensarci prima e usare il profilattico, invece no, riproduzione riproduzione e ora volete pure mantenerli. C’è gente in giro… ma noi siamo tranquilli e, Nazione mia, ricordati il MOTTO:

30/08/2010

IL SENSO DEL RIDICOLO


Sarà un accordo vantaggioso o meno, ma il senso di vomito e schifo non mi passa. Questi bei patti Gheddafiani, risalenti in parte già al governo Prodi, mi sembrano l’ennesimo esempio del livello di prostituzione politica del parlamento italiano. Ridicoli quelli che da sinistra gridano allo scandalo perché se non c’era B. c’erano loro –tanto per fare un esempio ricordo ancora i pianti dei Radicali contro la Cina all’epoca del  governo B. e poi la Bonino faceva parte della mega delegazione del governo Prodi in Cina con tanto di elogi alla democratica dittatura cinese-, ridicoli quelli interni al governo (leggi Lega) che sbandierano ai quattro venti la loro ferrea opposizione a colpi di parole, poi quando si tratta di farsi vedere si affidano giusto a Borghezio che ha la funzione delle opposizione interna, nominata dal centro, per proseguire con quella che, da anni, è la reale funzione della Lega secondo me: valvola di sfogo per impedire che certi malesseri potessero sfociare in un vero assalto al palazzo con cacciata dei parlamentari, malessere che poteva saldarsi con altri malesseri sparsi per la Penisola, invece così c’è la valvola di sfogo – a parole- e tutti sono tranquilli; ridicoli e vomitevoli tutti quelli che si sono buttati a pesce sul falso beduino con tenda extralusso e lo compiacciono a spese mie. Insomma non sono fatto per la politica perché questa cosa mi fa schifo, mi fanno schifo gli accordi con le dittature seguite dai proclami di libertà e democrazia contro le altre dittature, preferirei di gran lunga una schietta e salutare sincerità, dire che le guerre si fanno per un motivo preciso, dire che gli accordi si fanno per motivi concreti e non tentare di fare distinzioni tra regimi e regimi. Gheddafi raduna 500 hostess e impartisce loro una lezione sul Corano (figurati che lezione!) e questo a me ricorda il B. che raduna, a pagamento, le ospiti e impartisce loro le sue canzoni con Apicella oppure spiega come funziona il mondo e quante volte ha salvato la galassia dal tracollo. Anche tentando di mettermi dalla parte del “vantaggio economico dell’accordo” arrivo a concludere che, se proprio dobbiamo dirla, non siamo davanti all’indiano con le piume che per tre perline ti vende Manhattan, l’apparato, il casino, il baccano e tutte le manifestazioni di sottomissione danno più l’impressione del desposta che visita una provincia (o una futura provincia). Gheddafi e figli hanno le mani in molti affari italiani, banche in primis, e fanno girare soldi su soldi (oltre a tutti quelli che hanno usato in questi e negli anni passati per finanziare partiti nostrani) e questo si vede bene perché in questa nazione sfasciata può fare tutte le buffonate che vuole, le parate, le scenette con folle prezzolate e isteriche (come a casa sua insomma) e manco ha bisogno di piantare il mitra nella schiena.

25/08/2010

SECONDO CAPITOLO ISTITUTO LUCE, FINI E IL PAKISTANO (MA DI QUELLO BUONO) SU REPUBBLICA


Credevo che il recente articolo dell’Unità su Fini e il poeta pakistano fosse imbarazzante, ma adesso ho letto quello di Repubblica…

alcuni frammenti particolarmente significativi

Gianfranco Fini come un villeggiante qualsiasi, senza scorta, senza filtri

Pronta e ironica la risposta di Fini: «Fratello proprio no, al massimo cugino». Umeed significa speranza. E il desiderio del quarantonovenne pakistano di raccontare la sua storia al presidente si realizza sotto l’ ombrellone del bagno «La strega sul mare» ad Ansedonia. La terza carica dello Stato e il migrante poeta e vucumprà per necessità

la popolarità di Fini non sembra però intaccata

Poi, davanti all’ ombrellone in prima fila, si formano capannelli intornoa lui. Da lontano arriva un anziano: «Mio nipote non ci credeva, inveceè proprio lei. Mi fa un autografo?». Passano due signore e salutano. «Buongiorno e buona passeggiata» risponde Fini. Si avvicina una giovane coppia con bambino: «Non vogliamo disturbare, ma esprimerle solidarietà e augurarle in bocca al lupo». Non gradita da Fini è solo la visita di due cronisti:

