In questi mesi, come prima per la Libia, in parte per l’Egitto e la Tunisia, siamo subissati dalle informazioni a senso unico, bande armate descritte come gruppi di pacifisti e idealisti, gente che straparla di lotte per la libertà, un quadro che basta poco a smontare, ma l’Occidente ama cacciare il naso negli affari altrui e partecipare alla partita, o almeno si illude che spalleggiando gruppi sospetti potrà arrivare ad un controllo almeno indiretto, vecchia storia, storia pluridecennale. Cosa succede se un tronfio conduttore radiofonico francese intervista telefonicamente un siriano, convinto di sentire peste e corna di Assad, e si trova davanti a qualcuno che invece gli racconta cosa ha visto e come le bande armate siano bande armate? E cosa succede se davanti alla reazione di sufficienza da “noi vi insegnamo come funziona una democrazia” il giovane siriano gli porta esempi francesi dove la repressione c’è stata? E dico repressione perché se gli eventi sono simili e quell siriana è repressione allora anche quella francese lo è. Che succede? Succede che il giornalista non è più in grado di cavarsela… buon ascolto
19/07/2012
METTI CHE UN GIORNO ALLA RADIO… SIRIA E BALLE
23/08/2010
QUELLE STRANE PUBBLICITA’ FEMMINILI

In merito alla questione stranezze pubblicitarie e mondo femminile, non molte settimane or sono si discuteva con ippaso, dopo un suo post sull’argomento, riguardo allo strano trattamento che il mondo femminile ha in Italia in ambito pubblicitario. La donna è vista dalla televisione quasi fosse destinata ad assumere sul suo corpo la maggior parte dei malanni esistenti, le pubblicità non si limitano infatti a occuparsi dei problemi femminili specifici, ma attribuiscono alle donne anche cose che, in teoria, capitano pure alla popolazione maschile, vedasi i vari yogurt per stimolare e i medicinali per frenare le esigenze fisiologiche. L’altro giorno mi sono imbattuto in questa pubblicità. Per quanto lo spot apparentemente sia destinato ad un pubblico femminile, direi che la sequenza iniziale occhieggia vistosamente a quello maschile, vedi giochetto con il cubetto di ghiaccio e inquadratura focalizzata sul fondoschiena della fanciulla. L’assurdità maggiore, a mio parere, è contenuta nel finale: la tizia appoggia il prodotto al bordo di un bidet e di botto è inquadrata mentre si butta in faccia acqua, ma acqua da dove? Dal lavandino? No, perché la mia mente collega tra di loro le immagini, se prima ti vedo appoggiare il prodotto sul bidet e poi l’inquadratura dal basso ti mostra chinata e intenta a bagnarti il viso io finisco subito per pensare che tu lo stia facendo con l’acqua del bidet.
27/05/2010
07/03/2010
GERRY SCOTTI E LA FABBRICA DEI MOSTRI
Non vedo più il Moige, gli assistenti sociali, i sociologi, gli psicologi infantili, i pediatri, gli opinionisti, non li vedo più e non li sento più. No, non dico che non siamo sommersi da tutti questi, anzi, ma dico che non li vedo più o meglio non li vedo mai in merito a quella robaccia di Mediaset che prende il nome di Io Canto. Scotti non mi piace e non me ne frega nulla che sia apparentemente il personaggio preferito da molti, la sua bonomia mi ha sempre dato la stessa fastidiosa e inquietante sensazione data dal sorriso del clown, non credo nella bonomia umana, figuriamoci in quella mediata attraverso un televisore! La trasmissione, provate a guardarne un pezzettino, è una sorta di catena di montaggio del rimbecillimento, la De Filippi sforna ebeti 18enni? Perchè non rendere ebeti pure i decenni? Perchè non rincoglionire una bambina di cinque anni? E chi se ne fotte se gli metto in testa che siano pieni di talento (tutti?) e dei grandi artisti (parola vomitata ogni tre frasi ), chi se ne fotte se li tengo alzati fino all’una di notte (il programma, a quel che mi risulta, è in diretta) e mostro questa carrellata di mini adulti, in vestitini alla moda, osannati per il godimento sessual-narcisistico di quei coglioni dei loro genitori “quello è mio figlio” “senti come canta” “senti che nota alta” “che interpretazione” e via con queste boiate da serraglio delle bestie rare…rare… Tra una decina, quindicina di anni poi li vedremo in qualche programma tipo Meteore? Che fine ha fatto XY, bambino prodigio (termine abusato a dismisura)? Bah ha tentato la carriera, gli hanno dato un paio di calci in culo e adesso canta alle feste paesane, fingendo di essere contento. Dove sono tutti quei rompiballe che spesso saltavano sù come automi a denunciare cose assurde (quel cartone ha fatto vedere mezza coscia! In quel film si è detto “cacca” ed è alle 18.22!) dove sono ora che i minori vengono mostrati, intervistati, messi in competizione e gli vengono fatte fare tutte quelle cose che per anni ci hanno detto che non andavano fatte? Parliamoci chiaro, io penso che certe teorie sulla competizione dannosa siano state terribili per la società, hanno innescato nelle scuole certe pretese di “uguaglianza” che prevedeva voti identici per tutti, l’impossibilità di dire che un ragazzo era insufficiente in una materia o altre aberrazioni di questo tipo, ma questa trasmissione non mi risulta che possa essere definita come educativa, nè uno spazio educativo. Neppure si preoccupa di costruire una fintissima pseudo scuola dove educarli al canto, no, te li presenta così, geniali dalla nascita (dicono loro) e parte l’acclamazione. Io ho odiato lo Zecchino d’oro, mi sono rifiutato di vederlo ogni volta che l’hanno trasmesso, ma quel poco che alla fine si vedeva (telegiornali e servizi vari) mostrava un ambiente dove si teneva un profilo basso, il bambino faceva la sua cantatina, vinceva il premio o no, e poi niente più, eppure anche da quel mondo poco strombazzato e senza abiti da gran gala è venuta fuori gente con in testa idee assurde, convinta di essere un genio musicale, figuriamoci cosa puo’ venire fuori da un programma dove la giuria stessa ti dice “sei un genio, che talento, magnifico, che interpretazione, un artista completo”.
05/03/2010
GIGI DA LESSO
Finalmente la Rai ha deciso di dare una svolta decisamente culturale alla sua programmazione. Gigi Da Lesso conduce su raiuno “Gigi, questo sono io”, titolo che è sintesi delle capacità da scrittore di Da Lesso, connotate da una spiccata incapacità di produrre frasi prive di sgrammaticature. Mentre qualsiasi altra persona si presenta circa così “Piacere, mi chiamo Gigi” o “Eccomi, sono io Gigi”, lui si esprime così “Gigi, questo sono io”, potremmo pensare che stia parlando con un altro Gigi, in tal caso salveremmo capra e cavoli, ovvero lui e la sua leggiadra compagna.