Spiega che gli mancano i soldi, 600 euro su 1.700, per ritirare dallo stampatore altre copie del volumetto. «Passa in spiaggia uno dei prossimi giorni e portami un po’ di volumetti» gli avrebbe promesso Fini. Poi il presidente della Camera lascia una lunga e intensa dedica su una copia del volumetto di Alì: «Non sono in grado di giudicare la qualità delle poesie di Umeed. Certo, da quello che mi ha raccontato è un uomo vero, forte, combattivo e tenace e come i cavalieri antichi sotto la armatura c’ è la poesia, la sofferenza e la forza del suo cuore». Umeed è raggiante. «Mi avevano detto che è un uomo rigido. Falso. E’ umile, disponibile. E questo incontro fa svanire la fatica di due mesi a vendere collanine in spiaggia».

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/08/20/fini-al-mare-col-venditore-pakistano-io.html

18/08/2010

IL GIOCO DELLO SCETTRO, GIRA E RIGIRA, MA A NOI TORNA (SE TORNA) GIRATO DALLA PARTE SBAGLIATA

Filed under: Buffoni,La Costituzione,Libertà di parola,Opinioni — antoniosabino @ 10:24
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La sovranità appartiene al popolo, peccato che i Partiti si possano sempre arrogare il diritto di scegliere cosa intendono per popolo e cosa intendono per sovranità. Al di là del mantra compulsivo “lo dice la costituzione, lo dice la costituzione” molto buono per cadere in trance e vedere iddio l’altissimo, potrei sapere quale motivazione è stata data per rifiutare le elezioni anticipate? Se cade un governo che è stato espresso con chiara indicazione –non quelle maggioranze nate dal 0,5% in più, 0,5 che comunque varrebbe se stiamo parlando davvero di democrazia moderna- non si può rimestare nel calderone per vedere cosa avanza, appiccicare due o tre partiti, chiamare finti tecnici e far passare acqua sotto i ponti. Ditemi perché non si può andare al voto?

No perché non vorrete farmi credere che siete tanto educande e verginelle sante da credere a una palla come la seguente di Bersani

“Le elezioni anticipate sarebbero un fallimento loro. Nessuno ha paura di un confronto su questo punto. Il problema – ha spiegato Bersani – è se al Paese servono le elezioni adesso, in una situazione di rissa di tutti contro tutti, in cui i mercati ci guardano, con una legge elettorale che fa nominare i parlamentari dei partiti, con un distacco micidiale dei cittadini dalle istituzioni. Credo che ci siano altre proposte più sensate come un governo di transizione, a tempo limitato per fare la legge elettorale che ridia lo scettro in mano ai cittadini, che si occupi un po’ di economia e di lavoro”.



Si è andati alle elezioni già altre volte con un clima di tutti contro tutti e vaffa incorporato, si stava perfino scivolando al voto con ¾ di parlamento esautorato via inchiesta.

I mercati ci guardano? Il governo di transizione per fare la legge elettorale, ah certo, immagino una sorta di proporzionale perché si ha paura di prenderlo un’altra volta in quel posto. Se non si è saputo costruire un partito in anni la colpa è degli elettori? Allora diciamo più tranquillamente e onestamente, siccome il PD sente puzza di altra tranvata in testa vuole ritardare il voto, cosa normale per un partito, ovvio, peccato che debbano sempre indorare la pillola con belle parole e un alto spirito morale, loro e i giornali e quanti pare non riescano più a formulare una opinione che vada al di là dei fogliacci di fiducia. Appellarsi alla costituzione come la parola magica non aprirà la grotta di Ali Babà, farà solo capire a quanti vogliono un minimo porsi la domanda (ma quale è il problema se vado a votare?) che siamo arrivati al naufragio definitivo, parole sparate a caso, grandi principi prostituiti alla prima occasione, carta costituzionale usata per impacchettare i regalini da distribuire a natale. Siate onesti e gridate una buona volta, “no, elezioni anticipate no, perché il mio partito è peggio ridotto dell’altro” (e ci vuole capacità a ridurlo peggio), “perché i cialtroni che guidano il Pd non sanno che pesci pigliare e hanno oramai l’acqua alla gola”. I loro elettori spero si sveglino e vadano a suonargliele di santa ragione perché il casino l’hanno fatto loro e, in tutta sincerità, deve essere un casino bello grosso se hanno paura di una votazione, questo animale mitico che compare ogni tanto tra i boschi e poi scompare e viene tenuto chiuso non si capisce dove. Fino a qualche settimana fa sembrava che Vendola fosse il futuro candidato, no? C’era pure un discreto entusiasmo e Vendola chiedeva elezioni invece di ribaltoni

poi improvvisamente pure lui ha cambiato opinione, penso dietro pressioni d’altri. Perché non puntare su Vendola? Partire già con l’idea che si perderà non è certo un segno di partito forte e dire “non andiamo” solo per questo –ed è solo per questo, al di là dei giochetti linguistici e dei paludamenti di finta moralità- è più che infausto, è la dichiarazione che si è defunti e che si spera, durante la transizione, in non si capisce quale miracolo.

Elettori del PD gridate “no al voto anticipato”, sì, gridate “no” ma aggiungete onestamente il perché dei capi, ovvero “ho paura di perdere” e piantatela di tirare in ballo la costituzione per ogni stronzata, altrimenti non stupitevi se la gente finisce per averne una idea molto, molto negativa. Altrimenti prendete forza, date una strigliata ai capoccioni, sostenete Vendola e avanti per eventuali elezioni se cade Berlusca.

Lo scettro, tanto per dirla con Bersani, lo si deve ridare subito al popolo perché se il popolo ha delegato –sempre utilizzando la vulgata riguardo l’attuale stato democratico moderno- a una persona e quella cade, allora lo scettro torna al popolo e non passa a Caio, Tizio e Sempronio. Se domani presto una cosa a mio fratello e quello la passa a 40 suoi amici io mi incazzo, sappiatelo, e penso che vi incazzereste pure voi davanti ad una cosa del genere. Dunque indietro lo scettro, dobbiamo controllare se è ancora oro o se vi siete fregati pure quello e l’avete fatto rifare d’ottone.

PS: Pernacchie per il primo fesso che si mette in testa di avere davanti un berlusconiano: è noto infatti che nel mondo ci sono molti che non sembrano in grado di concepire una idea diversa dalla loro senza che questa venga necessariamente da una qualche parte politica, in particolare dalla parte politica che reputano loro avversa. Questa specie molto diffusa concepisce il mondo diviso in due grossi partiti, il loro e l’altrui, quelli dell’altrui li identifica tutti con la matrice per lui di ogni male in quel momento, Satana, Hitler, Berlusconi etc. D’altro canto la tecnica “ma tu sei un …” è un vecchio trucchetto retorico per interrompere la discussione e sottrarsi alle risposte, si tratta dell’antenato del celebre “troll”.

12/08/2010

LA NAZIONE DELLE BELLE ADDORMENTATE NEL BOSCO SERIALI


In questi anni le notizie hanno sempre più dimostrato che siamo nella Nazione delle addormentate nel bosco seriali, persone candidamente ignare di tutto e tutti, costantemente prese da un sopore indotto dal veleno della disattenzione o della ipocrisia, pronte a svegliarsi strabuzzando gli occhi, stupite di trovarsi dove si trovano, salvo poi ricadere nel loro sonno popolato di sogni, in attesa del prossimo principe dai bei labbroni rubicondi.

Questi ultimi mesi hanno visto l’ennesimo risveglio delle belle che hanno proclamato, a loro nuovo eroe, Fini Gianfranco, fu Almirante, e la scelta non potrebbe essere più precisa, una sorta di tautologia: Fini Gianfranco è come dire bella addormentata. Come potremmo altrimenti definire uno che d’un tratto, una mattina s’è svegliato con in bocca la negazione di tutto quello che aveva predicato alle folle delle sue belle a congresso? Dal dire e ribadire numerose volte che Mussolini è il più grande statista del secolo a negarlo, aggiungendo che il fascismo è parte del mare assoluto, ne corre di acqua sotto i ponti, acqua Fiuggi per la precisione. Con una lavata di piedi nelle acque termali questo nostro curioso caso di Pied-Noir si è trovato ringiovanito e ha visto la luce. La luce, in pratica, era quella di uno dei carrozzoni del circo Berlusca, dove il nostro è salito con un balzo, felice come quei bambinelli che fuggivano da casa con la speranza di diventare trapezisti. Anche in questo caso Fini ha dato prova di essere quello che era, la natura non si modifica, e così prima Berlusconi era un grande politico, poi si è svegliato e l’ha trovato un buffone (predellini vari e rifiuti di entrare nel nuovo partito), poi, da cofondatore del nuovo partito, Berlusconi è tornato un grande uomo e politico e oggi lo scopre, spalancando gli occhioni, inquisito (?), fascista nei metodi, squadrista etc… Adesso la faccenda della casa a Montecarlo, Fini, attraverso una lettera ai giornali, dice di avere ignorato tutto e di avere scoperto all’improvviso la faccenda, insomma l’ennesimo caso di risveglio della bella addormentata nel bosco.

Cosa dire? Quella contro di lui è una campagna di killeraggio come stanno gridando i difensori –per interesse o per sogno- di Fini? Probabile, ma è anche questo un aspetto tipico della nostra politica, il killeraggio fermo posta o giornale è stato portato avanti da anni e anni verso tutti e se in passato non c’era allora era la nota censoria che seguiva le espulsioni dai partiti. Chi si scandalizza per questa cosa rientra nuovamente nella categoria delle belle addormentate e, a quanto pare, ha fatto sonni molto lunghi in questi anni. Gli acclamanti un giorno si desteranno dall’ennesimo sonno, grazie al bacio del nuovo principe, e probabilmente ritireranno fuori gli slogan fascista, fascista (magari nel frattempo Gianfranco si sarà risvegliato fascista a sua volta) e, chissà, con un gesto quasi da persona con cervello comatoso o affetto da ampia amnesia, metteranno nell’elenco delle colpe di Fini pure l’appartamento a Montecarlo. Campagna mediatica o non campagna mediatica, quando chi dorme dolcemente cullato dalla favola bella del Fini convertito e democratico, puro e dalle mani pulitissime, si renderà conto che i giochetti di immobili e patrimoni fatti sparire sono diffusi fra tutti i capi e sotto capi dei partiti, tanto più capi di lungo corso come il Fiuggiasco (nel senso che a Fiuggi tentò una fuga dal suo passato) Fini? Le belle addormentate sono incostanti, come Fini Gianfranco, fu Almirante, e non hanno spesso l’onestà di fare un passo indietro e di piantarla di pontificare una volta che sono state beccate in castagna o una volta che hanno riconosciuto di avere sostenuto per anni, da posizioni di rilievo, delle autentiche balle.

02/08/2010

CERTO CHE PERO’ FINI HA UNA CERTA AUTOREVOLEZZA…


Analizziamo due degli ultimi titoli comparsi su Generazione Italia. Nel primo si accusano gli ex colonnelli di ogni nefandezza. L’accusare i colonnelli ci ricorda tanto un certo tizio chiuso nel bunker, incazzato nero con tutta la casta militare che lo ha ostacolato.

Nel secondo si parte con il dado e tratto, ovvero la celebre frase pronunciata da Cesare prima di MARCIARE SU ROMA -in realtà è una semplificazione, ma fino a qualche settimana fa era il tema ricorrente dei giornalisti-.

Ora attendo qualche articolo di fuoco sulla evidente svolta fascistissima di Fini.

PS: Notare, prego, il sistema Emilio Fede nelal scelta delle foto. Il nemico è brutto, sporco e idiota, il capo è glorioso, bello e guarda che guevarianamente (o benitamente) verso il domani.

PS:

PDL: FINIANI TORNANO AD ‘AN’. NUOVO GRUPPO SI CHIAMERA’ AZIONE NAZIONALE

Il Fronte Universitario d’Azione Nazionale o FUAN è un movimento politico studentesco, fondato a Roma nel 1950.

Fu fondato da giovani universitari aderenti alle sezioni giovanili del Movimento Sociale Italiano provenienti da diversi atenei italiani, nel maggio del 1950, a Roma, da Franco Petronio, Guido Lo Porto, Tommaso Staiti di Cuddia, Giuseppe Marra, Benito Paolone , Giuseppe Tricoli [1].

19/07/2010

FELIX FAURE, BERLUSCONI, CESARE E POMPEO


La cosa che mi diverte dei nostri giornalisti è la mania che mostrano ogni tanto di fare i maestrini con l’abecedario in mano. Per la faccenda di “Cesare”, ora pare rientrata, i più svariati giornalisti si sono esercitati con parallelismi storici imbarazzanti (per Cesare), con riflessioni sulla marcia su Roma (termine improprio per quanto riguarda Cesare, ma sarebbe lunga parlarne), sulla questione di Bruto e Cassio e cose di questo tipo. Avessero più memoria e un minimo di spirito avrebbero potuto ricordare un piccolo fatto assai divertente -benchè macabro- che era stato poi riassunto perfidamente da Clemenceau. Il presidente della repubblica francese, Felix Faure, morì improvvisamente il 16 febbraio 1899, colto da un infarto. La cosa non sarebbe curiosa se non fosse per il contesto, pare infatti che Faure venne colto dal malore mentre la sua amante, tale Steinheil, era tutta intenta a compiere una fellatio a Monsieur le President. La cosa dimostra che tale pratica è molto presidenziale e che Clinton non è stato certo il primo, tanto più che pure nel caso di Faure il fatto non avvenne in un luogo qualsiasi, ma nella sala blu dell’Eliseo. Clemenceau, con un facile e intuibile gioco di parole, sintetizzò il fatto in questo modo: Il a voulu vivre César, il est mort Pompée. Posso sbagliarmi, ma non mi risulta che alcun giornalista abbia richiamato l’episodio che, pur nell’errore della identificazione Cesare=Berlusconi, sarebbe stato un gustoso aneddoto con qualch”spiriturale” parallelismo tra i personaggi tirati in ballo.

18/07/2010

RADICAL CHIC E NUOVE TECNOLOGIE

Filed under: Libertà di parola,Opinioni — antoniosabino @ 14:57
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L’iPad e l’iPhone rivoluzioneranno la vita anche dei radical chic. Non ci credete? Ve lo dimostro. Normalmente il radical chic finge di essere equilibrato, dice di essere collocato al di sopra degli eventi e di non parteciparvi, il radical chic è un pacioso paciere, mostra perfino disinteresse, ma soprattutto si appella al buon senso di ogni parte, fazioni o sistema. Allora, direte, non è radical chic, è equilibrato. No, finge, quando poi si scatena qualche “sommossa” e si sfasciano un po’ di vetrine il radical chic inizia a godere come un riccio, tira fuori dall’armadio i suoi finti ricordi da contestatore e appoggia la contestazion, comunque e qualunque sia. Allora partecipa? No, il radical chic partecipa in spirito, non scende in piazza a tirare sassate alle banche, è superiore perfino all’istinto del branco, appoggia da esterno, ma adesso, grazie all’iPad e all’iPhone sono sicuro che tutto cambierà, il radical chic potrà scaricarsi la sua bella applicazione “rompi la vetrina della banca” e, tra una pagina di giornale e l’altra, potrà partecipare attivamente alla rivoluzione. L’indomani, orgoglioso, dirà “hai visto gli scontri di ieri? Penso che abbiano capito con chi hanno a che fare, siamo gente coraggiosa”.

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